LE CATTEDRALI GOTICHE

        Charles de Gerville, nel XIX secolo, diede il nome di “Romanico” a quella periodo artistico che va dal V al XII secolo d.C., alludendo ad un richiamo dell’arte di Roma imperiale. Il periodo successivo, verrà chiamato, dagli storici dell’arte, “Gotico”. Se il Romanico è caratterizzato da attributi quali la pesantezza e l’oscurità, il Gotico fu invece luce e leggerezza. Specialmente la luce sarà l’elemento peculiare del Gotico, e lo possiamo capire dal grande utilizzo di vetrate policrome, in tutte le cattedrali, al contrario delle pesanti pareti dipinte del periodo precedente. In questa nuova era, l’architetto diviene più importante del pittore.

 

SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE

CHARTRES
ST. DENIS, LA GENESI DEL GOTICO MARIA MADDALENA E NOTRE DAME
SENS IL SACRO GRAAL
 

SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE

          Intorno al 1140 iniziarono a cambiare le cose e, in Francia, sotto la spinta di San Bernardo di Chiaravalle, si cominciò col seguire certe tendenze artistiche innovatrici, da contrapporre ad altre di stampo Romanico. Le chiese romaniche erano caratterizzate dalla presenza di spesse pareti, con lo scopo di sorreggere grandi pesi, quindi, poche finestre, oscurità, coperture lignee facilmente degradabili per via delle tarme e più soggette ad incendi ma, soprattutto, erano caratterizzate dalla presenza di grosse colonne sui quali capitelli comparivano figure di mostri, diavoli e diavolerie. Lo scopo di queste orrende figure era quello di incutere più timore nei fedeli e, così, avvicinarle maggiormente alla Chiesa, in visione di un imminente fine del mondo. Ma San Bernardo non gradiva questi messaggi, così come, non gradiva né lo sfarzo della Chiesa, né la ricchezza ben espressa dai costruttori degli edifici ecclesiastici che, nel loro mestiere, si ispiravano alla maestosità dell’abbazia di Cluny, in Borgogna, importante centro della religiosità di quel periodo, attiva fin dal 910 d.C. A questa ricchezza della chiesa, a questo eccedere in sculture, San Bernardo proporrà un ideale di semplicità, di umiltà e di povertà, che espresse nel suo scritto “Apologia ad Guillelmum”, il famoso attacco all’ostentazione cluniacense. Presto, così, gli ideali di San Bernardo vennero diffusi in tutta l’Europa dall’ordine Cistercense, nato nell’XI secolo per opera di Roberto di Molesme proprio dal distacco di una corrente rigorista dall’ordine Cluniacense. Ma, l’ordine conobbe una rapida diffusione proprio per opera di San Bernardo, che fondò l’Abbazia di Clairvaux, ovvero Chiaravalle, nel 1115. L’obiettivo di San Bernardo, e dei Cistercensi, era un rigoroso ritorno alla regola di San Benedetto, quindi, una riforma monastica.

Quegli erano anni di guerre terribili, combattute in Medio-oriente. Dal 1099 Gerusalemme era in mano ai Cristiani e una seconda crociata era alle porte. Nel 1144 era caduta in mano degli infedeli, Edessa. Così, nel 1145, Papa Eugenio III bandì la crociata e diede incarico a San Bernardo di predicarla, per tutta la Francia. Ma non si potevano combattere gli infedeli solamente con la fede. Occorrevano le armi, un’organizzazione militare rispettosa però delle prerogative ecclesiastiche. Così, al Concilio di Troyes del 1128, San Bernardo, ancora lui, diede al neonato Ordine del Tempio una regola che rispondesse a tali esigenze, creando così un Ordine di cavalieri-monaci.

ST. DENIS

        Come abbiamo potuto notare fin’ora, San Bernardo di Chiaravalle era diventato un uomo importante nell’Europa dei suoi tempi. Egli era anche amico di altri importanti uomini di chiesa, quali Suger di St.Denis, Enrico di Sens e Goffredo di Chartres. L’unione di queste menti diede inizio al periodo delle cattedrali gotiche. Suger fu il più grande tra tutti. Nel 1122 iniziò a raccogliere i fondi necessari per la ristrutturazione della sua Abbazia, St.Denis, fondata in età carolingia e completata nel 775 dall’abate Fulrado. Fino al 1137, anno in cui iniziarono i lavori, fu impegnato alla corte del Re di Francia, Luigi VI. Successivamente, alla morte di questi, venne accolto come consigliere anche da figlio, Luigi VII. Ciò gli procurò grande fama e stima da parte di tutti i sudditi della corona. Basti pensare che fu proprio Suger ad ottenere la direzione del regno di Francia, durante la momentanea assenza del sovrano, partito nel 1147 per la seconda crociata in Terra Santa. L’abate sogno di far diventare St.Denis un importante centro di pellegrinaggio, come lo erano Gerusalemme, Roma o Santiago di Compostela. Cercò, negli ultimi anni della sua vita, di bandire una terza crociata che avesse avuto come centro proprio la sua Abbazia, ma morì prima di attuare i suoi piani. Tuttavia, sarebbe comunque stato ricordato, ma per altro. Come già detto, nel 1137 iniziò i lavori di ristrutturazione a St.Denis. Fece arrivare delle colonne dalle Terme di Diocleziano a Roma. Lui stesso, partì per cercare del materiale da costruzione nelle vicinanze. Progettò, seguendo le idee di San Bernardo, suo amico, la nuova abbazia, che divenne il modello per tutte le successive cattedrali gotiche. Suger non inventò nulla di nuovo, ma a lui spetta il merito di aver intuito le potenzialità architettoniche e simboliche di certe tecniche importate dalla Borgogna e dalla Normandia. Con lui, iniziò così a diffondersi l’uso del capitello con motivi floreali, al posto delle scene mostruose del periodo precedente; l’uso di vetrate policrome, delle volte a crociera, che permettevano di suddividere il peso della copertura su robusti pilastri laterali, e non più sulle pareti. Questi pilastri, sostituirono le colonne, dando un ulteriore senso di leggerezza all’edificio. Si trattava di un trucco visivo: piccole colonnine appoggiate alla colonna principale che davano un senso di leggerezza ma che, da sole, non avrebbero potuto reggere nemmeno se stesse! Facendo confluire tutto il peso sulle colonne portanti, le pareti divennero superflue così, al loro posto, sorsero grandi vetrate gotiche e leggere pareti interne, forate da bifore e altri spazi ornamentali. Era la vittoria della luce sull’oscurità. Ma non è tutto. Archi rampanti permisero di innalzare l’altezza degli edifici, comparvero guglie e rosoni circolari, immagine del cosmo, dell’infinito. E, soprattutto, si iniziarono a costruire edifici rispettando precise regole matematiche.

Tali regole rimasero segrete, tramandate dalle logge massoniche, fino al XV secolo, quando Matthias Roriczer ne rivelò l’esistenza e certi segreti. Un altro personaggio importante a cui fare riferimento è il piccardo Villard d’Honnecourt che ci lasciò il suo quaderno d’appunti, sulle cui pagine sono raccolte molte curiosità proprie dei costruttori di cattedrali gotiche.

Questi costruttori seguirono una certa logica, affidandosi cecamente alla matematica ed alla geometria, ma non solo, anche alla musica. Già San Agostino, nel suo “De Musica” aveva accostato la preziosa arte all’architettura. Lo stesso Suger, ci lasciò degli scritti interessanti, “Relazione sull’amministrazione” e “Libretto sulla consacrazione dell’abbazia di St.Denis”, in cui ritroviamo presente l’importanza per le arti del quadrivio. Figure fondamentali erano il quadrato (simbolo della materia, del finito e dell’uomo), il cerchio (simbolo dell’infinito e di Dio) e l’ottagono (unione del finito con l’infinito). Importante era anche il triangolo, con tre lati, tre angoli, figura perfetta. Dal cubo, invece, si partiva per costruire l’edificio, in quanto figura perfetta: 6 facce, 8 spigoli, 12 lati; quindi, in rapporto con gli accordi musicali di ottava, quarta e quinta, gli accordi perfetti. La stessa Creazione era vista come una composizione sinfonica. Importante era anche il pensiero di Dionigi l’Arepagita, filosofo greco del I secolo, perché identificato con San Dionigi, patrono del regno di Francia e Santo a cui era stata dedicata St. Denis. I due personaggi vennero ritenuti essere stati un’unica persona e, tale convinzione fu determinante per quanto riguarda il gotico, perché, in tal modo, gli scritti di Dionigi l’Areopagita vennero ritenuti “sacri”. Basti pensare che il filosofo Abelardo rischiò una condanna a morte solamente per aver affermato che i due erano due persone distinte. Anche da ciò, possiamo capire l’importanza dell’abate di St.Denis, l’abbazia di San Dionigi, di cui, si diceva, si custodivano le sacre reliquie. Dionigi l’Areopagita ci lasciò, nei suoi scritti, una filosofia dell’estetica che poi sarebbe stata ripresa da altri autori e interpretata in senso cristiano. Uno di questi fu Massimo il Confessore (VII secolo d.C.), a cui si deve l’importante scritto “Mystagogia”, studiata dall’abate Suger. La filosofia dell’estetica prendeva in considerazione le arti del quadrivio, in particolare la musica e la geometria. Secondo Ugo di San Vittore e Tommaso d’Aquino, la luce era elemento essenziale del bello, così come l’armonia delle forme geometriche, attraverso cui si pensava di poter arrivare a comprendere, a partire dal mondo “dell’illusione”, il “mondo reale” dei cieli. Modelli divini per eccellenza erano il Tempio si Salomone e quello di Ezechiele. Le loro proporzioni erano considerate perfette. Il Tempio di Salomone, cui dimensioni erano state dettate direttamente da Dio a Mosè, era: 60 cubiti di lunghezza, 20 di larghezza e 30 di altezza, con il Sancta Sanctorum di 20 cubiti di lunghezza, 20 di larghezza e 20 di altezza, un cubo perfetto. Le cattedrali gotiche verranno costruite utilizzando queste proporzioni perfette, così come molti altri edifici. Castel del Monte, in Puglia, è stato anch’esso costruito seguendo regole geometriche ben precise, su una pianta di forma ottagonale. Ma non si tratta solamente di un fattore estetico. Molti dettagli geometrici non potevano nemmeno essere visti dai fedeli, in quanto posizionati in punti nascosti, impervi, come nelle volte, etc. Si trattava di regole trascendenti la stessa comprensione dei fedeli, utili solo a creare un edificio perfetto, una “Gerusalemme Celeste” in terra. L’edificio ecclesiastico diveniva il Tempio di Gerusalemme, dentro cui avveniva qualcosa che trascendeva l’umano essere. Si trattava di regole dettate da Dio in persona, incomprensibili quindi per l’uomo.

Nel 1137, Suger mise mano alla facciata di St.Denis e, nel 1140, al coro. La navata non fu toccata per molti anni, per via della credenza che fosse stata consacrata, al tempo, da Cristo in persona. Vi si mise mano solamente nel 1149. In questo stesso periodo si pensò al transetto ed alle torri della facciata. Nel 1150 muore Suger, durante i preparativi della “sua” crociata, che non venne mai attuata.

SENS

        Amico di Suger fu Enrico, detto “il cinghiale”, arcivescovo di Sens. Questa provincia era la più importante della Francia intera; contava tra i suoi suffraganei anche i vescovi di Parigi e di Chartres. Anche qui, Enrico mutò l’aspetto della sua cattedrale, seguendo gli ideali di San Bernardo e dei suoi compagni. La conquista della luce fu alla base di tutti i lavori condotti a Sens. Anche qui, il rapporto d’ottava, 1:2, permea tutto l’edificio.

CHARTRES

        Il terzo, tra i costruttori, fu Goffredo di Lèves, vescovo di Chartres. Anch’egli, come Suger, faceva parte dei più intimi consiglieri del Re di Francia, Luigi VI. Attivissimo, partecipò a più di dieci concili e, come Suger e Enrico, mise mano alla sua cattedrale, ristrutturandola secondo i nuovi canoni. Sotto di lui, la scuola di Chartres passò il periodo di massimo splendore. Nel 1134 vi fu un grande incendio che distrusse parte della chiesa romanica ideata dal vescovo Fulberto nell’XI secolo. In quello stesso anno iniziarono i lavori di ristrutturazione, che interessarono la facciata. In particolare, fu rilevante la realizzazione del magnifico Portail Royal, il portone d’ingresso, archivoltato, adornato da figure di santi e martiri inscritti in lunghe lettere “I”, ad imitazione dei codici miniati borgognoni e cistercensi. Anche qui, si seguirono precise regole matematiche e geometriche. Figura principale, in questo caso, fu il pentagono. Un pentagono di lato 16, 44 mt., da cui si ricavarono le misure: 13, 99 (raggio della circonferenza in cui è inscritto), 32,90 (la somma di due lati, circa) e 8,64 (lunghezza del lato di un decagono inscritto nella stessa circonferenza).

I pilastri vennero innalzati per 8.64 mt., inoltre, ritroviamo la grandezza di 13,85 mt. sia per la distanza tra le colonne della navata centrale, sia per l’altezza dei pilastri delle navate laterali. Se dividiamo 16,44 per 10, otteniamo 1,644, che si avvicina moltissimo al numero aureo 1,618 (φ). È risaputo, infatti, che tale grandezza venne usata dai costruttori delle cattedrali gotiche. Prendiamo in esame ancora il pentagono usato a Chartres: se dividiamo una qualsiasi diagonale per il lato del pentagono, otteniamo ancora il numero aureo. La proporzione perfetta, che ottenne anche il matematico Leonardo Fibonacci (1170, 1240), creando una serie di numeri in cui il successivo è sempre la somma dei primi due (1 1 2 3 5 8 13 21 34 55…). Se dividiamo un numero per il suo precedente, otteniamo, ancora una volta, il numero aureo, 1,618… A quanto sembra, tale numero, ricorrerebbe molto spesso nella storia dell’umanità e sarebbe alla base della proporzione perfetta, dell’armonia. Quindi, sarebbe possibile ritrovarlo anche in natura. Basti vedere al microscopio un fiocco di neve, per capire quanto sia “geometricamente” perfetta la natura. Già conosciuto da Fidia, il più grande scultore e “architetto” dell’antichità classica, si dice fosse stato scoperto da Ippaso da Metaponto, vissuto nel V secolo a.C., e che, perciò, venne scomunicato dalla sua setta e lasciato morire in mare. Ciò, perché era stato visto come un sovvertitore dell’ordine, della tradizione. Ciò che sarebbe accaduto ancora quasi mille anni dopo con l’inquisizione. La storia, da che mondo è mondo, si ripete. Quindi, anche i costruttori di Chartres conoscevano la “sezione aurea” e la applicarono per la costruzione della cattedrale. Chartres era anche un grande centro di studi. Qui, si studiavano i manoscritti greci e arabi che giungevano dall’oriente e dalla Spagna (fino all’inizio del XIII secolo, ancora musulmana). Qui, i filosofi e gli studiosi cristiani, appresero molte nozioni scientifiche appartenenti ad altre culture, facendole proprie. Forse, tramite questi scritti, appresero del numero aureo e di altri segreti architettonici. Segreti che, successivamente, dovettero essere custoditi e trasmessi a successori. Per questo motivo, nacquero le logge massoniche, si pensa, proprio nello stesso periodo in cui venne ristrutturata Chartres. Sarebbe stato impensabile costruire un’opera del genere senza l’organizzazione simile. Nel 1194, un grande incendio distrusse gran parte della città di Chartres, compresa la cattedrale. Rimase in piedi solamente la facciata. Fin da tempo immemorabile, in essa era custodita una grande reliquia, il manto che la Madonna, secondo la tradizione, avrebbe indossato alla nascita di Gesù. Supponendo che esso fosse andato in fiamme assieme al resto dell’edificio, il popolo di scoraggiò. Bastò mostrare il manto alla folla per ridestare gli animi della gente e indurli a collaborare per la ricostruzione. Importanti furono i contributi del vescovo Rinaldo di Mouçon ed il cardinale Melior di Pisa, in visita in quegli anni in Francia. Grazie al loro sostegno, si lavorò assiduamente alla cattedrale e, in breve tempo, fu di nuovo in piedi. Venne ultimata nella prima metà del XIII secolo.

MARIA MADDALENA

        Come fecero i costruttori di cattedrali ad ottenere i fondi necessari per la realizzazione di queste grandi opere? Possiamo pensare a diverse ipotesi. La prima, ed anche la più ovvia, prende in considerazione le offerte, le donazioni ed il denaro (in forma di decime e simili, ma anche ottenuto tramite la vendita di reliquie, indulgenze etc.) che il popolo dava alla Chiesa. E, si tratta di grandi somme di denaro! La Chiesa stessa era solita organizzare grandi fiere, in giorni di feste in onore di Santi, anche con lo scopo di racimolare fondi da dedicare, tra le altre cose, alla costruzione di edifici ecclesiastici. Attorno a Notre Dame di Chartres venivano organizzate quattro grandi festività dedicate alla Vergine, in onore della sua “Purificazione”, “Annunciazione”, “Assunzione” e “Natività”. Ed attorno a St. Denis, Suger organizzò delle grandi fiere, chiamate Landit, cui ricavato andava tutto all’abbazia. Ma, per alcuni, tali fondi non sarebbero bastati alla costruzione di così impegnative opere. Molti, vogliono credere all’esistenza di un grande tesoro, portato in Europa dai Templari, durante i loro viaggi dalla Terra Santa. In tal modo, San Bernardo di Chiaravalle, potrebbe essere stato il fulcro di tutto questo, al centro tra l’Ordine cavalleresco da lui creato, ed i costruttori delle cattedrali, suoi amici. Ma non possiamo sapere quanto sia attendibile ciò. Di fatto, i cavalieri del Tempio, vennero tutti sterminati, nei primi anni del XIV secolo, per ordine di Filippo il Bello, Re di Francia, proprio desideroso di mettere le mani sul loro leggendario tesoro. Tuttavia, come colpito da una maledizione, Filippo morì senza esservi riuscito, lo stesso anno in cui venne giustiziato sul rogo anche l’ultimo Gran Maestro Templare, Jacques de Molay, nel 1314. Il tesoro dei templari, ammettendo che ne sia mai esistito uno, non venne mai trovato. Che sia in mano delle logge massoniche, si pensa, ancora attive? Logge che, ancora, custodirebbero importanti segreti. Difficile da dirsi. Per il momento, prendiamo buona l’ipotesi che, solamente il denaro racimolato tramite le numerose fiere del Regno di Francia dovette bastare per la costruzione di queste grandiose opere architettoniche. In effetti, l’ipotesi non è così assurda, anche perché dobbiamo immaginare ad un cantiere collettivo, al quale prendevano parte molte persone, desiderose di guadagnarsi, in tal modo, il paradiso, l’accesso al Regno dei Cieli. Ma esiste davvero un tesoro, o forse, potrebbe solo trattarsi di un grande segreto? In Francia sono state costruite molte cattedrali, ma solo alcune di esse sono dedicate a Notre Dame, la Nostra Dama, cioè la Madonna o, secondo alcuni, Maria Maddalena. Nello specifico, nel 1947 vennero ritrovati a Qumran una serie di rotoli identificati come il "Vangelo di Filippo". In questi, che non vennero accettati dalla Chiesa di Roma, si parla del viaggio compiuto dalla Maddalena attraverso il mare fino alla Francia, dove morì nel 63 d.C. a St. Baume.
Tale storia sarebbe d'altronde confermata dal manoscritto medievale dell'arcivescovo di Magonza, Raban Maar (776/856), dal titolo "La Vita di Maria Maddalena". Secondo questo scritto, Maria Maddalena attraccò a Ratis, ovvero Les Saintes Maries de la Mer. Poi, si spostò lungo la costa, convertendo la popolazione di allora al cristianesimo. Giunse a Marsiglia, poi a Rennes Le Chateau che, infatti, nel 1059, venne a lei consacrata. Successivamente, fu a Vezeley, anch'essa a lei consacrata nel 1096, anno in cui venne predicata la prima crociata e città da cui San Bernardo predicherà anche la seconda, nel 1147. Nella costituzione dell'Ordine Templare, redatto dallo stesso, si parla in
fatti dell'adorazione del culto della Maddalena . Così, sembrerebbe ovvio pensare che le stesse cattedrali di Notre Dame, sorte proprio per volere del Santo, dei cistercensi e dei cavalieri Templari, fossero dedicate a Maria Maddalena. Secondo questi scritti, la santa donna non era sola nei suoi viaggi, ma in compagnia di altre persone, tra cui la diretta discendenza di Gesù Cristo. Egli avrebbe avuto almeno due figli che, condotti in Europa, avrebbero dato vita ad importanti dinastie, tra cui quella dei re di Francia, Merovingi. Quindi, il San-Greal, non sarebbe altro che il SanG-real, ovvero il "sangue reale", la discendenza diretta di Cristo, portata in Europa da Maria Maddalena. Bérenger Saunière (1852-1917), parroco di Rennes le Chateau, durante i lavori di manutenzione della sua chiesetta, dovette trovare delle prove compromettenti, con le quali riuscì a ricattare il Vaticano e ad arricchirsi. Altre voci parlano, anche in questo caso, del tesoro dei Templari, ritrovato da lui nel terreno della chiesa durante i suddetti lavori. Infatti, da allora, l'edificio iniziò ad ampliarsi notevolmente. Ma non è tutto. Come già detto, solo alcune cattedrali gotiche sono dedicate a Notre Dame, più esattamente si parla delle cattedrali di Parigi, Chartres, Reims, Laon, Amiens, Rouen, Bayeux ed Evreux. Ebbene, guardacaso, se prendiamo una cartina della Francia e congiungiamo queste località tra loro, componiamo una figura del tutto simile a quella raffigurante la costellazione della Vergine. Sarà un caso? 

GIORGIO PASTORE

Fonti:

Dall'età longobarda al Gotico, a cura di G. Bora, G. Fiaccadori, A. Negri, A. Nova, Electa-Bruno Mondadori, Milano 2003.

Altre informazioni le trovate QUI (sul Codice da Vinci)

e QUI (sulla Massoneria)

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