LE GROTTE DI
SAN FELICE CIRCEO (Lt)

ESCURSIONE ALLE GROTTE
di Marco Garbati 
27/07/05

         Io e mio fratello Enrico abbiamo deciso di avventurarci nelle cosi denominate “grotte della maga Circe” site a Sabaudia; con lo scopo di indagare sul ritrovamento, avvenuto anni fa, di un teschio appartenente ad un ominide neanderthaliano vissuto oltre 50.000 anni fa, ora custodito nelle sale del Museo Pigorini di Roma!

Teschio che presentava due lacerazioni, una sull’orbitale frontale sinistro (tipico colpo contundente) ed una sul gran forame magno, allargato come per mangiare il cervelletto dell’ucciso! pratica che all’epoca era ritenuta essenziale per assimilare le conoscenze e la capacità guerriera dell’assassinato.

Quel cranio forato alla nuca, è la testimonianza principale che ci resta di una tragedia svoltasi cinquanta o sessantamila anni fa.
Il suo possessore si aggirava tra i boschi del Circeo, probabilmente in cerca di selvaggina da cacciare per sfamarsi.

        Nella boscaglia stepposa che stava percorrendo, l’uomo si sarebbe potuto imbattere in un gran numero di capre selvatiche, cervi, cinghiali o in qualche iena. Per sua sfortuna, incontrò un suo simile, un altro Neanderthal che gli aveva teso un'imboscata e che con un'arma di pietra lo colpì nell'arco orbitale sinistro, uccidendolo. Successivamente, l'assassino stacco il cranio, e compì un rito barbarico: esso, infatti, forò alla nuca il cranio della vittima, quindi ne succhiò il cervelletto per assorbire l'esperienza e la forza spirituale dell'ucciso, alla stessa maniera nella quale ancora oggi operano gli aborigeni della Papuasia. 

      Passò un intervallo imprecisato di tempo dallo svolgimento dell'omicidio.. 50.000 anni più tardi, dopo che sulla terra si sono succedute innumerevoli generazioni di uomini, del terreno circostante era venuto in possesso un certo Guattari, che vi aveva eretto un albergo estivo per i turisti .

       Al Guattari venne in mente di utilizzare le pietre della parete montuosa per ricavare materiale da costruzione; ma, durante lo scavo nel terreno roccioso, trovò un cunicolo, lo percorse, e ritrovò intatta la caverna, con ancora il teschio del remoto antenato forato alla nuca…

      Torniamo ora alla spedizione scientifica: la grotta, come già accennato dimora fissa di tribù d’ominidi di Neanderthal, è sita a circa 7 mt. dal livello attuale del mare, tipica formazione erosiva datata tra 100 e 130 mila anni fa, quando il mare invadeva le sue cavità.

Nel riempimento della grotta, messo in luce dagli scavi archeologici, si riscontrano vicende geologiche, climatiche e paleontologiche di un periodo successivo alla grande glaciazione quando il mare era regresso d’alcuni km.

È strutturata in una sala enorme appena si entra, con un’altezza di circa 15/20 mt., disposta circolarmente con diametro di 90/100 mt.; tanti sono i cunicoli che ripartono da essa, alcuni insidiosi e profondi! 

Sul fondo della grotta si apre una spaccatura nella roccia che comunica con una seconda sala più piccola, sempre circolare ma con altezza di 2/3 mt. e dal diametro di 5/6 mt.

L’ambiente, altamente umido, è ricco di formazioni calcaree e di muschi. Caratteristica è la pioggia che scende dal soffitto, data dalla penetrazione dell’acqua nel terreno sovrastante.

L’entrata della grotta risulta essere un arco con base di circa 6 metri e cinque d’altezza.

Appena passato il cancello, s’incontra una piccola salita che si apre in un ampio ingresso roccioso. La presenza di cunicoli tutto intorno farcisce l’intera cavità.

Il passaggio risultò essere difficile (come si vede nella foto a destra: passaggio di mio fratello Enrico).

Nel fondo della grotta, si apre un passaggio stretto che porta in un’altra “sala”. Appena entrati si nota subito la difficoltà del passaggio stesso poiché esso si restringe.
La naturale bellezza delle formazioni calcaree e delle stalattiti e stalagmiti come si vede dalle foto, ci hanno fatto dimenticare anche la presenza di pipistrelli, alquanto desiderosi di fare conoscenza…

Ci sono passaggi e cunicoli che difficilmente si possono percorrere senza attrezzatura adeguata, gallerie che si perdono nelle profondità della terra! abbiamo rilevato anche dei segni e delle incisioni, post moderne, apparentemente numeriche, probabilmente servite come calcoli di qualche speleologo entrato per studiare la grotta. Oppure per qualche rituale mistico? Infatti, la grotta fu per un lungo periodo di tempo chiusa al pubblico per il continuo intervento di sette e culti simil-satanici. 

Si dice infatti che vi risiedono energie paranormali molto forti!

Questa pietra qui a destra, potrebbe essere stata utilizzata come altare?

In effetti, è risaputo che certe grotte del Circeo erano usate fin da 4.000 anni fa come mitrei, luoghi di culto ipogei dedicati al dio Mithra.

A prova di ciò, oltre ad alcuni reperti ivi trovati, il fatto che l'acropoli del Circeo sia stata realizzata ad immagine e somiglianza della costellazione del toro, animale che ricorre sempre nel culto mitraico. 

Sconsolati dal non aver scoperto nessun fenomeno paranormale…ci ritiriamo contenti di aver visto tanta bellezza della natura!

di Marco Garbati

27 luglio 2005

 

FOTOGALLERY
(foto di Marco Garbati)

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