MISTERI DEL CENTRO E DEL SUD AMERICA

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MESSICO, IL DIO QUETZALCOATL

        Tra tutti i luoghi enigmatici del pianeta, nessuno come il continente Americano racchiude così tanti segreti e miti. Guardandolo dal Canada fino alla Terra del fuoco e basandoci sulle testimonianze di numerosi archeologi, studiosi e americanisti vediamo che un po’ dappertutto si respira aria di mistero, ma c’è un luogo però dove esso tende ad infittirsi in modo particolare: il Messico. Non solo esso ha ospitato le più importanti civiltà di questo continente come i Maya, gli Aztechi, i Toltechi, Olmechi che per molti sono ancora “pezzi di storia” tutti da scoprire, infatti non si sa bene da dove siano venuti, come si imposero nel territorio, i loro culti, la loro filosofia  ecc.. ma  era, ed è ancora oggi, sede di numerosissimi avvistamenti di oggetti volanti dalla forma particolare, molto probabilmente provenienti da altri mondi che, come spesso si può vedere da alcuni documentari, sembra non stupire molto la popolazione, di certo abituata; ma con qualche elemento di stranezza (dopo spiegheremo il perché) e, inoltre, di numerose storie ritoccate col guanto della leggenda di molti contatti tra le civiltà sopra nominate ed esseri dalle caratteristiche biologiche, comportamentali, utensili  completamente diversi  che spesso, secondo l’occhio dell’antico messicano, producevano fuoco, spostavano oggetti, curavano le malattie, portavano morte e distruzione e volavano per il cielo. Tra tante presunte "leggende" che sfiorano questa parte del continente americano, vi è quella del dio Quetzalcoatl, spesso indicato come “dio bianco” o “re barbuto bianco”, che divenne re dei Toltechi e portò pace e prosperità in quelle terre. Sicuramente tutto questo suona  abbastanza strano perché i messicani di allora, così come quelli di oggi, hanno caratteristiche somatiche ben definite: altezza 1.60, pelle scura/marrone, capelli e occhi neri; come era possibile allora un uomo biondo, chiaro in quella epoca? La spiegazione di questo essere diverso è fornita dal noto filologo Peter Kolosimo che, in “Terra Senza Tempo” (uno dei suoi libri di clipeologia, ndr.), analizzando la leggenda del dio “bianco” e  dandone una chiave di interpretazione,  chiarisce la figura di questo enigmatico personaggio che come in molte altre “leggende”aveva contribuito al progresso del primitivo uomo. Tra il VII e VIII secolo, secondo gli archeologi, ci fu l’emigrazione degli Nahua dal nord verso il Messico e, da questa emigrazione/invasione, nacquero i Toltechi,  il cui regno durerà dal 865 al 1174 e, tra i tanti sovrani, si avrà appunto il bianco Quetzalcoatl; tecnicamente parlando, questa civiltà non avrebbe molto di diverso dai Maya o dagli Aztechi, se non per il tempio dedicato al “dio della stella mattutina” (Venere) appunto dell’epoca Tolteca, situato nella città di Tula, distrutta poi nel 1168 a seguito della seconda ondata di barbari che avrebbero prima dato origine ai Chichimeci e poi agli Aztechi. Spesso, questo pianeta e gli uomini bianchi non sono propri solamente della leggenda di Quetzalcoalt ma di più leggende americane collegate con le terre scomparse, dove ora c’è solo acqua. Basandoci ora sulla leggenda e sull’interpretazione di Kolosimo, possiamo capire bene la connessione tra il re bianco, Venere e La terra, dove non c’è solo che acqua; essa dice: il re bianco era figlio del dio del cielo, Mixcoatl (che significa serpente delle nubi (stando a quanto ci dice l’autore) e della dea della Terra Chipalman (scudo giacente), venne dall’Oriente insegnò agli uomini tutte le leggi, diede loro sagge leggi, fece prosperare l’agricoltura, nel suo regno il mais cresceva molto alto e le piante di cotone davano fibre robuste. Predicò la pace, disse agli uomini che non dovevano uccidere nemmeno gli animali e che avrebbero dovuto imparare a nutrirsi con i frutti della terra. L’Età dell’ora durò poco perché un demonio si impossessò del re e lo indusse a ogni tipo di bassezza, finché il sovrano, pieno di vergogna, abbondò Tula e se ne andò sulle rive della spiaggia, si diede fuoco e il suo cuore si trasformò nella stella del mattino (Venere,mdr.). Considerando ora l’interpretazione di Kolosimo, ci dice appunto che “dal cielo scesero su Atlantide esseri molto evoluti tanto che, ai primi abitanti del pianeta, sembravano simili agli dei (MIXCOATL) vennero su astronavi a forma di fuso (SERPENTI DELLE NUBI) e si unirono ai terrestri (CHIPALMAN), guidandoli verso un elevato livello di civiltà. Poi, la nuova civiltà si trasferì in America portando il progresso agli antichi abitanti del continente, che vissero felici per tutto il tempo che durò l’influenza di Atlantide, cadendo poi sotto uno stato barbarico (DEMONIO). Solo con il sacrificio (SUICIDIO DI QUETZALCOATL), solo elevando il cuore a Venere, mondo dal quale proveniva Quetzalcoatl, essi poterono sperare di salvarsi. Una leggenda sicuramente molto suggestiva come la sua ipotesi, particolare la figura del re Tolteco, che potrebbe essere visto come una specie di Gesù Cristo amante della pace e contrario alla guerra; infatti, un aneddoto della leggenda non segnalato dall’autore, ci dice che lui, quando sentiva la parola guerra, si tappava le orecchie; oppure, come il Buddha che predicava l’amore tra tutte le genti e  le cose e gli animali  per raggiungere la cosi detta pace cosmica, come vogliono le filosofie orientali; ma, più suggestive rimangono l’aspetto del dio e il significato che vogliamo attribuire alla parola “ORIENTE”. Infatti, qual è la terra situata ad oriente del Messico? Apparentemente nessuna, visto che alla sua destra si estendono tanti chilometri di oceano e le terre al lato opposto, come sappiamo, sono il Marocco, Capo Verde, le Canarie. Ma forse, veniva da queste terre? Ed erano quindi sede di antiche civiltà? Oppure, una terra situata dove ora “c’è solo acqua  e dove batte il sole” stando alle parole del filologo, identificata appunto con  Atlantide? Tutto questo chiarisce abbastanza bene quello che viene denominato "serpente delle nubi", definito anche "astronave a forma di fuso", ma potrebbe essere anche qualcosa di diverso, visto che nella Teogonia Azteca vengono nominate delle dee madri con il nome di “Serpente –Donna”. “Colei che porta la gonna di serpente”, ”il benevolo serpente piumato”; magari, ci potrebbero essere possibili collegamenti con gli esseri extraterrestri detti  Rettiloidi (con sembianze da rettili, ndr.)? Potrebbe anche essere. Certo, tutto quanto detto prima rimarrebbe per lo più un mito e per lo più ignorato se non ci fosse a dare peso quanto accaduto pochissimi mesi fa  in Messico.

Come abbiamo detto all’inizio, la maggior parte delle persone abitanti la zona dove un tempo c’era l’antica città di Tula sembrano non essere molto sconvolti dal fenomeno ufo, tanto che è nata un’associazione di quella zona, con tanto di locandina, pronta ad accogliere gli UFO, ma non generici, bensì proprio del dio Quetzalcoatl, che promise, in un altro pezzo della leggenda non riportata dall’autore, che un giorno sarebbe tornato nelle terre dove era stato re; questo ritorno sembra essersi verificato nei periodi della colonizzazione, dove un uomo con un’armatura scintillante e con una barba folta era giunto su quelle terre, l’uomo in questo caso non era altri che Cortés, l’esploratore che appunto scambiarono per il dio Quetzalcoatl. Armatura scintillante:c osa riecheggiava nella mente degli ultimi sopravvissuti della civiltà Mesoamericane? Una tuta spaziale lucente? Altri punti a favore dell’origine extraterrestre del nostro dio. Fu solo probabilmente un errore da parte degli antichi americani, non commesso però dai nostri moderni messicani che, il 7 di Settembre, in congiunzione con la festa del mais predicata dagli antichi messicani dedicata al dio della stella mattutina (perché con lui il grano crebbe alto e prosperò, videro e riconobbero, come segno del ritorno del dio, un gran numero di astronavi di forma sferica aggirarsi in questi posti e, in particolare, una di esse si vide fluttuare attorno a una strana finestra aperta “misteriosamente”, stando sempre alla leggenda, dal dio Quetzcoatl nella roccia. Considerando  la leggenda  degli antichi messicani, come realizzò il nostro dio quella apertura? Viene da chiedersi: semplice corrosione naturale o un vero e proprio lavoro ingegnieristico da parte del dio antenato? Naturalmente, non è finito qua, infatti, a dare peso a questa odierna credenza dei  messicani ci sarebbe una donna, una sorta di medium che avrebbe avuto dei contatti con gli esseri di altri mondi che parecchi secoli fa avrebbero popolato quelle terre, con caratteristiche simili a Quetzalcoatl, nel corpo e nelle parola; infatti, all’intervista di un documentarista, ella dichiarò di averli visti e li descrisse come essere alti, biondi, con grandi occhi blu (molto più grandi di quelli terrestri) portatrici di un messaggio di amore universale, intimando l’umanità ad avere comprensione dell’altro, ad avere più rispetto di tutti quanti perché ci stiamo distruggendo col nostro carattere meschino e egoistico. Cosa abbiamo ottenuto quindi alla fine? Il ritorno di Quetzcoatl sembra proprio essersi verificato in questa nostra epoca, non indietro negli anni, ma recente di qualche mese, confermato sia dal ritorno delle astronavi in una precisa data, 7 Settembre (festa del mais) sia da questo presunto contatto con esseri  biondi e benevoli da parte della medium. Sicuramente, le prove a favore sono tantissime visto comunque anche la tenacia del gruppo di accoglienza degli ufo fondato in quella stessa regione, ma viene da chiedersi: è vera la leggenda? Veramente questo uomo biondo venne da Venere con un’astronave a forma di fuso e poi si sacrificò? C’è chi dice che questo uomo sarebbe stato in realtà uno dei tanti esploratori Normanni che, spinti dalla brama di conquista, come ben sappiamo dalla storia, sarebbe giunto su quei lidi e sarebbe diventato così re dei Toltechi: rammentiamo le numerose leggende che vogliono che questi intrepidi marinai del nord (Celti, Vichingi, Danesi, Anglosassoni) siano arrivato in una imprecisa data sul finire del 900 e l’inizio dell’anno 1000 (in pieno Medioevo) nelle terre a largo di Terranova (nelle zone di San Lorenzo e nei dintorni di Boston); e se si fossero spinti anche in Centro e Sud America? Di certo non lo possiamo sapere, ma resta il fatto comunque che si deve continuare a cercare nei miti e nelle leggende delle terre americane che, gelose, serbano i loro più reconditi segreti.

Pasquale Arciuolo

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