DIMORE INFESTATE

WAVERLY HILLS SANATORIUM E IL TUNNEL DELLA MORTE

Il Waverly Hills Sanatorium venne inaugurato e aperto nel 1910 a Louisville, nel Kentucky. Agli inizi del secolo, nello stato scoppiò un’epidemia tremenda di tubercolosi e l’ospedale fu costruito con l’intento di curare i malati e di trovare una cura efficace contro il diffondersi della malattia. Nel centro vi lavorava un’equipe di medici ricercatori molto importante, che utilizzava strumenti all’avanguardia per quei tempi. Era un centro troppo piccolo per poter fronteggiare l’avanzata della “morte bianca” (così era chiamata la tubercolosi a quei tempi, ndr), infatti era provvisto di soli quaranta posti letto, così nel 1924 vennero stanziati diversi milioni di dollari per ampliare lo stabile e nel 1926 il sanatorio venne definitivamente aperto al pubblico.
Purtroppo non si era ancora scoperta la causa scatenante della malattia, quindi medici ed infermieri continuarono ad applicare le loro “cure” e a fare esperimenti sui poveri pazienti già debilitati. Ci sono testimonianze che portano fino ai giorni nostri le terribili torture che subivano i malati in nome della medicina e della ricerca…
Si pensava che per debellare il male bastasse una rigida dieta basata su un tipo di alimentazione corretta (di cui non si hanno ulteriori dettagli), oppure semplicemente respirando per molto tempo aria fresca: parecchi pazienti vennero lasciati in locali con correnti d’aria anche d’inverno, possiamo immaginare che molti morirono per questo, visto che già le loro difese immunitarie erano rese nulle dalla malattia.
I medici pensavano che oltre all’aria aperta bisognava aiutarli anche a respirare meglio, e a molti vennero impiantati dei palloncini nel torace con lo scopo di ampliare la superficie polmonare, altri venivano bombardati da raggi UV ad alta concentrazione per uccidere i batteri, ma l’unico risultato che ottennero fu quello di uccidere i degenti.

Si calcola che in questo luogo vi morirono circa 63.000 persone.
Nei sotterranei del Waverly Hills c’era un tunnel fornito di rotaie ferroviarie che serviva inizialmente al personale per arrivare al sanatorio in caso di cattivo tempo.
Quando i morti iniziarono ad essere troppi e subentrò la necessità di nascondere i cadaveri ai parenti e all’opinione pubblica, il tunnel venne trasformato in un enorme fossa comune.

Prese così il nome di tunnel della morte: i medici lasciavano appesi i corpi e vi praticavano dei lunghi tagli in corrispondenza dei polmoni in modo che si svuotassero dai batteri della malattia, dopodichè venivano sepolti o cremati. Tutta la verità rimase nascosta li sotto per anni.
L’Orrore continuò fino al 1961 quando il sanatorio venne chiuso, ma già nel 1962 venne riaperto col nome di Woodhaven Geriatrics Sanitarium.
Girarono ancora voci sulle torture a cui venivano sottoposti gli infermi: si parla di sevizie, percosse e persino dell’uso, o meglio dell’abuso tramite elettroshock.
Finalmente questo martirio ebbe definitivamente fine agli inizi degli anni ’80, quando la struttura venne chiusa per sempre.

Oggi è un luogo totalmente abbandonato a se stesso e all’opera dei vandali.
Molti curiosi e ricercatori entrano nel sanatorio per vedere di persona questo luogo orrendo e per raccogliere prove delle forze misteriose che ancora sembrano abitare quei luoghi.
Addirittura, alcune agenzie di viaggi organizzano vere e proprie gite nel tunnel!
Strane voci (che sembrano dire di allontanarsi), presenze anomale (strane immagini in movimento davanti alle finestre) e strani aumenti improvvisi della temperatura, sono stati registrati in corrispondenza del quinto piano, in particolare intorno alla stanza 502.
In quella stanza, si dice, morirono due infermiere. Nel 1928 un’infermiera di 29 anni, incinta, venne trovata impiccata, ma il corpo venne scoperto parecchio tempo dopo. Dalle indagini e soprattutto dall’esame autoptico, venne dichiarata come causa della morte il suicidio. Nel 1932 un’altra infermiera si tolse la vita nella stessa stanza gettandosi dal balcone.
Questi fatti hanno ispirato il film “The death tunnel” principalmente girato proprio all’interno del Waverly Hills Sanatorium. Negli extra del dvd si possono vedere tutte le scene tagliate e soprattutto i momenti di pausa tra una scena e l’altra dove si notano strani fenomeni.
Anche internet e zeppo di video strani, soprattutto su youtube.
Anche molte trasmissioni americane dedicate al paranormale si sono interessate al caso e sono reperibili sempre in rete in lingua originale.

Teo

Fonti:

http://en.wikipedia.org/wiki/Waverly_Hills_Sanatorium
http://www.waverlyhillstbsanatorium.com
http://spookhunters.com/spookhunt/waverly/hunt.php
http://www.abandonedonline.net/index.php?catid=84
http://www.deathtunnel.com
http://www.prairieghosts.com/waverly_tb.html

 

AMITYVILLE, LA CASA STREGATA

Questo è il caso più famoso di Ed e Lorraine Warren, forse la coppia di demonologi più famosa d’America; l’indagine sulla casa che ispirò il film Amityville Horror.
I Warren erano solo due delle nove persone che ebbero il permesso di studiare la casa. Anche ora, dopo 24 anni, le investigazioni su Amityville sono oggetto di conferenze e domande.
Nel corso degli anni, le voci che sostengono di dimostrare il caso di Amityville come una frode,sono cresciute. Come queste voci siano cominciate e come si siano sparse ovunque non è chiaro, quello che è chiaro è che i Warren hanno visto quella casa per ciò che è ed hanno sperimentato alcuni fenomeni che vi si sono verificati. Hanno fotografie e rapporti che mostrano la prova inconfutabile dell’esistenza dei fenomeni a dir poco “notevoli” che accadono in quella casa. Si pensa che le voci che parlano di “frode” siano cominciate con un uomo chiamato Dott. Steven Kaplan, anche se non ha mai ottenuto il dottorato in alcuna università. Questo fatto è stato discusso in molte occasioni, tuttavia non ha fatto demordere Kaplan dal mettere in giro certe dicerie. Si era auto affermato presidente della Società di Parapsicologia di Long Island, e di alcune altre società relative, presumibilmente fondate da lui. Il Sig.Lutz, il proprietario di Amityville, chiamò il Sig. Kaplan prima di chiamare i Warrens, e chiese a lui di investigare sulla situazione. Kaplan arrivò alla casa con sei “streghe” e un team dell’emmittente televisiva “Channel 7”, così Mister Lutz buttò fuori Kaplan dalla sua proprietà e chiamò i Warren. Questo è stato l’inizio di vent’anni di vendetta da parte di Kaplan.

Le teorie di Kaplan che insistono nel affermare che Amityville sia solo una farsa sono state discusse con Ed Warren in un programma alla radio di Long Island. Kaplan insisteva del dire che Amityville era una truffa perché nel libro di Jay Anson, “Amityville Horror” vi erano delle incongruenze e non era esatto al 100%. Anche Ed Warren riteneva che il libro di Anson non fosse esatto al 100%, ma soltanto perché l’autore non aveva famigliarità con i termini propri del campo della Demonologia, non a causa di un errore volontario da parte di Mr.Lutz. Kaplan semplicemente non poteva permettersi di non essere implicato in quella che probabilmente è stata la più famosa ricerca nel campo del paranormale, e così iniziò a spargere la voce che era tutta una truffa.
Kaplan scrisse un libro sulla storia di Amityville, intitolato “The Amityville Cospiracy”(“La Cospirazione di Amityville”) ed una settimana prima che il libro fosse pubblicato morì di un attacco di cuore. Il libro contiene molte più contraddizioni e molti più mezzi fatti, che “The Amityville Horror” di Jay Anson. Kaplan non era mai stato all’interno della casa, malgrado lui dicesse il contrario.
Kaplan tuttavia giurò di avere le fotografie e i materiali che confutavano la sua teoria. Ed Warren gli offrì 5000 dollari per mostrargli le prove della truffa, ma Kaplan rifiutò. Quando Ed gli chiese come aveva condotto la sua ricerca Kaplan non poté neppure specificare che apparecchiatura aveva usato. In qualche modo riusciva a trovare una bugia come scappatoia alla richiesta di particolari.
Alla fine a Babylon, una stazione radiofonica di New York, Kaplan chiese scusa ai Warren poiché avevano scoperto che le sue teorie erano solo menzogne per screditare il nome della casa. Durante la trasmissione Kaplan dichiarò ” Non andrò mai più contro i Warren”.
I Warren trovarono che Lutz, pur non avendo mai studiato demonologia, aveva dato una descrizione molto precisa ed accurata delle attività sovrannaturali all’interno della casa. Descrizioni che senza ombra di dubbio erano quelle di un’infestazione demoniaca. Lutz non avrebbe mai potuto mettere insieme una storia come quella per una farsa.
Ma perché la storia della farsa è così popolare? Una parte del motivo era che il figlio del capo della polizia era un giornalista, e la polizia aveva sperato di tenere intrusi e vandali fuori dalla zona, poiché la storia si era sparsa e l’assalto alla Casa era continuo. Una storia erronea fu stampata sul giornale Newsday che diceva che il caso di Amityville era una truffa.
Ma a chi sarebbe venuto un tornaconto dal mettere insieme una farsa del genere? I Lutz avevano ricevuto poco o niente dai libri e dai film. Jay Anson, l’autore di “The Amityville Horror” sicuramente ha guadagnato dal suo libro, ma sembra non l’abbia fatto nessun altro. Un’altra voce dice che sia stato l’avvocato dei Lutz, l’avvocato Webber, a mettere insieme la storia, d’accordo con i Lutz, accompagnati da parecchie bottiglie di vino. La verità è che i Lutz non bevono alcolici ed avevano in tutta la casa una sola benedetta bottiglia di vino regalatagli da Padre Pecararo. Un’altra voce ancora dice che l’avvocato Webber avrebbe voluto scrivere il suo libro su Amityville ma che Anson semplicemente l’abbia battuto sul tempo.
Jay Anson, ebbe un attacco di cuore mentre stava scrivendo l’ultimo capitolo del libro. Fu ricoverato ma ebbe un altro attacco, questa volta mortale, mentre stava scrivendo un secondo libro, “666”, sull’anticristo. Queste sono soltanto due delle molte “coincidenze” nella storia della piaga di Amityville.
Quella che segue è la versione abbreviata della storia di Amityville che risultò dalla ricerca dei Warren. Questo resoconto è stato stilato dalla storia orale presa durante un raduno N.E.S.P.R ( New England Society for Psychic Research) nell’Ottobre del 1997.
La proprietà venne usata come una sorta di asilo per gli indiani d’America, che erano malati e andavano in contro alla morte. Vi era una recinzione nella proprietà, dove i pazienti venivano alloggiati. Gli spiriti inumani, si divertono in tali situazioni di sofferenza e possono infestare le tombe di coloro che sono stati sepolti in terra non consacrata.
I problemi della casa di Amityville, sembrano provenire dagli omicidi di Ronald DeFeo del 13 novembre 1974. Quella che segue è più o meno la ricostruzione dell’omicidio. DeFeo era un drogato, e suo padre era venuto a saperlo. Successivamente disse che c’era un fantasma accanto a lui, nell’ombra, durante gli omicidi, che lo ha costretto a sparare hai suoi due fratelli e alla sorella intorno alle 3:15 del mattino, il 13 novembre 1974. Anche se le case nelle vicinanze non sono lontane, nessun vicino si è svegliato ed ha sentito gli spari. Tutte le vittime sono state trovate supine. I Warren credono che le vittime siano state tutte in mano allo spettro e che le abbia paralizzate rendendole incapaci di corre fuori per chiedere aiuto.
Quando i Warren furono chiamati per investigare, incontrarono Padre Pecoraro, e i Lutz. I Lutz in quel periodo vivevano a casa della madre della signora Lutz a Deer Park, New York, perché erano troppo impauriti per rimanere ancora nella loro dimora. Era così profondo il loro timore che erano persino impauriti di parlare dei fenomeni. Avevano lascito tutto il loro mobiglio e i loro averi lì poiché aspettare ulteriormente per poterli portare via semplicemente non valeva il rischio.
La prima volta che i Warren entrarono nella Casa erano accompagnati da un reporter molto importante dell’emittente televisiva “Channel 5”, da un professore della Duke University e dal presidente della “American Society for Psychic Research”. Quel primo giorno fu sconvolgente. Lorraine riceveva senza sosta messaggi riguardanti i fenomeni che vi erano accaduti.
Ansioso di vedere con i suoi occhi se i fenomeni erano reali, Ed, che normalmente è leggermente sensitivo, è entrato nella cantina. La cantina è il tipico posto dove gli spettri diabolici passano i loro giorni, quindi Ed. lo ritenne il posto migliore da dove cominciare. Malgrado non succeda mai nulla quando Ed è presente, nella cantina vide delle ombre con migliaia di puntini di luce. Queste ombre hanno tentato di buttarlo a terra. Ed si affidò alla religione per resistere all’attacco delle ombre, e comandò allo spirito di andarsene. Immediatamente ebbe una sensazione di qualcosa che tentava di sollevarlo da terra, e seppe con certezza che quella era una casa veramente maligna. Anche se sapeva che quello era un caso serio, non aveva idea di “quanto” serio fosse realmente. Ed non fu mai così seriamente influenzato da nessun caso prima, o dopo, il caso si Amityville.
Lorraine fu presa dal panico ancora prima di entrare nella casa. Si mise in contatto in anticipo con alcuni amici preti chiedendogli di accompagnarla “spiritualmente” nella casa.
Mentre saliva al secondo piano, sentì come un’enorme torrente di forze che si abbatteva contro di lei, mentre l’atmosfera divenne molto pesante.
Entrata nella stanza di Missy Lutz, Lorraine, grazie hai suoi poteri di chiaroveggenza seppe che erano stati lasciati li stessi mobili che c’erano quando furono assassinate le sorelle DeFeo. Il sig Lutz aveva lasciato dormire i suoi bambini nei letti dei defunti ragazzi DeFeo.
Nella camera da letto principale,vi era una parete a specchio. Lorraine si sedette sul letto in cui fucilarono i coniugi DeFeo. Solo il materasso era stato cambiato. La sensazione che dava la camera fu quella di orrore assoluto, e andare di stanza in stanza non la dissipò affatto. La successiva sembrava più orribile di quella precedente.
Al terzo piano, Lorraine vide lo spettro di Ronald DeFeo. Questo incontro fu così terribile e sinistro, da convincerla che non vi era nulla da fare per aiutare o espellere lo spirito dalla casa.
Una volta tornata al piano di sotto, le venne chiesto di fare qualcosa che non avrebbe mai voluto fare all’interno di quella casa, la pregarono di comunicare con gli spettri della dimora e chiedergli cosa fosse realmente accaduto. Tutti i ricercatori erano nella stanza, l’investigatore della Duke University svenne dalla paura. Due degli altri ricercatori si lamentarono di palpitazioni cardiache e dovettero stendersi sul pavimento. La casa sembrava avere un effetto negativo sugli uomini. Mary Pascarella, il Direttore di un importante gruppo di ricerca del New Haven, si sentì così male che dovettero portata fuori e da quel momento non volle mai più rientrata nella casa.
Ed e Lorraine lasciarono l’abitazione all’una del mattino. Entrambi erano così influenzati dalla casa che giurarono di non tornarci mai più. Ma lo fecero…. e la storia di Amityville ebbe inizio.

Lo studio del sig. Lutz, i mobili sono in gran parte quelli del Sig. DeFeo Quest’area (ora la piscina) era l’area in cui venivano relegati gli Indiani malati o morenti.

L’intervista a Lutz

Gli strani e tragici fenomeni di Amityville iniziarono ancora prima che i Lutz vi si trasferissero. Prima che la casa fosse acquistata dai Lutz, la notte del 13 novembre 1974, Ronald DeFeo Jr. assassinò tutta la sua famiglia durante il sonno.
Munito di un fucile Marilin di calibro 35, Ronald si spostò di stanza in stanza …otto colpi in canna.

Più tardi, Defeo Jr. avrebbe rilasciato diverse testimonianze agli ufficiali: “È stata la folla inferocita!” “È stata mia sorella!” Infine, confessò di averlo fatto lui stesso come atto di autodifesa personale.

Ad un certo punto, durante la confessione, sostenne di aver sentito delle “voci” che lo avevano obbligato a commettere gli omicidi. In oltre affermò anche di avere visto delle oscure ed ombrose figure muoversi per la casa, ed parlò di un paio di mani nere che gli hanno portato il fucile.
La polizia trovò i cadaveri distesi a faccia in giù nei loro letti, sembrava che nessuno avesse sentito i colpi di fucile. I vicini di casa non sentirono neppure uno degli spari. Ancora oggi, Ronald rimane in prigione nella struttura correttiva di Greenhaven, in cui sta scontando sei ergastoli per il crimine commesso.
George Lutz e sua moglie Kahty, poco dopo il matrimonio, cominciarono a cercare una casa adatta per una coppia con figli. Il programma era di vendere le loro due abitazioni e usarne il ricavato per comperare una abbastanza grande per entrambi e per i tre bambini da poco nati. Kahty fu la prima a vendere la sua casa così lei e i bambini si trasferirono in quella di George in Deer Park.

George e Kathy passarono gran parte dell’estate a cercare la nuova casa senza avere fortuna. Avevano già visto più di 50 potenziali abitazioni, quando l’agente immobiliare a cui si erano affidati gli parlò di una residenza al 112 Ocean Avenue ad Amityville.
George fu informato dei tragici eventi accaduti hai proprietari precedenti..”L’agente immobiliare, ci disse cosa era accaduto nella casa… che i sei membri della famiglia erano stati assassinati e ci fu chiesto se per noi era un problema, se fossimo comunque interessati a vedere la casa. I bambini non ebbero da ridire e così siamo andati a vederla. In seguito, abbiamo avuto una discussione come famiglia e come coppia, sul prendere in considerazione o no l’acquisto della casa.
Non appena Kahty entrò nella casa, un sorriso gli si dipinse sul volto, un sorriso che non aveva fatto guardando tutte le altre case… fu da quel sorriso che capii che quella era la casa dei nostri sogni.”
Il valore di mercato della casa era circa 100.000 dollari. La proprietà includeva 4,00 acri di terreno, più un porticciolo completo di una rimessa per la barca e un garage. In oltre c’era, sul retro, una piscina riscaldata e uno scantinato. “Era molto graziosa, aveva tutto quello che cercavamo, ed era ad un prezzo che potevamo permetterci, se erano disposti ad accettare l’offerta che gli volevamo fare.”
I Lutz fecero un’offerta di 80.000 dollari…. che fu accettata. E si trasferirono quasi subito. La prima impressione che provarono nei riguardi della casa può essere descritta bene come “affascinante”, era una bella costruzione, e aveva tutto quello che si può sperare di trovare, ma strani avvenimenti cominciarono ad accadere poco dopo che la famigli vi si stabilì.

Il giorno del trasloco

Così arrivò il giorno del trasloco, una carovana di camion, di rimorchi e di furgoni partì dall’appartamento di George in Deer Park e arrivò alla nuova casa. George era occupato a disimballare uno dei camion quando Padre Pecararo gli fece visita.
“Quando ho detto ad un mio amico che casa avevamo acquistato, lui mi fece promettere di farla benedire. Non sapevo cosa significava a quel tempo, io ero un Metodista non praticante. Chiesi a Kathy cosa significasse, lei è cattolica, così me lo spiegò. Eravamo d’accordo a farlo e l’unico prete che conoscevamo era padre Ralph Pecararo.”
Padre Pecararo aveva curato l’annullamento del precedente matrimonio di George, durante il processo George e Padre Pecararo avevano imparato a conoscersi molto bene. Quando George lo chiamò spiegandogli di aver comperato una nuova casa e chiedendogli di benedirla, il prete acconsentì.
Padre Pecararo non era il solito prete di parrocchia. Era un vice-officialis della diocesi, e giudice della corte ecclesiastica nel centro di Rockville. Non era il tipo che normalmente si muoveva per andare a benedire una casa, a chiunque appartenesse. Ma come amico di George vi andò senza problemi. George stava disimballando le scatole quando padre Ralph comparve, così dopo aver scambiato due chiacchiere, il sacerdote andò a benedire la casa.
“Mentre effettuava la benedizione della casa, accaddero un numero di cose anormali di cui non ci parlò. Successivamente, mentre stava andando via, ci informò semplicemente di una camera particolarmente “scomoda” al secondo piano. Era una stanza che avevamo progettato diventasse la stanza del cucito e non una camera da letto.”

Padre Pecararo fu felice di quella decisione, disse a Lutz che aveva “sentito qualcosa” la dentro; e anche lui si trovò d’accordo a non usarla come camera da letto.
George Lutz e Padre Pecararo non parlarono mai nello specifico di ciò che era accaduto durante la benedizione della casa. La testimonianza del prete circa quell’ avvenimento è emersa solo una volta, quando Jay Anson lo intervistò per il suo libro.
E’ importante notare come molta della gente che sostiene che il caso di Amytiville sia una “farsa”, insiste nel dire che il prete non è mai esistito….né che abbia mai benedetto la casa… o avesse avuto alcuna esperienza paranormale mentre la effettuava. La verità è che padre Pecararo esiste. Mentre la storia di ciò che è accaduto ai Lutz è divenuta di dominio pubblico, è stato fatto di tutto per proteggere l’identità del prete. Quando il suo nome è stato reso pubblico e i media gli si accanirono subito contro, il che danneggiò la sua carriera.
Ma altri avvenimenti strani si verificarono il giorno del trasloco. Mentre Lutz scaricava uno dei camion, il cane di famiglia, “Harry” fu legato accanto alla recinzione della casa. George scoprì che aveva saltato la recinzione per lasciare la proprietà e nel tentativo vi era rimasto appeso. Il cane sopravvisse….

L’Infestazione

“Se non avessimo fatto benedire la casa, non so come le cose sarebbero potute andare o che cosa sarebbe potuto succedere. Sino a che non ci fu una minaccia di tale potenza da essere percepita da chiunque fosse presente… gli eventi nella casa furono tutti molto, ma molto subdoli.”
Anche dopo che i Lutz si furono sistemati nella nuova abitazione… le stranezze continuarono ad accadere anche se molto gradualmente. “La casa era paziente… era disposta ad attendere” sottolineò George.

Odori misteriosi e repellenti iniziarono a impestare la casa. Una strana sostanza verde e gelatinosa fuoriuscì dalle pareti. L’acqua dello scarico del water veniva giù nera. Sciami di mosche venivano trovati spesso nella “camera da cucito”. Strane gocce nere simili a muco nasale stillavano dai buchi delle serrature. Piccoli indicatori che qualcosa non andava nella casa al 112 di Ocean Avenue.
Alcuni cambiamenti di personalità hanno cominciato ad interessare la famiglia Lutz. George si svegliava ogni mattina precisamente alle 3:15… con una urgenza incontrollabile di ispezionare la rimessa delle barche. Stava giorni e giorni senza lavarsi. Era spesso molto malato e perdeva peso ed energie. Kathy cominciò ad avere incubi. I bambini litigavano violentemente tra loro.
Fu allora che i rumori cominciarono. Si udivano passi in giro per tutta la casa. “Nel mezzo della notte, si sentiva la porta principale sbattere… era un suono molto distinto” George correva giù per le scale per scoprire solo Harry, il cane,che dormiva hai piedi della porta. Era evidente che non era entrato nessuno, ma lui si ricordava distintamente lo sbattere della porta. “Era l’unica porta della casa che faceva quel tipo di suono chiudendosi , io sapevo quello che avevo appena sentito.”
In oltre George sentiva alcuni strani suoni durante la notte… come lo spegnersi della radiosveglia.

“Ho udito un suono come quando si sintonizza una radio sveglia un po’ fuori dalla stazione, o come una banda cittadina che si stesse accordando. Un suono cacofonico, proveniva dal piano di sotto. Inizialmente la prima cosa che pensai fu che poteva effettivamente esserci una radio rotta…” George tornò nuovamente al primo piano, per trovare una coperta tutta arrotolata e la mobilia mossa. Quando i Lutz invitavano gente nella loro nuova casa, molti degli ospiti furono testimoni dei questi rumori strani, essi sentivano dalla cucina i passi girare per tutto il piano di sopra. “Chiedevamo loro se avessero sentito i passi e poi andavamo al piano di sopra per controllare e trovavamo i bambini addormenti.”

Uno degli ospiti dei Lutz spiegò che anche lui, da bambino, aveva vissuto in una casa assediata da rumori molto simili. Lui sentiva i passi e sentiva battere sui muri. Una delle cose che ricordava fu che i suoi genitori erano soliti aprire le finestre e passeggiare per la casa recitando delle preghiere. “Disse che per loro funzionava, quando era bambino lo aveva fatto… e suonava una cosa ragionevole.” Così i Lutz decisero di provare.

Aprirono una finestra per ogni stanza della casa e insieme girarono per le camere recitando preghiere, ma non funzionò. Delle voci provenienti dal nulla gli urlavano “per favore smettetela!” George si mise a cercare degli altoparlanti nascosti pensando che gli stessero giocando uno scherzo crudele. Ma non ne trovò neppure uno. Era ormai evidente ai Lutz che qualsiasi cosa stesse succedendo nella casa, non sarebbe stato possibile mandarla via semplicemente dicendogli di andarsene.

Uno degli aspetti più spaventosi dell’infestazione di Amityville, furono le apparizioni che si manifestarono dentro la casa.
Kahty era nelle cucina, e improvvisamente sentì una presenza abbracciarla da dietro. In oltre avrebbero visto qualcuno o qualcosa che li spiava,dalla finestra, in piena notte. Ombre si muovevano per la casa.
Ad un certo punto, George e Kathy cominciarono a notare che la loro figlia Missy aveva cominciato a interagire con una “amica immaginaria” di nome Jodie.

Quando si arrivò all’argomento “Jodie”, fu evidente che Lutz era restio a parlarne. Aveva un tono molto serio e spesso parlava in modo concitato. “Un giorno, nostra figlia Missy andò da sua mandre e gli chiese se si poteva comunicare con gli angeli, e si mise a parlare della sua amica immaginaria. Missy aveva parlato con qualcuno e lei chiamava questa entità…o cosa…o persona…”Jodie”. A quel punto abbiamo creduto che fosse solo un amico immaginario. Sapete è una cosa normale e divertente per i bambini avere amici immaginari. Non è così divertente quando “l’amico immaginario” fa cose come quelle che faceva “Jodie”.”

Lutz ha continuato a spiegare che, “Missy aveva questa amica immaginaria, che aveva chiamato “Jodie”. Jodie aveva la capacità di cambiare forma e Missy, pensò che fosse una buona cosa.”
Le cose si stavano intensificando velocemente nella casa. Di nuovo, George e Kathy vedevano gli occhi scrutare dentro le loro stanze . Una notte George corse dalla casa fino alla rimessa perché aveva sentito dei rumori… trovò soltanto delle impronte di zoccoli che conducevano lontano dalla barca rovesciata. Una notte Kathy lanciato una sedia verso gli occhi che stavano scrutando dentro dalla finestra della camera da letto del Missy. Il suono di un maiale di squittio ha perforato l’aria di notte.
Era tempo di lasciare la loro ‘casa dei sogni ‘.

Fuggire alla casa

“L’ultima notte nella casa, ci fu una terribile, terrificante tempesta. Successivamente, la gente controllò i rapporti meteorologici della zona, e dissero che non c’era stata una tale tempesta. Non mi interessava quello che aveva detto il meteorologo, per noi c’era stata una tempesta che infuriava quella notte”.

I Lutz non avevano intenzione di abbandonare la loro casa. Ma gli eventi che si succedevano notte dopo notte stavano diventando insostenibili. Il programma era semplicemente di lasciare la casa per un po’… e mettere a posto le cose.
“Così ci arrangiammo ed andammo a stare dalla madre di Kathy”.

Gli eventi che sono accaduti l’ultimo giorno nella casa sono confusi, George Lutz si è sempre rifiutato di parlare di quel giorno. Molti hanno tentato di fargli raccontare cosa successe, ma George Lutz rispose sempre e solo:
“Le cose che successero quel giorno non sono mai state dette. Non dovrebbero mai essere dette.”

Tuttavia, qualche cosa è riuscita a trapelare. Improvvisamente i Lutz ebbero una grossa fretta di lasciare la casa. Durante il tempo in cui cercarono di fare i pochi bagagli necessari, le cose andarono rapidamente di male… in peggio.
La famiglia riuscì a prendere pochi vestiti, mentre la temperatura all’interno della casa passava da gelida a caldissima. Strani colpi sono stati sentiti, e le parti interne della casa sembravano muoversi mentre producevano lamenti. In oltre, George incontrò un’altra apparizione al secondo piano. Una figura incappucciata, che si è levata in piedi senza muoversi, e puntava direttamente verso di lui.

Alla fine di una trasmissione radiofonica George Lutz mostrò una serie di fotografie che furono prese ad Amityville dai ricercatori. Le fotografie… sono stupefacenti. George ha cominciato mostrando le varie diapositive prese per tutta la casa così che le persone potessero farsi un’idea di come appariva l’abitazione. Il giorno in cui i ricercatori arrivarono, la casa fu trovata come se fosse stata abbandonata con rapidità. I vestiti erano gettati in giro, il cibo nel frigorifero, le piante lasciate ad appassire sulle finestre. Altre fotografie prese sia all’interno che all’esterno, mostrano visi nebbiosi che spiano alle finestre. Una fotografia mostra una strana figura spettrale di un giovane ragazzo in piedi al secondo piano….un’altra fotografia mostra un’entità che esce fuori da un muro, spiando gli investigatori. Le foto sono molto scioccanti e… mostrano la verità.

Alla fine, un membro del pubblico chiesa a Lutz, “Perché pensate sia importante informare la gente su ciò che è accaduto a Amityville?” George prese un’attimo per ponderare la domanda, poi dichiarò:

“Vedete… potete non passare mai una cosa del genere. Ma nel corso della vostra vita, di queste cose se ne parlerà sempre di più e si imparerà sempre si più… è facile che in un modo o nell’altro si vengano a sapere questo tipo di cose. Questa roba succede… accade in modo giornaliero, ci sono persone in questa stanza, sta notte che possono raccontarvi ogni genere di storie… a proposito di queste cose. La mia preghiera è che ogni persona in questa stanza non passi mai una cosa tale. Ma se conoscete qualcuno a cui accade, sappiate che la cosa più dura per queste persone è il non poterne parlare con nessuno, Non si parla di questo, non viene capito… e quando accade a te, diventi un’alieno per chiunque altro”.

La tragica morte della famiglia DeFeo, prima che il 112 Ocean Avenue ad Amityville divenisse “la più famosa casa infestata della storia”.

Migliaia di turisti si affollano ogni anno nella piccola e quieta cittadina di Amityville, Long Island alla ricerca di demoni e fantasmi. La ricca storia e bellezza della città sono oscurate dalla storia di George e Kathy Lutz, i precedenti residenti al 112 di Ocean Avenue, che affermano che poco dopo essersi trasferiti sono dovuti fuggire via spaventati, a causa di una terribile attività paranormale. Il libro e il popolare film hanno contrassegnato la città come il sito infestato più famoso della storia, tuttavia molti non sanno che la storia precedente è ugualmente agghiacciante.
Sei membri della famiglia DeFeo sono stati assassinati al 112 Ocean Avenue, un anno prima che la famiglia Lutz vi si stabilisse e la loro tragedia “infestasse” i cittadini di Amityville fino a ora.

Nel giugno del 1965, un uomo di nome Ronald DeFeo comprò la casa coloniale tedesca di due piani e mezzo in Ocean Avenue, equipaggiata con una rimessa per la barca sull’Amityville River e un’abbondanza di stanze per sua moglie e i suoi quattro bambini. Sembrò il sogno americano: una bella casa, una famiglia felice, e soldi da spendere. DeFeo fece un segno sul terreno che si leggeva “High Hopes” un simbolo di buona fortuna famigliare. Ma c’è un lato molto oscuro in questa favola, per il figlio più grande Ronald DeFeo Jr. non era così meraviglioso. Il suo temperamento era turbolento come quello di suo padre e raggiunta l’adolescenza cominciarono le grosse liti. Dall’età di 17 anni Ronald, o “Butch” come era stato soprannominato dai suoi amici, cominciò a fare uso di droghe pesanti e a compiere dei furtarelli. Anche se fu sempre trattato bene dalla sua famiglia; aveva un lavoro alla rimessa di suo nonno e riceveva uno stipendio settimanale sia che si facesse vedere o no, Butch divenne sempre più arrabbiato e pieno di risentimento nei confronti del padre perché pensava che lo trattasse male.
Progettò una finta rapina con un amico mentre stavano andando in banca per depositare 20.000 dollari ricavati dalle vendite, e si divise il malloppo “rubato” con il suo amico. Quando Ronald padre scoprì il malfatto, Butch si volle vendicare.

È stato riportato che nelle prime ore del mattino del 13 Novembre 1974, Butch, lasciò la sala al secondo piano ed afferrò il suo fucile Marilin calibro 35. Mentre i suoi genitori e i suoi quattro fratelli e sorelle più giovani stavano dormendo, metodicamente gli sparò uccidendoli. Per primo entrò nella camera dei genitori, uccidendo immediatamente suo padre Ronald con due colpi di fucile alla parte bassa del corpo. Poi uccise la madre Louise con due colpi al torace. Dai corpi dei suoi fratelli e sorelle, trovati tutti a faccia in giù nei loro letti, si capì che i colpi di fucile stranamente non li avevano svegliati. I suoi due fratelli più giovani John e Mark, furono le vittime successive. In piedi tra i due letti dei fratelli sparò un colpo ciascuno. Per concludere, entrò nella stanza delle sue sorelle, Down e Allison. Butch sparò in testa alle due ragazze senza esitare, uccidendole istantaneamente. La polizia segnalò che tutte e sei le vittime furono ritrovate supine con la testa adagiata su di un braccio come se stessero riposando.

Butch provò a dare la colpa a un assassino Mafioso, che diceva di avere un “contratto” di vendetta da portare a termine contro di lui. Ma i detectives divennero sospettosi quando trovarono un contenitore di proiettili vuoto nella sua stanza da letto, proiettili dello stesso calibro dell’arma usata per gli omicidi. La storia del killer della Mafia, andò a bagno dopo ore di interrogatorio. “È cominciato tutto molto velocemente, come iniziai era già tutto finito. È stato tutto così veloce.” Confessò. Durante l’interrogatorio fu chiesto a Butch perché avesse fatto una cosa del genere, lui rispose: “Per quel che ne sò se io non uccidevo la mia famiglia loro mi avrebbero ucciso, e per quel che mi interessa l’ho fatto per auto difese e non c’è nulla di sbagliato in questo. Quando ho un’arma in mano, non vi è alcun dubbio nella mia mente su chi io sia. Io sono Dio”.
Successivamente, dopo altre sedute di interrogatorio DeFeo Jr. disse che fu costretto a commettere quegli omicidi da un’ombra oscura presente nella casa che guidò le sue azioni privandolo della volontà.

Anche se Butch fu giudicato colpevole di sei omicidi di secondo grado, molte domande rimangono ancora per quando riguarda cosa sia realmente accaduto in quella tragica notte di Novembre. Perché i bambini non sono scappati via al suono dei primi spari? Perché le vittime sono state tutte trovate supine nei loro letti? Perché i vicini non hanno sentito neppure uno degli spari? Alcuni dicono che la famiglia DeFeo fosse stata drogata durante la cena, ma le autopsie stroncarono questa ipotesi non trovando alcuna traccia di droga o simili. La polizia pensò che la casa insonorizzasse il suono dei colpi di fucile, tuttavia, molta gente che entrò nella casa disse che i rumori della strada si sentivano benissimo dall’interno dell’abitazione. Secondo gli esperi di balistica, il suono di un fucile Marilin calibro 35 può essere sentito da oltre un miglio, tuttavia i vicini sostengono che l’unico suono che si sentì quella notte fu il continuo abbaiare del cane dei DeFeo. Adesso Ronald DeFeo Jr. continua a cambiare la sua storia. Essendo un bugiardo abituale, continua ad essere molto poco chiaro ciò che accadde la notte del 13 Novembre 1974. Per molti, la verità rimane da scoprire e sono in corso investigazioni che potrebbero far luce sulla validità di questa storia.

Ronald DeFeo Jr., 47 anni, attualmente sta scontando sei ergastoli al penitenziario di Greenhaven a Stormville, N.Y. Il comitato per la libertà sulla parola ha rifiutato la sua prima richiesta nel 1999, venticinque anni dopo gli omicidi, dichiarando che “egli dimostra una totale mancanza di interesse per la vita umana” e “il rilascio ora è incompatibile con la sicurezza della comunità intera.” DeFeo fece una nuova richiesta nel 2001 con grande sdegno dei residenti della città di Amtyville che ritengono che “Non c’è ragione per la quale dovrebbero lasciare andare quell’idiota. Ha ucciso sei persone.”

Sarah Spadaro “Infinity”

Bibliografia:
www.worren.net
“AmityvilleHorrorTruth”
http://md.essortment.com/trueamityville_rjlk.htm
“Orrore ad Amityville” di Jay Anson

 

CONSONNO, IL PAESE FANTASMA

Chiudete per un attimo gli occhi ed immaginate le conseguenze che una catastrofe naturale potrebbe lasciare su una qualsiasi città del nostro pianeta: strade deserte, edifici in rovina, vetri rotti e ovunque un silenzio tanto inquietante da far rabbrividire. Scenario apocalittico o incredibile realtà?

In effetti la prospettiva di realtà stenta a fissarsi nella mente di qualsiasi individuo; tuttavia, un luogo simile esiste. E non è come potremmo immaginare nelle desolate lande dell’artico o in qualche sperduto angolo del deserto, ma a 60 chilometri da Milano, la metropoli del nord. Inerpicato sulle montagne della provincia di Lecco, infatti, sorge il paese disabitato di Consonno, o meglio, di ciò che resta di esso.

La storia del paese è molto antica: la sua collocazione strategica ne aveva fatto territorio ambito sin dai tempi del Medioevo. La gente del luogo viveva senza troppi stenti di agricoltura di sostentamento e piccolo artigianato, con la protezione del monastero di San Pietro al Monte di Civate, del quale seguì le sorti storiche. Ai tempi della Repubblica Cisalpina il monastero cessò di esistere e tutte le proprietà, compreso il territorio del borgo di Consonno, vennero vendute. Col passare del tempo, le sempre diverse esigenze della società, nonché un rialzamento del tenore di vita generale avevano portato ad un progressivo spopolamento del piccolo borgo, che tuttavia manteneva un nucleo fisso di abitanti, quantificabile in circa 300 persone.

Il tempo passa, arrivano gli anni Sessanta: gli anni appena seguenti al boom economico, dove l’ottimismo e la smania di imprese titaniche regna sovrana. E quale migliore idea se non quella di realizzare una nuova città, una sorta di paese dei balocchi, una “Las Vegas della Brianza”, come molti l’avrebbero definita… detto, fatto. Un imprenditore edilizio, visitato il borgo di Consonno e notata la sua incantevole posizione decise di realizzare questo ambizioso progetto proprio in quel luogo. In poco tempo le vecchie case del paese vennero rase al suolo per fare posto ad edifici avveniristici di diverso stile, tra i quali spiccava un alto minareto bianco e azzurro, in stile arabesco. Ed i primi tempi il progetto sembrò funzionare: la gente accorreva in massa per visitare un luogo tanto surreale da sembrare veramente esistente, sorto per la gioia di tutti, meno che dei vecchi abitanti e dei residenti dei comuni vicini, preoccupati per il forte degrado ambientale che le allucinate costruzioni avevano causato a tutto l’ecosistema locale.

Il successo del progetto però ebbe poca durata: come tutte le novità che irrimediabilmente finiscono nel dimenticatoio dopo poco tempo, la gente iniziò progressivamente a dimenticarsi di questo luogo: le attività cominciarono a diminuire, fino allo smettere completamente, il giorno in cui una frana ostruì la strada di accesso principale al paese, quasi come se la natura volesse ribellarsi contro quell’assurdo progetto.

La desolazione si impadronì allora di quello che nella mente dei progettisti avrebbe dovuto essere un paese dei balocchi, tramutato ora in vera e propria città fantasma.

Ancor oggi si possono ammirare i resti di questo luogo: lo stridore tra le fantasiose costruzioni in rovina immerse in un paesaggio naturale di rara bellezza sembra riecheggiare per la valle, amplificato dai beffardi cartelli promozionali recitanti gli slogan “Chi vive a Consonno campa cent’anni” o “A Consonno è sempre festa”. Una lugubre atmosfera di desolazione pervade questo luogo, monumento all’irrazionalità umana e allo scempio edilizio.

RICCARDO PELUCCHI

Fonte: www.consonno.it

 

LA VILLA DELLE SFERE DI LUCE

IL CASO

Ottobre 2003

Nel lecchese, da diversi mesi, il C.R.O.P. segue l’enigmatico caso di Villa d.V. (non possiamo rivelarne il nome per motivi di privacy, in quanto la villa è proprietà privata). Si tratta di una villa dell’800, di proprietà di un nobile della zona, dove accaddero fatti di sangue. Ben due persone morirono al suo interno, ed alcuni pensano che le loro anime ancora non se ne siano volute andare da lì. Con monitoraggi dall’esterno, abbiamo ottenuto buoni risultati e siamo riusciti a scattare un paio di foto davvero interessanti. Inoltre, sono stati effettuati interessanti rilevamenti con un galvanometro, lungo la recinzione esterna. Se si trattasse di qualcosa di naturale, dovuto alla natura del luogo, il galvanometro avrebbe dovuto dare sempre gli stessi risultati, invece il fatto strano è che li ha dati solo in un paio di occasioni, mentre le altre volte, l’ago non si è mosso nemmeno di un millimetro. Ma questa non è stata l’unica stranezza.

GLI ORB
Due foto scattate dall’esterno. In entrambe si vedono delle sfere luminose, non visibili ad occhio nudo, simili ad altre già incontrate in altri casi (vedere gli altri casi presenti nella sezione “nostre esperienze”).

Qui sotto, due delle molte sfere di luce fotografate dal C.R.O.P.
Si tratta di entità ultraterrene? Sembrano forme d’energia. E se le anime fossero energia senza più un corpo? Ciò potrebbe spiegare il comportamento anomalo del galvanometro. C’è ancora molto da fare e scoprire!

La villa è proprietà privata e non è possibile accedervi, anche se sarebbe, a nostro avviso, interessante poterlo fare. Tuttavia, il rischio è grosso, in quanto la costruzione cade letteralmente a pezzi. Sconsigliamo vivamente a chiunque anche soltanto di avvicinarsi.

 

Ma i misteri della Villa non finiscono qui. In uno dei nostri sopralluoghi, tre del nostro gruppo hanno udito uno “strano rumore” provenire dall’interno. “Come se qualcuno camminasse strisciando i piedi sul legno”. Una nostra collaboratrice ha potuto vedere la figura bianca di una donna molto giovane attraverso una delle finestre sul retro. La stessa donna fu vista tempo prima da un ragazzo che, a suo tempo, ci contattò. Che sia il fantasma della moglie del proprietario, che venne uccisa per gelosia?

LE FOTO DI TESES
Ultimamente, la villa è stata visitata dal Teses ( http://www.teses.net/teses/index.htm ), un gruppo di speleologi esperti nell’esplorazione di sotterranei. Le foto scattate da loro possono essere viste nella fotogallery della Villa. In una di queste foto (qui a destra – clicca per ingrandire), in particolare, si vede chiaramente una sorta di manifestazione ectoplasmatica. Non si tratta nè di trucchi, nè di riflessi, nè di fumo. Sono tutt’ora in corso delle indagini per venire a capo di questo mistero. villateses.jpg (210491 byte)
Sopra: la foto scattata da Roby (Teses)

GIORGIO PASTORE

SAN FELICE CIRCEO (LT)
IL FANTASMA DELLA MAGA CIRCE

Il paese si chiama San Felice Circeo e si trova sul promontorio del Circeo esattamente tra Sabaudia e Terracina in provincia di Latina e la casa in questione si trova proprio sul promontorio, isolata dal paese in un boschetto, immersa nel verde.

San Felice Circeo, un paese sul mare in provincia di Latina e qui sulla collina antistante il belvedere sorge una casa o meglio un palazzo antico disabitato da parecchio dove si racconta che sia infestato dallo spirito della maga Circe. La cosa strana è che, a quanto dicono, le persone che hanno abitato questo palazzo sono tutte morte in maniera misteriosa e anche violenta e nei dintorni della casa avvengono strani fenomeni… Premetto che la casa è immersa nel verde e si trova fuori dalla parte vecchia del paese, circondata da un reticolato con un cancello che qualche volta sembra aperto.

Una sera, due ragazzi si sono avvicinati alla casa con le moto e, senza motivo, i motori ed i fari si sono spenti. Tant’è che hanno dovuto riportarle a casa a spinta. La cosa stranissima è stata che, non appena si sono allontanati dalla casa e hanno ripreso la strada principale, i motori sono ripartiti come se niente fosse successo… potrebbe essere anche una coincidenza, chissà… Lascio giudicare a voi.

Ho fotografato il palazzo del fantasma di Circe e ho saputo anche qualche notizia in più. Si dice che la storia delle sparizioni sia stata messa a tacere da tutto il Comune di san Felice per rispetto ai ragazzi scomparsi e per difendersi dalla stampa… sinceramente non ci vedo chiaro. Alcuni ragazzi sono entrati dentro questo palazzo e sono scomparsi nel nulla, i loro corpi non sono più stati ritrovati, ma le persone del posto non ne vogliono parlare. C’è qualcosa che non quadra.

Silvia “Demonia74”

 

I MISTERI DEL CASTELLO DI TREZZO D’ADDA

LEGGENDE DEL CASTELLO
Il castello di Trezzo sorge su una riva del fiume Adda, in provincia di Milano. Ci siamo stati in diverse occasioni, dal 2003 in poi. Sorto in età longobarda, fu poi una rocca del Barbarossa e poi dei Visconti. Si dice che il castello nasconda un grande tesoro, quello appartenuto proprio a Federico Barbarossa, imperatore del sacro romano impero nella seconda metà del XII secolo. Ma non solo. Storie di fantasmi interessano questo grande castello ormai in rovina. Si parla di fantasmi di interi eserciti e dello stesso Barbarossa, che si dice, voglia tutt’ora proteggere il suo tesoro. All’interno si trovano due pozzi. In uno di questi, i Visconti gettavano giù gli ospiti indesiderati ed i nemici catturati in guerra. Altri, venivano torturati. Nei sotterranei del castello infatti si trova la “stanza della goccia”. I sotterranei, scavati direttamente in grotte naturali, sono umidi, quindi in certi punti specialmente cadono gocce d’acqua in continuazione dal soffitto. Questa stanza sorge appunto in uno di questi punti. Il prigioniero veniva legato proprio sotto una di queste gocce che lentamente gli scavava il cranio provocandogli la morte atrocemente. Su alcune pareti dei sotterranei, vi sono delle macchie rosse. Si dice sia il sangue delle migliaia di persone morte lì sotto che sgorga dalla roccia per ricordare agli uomini di oggi quei tristi e maledetti momenti. Come ad esempio la figlia di Bernabò Visconti, signore alla fine del XIV secolo, che venne murata viva nelle segrete del castello, colpevole di essersi innamorata dello stalliere, il quale morì anch’egli nel tentativo di difenderla. Ma qui vi morì lo stesso Bernabò, avvelenato per volere di Gian Galeazzo Visconti.

Ma i misteri non finiscono qui. Sempre nel castello, tempo fa, uno scavo archeologico ha portato alla luce lo scheletro di un longobardo, sicuramente un uomo importante, visto il ricco corredo funebre. La stranezza è questa: dalle ossa rinvenute, si capisce che la persona in questione doveva essere alta più di due metri! Un vero gigante dell’antichità. Di sicuro, più di 2 metri e 40 cm, visto che queste erano le grandezze della tomba in cui furono rinvenute le ossa; l’uomo venne riposto in questo sepolcro, ma dovettero farcelo stare, visto che era anche più lungo! Tornando nei sotterranei, ad un certo punto, troviamo una porta che non conduce da nessuna parte. Il soffitto in quel punto è crollato, impedendo ai posteri di capire dove portasse quel passaggio. Tuttavia, si ritiene che tale via conducesse nelle profondità della terra e poi ad un altro castello distante qualche decina di chilometri, addirittura passante sotto il letto del fiume Adda. Nel medioevo infatti erano comuni questi passaggi sotterranei che collegavano i castelli tra di loro. Utili in caso di assedio, per fuggire senza passare dalla porta principale. Ma non è tutto. Alcuni pensano che proprio in queste gallerie, ormai chiuse dal tempo, il Barbarossa potrebbe aver nascosto il suo tesoro.

Il sangue delle vittime del castello di Trezzo d’Adda sgorga dalle mura dei sotterranei!
Chissà se un giorno si riuscirà ad esplorare queste gallerie sotterranee! Noi del C.R.O.P., e penso anche voi, siamo curiosi di sapere se questo tesoro sia esistito davvero o sia solo frutto della nostra fantasia.

GIORGIO PASTORE

 

IL FANTASMA DEL CASTELLO

Come per ogni castello che si rispetti, anche quello di Trezzo ha i suoi fantasmi. Si racconta che, durante la II guerra mondiale, dei militari tedeschi si accamparono tra le mura del castello. La stessa notte, furono svegliati da strani rumori. Nello svegliarsi, si trovarono faccia a faccia con dei soldati in armatura che li invitarono ad unirsi a loro. Li portarono al cospetto del loro Signore e diedero loro da bere. La mattina seguente, i militari si svegliarono e pensarono fosse stato tutto uno strano sogno. La cosa strana e che tutti avevano fatto lo stesso identico sogno! Si pensò subito che dovettero essere stati i fantasmi di un vecchio esercito. Infatti, in molti soggiornarono in questo castello, fin dall’età dei Longobardi (VI/VIII sec. d.C.). Successivamente, venne visto il fantasma di Federico I detto il Barbarossa (1121/1190), imperatore del Sacro Romano Impero, rimasto nel castello forse per difendere il suo ambito tesoro… ancora inviolato.
Alcuni sostengono di aver visto passeggiare tra le sue mura lo spettro di una delle molte figlie (tra maschi e femmine se ne contano più di trenta!) di Bernabò Visconti, Signore di Milano nella II metà del XIV secolo d.C., colpevole di essersi innamorata di uno stalliere. La fanciulla venne gettata in un pozzo in fondo al quale vi erano delle lame. In questo pozzo, i proprietari del castello usavano buttar giù chiunque fosse “di troppo”. Un’altro modo possibile per eliminare gli ospiti più sgraditi consisteva nella “camera della goccia”. La vittima veniva legata all’interno di una cavità naturale da cui soffitto, a cadenza irregolare, cadeva giù una goccia, proprio sulla testa dello sfortunato, in modo da farlo impazzire e nello stesso tempo, per effetto dell’erosione, bucargli il cranio. Il 19 dicembre del 1385 moriva proprio in questo castello, ove era stato rinchiuso qualche mese prima, lo stesso Bernabò, ucciso da una porzione di fagioli avvelenati per volere del nipote, Gian Galeazzo, che gli succedette alla testa della Signoria.

Sopra, il ritratto di Bernabò Visconti e un particolare della sua Statua Equestre conservata nei Musei del Castello Sforzesco di Milano.
Noi del C.R.O.P. ci siamo recati diverse volte all’interno del castello. L’8 settembre del 2004 le nostre indagini hanno avuto alcuni riscontri positivi ed interessanti. Due persone del nostro gruppo, innanzi tutto, in momenti ed in luoghi diversi del castello, hanno sentito “cantare” un coro di donne. “Sembrava come se stessero pregando, sembravano dei mantra…!” ci racconta Valentino Rocchi, nostro collaboratore e membro del CUN, il quale ebbe tale percezione proprio quel giorno. Ma non è tutto. Il galvanometro, strumento capace di misurare le microcorrenti presenti in un determinato luogo, segnalò la presenza di qualcosa di anomalo. Tuttavia, proprio sotto il castello scorre un fiume sotterraneo, per cui la prova del galvanometro è da prendere con le pinze. Ma il fatto sensazionale è un altro. Quel giorno scattammo molte foto. Successivamente, in fase di sviluppo, ci accorgemmo di qualcosa di molto curioso e particolare. Sul lato destro di una fotografia scattata in direzione delle scale che portano alle stanze inferiori, quelle che danno sul fiume, notammo la presenza di una sagoma antropomorfa. Sembra proprio la forma di un cavaliere, si nota l’armatura, stretta in vita e, con attenzione, noterete anche il braccio sinistro e il polso ben delineato. Non sembra portare alcun elmo. Potrebbe forse essere il fantasma di Bernabò Visconti? O forse quello di qualche altro cavaliere? O forse solo un gioco di luci e ombre? Vi proponiamo qui a destra, in esclusiva, la foto in questione.

 

 

MISTERI ARCHITETTONICI

Ma i misteri del castello non finiscono qui. Furono in molti ad abitarvi nel corso dei secoli. Abbiamo già parlato dei Visconti, ma prima di loro vi fu Federico I Barbarossa, prima di lui i Longobardi (da ricordare la presenza di cinque tombe ritrovate in località San Martino). si racconta che il castello venne iniziato per volere della regina Teodolinda. Ma prima ancora… probabilmente, il luogo era già frequentato, prima del VI secolo d.C., tuttavia non se ne hanno prove certe. Forse furono i Celti i primi ad insediarsi lì, forse nel IV secolo a.C. Trezzo viene citata per la prima volta dallo storico Polibio come terreno di una importante battaglia tra i Romani e i Galli nel 222 a.C. In una tomba di età longobarda, vennero trovati i resti di Rodchis, un guerriero alto più di 2,50 mt. Per questo, il sepolcro venne denominato “Tomba del Gigante”. Chissà se esistevano altri giganti in quell’epoca. Viene da chiederselo guardando gli enormi blocchi di pietra costituenti ciò che oramai rimane delle mura, della torre alta 42 metri e dei sotterranei. Incredibile pensare che tale meraviglia è ancora in piedi, dopo più di mille anni, pur non essendo stata usata alcun tipo di malta.

Le pietre sono appoggiate le une sulle altre, sono incastrate tra loro e nelle fessure non passa nemmeno la lama di un coltello, proprio come accade in altre parti del mondo. Basti pensare alle mura megalitiche costruite dagli Incas. Troviamo basamenti forse d’età più antica, forse d’età ancor più antica dei Celti. Le popolazioni che si susseguirono successivamente nella storia del castello potrebbero aver usato elementi architettonici già presenti in loco, appartenuti a qualche civiltà dimenticata. Si ipotizza ciò per via di alcuni ritrovamenti anomali. Difficile credere che in età medievale potessero “creare” il granito, eppure, visitando il castello, ci accorgiamo della presenza di strani blocchi monolitici, all’apparenza monolitici, in verità agglomerati. Perché non ne sappiamo più nulla? Perché tale tecnica architettonica non è giunta fino ai giorni nostri? Lo zoccolo sul quale sorge la torre sembra costituito in un unico blocco di pietra. Potrebbe essersi già trovato sul posto? Sotto al castello, si trova l’entrata di una galleria sotterranea, ormai franata. La leggenda racconta che, un tempo, questa collegasse il Castello Visconteo ad altri castelli della zona, anche fino a Bergamo, quindi passando sotto il letto del fiume Adda. Difficile credere che la civiltà di quel tempo potesse essere in possesso di una tecnologia capace di simili cose. E se invece tali gallerie fossero più antiche? Già antiche per i Celti…
I blocchi di pietra costituenti il castello sembrano piuttosto degli agglomerati di materiale pietroso.

Ci stiamo riferendo ad Agharti, un mitico mondo sotterraneo, costruito da una civiltà ormai dimenticata. Vecchie gallerie aghartiane si troverebbero in ogni parte del mondo. Alcune di esse vennero utilizzate da altri popoli, come dai Romani, dagli Egizi, i costruttori del Castello di Trezzo… altre invece, quelle più profonde, si trovano ancora lì, dimenticate. Chissà poi se gli Aghartiani le usino ancora. Anche in questo caso, si tratta solo di teorie, anche in questo caso, l’indagine continua, inevitabilmente.

GIORGIO PASTORE

 

IL CASTELLO DI VALSINNI (MATERA)

– Breve Storia:
In questo castello visse la nobile Isabella Morra poetessa e donna molto dolce. Proprio questa sua personalità sensibile e sempre in cerca d’amore la portava ad “odiare” il castello dove risiedeva che a parer suo gli appariva buio e troppo isolato.
Passava molto del suo tempo sola fra le sale tetre del maniero, mentre i fratelli si dividevano tre caccia nei boschi e banchetti ed il caro padre costretto all’esilio in Francia. Una persona del luogo la descrisse come “Lettrice assidua di poeti, grande sognatrice di gloria, chiusa tra gente rozza, in quel luogo selvatico.” Purtroppo qualcosa di tragico accadde nella sua camera, durante la notte nel 1546. I barbari fratelli infatti a colpi di pugnale, posero fine ai suoi miseri giorni. Ancora non è chiaro con esattezza il movente, forse il fatto che i fratelli avessero intuito l’intenzione della donna di scappare da quel posto assieme ad un tale chiamato Diego Sandoval de Castro, con il quale intraprese una fitta corrispondenza.

– Fenomeni di interesse:
Si dice in paese che da quel giorno Isabella vaghi infelice nel maniero.

– Esperienze dirette/indirette:
Mio cugino di Matera raccolse alcune testimonianze tra coloro che ebbero un contatto “diretto” con lo spirito della donna. Queste sono le parole di un abitante del luogo, in una testimonianza del 1994: “Erano circa le 11.30 mi trovavo con mia nipote a fare un giro nel castello di Valsinni. Quando ad un certo punto in prossimità di un corridoio ci accorgemmo che qualcosa stava avanzando verso di noi; sembrava una forma scura avvolta in un ampio mantello, col cappuccio calato verso la fronte in modo da coprire il viso. Sembrava una di quelle statue di religiose scolpite nei monasteri. Pensavamo si trattasse di una illusione ottica dovuta alla lunga attesa ed al caldo invece la “forma” continuò lentamente ad avanzare, fino a giungere a pochi passi da noi. Quando alzò il capo e finalmente il cappuccio scivolò via dalla fronte, potemmo scorgere un volto femminile dall’espressione molto triste. Ci osservò qualche secondo e poi proseguì, svanendo nell’oscurità…”

ANGELO “WES”

L’esperienza di una nostra lettrice:

Isabella Morra era figlia del Barone Gian Michele Morra, anch’egli poeta e uomo di lettere, che fu costretto all’esilio in Francia, alla corte di Francesco I, per via dell’inimicizia con il principe di Sanseverino di cui era vassallo. Rimasta nel maniero di Favale, Isabella era riuscita, nonostante fosse una donna, a continuare la sua educazione alle arti letterarie, e dal suo “isolamento” a intessere amicizie con vari poeti, artisti e nobili del sud Italia, tanto che già prima della sua morte, alcune sue canzoni furono pubblicate da un importante editore napoletano. Un enorme risultato per una donna se si pensa al tempo e al luogo, ma ben poca cosa per un animo che anelava alla completa libertà intellettuale ed al riconoscimento più alto delle grandi corti europee. Tra le sue amicizie vi era quella di Diego Sandoval de Castro, un nobile spagnolo sposato ad una nobildonna italiana, che amministrava le terre di Bollita, sulla costa jonica. La leggenda vuole che i due portassero avanti una relazione amorosa, che una volta scoperta da uno zio ed i fratelli della poetessa ne causò l’ira (nella logica del tempo essendo Isabella sorella di nobili filo-francesi, aveva disonorato l’intera famiglia intessendo una relazione con uno spagnolo), da lì la decisione di lavare l’affronto nel sangue. Fu ucciso prima il pedagogo di Isabella, reo dell’aver fatto da tramite tra i due “amanti”, poi la giovane Isabella, ed infine, ad un anno di distanza, lo spagnolo Diego Sandoval de Castro che fu preso in un’imboscata nelle terre di Noepoli.

Il castello, lungi dall’essere luogo tetro, pare sia infestato da fantasmi silenziosi che durante l’anno camminano ancora tra le mura quasi millenarie. Io stessa una volta ho visto la sagoma luminosa di una donna mentre di notte salivo le scale che portano al maniero; e, recentemente, quella di un uomo seduto in un angolo della sala d’armi (aperta al pubblico). Nel corso degli anni gli avvistamenti sono stati numerosi, sempre un uomo (a volte con una tuba in testa, a volte senza) ed una donna, che mai però hanno turbato la quiete del luogo.
Si racconta anche che nei tardi anni sessanta in una notte particolarmente ventosa, un ospite del castello si alzò dal letto per chiudere le imposte del balcone che sbattevano fastidiosamente e, guardando verso il portone, vide distintamente una donna vestita di bianco salire le scale ed attraversare il portone chiuso. L’ospite ne rimase così impressionato da lasciare il castello la mattina seguente, per mai farvi ritorno.
In anni recenti, una guida turistica, accompagnando un gruppo a visitare il castello e credendo di trovarvi i proprietari, ha suonato al citofono, una voce femminile ha risposto e mentre la guida diceva che sarebbe entrata con della gente si è accorta che il portone era chiuso con un catenaccio dall’esterno: nessuno quindi poteva essere nel castello.

Mentre queste testimonianze sono certe perché accadute a me e gente a me vicina, la storia da voi riportata non mi risulta essere mai accaduta. Distinti saluti,

C.

 

 

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