ANDREJ CHIKATILO

        Andrej Chikatilo, passato alla storia come feroce cannibale, fu autore di ben 52 omicidi. Andrej non vive un'infanzia serena come tutti i bambini. Ha una grave forma di miopia, causa di non pochi disagi fra coetanei, problemi sessuali di varia natura e una rabbia cieca dentro di sé, dovuta anche alla presenza di una mamma perversa, che ha cresciuto lui e la sorella con la storia (se sia di fantasia o no, non si è mai saputo) che suo fratello Stepan fosse stato rapito e mangiato per fame durante la carestia del 1930 in Ucraina. Tale rabbia sarebbe in futuro esplosa con effetti devastanti.
Andrej non era uno stupido, al contrario si laurea e viene assunto come insegnante in una scuola di Rostov.
Andrej, ahimè, non riceve un grande aiuto dai propri studenti, che non perdono occasione per prenderlo in giro riguardo il suo aspetto fisico, e gli atteggiamenti effemminati che lo rendono agli occhi di tutti uno stupido. Da quel momento qualcosa di concreto inizia a crescere nella mente di Andrej. Decide per prima cosa di comprarsi un coltello e di portarlo sempre con sé. Adesso la strada è in ascesa, è solo questione di tempo.
Sotto il profilo criminologico, Chikatilo, è un SK anomalo. A differenza degli altri che cominciano ad uccidere intorno ai 20- 30 anni, lui commetterà il primo delitto all'età di 42 anni.

La sua prima vittima sarà una bambina: Lena Zakotnova, uccisa con tre coltellate e gettata in un fiume. Viene arrestato solo dodici anni dopo, il 20 novembre del 1992, dopo aver commesso ben 52 omicidi. Il 16 febbraio del '94 Chikatilo viene giustiziato. 

Chikatilo entra a tutti gli effetti nella cronaca nera di tutti i tempi, come un sanguinario cannibale, perfino delle leggende si creano intorno a lui. C'è chi afferma che sia ancora vivo, scappato chissà dove, e chi addirittura dice che sarebbe stato portato in un posto segreto per essere analizzato, in due laboratori di ricerca, uno europeo l'altro statunitense. Solo leggende metropolitane, o realtà? 

Ma analizziamo per un attimo la vita di Chikatilo. Abbiamo detto che aveva problemi sessuali causati dalla propria timidezza. Era talmente timido che faticava a raggiungere un erezione, probabilmente aveva avuto un'educazione in cui il simbolo fallico era da considerarsi perversione e peccato, da qui si sviluppa una sorta di attrazione verso il proibito, tanto da portarlo a guardare gli uomini con occhi diversi. Chikatilo non aveva stima di sé, si considerava un perdente, per questo si nascondeva dietro una maschera. Si era anche iscritto al partito comunista, come a dimostrare che era un vero uomo.
Aveva trovato anche una moglie, con cui riusciva a far l'amore, anche se dal punto di vista sessuale è sempre stato molto disinteressato. Purtroppo, la perversione di quest'uomo è stata aiutata anche dal suo lavoro.
Chikatilo infatti iniziò a guardare le bambine con occhi "diversi" e capì che con loro si sentiva meno impotente e imbarazzato. I cancelli dell'inferno si erano ufficilamente aperti. La prima volta provò un orgasmo picchiando un alunno con il rigello. 

Il primo omicidio che lo vede carnefice di una bambina accadde nel 1978. Attirò la piccola in casa sua e cercò di stuprarla, ma ebbe un attacco di impotenza e non ce la fece. La vista del sangue della bambina provocò in lui una metamorfosi. Era ad un bivio. Tirò fuori il coltello e iniziò a colpirla. Per Chikatilo il coltello rappresentò sempre l'organo sessuale in erezione. Nella sua mente la stava penetrando...

Iniziò a provare orgasmi alla sola vista del sangue. Incolparono per questo omicidio un vicino con precedenti e lui se la cavò. I delitti proseguirono indisturbati per una serie di fortunate coincidenze. Due anni dopo fu la volta di Liuba, una bimba di 13 anni; fu trovata in uno stato pietoso, più di 30 coltellate avevano sfregiato il suo corpo, ma la cosa più orribile era che l'assassino non aveva avuto pietà per i suoi occhi. Alcuni delitti li commise verso barboni, prostitute, gente di poco conto, che se sparisce non importa niente a nessuno.
Chikatilo era una furia, diabolico e perverso, da essere avvicinato dopo la sua cattura all'immagine del diavolo. L'attenzione portò un poliziotto ad osservare un uomo con un paio di occhiali con i vetri rotti che se ne stava fermo alla stazione di Rostov, cercando di abbordare donne di tutti i tipi. Il poliziotto lo fermò chiedendogli spiegazioni. Lui rispose che era un ex insegnate senza nessuno, aveva solo voglia di parlare e cercava i giovani, perché avendo insegnato per molto tempo, gli ricordavano il passato.
Il poliziotto lo lasciò andare, ma qualcosa non lo convinceva, decise allora di piantonarlo. Furono 9 lunghe ore di attesa, dove Chikatilo, sembrava ansioso come se non trovasse "quella giusta". Finalmente ad un certo punto si sedette accanto a lui una giovane donna di circa 20 anni, una ragazza di strada. Iniziarono a parlare, e poi lui posò la propria giacca sulle gambe; lei si chinò verso di lui. Questo bastò a far capire al poliziotto che aveva a che fare con un pervertito. Si avvicinò chiedendogli i documenti, lui oppose resistenza, farfugliò qualcosa sulla sua vita e probabilmente si rese conto che era finita.
Il poliziotto gli chiese di aprire la valigia che aveva con sé. All'interno trovarono una ventina di coltelli di varie dimensioni con la lama piegata (Chikatilo li usava per troncare le ossa delle sue vittime), un vasetto di vasellina e delle corde. L'incubo era finito: La moglie di Chikatilo si disse ignara di tutto, così come i figli.
Chikatilo in aula non ha mai collaborato, tant'è vero che alcuni corpi non sono mai stati ritrovati. Non solo! era solito ostentare davanti ai parenti attoniti delle vittime riviste pornografiche, in segno di umiliazione. La sua condanna a morte è stata per tutti un sospiro di sollievo.
Perfino grandi criminologi hanno trovato veramente diabolico il modus operandi di Chikatilo. In aula, in ogni processo, non alzava mai lo sguardo, poi improvvisamente si voltava e ti accorgevi di avere di fronte il demonio. Riusciva a fissarti con un occhio solo, e con l'altro riusciva a guardare un altra cosa. Venne nominato, per questo, il "mostro camaleonte"!
Ma adesso non fa più paura.

Silvia

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