DOLICOCEFALIA
IL MISTERO DEI CRANI ALLUNGATI

        Esistono trattati di anatomia umana e di antropologia nonché, nell’ambito della patologia umana, descrizioni di ossa, specialmente craniali, inerenti le deformazioni craniche presso gli uomini del passato. In ogni angolo del globo, era diffusa la pratica, dai fini ancora sconosciuti, di deformare il cranio con delle assi di legno, in modo da renderlo o più largo o più lungo. In alcuni casi, si è fatto richiamo alla vastissima patologia dello scheletro umano, in altri casi, alla pratica della deformazione rituale, come per i piedi delle geishe, in Giappone. La fasciatura rituale del cranio dei neonati avveniva per favorirne lo sviluppo di questo, secondo i canoni estetici e religiosi della cultura di appartenenza, in modo da renderlo dolicocefalo. Il termine deriva etimologicamente dal greco e vuol dire “cranio”“lungo”. Questa pratica sembrerebbe essere stata diffusa in molti luoghi della Terra anche molto lontani fra loro, a prescindere dal rischio nella deformazione sostanziale di un cranio infantile mediante la “fasciatura” cosiddetta rituale. Troviamo crani dolicocefali in Egitto, in Perù, a Malta, in Centro America, nell’Europa medievale dei Sassoni. etc.
In Egitto, sono state rinvenute mummie dal cranio dolicocefalo e perfino statue raffiguranti simili deformazioni. Specialmente nel periodo amarniano, ovvero, quello del faraone Amenophi IV, detto anche Akenaton e della sua consorte Nefertiti, che trasferirono la loro residenza a Tell-el-Amarna. Questo periodo della storia dell'arte egizia è caratterizzato da un mutamento radicale della rappresentazione umana, che diviene più realistica e meno idealizzante. Ma, proprio in questo periodo, abbiamo le rappresentazioni dolicocefaliche nell'arte. Quindi, verrebbe da pensare che gli Egizi usassero tale pratica già precedentemente, ma solo ora possiamo saperlo, in quanto l'arte amarniana tradisce in un certo qual modo la vera forma estetica egizia, nascosta dall'idealismo iconografico precedente. Interessante anche notare il fatto che tale pratica fosse diffusa anche tra popoli distanti l'uno dall'altro, i quali, in teoria, non avrebbero dovuto avere alcun tipo di contatto. Eppure, se nelle Americhe troviamo crani dolicocefali, e iscrizioni puniche, resti ossei appartenenti a personaggi di stirpe medio-orientale e africana, in Egitto si sono ritrovate tracce di nicotina e cocaina (derivati dal tabacco, che cresceva solo in America) tra le bende di alcune mummie, a dimostrare un probabile interscambio culturale tra queste due parti del mondo distanti miglia. In effetti, basti pensare alle grandi teste di basalto della cultura degli Olmechi, a La Venta, dai tratti così "negroidi", per intuire tale contatto, ignorato dagli studiosi odierni.

 

È necessario sia esercitare una discreta pressione esterna sui segmenti ossei per ottenere la deformazione, sia mantenerla per un lungo periodo di tempo, probabilmente degli anni, cosa facilissima se iniziata ad un’età scheletrica del soggetto ancora molto immatura quando le suture craniche non sono ancora saldate. La pressione esercitata sul cranio e protratta nel tempo era sicuramente causa di infezioni da decubito, spiegando oltremodo l’alta mortalità dei bimbi nelle popolazioni menzionate. Si crede che tale usanza avesse il fine di aumentare le capacità cerebrali del soggetto. Tuttavia, la fasciatura rituale, o le altre pratiche utilizzate, deformavano il cranio ma non ne aumentavano la capacità volumetrica, quindi l’eccessiva intelligenza non è a mio avviso da ricondurre al dolicocefalo. Altra causa principe era sicuramente quella della anomalia genetica (malformazione umana di Smith), che potrebbe partire da un processo detto craniosinostosi: con il termine craniosinostosi si intende la fusione prematura di una o più suture craniche. Le suture craniche sono articolazioni di tipo fibroso che uniscono tra loro le ossa della volta cranica (costituita dalle ossa frontali, temporali, parietali e occipitali).

Normalmente, le suture craniche si chiudono (cioè formano le sinostosi) solo in epoca postnatale; la sutura metopica (sutura della parte anteriore del cranio) si chiude attorno ai due anni, mentre le altre suture (sagittale, coronale e lambdoidea) si chiudono verso i 20 anni.

Nelle craniosinostosi, la saldatura delle suture può avvenire già in epoca prenatale o perinatale, oppure nel corso della prima infanzia, determinando un’alterazione della forma del cranio. La sinostosi è in definitiva un tipo di articolazione della famiglia delle sin-artrosi, ovvero, articolazioni prettamente fisse (quali vengono classificate le suture craniche). Se a 20 anni non si chiudono (esistono rari casi) o si ottiene lo stesso una maturità scheletrica del cranio, ma con la teca cranica più lassa (mobile se così si può dire, con dei rischi dal punto di vista e funzionale e traumatico, in quanto il soggetto non ha un cranio capace di avere una struttura resistente e rigida), oppure c'è la possibilità di deformazioni varie.

Sopra: paragone tra un cranio normale ed uno
appartenente alla cultura Maya dell'VIII sec. d.C.

Tengo a precisare che si tratta di casi limite e rari. Per fare un esempio, esiste un massaggio orientale di cui ho sentito parlare, in cui è possibile, in un individuo sano, con delle manovre specifiche, "muovere"queste ossa craniche come se fossero ossa separate, ma purtroppo non ho mai approfondito l’argomento.

Lo sviluppo del cranio nell’uomo è caratterizzato da tre fasi:

1)      formazione della ectomeninge;

2)      formazione del tessuto cartilagineo e

3)      ossificazione.

La formazione dell’ectomeninge inizia dalla 3° settimana di gestazione e dà luogo alle ossa della volta. Intorno alla sesta/settima settimana, a livello della base cranica, si ha la formazione di tessuto cartilagineo che dà origine alle ossa del basicranio. Le cellule periferiche ai margini dei nuclei di ossificazione (dai quali si sviluppano le singole ossa del cranio), formano i cosiddetti fronti osteogenici, che tendono ad approssimarsi dando luogo alle suture, costituite dai margini ossei giustapposti. Successivamente, si ha l’ossificazione diretta dell’ectomeninge, con formazione della volta cranica e l’ossificazione del tessuto cartilagineo che determina la base del cranio.

La pervietà delle suture, congiuntamente al rimodellamento delle ossa della volta dato dall’equilibrio tra riassorbimento del tavolato interno e apposizione ossea all’esterno, consente l’espansione della scatola cranica sotto la spinta della crescita dell’encefalo. Ben si capisce che una sutura che ossifica (di solito quella sagittale) può comportare uno sviluppo del cranio anormale tale da comportare un dolicocefalo. Inoltre, esistono varie teorie che trattano la possibilità che, nell’evoluzione umana, ci siano stati due tipi diversi di bipedi, uno sapiens da cui noi discendiamo ed uno macrocefalico che successivamente si sarebbe estinto, magari proprio per l’eccessiva intelligenza della sua specie (mi riferisco alla civiltà di Atlantide, etc.), ma tutt’oggi non si hanno prove concrete  a proposito di questa ipotesi. Può anche essere che il potenziale cerebrale possa aumentare, ma la definizione di intelligenza non si basa solo sulle dimensioni del cervello!

Inoltre, in un neurocranio di questa struttura non è detto che sia il cervello ad aumentare di dimensioni (per cervello intendo tutto quello che è sopra il mesencefalo, cioè i due emisferi, il talamo, l’ipotalamo e il corpo calloso, sede dell'intelligenza e di quello che siamo, in senso filosofico; mentre per encefalo si intende tutto quello che c'è all'interno della teca cranica cioè il suddetto più il tronco encefalico, il cervelletto,meningi etc.), quindi potrebbe essere anche una di queste altre strutture che aumentava di volume occupando tale spazio in più, oppure si aveva un aumento del liquido cefalorachidiano e relativi ventricoli etc.

Spesso, si pensa che un cranio più ampio potrebbe essere anche più areato, quindi, se va più ossigeno al cervello, si ha più produttività. Tuttavia, se una diminuzione dell'apporto ematico e quindi di ossigeno e glicogeno (i neuroni hanno un metabolismo prettamente anaerobico) porta ad una deficit dell'attività della cellula nervosa, non è detto che d'altra parte una iper-vascolarizzazione possa indurre una iper attività della stessa.

Cos’è l’intelligenza? È la capacità di dare una risposta studiata ad uno stimolo, la capacità di immaginazione e di inventiva, la capacità di creare e di capire etc. Neurologicamente parlando, il nostro cervello è la frapposizione di tre diverse strutture: un tronco (sede del cervello antichissimo o rettile), un sistema limbico (più giovane) e un cervello corticale propriamente detto (il quale si identifica con un cervello nuovo e ancora in forte sviluppo). L’intelligenza come la intendiamo noi si potrebbe collocare nel cervello limbico e corticale, in particolar modo in quello emisferico, ma dico “potrebbe”, perché la vera sede ancora è sconosciuta. Il rapporto dimensione/intelletto non è detto che sia proporzionale. È vero che l’evoluzione umana ci insegna il contrario, basti pensare alle dimensioni attuali in rapporto con i nostri avi (sapiens), ma allora sorge una domanda spontanea: il cervello di un grosso mammifero (come di un elefante) risulterebbe più intelligente di quello umano? Non sembra sia così.

Studi effettuati sul cervello di Albert Einstein, che come sappiamo è stato uno dei più grandi matematici e fisici quantistici del mondo, ha evidenziato un numero di cellule della neuroglia nel lobo parieto frontale del 15% maggiore rispetto ad un individuo normale, quindi ciò farebbe pensare che l’intelligenza ha sede nelle cellule gliali, ma lo studio su elmidi il cui sistema nervoso è semplicissimo, formato da pochi neuroni ci insegna anche che l’elaborazione dell’impulso da parte di più neuroni ci da una risposta più elaborata, e quindi più neuroni hai, più dovresti essere intelligente.

A mio avviso, l’intelletto deriva dall’insieme di tutte le cellule componenti il tessuto nervoso, quindi sarebbe riduttivo affermare che dipenda da dimensioni o da concentrazione di un tipo di cellula nervosa rispetto ad un'altra.

In definitiva, scientificamente parlando, non si ha ancora la certezza che maggiori dimensioni del cranio (e dell'encefalo) possa comportare anche una maggiore intelligenza. Studiando la nostra evoluzione dal cro-magnon, passando per il sapiens, etc. si è visto un aumento della massa encefalica che ha comportato un aumento delle capacità intellettuali dell'uomo. Nei casi di dolicocefalia questi fenomeni non sono stati messi in evidenza, in quanto, come problema principale, è vista la patologia in sé, sia per i casi di deformazione "voluta"che non, L'aumento della capacità della teca cranica non è indice di un aumento dell'intelligenza, ma è intrinseco di una malattia di fondo tuttora ancora non ben definita.

In conclusione, c’è da mettere in evidenza la somiglianza di questi crani dolicocefali col la forma cranica di alcune statuette appartenenti alla cultura Ubaid, o pre-sumerica. Potrebbe essere che questi uomini del passato volessero somigliare ai loro dei dal cranio allungato?

Rimane un mistero.

dott. MARCO GARBATI
GIORGIO PASTORE