Centro Ufologico Nazionale e Centro Ricerche Operativo sul Paranormale
Presentano:

UFO E CERCHI NEL GRANO

Recensione del Centro Studi Fortiani
Articoli di giornale

ARTICOLI DI GIORNALE

conferenza131104.jpg (76753 byte) articolo1309043.jpg (128583 byte) articolo13nov04.jpg (122223 byte)

Recensione di  
Stefano Panizza e Cristian Vitali
Centro Studi Fortiani: 
http://www.centrostudifortiani.it

 

        Si è svolta, nell’accogliente sala “Monsignor Gandini” di Seregno, una conferenza sull’interessante argomento dei cerchi nel grano, organizzata dal C.U.N., Centro Ufologico Nazionale e dal C.R.O.P., Centro Ricerche Operativo sul Paranormale.

Dopo una breve introduzione da parte di Alfredo Lissoni, responsabile C.U.N. per la Lombardia, la parola è passata al ricercatore Giorgio Pastore, fondatore dell’associazione C.R.O.P.

La parte iniziale del suo intervento è stata dedicata a tratteggiare, per quella parte di pubblico con poca dimestichezza della materia, i tratti salienti del fenomeno dei cerchi nel grano.

Sono stati, infatti, illustrati i suoi “tasselli” storici, ovvero l’ormai classico “pamphlet” del 1678, noto con l’appellativo del “Diavolo mietitore”. 

Ha ricordato come la storia inizi con il rifiuto, da parte di un proprietario terriero, di accogliere la richiesta di un aumento della paga, avanzata da un bracciante, per la mietitura del campo.

Quest’ultimo, adirato per l’avarizia dimostratagli, gli inveì contro violentemente promettendogli, al contempo, che sarebbe venuto il diavolo in persona a tagliargli le messi. 

Ed effettivamente, all’indomani di una notte dove alcuni testimoni avevano visto il campo tratteggiato da strane lingue di fuoco, esso venne ritrovato inspiegabilmente mietuto. 

Ricordiamo che nel frontespizio della novella è ritratto un diavolo, visto di profilo, nell’intento di usare una falce ed, apparentemente, di creare, con il suo taglio, una curiosa forma ovale.

Per molti questa è la prova che anche nel passato comparvero misteriosi cerchi nel grano mentre per altri si tratta, molto semplicemente, di una storiella, forse a sfondo morale, ma che aveva principalmente lo scopo di divertire ed intrattenere i propri lettori. Senza considerare, ricordano gli scettici, che nel racconto si parla di “taglio” e non di “piegatura” del grano e, dunque, ogni riferimento con quanto accade ai nostri giorni, sembra fuori luogo. 
Si è, quindi, giunti, attraverso una numerosa ma quanto mai interessante serie di immagini che hanno tracciato l’evoluzione del fenomeno, ai moderni pittogrammi, ed in modo particolare a quelli comparsi recentemente nel nostro paese. 

E’ opinione di molti ricercatori che la maggioranza degli agroglifi italiani sia di matrice assolutamente “umana”; vi sono, ciò nonostante, alcuni cerchi, in modo specifico quelli rilevati a Desio ed a Pontecurone, che hanno mostrato, ad un’analisi approfondita, diverse anomalie. 

I nodi delle spighe, infatti, sono risultati allungati in maniera “abnorme” rispetto a quelli delle piantine presenti all’esterno delle figure.

Inoltre nel “crop” di Pontecurone si è creato un cerchio, isolato dal resto della formazione, senza che venisse notata alcuna traccia di accesso.

Secondo il relatore non sarebbe stato possibile realizzare quel cerchio senza lasciarvi attorno segni di calpestio; qualcuno ha ipotizzato l’utilizzo, per il camminamento, dei solchi lasciati dal trattore durante la semina ma essi erano molto stretti e, inevitabilmente, avrebbero trattenuto i segni di un passaggio. 

Successivamente sono stati mostrati alcuni pittogrammi comparsi nelle vicinanze di siti megalitici preistorici inglesi, come Stonehenge, Avebury, Silbury Hill ecc.

Questi luoghi, secondo alcuni, si troverebbero sulle fantomatiche “Ley Lines”, ovvero quelle linee “energetiche” che, a forma di reticolato, avvolgerebbero il nostro pianeta; secondo il relatore, poi, ci potrebbe essere una precisa correlazione fra i pittogrammi e queste fasce di energia.

Pastore ha, quindi, proseguito illustrando come le figure createsi nei campi sottintendano una geometria particolarmente complessa, come dimostra, ad esempio, la riproduzione della spirale di Fibonacci.

Ritornando alla problematica delle anomalie, il fondatore del C.R.O.P. ha aggiunto che, oltre ai nodi allungati, è stato, anche, riscontrato, all’interno di alcune formazioni, un cosiddetto “suono residuo”, una sorta di inspiegabile ronzio, oltre ad un campo elettromagnetico particolarmente alterato. 

Nel “crop” di Desio, per esempio, la strumentazione aveva rilevato, al centro della figura, valori pari a 0,67 microTesla, decrescenti, in particolare, verso l’esterno, quando, invece, il parametro normale è di 0,20, segnalato, come era logico attendersi, nel resto del campo. 

Il dato è risultato più alto, addirittura, di quello annotato nei pressi dei tralicci dell’alta tensione, che era di 0,35, e, dunque, era logico sospettare che qualcosa di anomalo fosse effettivamente successo. 

In alcune fotografie, poi, scattate all’interno del pittogramma sono comparse delle strane sfere di luce, che alcuni studiosi chiamano, con una terminologia inglese, “orbs”; pare, tra l’altro, che esse si manifestino anche nelle vicinanze di case infestate dai fantasmi. 

Riassumendo ecco le principali anomalie riscontrate e da tener ben presenti per discernere un cerchio nelle messi “misterioso” da un qualcosa invece di più consueto: elettromagnetismo alterato, allungamento innaturale dei nodi delle spighe, piegamento di quest’ultime lungo i nodi, assenza di piantine spezzate e presenza di mosche morte senza una causa, apparentemente, naturale. 

Il relatore ha, poi, concluso formulando le varie ipotesi che possono giustificare la formazione dei cerchi.

Si è partiti dai cosiddetti “circlemakers”, ovvero bande di ragazzi che vagano di notte nei campi armati di assi e cordicelle, passando, poi, a possibili esperimenti militari segreti, per arrivare alle sfere di luce ed agli extraterrestri.

Per ultima è stata lasciata la curiosa ipotesi “Gaia”, che si basa sull’idea che la Terra sia in una qualche maniera “viva” e, attraverso delle misteriose energie, crei, forse per lanciare il suo grido d’allarme per un degrado ambientale sempre più preoccupante, questi enigmatici disegni nei campi.

Dopo Pastore è stata la volta di Daniele Galimberti, sempre del C.R.O.P., che ha illustrato, con dovizia di particolari, la diatriba che, fin dal sorgere del fenomeno, ha contrapposto gli scettici, che ritengono che il tutto possa ricondursi, molto semplicemente, ad una nuova ed umanissima espressione artistica, e coloro che sono convinti che poco ancora conosciamo di quanto ci sta accadendo attorno.

Innanzitutto, secondo relatore, è bene ricordare che mentre per gli “scettici” qualunque prova non sarà mai sufficiente ad avvalorare l’inspiegabilità del fenomeno, per i “credenti” qualsiasi confutazione non basterà a screditarlo.

Parole sante.

Questo atteggiamento di estremismo, infatti, se vogliamo analizzare scientificamente quanto succede ed arrivare ad una conclusione, non porta da nessuna parte. 

Come chi lo ha preceduto anche Galimberti ha citato la storiella del “Diavolo mietitore”, di come vi sono coloro che ritengono si tratti di un racconto importante, unicamente, per studi sociologici, mentre per altri è la prova che i “crop circles” si siano formati anche nei secoli passati.

Le due fazioni si sono delineate, però, in maniera precisa negli anni settanta quando vi fu la vera esplosione del fenomeno, prima in Inghilterra e poi nel resto del mondo. 

Il primo punto in questa guerra d’opinione venne assegnato simbolicamente a chi non credeva ad una sua origine misteriosa. 

Questo successe nel momento in cui uscirono allo scoperto i cosiddetti “Doug e Dave”, ovvero due arzilli pensionati inglesi che si attribuirono la paternità di tantissimi cerchi nel grano. 

La cosa fece, all’epoca, molto clamore ed i giornali pubblicavano quotidianamente articoli per declamare le imprese di questi attempati artisti d’Oltremanica. Essi, si poteva leggere, nelle notti di luna, arrancavano su e giù per i campi tracciando, muniti semplicemente di una modestissima attrezzatura, figure nelle messi altamente complesse. 

In altre parole portavano con se, unicamente, delle assi, alcune corde ed una sorta di oculare che, a loro dire, permetteva di muoversi mantenendo perfettamente la direzione voluta.

Nel 1981, sulle ali dell’entusiasmo, venne, poi, commissionato, in gran segreto, ad un gruppo di ragazzi di realizzare un determinato agroglifo.

Esso fu fatto visionare ai maggiori esperti di “crop” dell’epoca, ovvero Pat Delgado e Colin Andrews, i quali caddero, ingenuamente, nel tranello che era stato loro teso perché dichiararono, senza mezzi termini, che la formazione in questione era sicuramente di origine ignota.

Questa affermazione fu un vero e proprio autogol per i ricercatori che ne uscirono, di conseguenza, notevolmente ridimensionati. 

Ma dopo un comprensibile sbandamento iniziale essi non si arresero e passarono al contrattacco.

Venne loro in mente, infatti, di chiedere agli ormai famosi pensionati di fare una dimostrazione pratica, di fronte alle telecamere, della loro abilità nel creare i cerchi.

I due si vantavano, tra l’altro, di averne creati almeno 300 in quel periodo ed agli occhi della gente dovevano apparire, indubbiamente, molto abili.

Se non fossero stati in grado di tener fede allo loro fama, pensavano Delgado e Andrews, avrebbero potuto improvvisamente e clamorosamente far mutar le sorti di quella che, a tutti gli effetti, era diventata una vera e propria battaglia mediatica. 

Si presentarono così, nel giorno stabilito, muniti delle solite palette, corde e tavolette e, col permesso del proprietario del campo, iniziarono la loro “opera d’arte”. 

Il risultato della loro dimostrazione fu, però, per gli energici vegliardi, come alcuni prevedevano e speravano, letteralmente imbarazzante!

La figura era altamente imprecisa, le spighe erano spezzate e vi erano ovunque tracce del loro passaggio, senza considerare che il tempo occorso era stato tanto.

Purtroppo per loro anche un secondo tentativo risultò maldestro e finì per peggiorare la situazione. 

Un vero disastro, dunque, accentuato pure dal fatto che Delgado e Andrews li misero in palese difficoltà con alcune domande sulle tecniche di formazione.

Anche la stampa internazionale, che in un primo tempo li aveva celebrati come degli eroi, ne prese le distanze, definendoli delle “figure penose”.

Poi, come era logico aspettarsi, presero ad uscire i vari retroscena che avevano accompagnato le loro “imprese”. 

Fece scandalo, ad esempio, sapere che essi avevano battuto alla porta di diversi quotidiani per ottenere somme di denaro in cambio delle loro prestazioni.

Solo al “Today”, però, riuscirono a spillare 10.000 sterline, da incassare successivamente in due comode rate. 

Nonostante ciò, incredibilmente, per molti “scettici” i cerchi nel grano continuavano ad essere opera dei due pensionati inglesi.

Ciò di cui non si rendevano conto era che diverse cose non trovavano una giustificazione plausibile.

Ad esempio gli stessi due anziani artisti dichiararono di averne fatti poche centinaia. Ma allora le altre migliaia di chi erano opera?

Era inoltre credibile che essi, magari con qualche inevitabile problema di salute vista l’età veneranda, se ne andassero in giro per anni ed anni, facendo centinaia di km al giorno e con qualunque condizione atmosferica per far semplicemente dei cerchi?

Il buon senso suggeriva di no.

La cosa sembrava ancor meno realistica se si considerava che le notti in cui beneficiare della luce della luna non erano poi tante, soprattutto nel clima inglese, e che a casa essi avevano delle mogli a cui inventare scuse sempre nuove, e questo centinaia di volte, per giustificare le loro assenze dal focolare domestico . 

Con il passare degli anni si iniziò, poi, a catalogare il fenomeno in maniera sistematica, studiandolo in maniera scientifica grazie, anche, all’uso di valide strumentazioni. 

Così facendo si scoprì che in alcune figure le apparecchiature registravano dei dati anomali o malfunzionavano.

Ad esempio, era capitato che dei microfoni avessero registrato un suono particolare, una sorta di vibrazione, pure verificata dai laboratori della Nasa, con una frequenza di 5,2 Hz.

Oppure si era notato che degli orologi posti all’interno dei cerchi, rispetto a quelli posizionati al loro esterno, rimanessero indietro di alcuni secondi, causa, probabilmente, il rapido scaricarsi della loro pila di alimentazione.

Le persone, inoltre, se poste nel mezzo degli agroglifi, avevano manifestato sensazioni di benessere o malessere. 

Molti testimoni, poi, avevano raccontato di strane sfere di luce nei cieli, denominate poi BOL (ball of light), e che, spesso, girovagassero al di sopra dei pittogrammi.

Queste sfere furono, anche, filmate e fotografate; per gli “scettici”, però, erano solamente uccelli in volo ripresi con videocamere dall’ottica sfuocata, mentre per i “credenti” erano, realmente, oggetti luminosi misteriosi.

Non dobbiamo dimenticare, infine, le analisi del terreno che avevano rilevato, in alcune occasioni, presenze di ben tredici radionuclidi, come ad esempio il Tellurio 119, il Piombo 203 e il Radio 102, che, ricordiamo, hanno una vita media di pochi giorni. 

La stranezza non fu solamente che essi erano assenti al di fuori delle formazioni ma che in natura non esistono, perché, come ci insegna la scienza, essi posso essere sintetizzati solo in appositi acceleratori di particelle o nei reattori nucleari! 

Arriviamo, infine, agli anni ‘90 ed anche nella nostra penisola vi è chi inizia ad interessarsi seriamente al fenomeno.

Il CICAP, nota organizzazione scettica verso tutto ciò che non è codificato dalla comunità scientifica, in collaborazione con la rivista Focus pensa di riprodurre un cerchio nel grano nel nord Italia, precisamente a Rovigo, per dimostrare, una volta per tutte, che non vi è nulla di misterioso dietro al fenomeno. 

Il pittogramma da loro creato, nonostante le due ore di tempo impiegate e il beneficio della luce del giorno, risulta, a dir la verità, piuttosto bruttino. 

Nel frattempo c’è chi studia con metodo il fenomeno e cerca di formulare delle concrete ipotesi scientifiche. Parliamo del gruppo BLT, alla cui guida è posto il dott. Levengood, finanziato dal magnate americano Rockfeller.

Esso si divide in due sottogruppi per controllare che entrambi raggiungano le stesse conclusioni, cosa che poi si stabilirà è effettivamente avvenuto. 

I loro studi si focalizzano principalmente, ma non esclusivamente, sui nodi esplosi ritrovati nelle spighe di alcune formazioni.

Bisogna sapere, innanzitutto, che quando uno stelo viene piegato, per un qualsiasi motivo, i suoi nodi si allungano, per quel fenomeno naturale che va sotto il nome di gravitropismo, all’incirca del 10%. 

In alcuni pittogrammi, però, sono stati trovati delle spighe che presentano nodi con un allungamento del 109% creatosi, tra l’altro, in sole 36 h.

Troppo in troppo poco tempo per essere considerato un qualcosa di normale.

Diversi studi hanno, allora, giustificato tale anomalia come la conseguenza di un particolare irraggiamento (tipo microonde ma, comunque, differente) scaturito da una fonte puntiforme posta a 4,1 metri di altezza dal suolo ed al di sopra del pittogramma.

Altre incongruenze sono state, poi, riscontrate all’interno di alcune formazioni. 

Come per esempio quella del biossido di silicio, con caratteristiche difficilmente giustificabili in un contesto naturale, oppure quella delle spighe intrecciate poste al centro dei cerchi e quasi impossibili da riprodurre, per citare, infine, quella delle mosche, inspiegabilmente, morte e con il rostro attaccato agli steli. 

Secondo gli “scettici” la causa del loro decesso è imputabile alla “Entomophtora muscae”, un fungo che aggredisce gli insetti divorandoli dall’interno e facendoli letteralmente esplodere.

Una sorta di “alien” in miniatura, dunque.

A riprova che nessun altra causa può essere considerata, è stata da loro posta, come esperimento, una mosca all’interno di un forno a microonde per controllare se questa subisse gli effetti di questo tipo di radiazione che, ricordiamo, secondo i “credenti”, si manifesta all’interno dei cerchi misteriosi. 

Nulla di tutto ciò si è verificato.

La risposta della fazione opposta è che, a dire il vero e come abbiamo già ricordato, non si tratta di vere e proprie microonde ma di un tipo di energia simile ma comunque differente e dagli effetti, di conseguenza, sconosciuti. 

Inoltre, se è credibile che il tal fungo può, in taluni casi, essere realmente la causa di un decesso delle mosche, esso non può, assolutamente, giustificare la morte di coccinelle e scarafaggi che pure sono stati ritrovati “stecchiti” all’’interno di alcuni pittogrammi, come ad esempio, in quest’estate, a Sabaudia.

Altra anomalia riscontrata all’interno di alcune formazioni è la presenza di ferro meteorico, non solo in quantità ben superiore alla norma, ma anche in forma di piccole sferule, raramente riscontrabili in natura.

Infine, per concludere, una vera curiosità: una figura articolata, chiaramente artificiale, impressa sulle squame di un pesce, precisamente una carpa, ritrovata in Polonia…a volte, è proprio il caso di dire, la realtà supera ogni fantasia… 

Dopo questo brillante intervento è stata la volta di Alfredo Lissoni del C.U.N. che ha proiettato diverse immagini di cerchi nel grano “ante litteram” tratte da pubblicazioni di fine ‘800 per arrivare fino alla metà del secolo scorso. 

La cosa che ha maggiormente colpito è che non eravamo di fronte ad ambigue descrizioni di fenomeni particolari ma a precise raffigurazioni geometriche, come cerchi perfetti, triangoli, manubri, che lasciavano per pochi dubbi sulla loro reale somiglianza con quanto sta succedendo ai nostri giorni. 

Si tratta di apparizioni che, a detta dei testimoni del tempo, si erano susseguite negli anni ed in ogni parte del mondo. 

E’, quindi, evidente, ha proseguito il relatore, di come sia assurdo parlare di un fenomeno esclusivo degli ultimi trentacinque anni perché vi sono prove che esso si è manifestato anche nei secoli passati.

Sono, quindi, state mostrate le fotografie di alcuni cerchi comparsi nel nostro paese ed, in particolare, quelle che evidenziavano le anomalie ritrovate nel pittogramma di Pontecurone.

Le analisi scientifiche eseguite dal dott. Giorgio Pattera dell’Ausl di Parma hanno, inoltre, accertato la presenza di polvere meteorica sulle spighe prelevate all’interno di tale formazione, le quali, tra l’altro, contenevano molta più acqua rispetto a quelle raccolte nel resto del campo.

Altri agroglifi, al contrario, come quelli di Desio, Fossano e Rho presentavano un allungamento abnorme dei nodi. 

In quest’ultima formazione, analizzata “sul campo” da Lissoni, i nodi delle spighe erano piegati ed allungati e non vi era alcuna traccia di camminamento che conducesse ai cerchi. 

Si è così giunti all’ultimo intervento della giornata, quello di Valentino Rocchi, ricercatore e collaboratore del C.U.N.

Il relatore ha subito espresso a chiare lettere quale fosse il suo pensiero in merito ai “crop circles”: “Sono estremamente convinto che il 90% dei pittogrammi sia autentico, che vengano creati da sfere di luce e che siano un messaggio simbolico inviatoci, probabilmente, da esseri extraterrestri”.

Dopo questa inequivocabile dichiarazione che ha destato sorpresa e suscitato commenti contrastanti fra il pubblico, il Rocchi ha esposto una sua personalissima teoria in merito al meccanismo con cui le sopraccitate sfere di luce creerebbero i disegni nei campi.

Attraverso una pregevole presentazione al PC ne ha, poi, illustrato in dettaglio le varie fasi. 

Inizialmente esse effettuerebbero una sorta di sopraluogo per valutare al meglio, si presume, le caratteristiche topografiche e, più in generale, ambientali del territorio da loro prescelto.

Poi, si passerebbe alla vera e propria fase realizzativa, intesa come conseguenza di un irraggiamento, simile al microonde, scaturito da sfere in movimento al di sopra del campo di grano. 

Tali evoluzioni, come ipotizzato dal relatore, sarebbero veramente particolari ed interessanti.

Infatti, risulterebbero circolari, con gli oggetti che si spostano dall’alto verso il basso in un contemporaneo movimento di rotazione e traslazione. 

Una terza fase sarebbe, poi, dedicata, alla rifinitura e completamento dell’opera mentre in un momento successivo e conclusivo le sfere sembrerebbero tornare unicamente per rimirare e farsi rimirare dagli sconcertati testimoni.

Un comportamento veramente intrigante, non c’è che dire, perché unisce mistero, tecnologia e spettacolo in una sequenza senza respiro che non può che affascinare. 

Rocchi ha, poi, mostrato un paio di filmati che riprendevano queste sfere in rapida evoluzione, come il controverso video inglese di Oliver Castle nel quale, come si ricorderà, si vedono tre “BOL” roteare velocemente al di sopra di un campo di grano e, apparentemente, essere la causa della formazione della figura che in esso si materializza .

La cosa strana è che, pur essendo considerato da molti studiosi un documento contraffatto e prodotto dalla televisione giapponese, tale agroglifo è effettivamente comparso in quella forma ed in quella zona. 

Il relatore, infine, ha voluto esporre le proprie considerazioni sui cerchi apparsi quest’anno in Italia, sottolineando come in alcune formazioni, vedi ad esempio in quella di Pontecurone, fosse impossibile entrarvi senza lasciare tracce di calpestio sul terreno circostante. 

Rocchi ha, quindi, dedotto che chi o cosa ha creato tali pittogrammi lo deve necessariamente aver fatto dall’alto.

Ognuno, ha proseguito, potrà, poi, fare le proprie valutazioni ma gli indizi, a suo parere, sembrano indicare una matrice aliena del fenomeno. 

La conferenza si è, quindi, conclusa con le numerose domande che un pubblico attento, ed in alcuni casi anche critico, non ha fatto mancare ai relatori presenti.

Stefano Panizza, Cristian Vitali

Centro Studi Fortiani: 
http://www.centrostudifortiani.it

 

Non hai trovato quello che cercavi? Trovalo su Google!

Google