I CELTI E GLI EXTRATERRESTRI
I DIVINI SIGNORI DEI CELTI

Chi sono i Celti? Dare una definizione di questo popolo così antico e così ampiamente distribuito è difficile. Essi hanno intessuto della loro cultura diverse zone europee combinandosi il più delle volte con le culture locali. Nelle isole Britanniche dove è più facile trovare le autentiche tracce di questa cultura scorgiamo segni di un passato ignoto dove l’uomo celtico era tutt'uno con la natura e con il cielo. Sembra infatti che i Celti avessero una certa abilità in fatto di astronomia e di predizioni di eclissi molte volte collegate con antiche strutture megalitiche, di cui i Celti erano abili costruttori.

Non capiamo tuttavia da chi i Celti avrebbero potuto apprendere tale sapere e da che cosa derivi questo loro continuo interesse per il cielo! Da subito possiamo pensare ad antichi visitatori spaziali, di cui le descrizioni locali sono piene. Il pantheon celtico presenta genealogie di dei che hanno ben poco di umano: sono descritti come superuomini capaci di volare e di tante altre fantastiche cose. Come di consuetudine i testi mitologici ci sono di grande aiuto a riguardo e in questi si fa particolare accenno ai carri degli dei, molto veloci e ben più potenti dei carri dei comuni uomini. L’autore Arbois de Jubainville nel suo libro Dieux en forme d’ animaux ci dice:

“La dea Badb si muoveva con un carro al quale era attaccato un solo cavallo rosso. Questo cavallo aveva una sola zampa. Il timone del carro gli passava attraverso il corpo e la sua punta usciva dalla fronte del cavallo stesso, che ne faceva al contempo da sostegno. Alla fine del carro c’era un mantello rosso, che ricadeva al suolo e spezzava il terreno”.

Ci troviamo di fronte a un antico veicolo di spostamento? Dalla descrizione scevra grazie alla tecnica dell’everismo sembra proprio di si. Si descrive poi della velocità di questo carro, tanto veloce che i carri degli umani non erano neanche lontanamente comparabili. L’autore accenna poi a un altro fatto curioso:

"Improvvisamente il carro s’involò a velocità prodigiosa in quanto la dea Badb si era tramutata in un uccello nero” e poi ancora “…Sparì in una Gloria”; questa ultima frase si riallaccia alla visione della Gloria del Signore da parte di Ezechiele, da molti interpretata come l’arrivo di un’astronave sulla Terra. Accadde lo stesso presso i Celti? La trasformazione in uccello nero della Dea vuole forse alludere a una sua partenza verso le stelle con il suo carro divino? Veicolo di terra e d’aria quindi? Sembra proprio così e pare tuttavia che fossero usati anche per navigare sotto i flutti, dove si racconta che i gli dei celti avessero un dominio incontrastato: qualche allacciamento con probabilità alle civiltà sottomarine? È probabile, e antiche leggende celtiche ce lo suggerirebbero:

"…..Vascelli d’argento che navigavano sotto i flutti”. Anche in questo caso si è voluto tracciare un parallelismo con alcuni episodi biblici dove si parla di Giona inghiottito da una balena con occhi sul fianco dal quale uscì integro. Non può la balena essere un sottomarino provvisto di oblò (gli occhi sul fianco… )? Molto probabilmente. Come in Israele gli iniziati ebraici avrebbero potuto possedere sofisticate armi laser sia per scopi culturali che per difesa (i cosiddetti Shamir) così anche presso i Celti vi è il mito di antichi giganti monocchi (conosciuti in alcune saghe irlandesi come Fomor). Dal loro unico occhio scaturiva probabilmente un raggio laser. Questo occhio era conosciuto come l’occhio di Balor visto che solo uno di questi giganti lo possedeva. Numerosi studiosi sono dell’opinione che si trattasse di un casco che celasse gli occhi e dal quale era presente soltanto una fessura (l’occhio di Balor appunto) da dove scaturivano i raggi laser. M. L. Sjoetedl nel suo Dieux et Heros del Celtes ci racconta di come fosse descritto il suo uso:

“…Il suo sguardo abbracciava l’insieme delle forze avversarie, che cadevano dal lampo che scaturiva…”. Pare che questi dei celtici fossero anche avvezzi all’uso di una certa arma chiamata Gaebolg che si allungava a piacere non mancando mai l’avversario. L’eroe irlandese Cu Chuchulain, figlio di un dio e di una terrestre (un ibrido alieno?) fu il più abile nell’uso di questa arma.

Cosa ci dice l’archeologia moderna a riguardo? Nei numerosi scavi celtici sono stati trovati rubini di bellissima fattura; sappiamo che il rubino è l’elemento base per la generazione del raggio laser soprattutto di prima generazione. Oggi tutti sappiamo che i laser dopo essere stati usati necessitano di essere raffreddati nel comune vaso di arsonal: ebbene gli antichi Celti non erano da meno tanto che si descrive che era necessario porre le estremità delle armi in un paiolo pieno d’acqua. Che questo paiolo fosse stato un antico mezzo per poter raffreddare i laser degli dei? Sia come sia è chiaro che in un antico passato antichi visitatori del cosmo scambiati per dei si imposero alle popolazioni mostrandogli tutta la loro tecnologia avanzata (Cercare nel portale anche l'articolo sul "Culto del Cargo"). Come nell’India delle famose Vimana, un’antica saga gallese, conosciuta come Manawyddan, ci porta ad ipotizzare l’uso di tecnologie nucleare da parte degli dei viventi nelle terre dei Celti. Essa racconta :

"Quella sera mentre ci trovavamo a Gorsedd Arberth scosse l’aria un gran colpo di tuono, seguito da una nuvola così spessa che non si poteva vedere oltre. Quando la nube si dissipò e tutt’intorno si schiarì, gettammo lo sguardo sulla campagna che avevamo attraversato prima: bestiame, dimore, persone... tutto scomparso. Anche i nostri compagni erano spariti senza lasciare traccia…”.

Armi nucleari nell’Inghilterra celtica? Sembra proprio di sì, e ancora una vota ci immaginiamo un antico passato dove antichi extraterresti, visti come dei dai pagani, furono portatori di una civiltà sofisticate, giunsero nell’antica Britannia e nell’antica Irlanda istruendo gli uomini e portando alcuni di essi a un livello non solo tecnologico ma anche spirituale superiore: questi uomini superiori furono i druidi (nome che significa sapienti delle querce (da drus=quercia e dall’indoeuropeo wid= sapiente) che furono capaci di comunicare con gli alberi, predire eclissi e di innalzare con la forza del pensiero o di speciali suoni i più importanti megaliti locali. Meravigliosi quanto affascinanti parallelismi sono rintracciabili tra tutti gli elementi citati. Gli esseri monocchio hanno un corrispettivo con le rappresentazioni degli esseri monocchio delle stele scandinave, i carri di fuoco hanno un corrispettivo con i serpenti di fuoco americani e con i carri di fuoco biblici, l’idea di un regno sottomarino si allaccia alla leggenda cornica della città di Ys, le descrizioni dei motori a reazione dei veicoli della dea hanno un corrispettivo non solo con quelli americani ma anche con quelli di tante tradizioni asiatiche e mediterranee. L’occhio di Balor trova un suo legame con i raggi emanati dalla testa della Medusa che in entrambi i casi ricordano antiche tecnologie usate dagli dei; tutto si collega a sua volta ai numerosi e probabili raggi laser usati da misteriosi uomini in contatto con esseri non umani. Possiamo spiegare questi parallelismi con il permeare su tutta la Terra di una cultura extraterrestre? Oppure certi legami sono dovuti a una comune origine (Atlantidea...)? Forse tecnologie di specifici sacerdoti di antichi imperi (a loro volta originari di altri mondi)che ricrearono a distanza l’uno dall’altra le antiche civiltà che la nostra Storia conosce?Al momento non possiamo rispondere a nessuna di queste domande, le ipotesi sono molteplici; solo il tempo ci dirà cosa è successo veramente.

IL MAGO DELL’ISOLA DI MAN

Chi potrebbero essere stati i grandi iniziati che un tempo si aggiravano in quel mondo antidiluviano da noi più volte immaginato? Se volessimo mettere a confronto tutte le leggende antiche che parlano di uomini arrivati da mondi lontani arriveremmo a constatare che si trattava di numerose razze che si contendevano la Terra, ognuna con una caratteristica biologica e culturale precisa. Dove finiscono le leggende il più delle volte iniziano i racconti che mescolano Storia e Fantascienza, i quali ci dicono di un pianeta Terra antico caratterizzato da una elaborata civiltà in via di decadenza sparpagliata in colonie e attaccata da numerosi esseri di altri mondi.

Abbiamo detto che ci furono diversi iniziati in questo grande mosaico di terre perdute. Uno di questi potrebbe essere stato un antico mago celtico dell’Isola di Man (situata tra Irlanda e Gran Bretagna), dotato di poteri straordinari, di una tecnologia sconosciuta per l’epoca, e che alla luce dei fatti e delle ricerche potrebbe essere esistito davvero.

Conosciamo tutti quanti i profondi misteri che interessano il Regno Unito, specialmente in quel lungo periodo della preistoria testimoniato da misteriosi megaliti e da leggende di popoli perduti. L’isola di Man costituisce un profondo mistero visto i suoi numerosi e misteriosi cerchi di pietra, seguiti da enigmatiche valli dove tumuli a camera, cromlech e misteriose fenditure, abilmente nascoste dalla vegetazione, fanno da padrone. C’è da aggiungere che l’isola di Man è conosciuta come il centro della stregoneria e della magia per eccellenza, non si sa se sia da collegare a questi misteriosi reperti (magia celtica di stampo gallese e irlandese - vista la vicinanza è possibile una influenza da parte di queste due terre). Ancora oggi ci sono numerose persone che praticano questo tipo di culto nell’isola di Man ispirandosi, come abbiamo detto, all’antica arte celtica: ricordiamo il caso di Gerlad Gartner, famoso per l’allestimento di una mostra dedicata alla magia alcuni anni fa.
È chiaro che in questo contesto così favorevole salti fuori la leggenda di questo mago potente e grandioso. Secondo alcuni questi si chiamava Manannan, e stranamente trova corrispondenti in tutto il mondo, visto che ci sono numerosi personaggi famosi che presentano nel loro nome la radice Man. Il potere di questo uomo, stando alle interpretazioni della leggenda, fu tanto grande da permeare l’intera isola con il suo nome. Così dice la leggenda a proposito di questo misterioso individuo:

“È nell’isola di Man che viveva millenni or sono Manannan Mac Llyr, un temibile mago celtico, vestito con una corazza invulnerabile e un casco fiammeggiante. La sua spada uccideva al primo colpo ed egli poteva rendersi invisibile avvolgendosi nel suo mantello magico. Nessuno poteva seguire Manannan sulla terra quando cavalcava il suo destriero rapido come il lampo, nessuno lo poteva seguire sul mare quando saliva sulla sua barca senza vele, senza remi, che andava dritta dove voleva il suo padrone. Questa barca era anche una macchina volante, perché Manannan, come tutti i maghi, poteva spostarsi in aria. Divenne il re dell’isola, e la sua tomba gigantesca si vede ancora al castello di Peel. Sui monumenti della città, nei porti della costa, toccata da un trasparente mare di smeraldo, sventolano la bandiera con lo stemma di Manannan: le tre gambe del mago volgenti intorno a un mozzo come i raggi di una ruota.”

Volendo applicare una concreta chiave di interpretazione a queste leggende, capiamo fin dall’inizio che si trattava sicuramente di un essere speciale, potente. La leggenda ci dice che fosse un mago celtico: vuole forse alludere a quella potente casta di druidi che si dice in possesso di facoltà ESP e con la capacità di sollevare grandi massi e di controllare il tempo? Se anche fosse così come possiamo spiegare la potente tecnologia che usava Manannan? Possiamo pensare che generosi astronauti scesi sull’antica isola di Man donassero a iniziati druidi questa tecnologia? Possiamo pensare a questi viaggiatori cosmici come al popolo della notte citato in tante leggende, che a lungo dimorò intorno ai megaliti inglesi?
Si sa anche che il primo uomo della Terra si chiamasse Man e vuole quindi alludere a una precisa razza di uomini giunti da altri mondi? Ci sono diversi elementi che ci svincolano dal capire chi fossero queste genti: elementi leggendari che si sovrappongono tra loro e non ci fanno capire la verità. Considerando gli elementi che abbiamo a disposizione possiamo pensare tuttavia a un antica razza di uomini (Man) che scesero sulla Terra e crearono la vita fondando un grande impero (Atlantide). In seguito si trasferirono nelle isole britanniche creando un culto stellare simboleggiato dai numerosi megaliti, ma senza rinunciare alla loro tecnologia.

I megaliti di Irlanda, Regno Unito e isole limitrofe ci parlano chiaramente anche di una razza di giganti cattivi che obbligarono il popolo ad innalzare menhir. Vi fu poi l’avvento di giganti buoni che con l’aiuto del popolo della notte consigliarono di innalzare dei dolmen per placare i giganti. Il popolo della notte fu la stessa razza dei Man citati. Aiutarono il popolo inglese? Sembra che l’immane confusione che regna attorno ai megaliti inglesi e le sue leggende ci faccia optare per teorie che non solo sono strane di per sé ma che comunque cozzano con altri elementi a nostra disposizione. Forse l’elemento chiarificatorio risiede nel simbolo di Manannan, ovvero un cerchio con tre gambe tanto simile al simbolo della Sicilia, ovvero la trinacria. Come spieghiamo questo parallelismo di simboli? Vuole alluderci alla grande razza atlantidea che si disseminò per tutta l’Europa innalzando megaliti misteriosi? Questi Man citati erano gli antichi abitanti di Atlantide che usavano una tecnologia avanzata? Come vediamo la figura di Manannan si inserisce con forza all’interno dei miti dei continenti scomparsi. Tali elementi sono infissi anche nelle antiche culture della mezzaluna fertile e di tanti popoli mediterranei. La figura di Manannan è solo un altro pezzo o un'altra pedina dell’antica storia atlantidea che ricorre nei miti e nei fatti di tutta Europa. Il ricordo di questo potente signore riecheggia ancora nel folklore locale, celando i suoi segreti antichi e potenti: tuttavia l’antica storia del mondo ci appare più chiara e ricca di elementi nuovi; sta a noi, scoprirne altri e accostarli con i vecchi in un quadro chiaro e preciso.

PASQUALE ARCIUOLO

Bibliografia:

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G. Agrati, M. Letizia Magini, Saghe e Leggende Celtiche, Editore Mondatori

G. Agrati M. L. Magini, I racconti gallesi del Mabinogion, Xenia dizioni Milano 1982

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Arbois de Jubainville, Dieux en forme d’ animaux

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Wernick, Gli uomini dei megaliti, Roma 1985

Louis Charpentier, I Giganti e Il Mistero delle Origini

James Bonwick, Irish Druids And Old Irish Religion, Editore barnles&noble, New York

G. Berti, G. Gaudenzi, Miti dei Celti d’Irlanda, Lo Scarabeo, Torino 1994

Alexei Kondratiev, Il Tempo dei Celti. Guida alla Spiritualità Celtica,Editore Urra Edizioni

J. Halifax, Lo sciamano. Il maestro dell’estasi, Como 1990

G. Agrati, M. Letizia Magini, Saghe e Racconti dell'Antica Irlanda, Editore Mondatori

G. Agrati, M. Letizia Magini, Fiabe e Leggende Scozzesi, Editore Mondatori

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