Categoria: CULTURA GENERALE

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CULTURA GENERALE, PARANORMALE, SOPRANNATURALE, UFO

Fenomeni fortiani

DEFINIZIONE: Si dicono “casi fortiani” tutte quelle manifestazioni anomale archiviate dal noto ricercatore Charles Fort (1874/1932) nel suo famoso “Libro dei Dannati” (a cui seguirono altri tre poderosi volumi). Per lo più, Fort tratta di piogge anomale, persone e oggetti che scompaiono nel nulla, fenomeni fisici e paranormali inspiegabili. Quello delle piogge anomale è un fenomeno molto documentato a cui gli scienziati ancor oggi non riescono a dare una spiegazione. Si tratterebbe di piogge di “cose” che normalmente non dovrebbero venire giù dal cielo, quali neve in stagioni calde, fiori, latte, fuoco, sangue, pezzi di carne, sassi (freddi e caldi), uova, frutta e persino animali come rane, pesci e persino mucche. E queste cadute misteriose sarebbero accertate fin dal passato. Singolare sarebbe la caduta di una strana sostanza fibrosa simile a bambagia composta prevalentemente di silicio, verificatasi in diverse occasioni, in concomitanza con l’avvistamento di UFO. Le spiegazioni date dagli studiosi a tali fenomeni sono svariate. Si è pensato a trombe d’aria capaci di trasportare a grandi distanza tali oggetti, ma se si trattasse davvero di queste, perché riguarderebbe solo una categoria d’oggetti alla volta? Se si trattasse davvero di cicloni, assieme alle rane, ad esempio, si dovrebbero trovare erba, acqua, piante… invece no. Solo rane! Charles Fort ipotizzò che sopra di noi vi fosse una sorta di Mare dei Sargassi, percorso da “navi” di ogni genere, che lasciavano cadere parte del loro carico sulla Terra. Alcuni hanno associato il fenomeno in questione col fenomeno UFO, ipotizzando che tali carichi siano fatti cadere giù da oggetti volanti di origine aliena (non si sa per quali motivi). E se tali oggetti fossero una sorta di segnale mandatoci qui da uomini di un’altra dimensione? Anche a questo fenomeno non si è ancora potuto dare una spiegazione razionale, approvata dalla scienza. Giorgio Pastore INTRODUZIONE AI FENOMENI FORTIANI Molte volte, nel corso dei secoli, l’uomo ha assistito ad avvenimenti incredibili a cui non è riuscito mai a dare una risposta e che sono stati catalogati da Charles Fort, che li definì “fenomeni fortiani”. Fra questi fenomeni vi è l’apparizione di luci all’interno di grotte e soprattutto la caduta dal cielo di rane, pezzi di ghiaccio e di una strana sostanza chiamata capelli d’angelo, dei fili di un qualche materiale che si dissolvono al contatto tattile umano. La caduta di oggetti e animali dal cielo è documentata sin dai tempi dell’antica Grecia, vale a dire quando un gruppo di filosofi sofisti, che si trovavano ad un simposio, videro dei pesci cadere dal cielo. Si dice che proprio in quella zona nei secoli precedenti fosse piovuta una grande quantità ininterrotta di pesce, tanto che una piovuta durò per circa tre giorni. La cosa bella è che anche la Bibbia narra di questi fenomeni fortiani: prendiamo la seconda piaga d’Egitto e vediamo come Dio stesso afferma di voler punire gli Egizi facendo piovere un’innumerevole quantità di rane. Anche la settima piaga può essere definita un fenomeno fortiano: Dio fa piovere grandine mista a fuoco. Si dice che a Costantinopoli nel 472 d.C. sia piovuta della polvere nera che oscurò tutto il cielo per alcuni giorni. Ma a questo potrei dare io stesso una spiegazione plausibile. Avrete forse letto che nel 1882 eruttò il Krakatoa, un vulcano del Pacifico, che sprigionò una quantità immensa di cenere che giunse sino in Europa e cadde al suolo oscurando tutto il cielo per molti giorni. E’ possibile che in quell’anno possa essere eruttato un vulcano (anche se mi devo informare su questo fatto) che avrebbe provocato gli effetti ripetutisi successivamente nel 1882. Altre testimonianze riscontrano ancora analogie con la Bibbia, ad esempio nel 1110, in Armenia, nel lago Van, cadde un meteorite che colorò l’acqua di rosso (prima piaga d’Egitto) facendole perdere la propria potabilità. Inoltre quando cadde in Italia nel 1652 un meteorite, sul sito dell’impatto si ritrovò una stranissima gelatina “stellare”, mentre qualche anno dopo in Germania cadde una sostanza simile alla seta di colore azzurro. Appartiene sempre al 1600 la caduta di una sostanza burrosa in vaste aree irlandesi, che, data ai buoi malati, riusciva a curarli. Per quanto concerne i capelli d’angelo, si può solo dire che sono dei fili, simili a delle ragnatele, che hanno fatto la loro prima apparizione nel 1741 e che da quell’anno in poi saranno sempre presenti nella maggior parte dei fenomeni fortiani. La spiegazione scientifica ai capelli d’angelo è attribuita al dottor Clark, del museo di storia naturale di Londra, secondo cui, i capelli d’angelo non sono altro se non la secrezione di una specie di ragni (dunque ragnatele) che secernono la loro sostanza nelle giornate calde autunnali: il loro prodotto, secreto in forma liquida, si solidifica con l’aria e cade sotto forma di tele imbrigliate. Ma Clark non è riuscito a spiegarsi perché dopo qualche minuto i fili scompaiono dalla mano. Ecco le sue stesse parole: Ritengo che una specie di ragni sia responsabile del fenomeno descritto. Questi particolari ragni appartengono in genere alla famiglia delle Linyphiidae, le cui uova si schiudono in autunno. In questa stagione, nelle giornate soleggiate e calde, specialmente con cospicua rugiada mattutina, i ragni cominciano a disperdersi e a migrare per colonizzare nuove aree dove la quantità di cibo è maggiore. Il metodo usato è quello “aerostatico”: quando il sole fa evaporare la rugiada si creano correnti calde ascendenti, il ragno corre verso la cima di una pianta o di qualunque punto elevato e, alzando la parte inferiore dell’addome, emette un globulo di seta liquida. Questa seta viene come “filata” dalle correnti d’aria ed indurisce man mano che esce. Quando il filo è abbastanza lungo per sostenere il ragno, questo lascia il suo appiglio e vola nell’aria (…) Il singolo filo è molto sottile e scarsamente visibile (…) ma quando si intreccia con altri fili è molto più facile da vedere ed appare robusto ed elastico. Non so come spiegare la scomparsa dei filamenti dopo esser stati tenuti in mano. Potrebbe essere dovuta al fatto che i fili del cordone in questione non fossero intrecciati e che , manipolati, si siano staccati l’uno dall’altro, diventando impalpabili. Il filo del ragno non può sciogliersi, perché non è soggetto all’azione del calore; in realtà è meno solubile della seta. Ma nessun ragno è stato trovato durante la caduta dei capelli d’angelo, ma, come molti affermano, solo oggetti non identificati. Si prenda il caso della partita tra Fiorentina e Pistoiese nel 1954: i calciatori giocavano ma all’improvviso videro in cielo degli UFO che lanciavano dei capelli d’angelo, i quali, al contatto con i giocatori, svanivano nel nulla. Ai capelli d’angelo e agli animali si aggiungono anche molti strani oggetti, come ad esempio un oggetto maleodorante caduto, dopo aver provocato un grande bagliore, in Massachusetts, ricoperto di una peluria, di colore marrone cuoio, che però al contatto con l’aria era diventato come il colore del sangue venoso. Cosa potevano essere poi quei tizzoni ardenti a forma di V caduti nel 1857 in Illinois, scagliati da una nube molto densa di modeste dimensioni? Sempre in quell’anno, in California cadde zucchero e molte signore, raccoltolo, ne fecero dello sciroppo. Eclatante è il caso della grandinata del 1908 a Saint-Etienne-les-Remiremont, in Francia, in cui i chicchi di grandine, perfettamente sferici, con alcune creste nella parte superiore, come se fossero messe su uno stampo, che rappresentavano il busto della “Madonna Degli Eremiti”, perfettamente inciso. Oppure è da rammentare che nel 1955 in Ohio un contadino, durante l’aratura, vide cadere delle gocce rosse dalla protuberanza di una densa nuvola verde, rossa e rosa. Queste gocce, al contatto tattile, provocavano bruciore nelle parti colpite, come se si mettesse dell’alcool su una ferita aperta. Sembrava sangue, ma la cosa strana fu che distrusse tutta l’erba e l’albero di pesco del contadino. Due anni dopo in Francia caddero migliaia di banconote da 1000 franchi, ma nessuno ne rivendicò il possesso. Nel 1958, invece, in Louisiana, piovve per 2 ore e mezza solamente sopra una casa, mentre il resto del cielo era sereno. Il bello è che nessun meteorologo aveva previsto il fatto e di conseguenza non era riuscito tantomeno a capirlo. I fenomeni fortiani non consistono solo in caduta di oggetti dal cielo, ma anche dall’avvistamento di luci in movimento in cielo. Mi sto riferendo alle “earth lights”. Secondo alcuni le earth lights potrebbero essere dei fulmini globulari, anche se ciò è stato smentito da alcuni contadini che dicevano che quotidianamente erano accompagnati al lavoro da queste piccole lucine. Queste luci sono state viste molte volte, anche nel 1996, a Oliver Castle, mentre sorvolavano il campo di grano, incidendo un crop circle. Le earth lights sono state avvistate anche nello spazio dai satelliti artificiali da noi mandati per studiare la Luna e gli altri corpi celesti. Per quanto riguarda l’Italia diciamo solo che ogni sera si vedono delle strani luci nei pressi della cittadina di Sassalbo (in provincia di Massa-Carrara), al confine tra Liguria e Toscana. La popolazione è ormai abituata alla presenza di queste luci, che un tempo erano considerate le anime dei defunti che andavano a ritrovare i propri cari ancora in vita. Cosa sarà mai questa luce qui a sinistra? E’ forse di matrice extraterrestre, come d’altronde tutti i fenomeni fortiani? Esaminiamola meglio: Notiamo bene come varia il colore della sfera, che dal giallo centrale, diventa celeste nelle protuberanze. L’oggetto, al momento della ripresa, stava compiendo una specie di danza, assumendo diverse forme e colori. Se fosse possibile comprendere il mistero che si cela dietro a queste insignificanti lucine, potremmo giungere alla risoluzione di uno dei più importanti enigmi della storia dell’uomo. Esistono dunque gli extraterrestri? F.G.I. Fonti: http://www.cosenascoste.com/fenomeni-fortiani http://www.merlino.org/crops003.htm http://www.merlino.org/c-lights.htm http://www.merlino.org/sasslb.htm

CIVILTÀ SEPOLTE, CULTURA GENERALE, ESOTERISMO E MAGIA

Il Medioevo

Il 476 d.C. è un anno molto importante per la storia dell’umanità: questo infatti è l’anno in cui tramontò l’Impero Romano, esteso su metà del mondo allora conosciuto, creato a partire dalla battaglia di Azio, del 31 a.C., che vide la sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra e la glorificazione di Ottaviano, che da lì a poco sarebbe divenuto il primo Augusto di Roma, il primo imperatore. Ma la civiltà romana era più vecchia, ed era passato per una repubblica (dal 510 a.C.) e una monarchia, dal 753 a.C. (anno della fondazione di Roma). Nel 476 d.C. tramontava il grande sogno di un impero universale e iniziava l’era buia del Medioevo. Ma già da almeno due secoli, Roma aveva cominciato il suo declino. “Quando l’impero romano divenne vasto e i romani non ebbero più terre da conquistare, iniziarono ad uccidersi tra loro…”, infatti così fu. Nel 212 d.C. l’imperatore Caracalla, con un editto, permetteva a chiunque nell’impero (quindi non solo in Italia) di diventare cittadino romano. Questo portò a degli sanguinosi scontri tra i diversi pretendenti al trono imperiale, ora a portata di tutti, e non più solo dei “romani” di Roma. A partire dal III secolo d.C. iniziarono ad alternarsi ai vertici del potere generali eletti dal loro soldati, usurpatori del titolo imperiale, in molti casi provenienti dalle province, e non più italici. Ricordiamo Filippo l’Arabo, Massimino il Trace, etc. E barbari entrarono a far parte anche del Senato. Questa intromissione portò ad una perdita di unità dell’impero, alla nascita di un nuovo tipo di visione imperiale, non più prettamente “romana”, ma provinciale. Perduta questa ideologia, venne meno la ragione d’essere dello stesso impero, ormai in mano ai barbari, da cui per molti anni i romani stessi avevano cercato di difendersi inutilmente. Nel 476 fu un barbaro, Odoacre, eletto re di tutte le popolazioni barbariche in Italia, a prendere il potere. L’impero romano cessava d’esistere ufficialmente. Solo nell’800 d.C. Carlo Magno avrebbe dato vita ad una sorta di continuazione ideologica del primo, il Sacro Romano Impero, dopo una parentesi di circa 300 anni di dominazione ostrogota, bizantina e longobarda. In oriente, dall’età di Costantino (prima metà del IV sec. d.C.) esisteva l’Impero Bizantino, consolidato da Teodosio e suo figlio Arcadio e continuato da altri imperatori che riuscirono a rendersi indipendenti dalla pars occidentale e quindi a rimanere in piedi, quando questo crollò nel 476 d.C. E l’Impero di Bisanzio (Costantinopoli, fondata da Costantino nel 330 d.C.; l”odierna Istanbul), riuscì a resistere alle invasioni dei barbari, dei musulmani e delle popolazioni del nord/est dell’Europa di quel tempo, per molti secoli, finché nel 1458 d.C. non trovò anch’esso una conclusione. Il medioevo è un’età buia, sotto molti aspetti ancora da scoprire; è l’età delle streghe e dei sabba, dell’inquisizione, delle leggende di draghi, nobili cavalieri, santi, prodigi e luoghi favolosi, come il misterioso regno del Prete Gianni. Non è solo il periodo degli anni bui della peste e delle sanguinose guerre, ma anche quello di Dante, Petrarca e della rinascita culturale dal IX secolo, della rinascita della cultura attraverso i monasteri e le università. Così come, è l’età in cui si affermò l’indipendenza dei comuni del nord Italia dall’Impero. Dopo la caduta dell’Impero Romano e di una breve dominazione ostrogota e bizantina, giunsero nel VI secolo d.C. in Italia i Longobardi (il nome potrebbe derivare dal fatto che avevano lunghe lance, o lunghe barbe). Questi dovettero vedersela coi Bizantini del sud e col Papato, fino a ché, nel 774, Carlo Magno non riuscì a conquistare Pavia e piegare il loro re Desiderio. Nell’800 nacque il Sacro Romano Impero, sotto un unico imperatore, il grande Carlo. Ma alla morte di suo figlio, Ludovico il Pio (nell’840), questo impero venne diviso tra i figli di quest’ultimo, Carlo il Calvo, Lotario (che riceveva anche la corona imperiale) e Ludovico il Germanico. Da allora, iniziarono anche a crearsi gli stati nazionali di Francia e Germania. Da allora queste parti dell’impero avrebbero conosciuto destini propri e separati l’uno dall’altro, sotto il comando di propri re.Quando morì Carlo il grosso, nell’888, la dinastia dei Carolingi si estinse e l’Italia finì in mano di signori ricchi e potenti che rivendicarono una discendenza di sangue imperiale, finché non scesero dalla Germania gli Ottoni. Ottone I, Ottone II e Ottone III regnarono in Italia nella seconda metà del X secolo d.C. Nel 1002 moriva Ottone III e con lui il suo sogno di una “Renovatio Imperii”, cioè di un ritorno ad un impero universale, come lo era stato al tempo dei romani. Ma non era tanto credibile un imperatore tedesco in abiti romani. Ormai l’Italia e la Germania, di fatto, non facevano più parte dello stesso Impero, ma di due regni distinti, diversi. Dopo gli Ottoni ci fu un’altra breve parentesi italiana, con Arduino d’Ivrea (dal 1002 al 1004) e poi ritornò un sovrano tedesco, Enrico II. Dopo alcune iniziali rivolte popolari, alla fine, rimasero in Italia imperatori di stirpe germanica, i quali ebbero sempre a che fare coi diversi poteri locali presenti nella penisola, il Papato, i Longobardi dei principati di Benevento e Salerno, i Bizantini, nonché con invasori come gli Arabi (nell’827 conquistarono la Sicilia, nell’846 saccheggiarono addirittura Roma e dall’847, e per un trentennio, costituirono un emirato arabo a Bari), gli Ungari (che si convertirono al cristianesimo nell’anno 1000 cessando le ostilità) e i Normanni, che scesero in Italia come invasori, ma poi vi rimasero come alleati del Papa e delle forze locali del meridione. Questi riuscirono a conquistare tutto il sud Italia respingendo Arabi e Bizantini. Dall’unione della normanna Costanza d’Altavilla con Enrico VI, imperatore tedesco del Sacro Romano Impero, nacque alla fine del XII secolo Federico II. Suo nonno era stato quel Federico I Barbarossa che nella seconda metà del XII secolo aveva dato tanto filo da torcere ai Comuni del nord Italia (alleati nella cosiddetta “Lega Lombarda”, sorta nel 1167), per via dell’attribuzione delle regalìe, cioè i diritti imperiali. Nel 1183, con la Pace di Costanza, terminava questa lotta, con la vittoria dei Comuni, che tuttavia riconoscevano solo formalmente di essere sottomessi all’Impero. Di fatto, invece, ottennero l’indipendenza e la possibilità di autogestirsi. Da allora infatti, vennero redatti Statuti e ordinamenti comunali, si cominciarono a costruire palazzi del municipio e giunsero i Podestà, esperti del diritto in grado di governare meglio in una realtà comunale più evoluta rispetto a quella degli inizi dell’XI secolo, quando ancora c’erano solo i consoli (governatori non professionisti) e i consigli cittadini. Tuttavia, questi comuni ebbero ancora a che fare con Federico II, sempre per gli stessi motivi. La sovranità dell’imperatore, doveva essere riconosciuta di fatto, ma i comuni non ne volevano sapere. Dopo aspre lotte, la vinsero i Comuni, alleati al Papa (Federico II venne scomunicato due volte da Gregorio IX e venne deposto nel 1245, al Concilio di Lione, da Innocenzo IV). federico II venne bollato addirittura come l’anticristo! Nel 1248 veniva sconfitto a Parma dai Comuni e nel 1249 capitolò anche suo figlio Enrico a Fossalta. Nel 1250 moriva Federico II e aveva termine questo conflitto tra Impero, Papato e Comuni del nord-Italia. Da allora, l’Impero non fu più presente in Italia, detenendo solo un potere formale. Il potere, di fatto, passò in mano alle Signorie, che avevano avuto una parte sostanziale durante la lotta contro l’Impero, impugnando le armi dalla parte dei Comuni. Questi Signori, nelle diverse città italiane, fecero strada e alla fine finirono per ottenere il comando di ampi territori regionali. I Visconti (poi sostituiti dagli Sforza) a Milano, i Medici a Firenze, gli Estensi a Ferrara, I Gonzaga a Mantova, etc.Tale situazione durò fino alla fine del XV secolo, quando la Francia, l’Impero (ora in mano agli Asburgo) e la Spagna iniziarono a espandersi e di conseguenza a guerreggiare tra loro in territorio italiano . Nel 1492 veniva anche scoperta l’America e cambiava di fatto la visione del mondo, che dal Mediterraneo, diveniva davvero globale. Con l’estendersi dei confini del mondo conosciuto, si incrementavano i traffici commerciali, che ora interessavano anche l’Africa (circumnavigata agli inizi del ‘500) e le Americhe. Il mondo stava cambiando, divenendo più simile a quello che conosciamo noi oggi. L’età medievale era terminata, per lasciare posto a nuovi drammi, nuove guerre, ancor più sanguinose delle precedenti (a causa dell’invenzione della polvere da sparo), a nuove vicende, sotto certi aspetti molto simili alle precedenti. Giorgio Pastore

CIVILTÀ SEPOLTE, CULTURA GENERALE, PARANORMALE, SOPRANNATURALE, UFO

Anacronismi

Per anacronismo intendiamo sia un fatto che avviene in un tempo in cui non poteva avvenire, sia un oggetto ritrovato dagli archeologi in strati di terra molto più antichi di quanto dovrebbero essere. Quindi, per usare un altro termine, un anacronismo è un fatto o un oggetto “fuori dal tempo”, ovvero, inserito in un contesto temporale che non è il suo. La nostra preistoria, così come la nostra storia, è colma di anacronismi. Qui di seguito, riporto alcuni tra gli anacronismi più importanti. Ulteriori informazioni potete trovarle nel libro Dèi del Cielo, dèi della Terra, di Giorgio Pastore – Eremon Editore MAPPA LUNARE DI 5.000 ANNI FA Si tratta di un reperto straordinariamente dettagliato, ritrovato nel 2001 a Knowth, fino a poco tempo fa un’anonima cittadina irlandese. Oggi è famosa perché vi è stata scoperta una mappa della Luna antica di 5000 anni. Lo straordinario reperto è costituito da un insieme di graffiti e incisioni praticati con schegge di quarzo sul soffitto di un tumulo funerario. La sepoltura in questione si trova all’interno del complesso di Newgrange, nella contea di Meath, la più antica struttura architettonica irlandese, risalente ad oltre 5000 anni fa, in pieno Neolitico. La luna, fin dall’antichità, era venerata dai popoli celtici. Era vista come un dea madre che dava loro sicurezza. Così cominciarono a studiarla. La tomba con la mappa sono state scoperte dal professor Philip Strooke, dell’Università dell’Ontario occidentale in Canada, il quale, durante un sopralluogo nella zona di Knowth, notò la straordinaria somiglianza delle nostre attuali mappe lunari con quella riportata sul soffitto della costruzione. L’archeologo, sovrapponendo le tracce dei graffiti presenti sul soffitto del tumulo ad una moderna mappa lunare, ha riscontrato la somiglianza. All’interno del vano funerario, in corrispondenza del punto dove era stato deposto il defunto, sono state ritrovate altre raffigurazioni di stelle e mezzelune. Ciò fa ritenere che gli astri possedessero una forte valenza per le popolazioni che abitavano questi luoghi. La scoperta desta stupore soprattutto per lo straordinario dettaglio, difficilmente raggiungibile con osservazioni ad occhio nudo dalla Terra. Ma allora, come fecero quei popoli primitivi a studiare la superficie lunare? Il cannocchiale fu inventato da Galileo Galilei solo nel XVII sec. dopo Cristo. LA MAPPA DI PIRI REIS La mappa di Piri Reis è un documento realizzato a Costantinopoli nell’anno1513 d.C dall’omonimo ammiraglio della flotta ottomana e scoperto solo nel 1929 nell’antico Palazzo Imperiale di Costantinopoli. In essa è raffigurata la costa occidentale dell’Africa, la costa orientale del Sud America e la costa settentrionale dell’Antartico. Ciò sorprende, visto che l’Antartide fu scoperto solo nel 1818. Inoltre, nella carta, la Terra della Regina Maud è sgombra dai ghiacci, cosa che secondo gli studiosi ortodossi sarebbe stata possibile solo migliaia di anni fa. Il vero enigma rappresentato da questa carta geografica non è tanto l’aver disegnato un continente scoperto circa tre secoli dopo, ma averlo rappresentato senza la coltre di ghiaccio che lo ricopre da almeno 8000 anni. Piri Reis per disegnare la sua mappa utilizzò altre carte, originariamente depositate con ogni probabilità nella Biblioteca Imperiale di Costantinopoli, ma esse andarono perdute. Un caso molto simile è rappresentato da un’altra carta geografica, quella di Buache, del 1737, a quanto pare, copiata da antiche carte greche. Anch’essa mostra l’Antartide privo di ghiacci, così come era nel Paleolitico. Come facevano gli antichi a conoscere la linea costiera dell’Antartico? Dove sono finite le carte sorgente disegnate da questi? E soprattutto, chi erano questi antichi che già migliaia di anni fa conoscevano la topografia? Erano forse uomini del futuro venuti nel nostro mondo da un altro universo? Qui sopra: Mappa Piri Reis Bibliografia: Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Editore LE SFERE METALLICHE DEL SUDAFRICA Sudafrica. In tempi recenti, vennero rinvenute delle sfere metalliche con scanalature lungo tutta la loro circonferenza, conservate in un blocco di pirofillite, alla quale venne assegnata un’età di 2,8 miliardi di anni. Chi viveva sulla Terra prima ancora dei dinosauri? Bibliografia: Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Editore LA PILA DI BAGHDAD Un famoso esempio di anacronismo è la famosa pila conservata al museo di Baghdad e antica di 2000 anni. Fatta di terracotta, alta 15 cm, la pila ha l’aspetto di un vasetto rivestito internamente da uno strato di pece, predisposto a contenere un cilindro di rame contenente a sua volta un bastoncino di ferro isolato con un tappo d’asfalto. Tale reperto, simile ad altri, conservati nei musei iracheni e berlinesi, sarebbe ancora oggi in grado di produrre energia elettrica. Chi conosceva tale scienza nel mondo antico? Bibliografia: Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Editore GLI INGRANAGGI DI ANTIKITERA Ancor più sconcertante fu la scoperta, nel relitto di una nave affondata qualche secolo prima di Cristo nel Mediterraneo, del meccanismo di Antikitera. Esso venne rilevato in una pietra vecchia parecchie centinaia d’anni. Sottoposta all’esposizione di raggi X, la pietra rivelò al suo interno una serie di ingranaggi simile al meccanismo interno di un orologio. Una tecnologia impossibile per quei tempi. Giorgio Pastore Bibliografia: Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Editore IL CRANIO DI BISONTE Qualche decennio fa, Sotto i ghiacci siberiani, fu scoperto un cranio di bisonte vissuto in Siberia nel Giurassico. Esso presentava un perfetto foro circolare sulla fronte, opera di un proiettile d’arma da fuoco. Fu questo colpo ad ucciderlo. Ma chi adoperava armi da fuoco al tempo dei dinosauri? Giorgio Pastore Bibliografia: Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Editore L’ENIGMA DEI DINOSAURI Se prendiamo in considerazione la scienza ufficiale, i dinosauri avrebbero dovuto dominare la Terra nel periodo di tempo che va dai 120 ai 64 milioni di anni fa circa, mentre la scienza fa risalire la nascita dell’uomo solo a 2, massimo 3 milioni di anni fa, ma con tutta probabilità, gli scienziati si sbagliano. In molti casi sono state rinvenute orme umane nello stesso strato in cui erano contenute orme tridattili appartenute ai sauri. La superficie della Terra è formata da vari strati di terreno, e più si va in profondità, più si dovrebbero ritrovare reperti antichi (secondo la scienza ufficiale – tecnica archeologica della stratigrafia). Ora, se ascoltassimo gli scienziati ortodossi, impronte umane le potremmo (e dovremmo) ritrovare solo in strati di terreno risalenti ad un massimo di 3 milioni di anni fa, quindi relativamente superficiali, ma non è così. La scienza qui si contraddice. Sono state rinvenute impronte in strati di terreno molto più profondi e, inverosimilmente, anche ossa di dinosauri in strati molto più superficiali e, in certi casi, addirittura quasi in superficie, che spuntavano dal terreno (in Siberia). Una domanda nasce spontanea: È l’umanità ad essere più antica di quanto si pensa o i dinosauri ad essere molto più recenti di quanto affermano i libri di storia? In un caso o nell’altro la storia sarebbe comunque da riscrivere. Ci sarebbero molti esempi da riportare a riguardo, ma per non soffermarmi troppo ne esporrò soltanto alcuni. A Glen Rose, nel Texas, c’è il “Dinosaur Valley State Park” nella zona del Paluxy River, dove senza troppa fortuna è possibile rinvenire orme di sauri e di esseri umani affiancate negli stessi strati di terreno. Chi camminava (e in alcuni casi portava anche calzature!) assieme ai dinosauri (ed in certi casi, anche molto prima della loro venuta), parecchi milioni di anni fa? Si tratta forse delle impronte di uomini venuti qui da un altro universo? Molti reperti fossili inerenti sono conservati nel “Creation Evidences Museum”, a Glen Rose. Nel 1927, in Nevada fu riportata alla luce un’orma umana provvista di calzatura in uno strato di terreno antico 160/195 milioni di anni (40 milioni di anni precedente i dinosauri!). In Australia, sono state rinvenute orme umane pietrificate di grandi proporzioni a pochi metri da quelle di un brontosauro. Casi simili li possiamo riscontrare anche in Turkmenistan, Africa, Germania e in America. Bibliografia: Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Editore ANACRONISMI EGIZIANI Anche l’Egitto presenta molti anacronismi. Con quale scienza, gli antichi faraoni poterono costruire i loro imponenti monumenti, le piramidi e la Sfinge? Ad esempio, ancor oggi gli archeologi si chiedono cosa usassero in passato gli egiziani per produrre fori perfetti nella roccia. Se ne sono trovati parecchi, tutti perfetti. Sembrano prodotti da un trapano elettrico con punta di diamante, l’unico capace di perforare la dura roccia, eppure, l’attrezzo era sconosciuto in quei tempi. Inoltre, su certe pareti di piramidi e templi, sono presenti certe incisioni raffiguranti misteriosi arnesi dall’uso sconosciuto e degli oggetti simili a lampadine, con tanto di elettrodi e cavi. Gli egiziani conoscevano forse l’elettricità? E, in tal caso, da chi appresero questa scienza? Bibliografia: Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Editore EXCALIBUR Excalibur, la mitica spada di re Artù, non è stata mai ritrovata. Effettivamente, non si sa con certezza se lo stesso re Artù sia esistito realmente (si pensa possa essere stato un generale romano del VI secolo d.C.). Tuttavia, dietro ad ogni leggenda c’è sempre uno sfondo di verità storica. Alla sua mitica spada viene attribuito un potere straordinario, capace di annientare ogni nemico. Artù, con la spada datagli dal mago Merlino, era invincibile. Si diceva fosse stata forgiata direttamente dagli dei. Mettiamo il caso che Excalibur in realtà non sia stata una vera spada, ma in realtà, un’arma anacronistica per quei tempi. Magari un’arma da fuoco. Al tempo non ne esistevano (sarebbero state inventate solo nel XVI secolo) e non esisteva il termine “pistola” o “arma da fuoco”, per cui gli uomini del tempo potevano chiamare “spada” qualsiasi arma potessero impugnare. Merlino, l’uomo che la tradizione ci mostra essere un druido, mago, consigliere di re Artù, potrebbe essere stato un viaggiatore del tempo ed aver portato dal suo futuro un arma invincibile, l’Excalibur, e abbastanza conoscenze da poter compilare un libro di profezie, come effettivamente fece. IL FULMINE DEGLI ANTICHI Si dice, infatti, che gli Etruschi e i Romani tentarono di usare la tremenda forza del fulmine contro i loro nemici (non si sa esattamente come). Andò male a Tullo Ostilio che rimase folgorato, ma Porsenna riuscì bene a domare tale forza e se ne servì per liberare i suoi sudditi da un mostro chiamato, per una bizzarra coincidenza, Volt. di GIORGIO PASTORE AMAUR GED E IL MERAVIGLIOSO VOLO DI NATITA “L’Incontro” (tratto da “Il Meraviglioso Volo di Natita”, di Amaur-ged) Un sacerdote di nome Natita vissuto al tempo di Sesostri, terzo re della XII dinastia, descrive un volo da lui compiuto che definì meraviglioso, su una nave volante. A quel tempo la monarchia era divenuta potente, le arti in Egitto erano già molto sviluppate, grandiosi edifici ornati di pregevoli sculture decoravano le principali città. Quella dinastia si estinse con Senniofri, sorella di Ammeneun ultimo principe. Il sacerdote Natita racconta che trovandosi sulle rive del Nilo, non molto lontano dall’antico tempio di Dendera, scorse, posato sulla sabbia, uno strano ed enorme uccello. La paura gli consigliava di allontanarsi, la curiosità lo portava ad avvicinarsi, tanto più che due persone sostavano vicino quindi non doveva essere pericoloso, al volatile, Gli giunse una voce: “Non temere, si tratta di una nave volante, sali sopra con noi e potrai osservare dall’alto come sia fatta la terra, ti aspettavamo poiché hai raggiunto l’età della saggezza e quindi nulla di quanto vedrai ti stupirà”. Appena fu nel ventre del velivolo, questi si alzò, mentre le ali si muovevano lentamente. Istintivamente Natita guardò fuori da una finestra e vide le immen­se ali abbassarsi ed alzarsi, poi abbassarsi di nuovo e risollevarsi ancora; il loro movimento divenne gradatamente sempre più rapido. In basso si stendeva una vasta distesa d’acqua e il sacerdote comprese che andavano verso una terra di cui molti parlavano, ma ai più sconosciuta. Dopo avere superato quell’acqua che al giorno d’oggi è il Golfo Persico, arrivarono su una terra verdeggiante per enormi foreste, solcate da fiumi sulle cui rive sorgevano delle città, in lontananza si scorgevano dei monti altissimi. Il sacerdote guardava affascinato quel paesaggio coperto da una folta e verdeggiante vegetazione, molto diversa da quella della sua terra in cui la sabbia delContinue reading

CULTURA GENERALE

IL CASO BILLY MEYER

NUOVI ELEMENTI SUL FRONTE CLIPEOLOGICO Il caso del contattista svizzero Eduard Billy Meyer, ex gendarme ed agricoltore, non è solo uno dei casi più interessanti nella storia dell’ufologia per le foto definite autentiche, dopo una serie di analisi fatte tramite strumenti sofisticati, ma credo che il caso in questione fornisca nuovi elementi nel campo clipeologico.Per arrivare a questi nuovi elementi dobbiamo partire con i fatti che hanno dato vita a quello che con il tempo venne definito “il caso Meyer”: “Il 28 gennaio 1975, nel primo pomeriggio, lo svizzero Eduard Billy Meyer, lascia la propria casa colonica a bordo di un ciclomotore portando con sé la macchina fotografica e si dirige verso una meta per lui ancora ignota. Alle 14:00 Meyer giunge nella riserva boschiva di Hinwill quando avverte uno strano ronzio riempire l’aria. Alzato lo sguardo verso il cielo, la sua attenzione viene attratta da un disco, apparentemente metallico, che evoluisce nell’aria, lentamente, e comincia a scendere di quota. Ne vede perfettamente la struttura, una inferiore ed una superiore, divisa da una fila di rettangoli rossi, orientati verso l’alto, che circondano l’intero scafo. Meyer prende la macchina fotografica e scatta tre foto in rapida successione. Per circa sei minuti ogni cosa attorno a lui, compreso il disco nell’aria, sembra subire un effetto tipo “fata Morgana”, per cui i contorni dei corpi appaiono sfocati e tremolanti. Poi, dopo aver sfrecciato avanti e indietro ad incredibile velocità, in una frazione di secondo l’UFO scompare e il paesaggio riprende la sua dimensione visibile normale. Annunciato dall’inquieto abbaiare dei cani, dagli striduli versi dei corvi e da quel persistente ronzio, alle 14:32 l’oggetto riappare sbucando dalle nuvole, ondeggiando sempre più in basso, ed atterra silenziosamente a circa 180 metri dallo svizzero emanando un forte campo energetico che oppone come una forza “frenante” sull’uomo, il quale cade a terra sfinito. Dopo un minuto, dall’oggetto discoidale poggiato al suolo esce una figura umana, di media statura e di aspetto attraente. Una donna di corporatura esile, dai lunghi capelli che le ornano il viso, abbigliata con un vestito grigio aderente che termina con un supporto per un casco all’altezza del collo, avanza verso di lui e gli porge una mano per aiutarlo a sollevarsi da terra e gli si rivolge in perfetta lingua tedesca: “Tu sei un uomo coraggioso, ti abbiamo studiato per molti anni”. Semjase, così si presenta, è una pleiadiana scesa sulla terra per affidare a lui, Eduard Billy Meyer, intelligente e di buoni sentimenti, il seguente messaggio, destinato a tutta l’umanità: “Sopra ogni cosa si erge quell’Ente che governa la vita e la morte di ogni essere. È il Creato che ha fissato le proprie leggi invariabili ed eterne su ogni cosa. L’uomo è in grado di riconoscerle nella natura, se si impegna; esse rappresenteranno per lui il corso della vita e la via della grandezza spirituale, lo scopo della propria esistenza. Tuttavia l’uomo, succube delle proprie religioni, ed al tempo stesso di un falso insegnamento, altro non fa che umiliare il suo spirito, sempre di più avvicinandosi ad un abisso senza fine”. Durante questo primo incontro la bellissima pleiadiana avrebbe rivelato la continua presenza di entità extraterrestri interagenti con l’umanità sin da tempi antichissimi, elevandosi a dèi per esercitare potere sugli uomini. Semjase termina questo suo discorso incitando l’uomo a dedicarsi con sempre maggiore impegno alla ricerca e allo studio del Creato, vivendo in perfetta armonia della natura, al fine di evitare il collasso dell’intero pianeta Terra. La misteriosa fanciulla dichiara di essere portavoce dell’impegno della sua civiltà a collaborare per il bene universale, il progresso scientifico e per il raggiungimento della verità. Successivamente, secondo quanto da lui dichiarato, fu protagonista di numerosi altri contatti con i pleiadiani, i quali lo fecero loro messaggero, e per dargli credibilità fra gli uomini, gli permisero di fotografare e filmare dozzine di volte le loro navi spaziali, gli fornirono materiale roccioso di altri pianeti e metallo tratto dai loro velivoli e gli permisero di portare con sé dei testimoni che poterono assistere ai loro incontri. In questo resoconto abbiamo i primi due elementi clipeologici mentre gli altri li troviamo quando Meyer mostrò le foto da lui scattate al colonnello Wendelle Stevens che nel 1948 era stato nominato responsabile di un programma di ricerca USAF in Alaska. “Quando il colonnello Stevens ebbe modo di osservare le foto di Meyer, l’ex colonnello ebbe una reazione di sorpresa: non esisteva nulla di paragonabile nel suo archivio, nulla che si avvicinasse qualitativamente a quelle immagini. Le foto di Meyer si prestavano bene all’analisi: erano state tutte realizzate in luce diurna e mostravano distinatamente i dischi argentei su uno sfondo panoramico dato da alberi, montagne, prati; erano quindi ricche di punti di riferimento per individuare la genuinità e la posizione degli oggetti. Una foto mostrava addirittura una “nave a raggio” nei diversi momenti del suo volo attorno ad un abete, dove una forza misteriosa emanante dalla nave piegava lievemente i rami sommitali dell’albero. Per realizzare un fotomontaggio del genere sarebbe occorsa una somma non indifferente e delle attrezzature che all’epoca solo grandi centri con grosse risorse tecniche avrebbero potuto realizzare, del tutto al di fuori della portata di un contadino che viveva con 700 franchi al mese. Per dissipare i dubbi legittimi, Stevens decise di recarsi in Svizzera nel 1977 per studiare quello che sarebbe diventato “il caso Meyer”. Con l’aiuto di Meyer, Stevens ricostruisce tutta la vicenda: i luoghi degli incontri, le postazioni per le foto, i dialoghi con l’anziano pleiadiano Ptaah e con l’affascinante creatura femminile Asket, proveniente dall’universo Dal, la promessa degli extraterrestri di ritornare 11 anni dopo, le sue esperienze con Semjase, i voli spaziali sugli UFO, la sua filosofia, che Meyer definiva “insegnamento dello spirito”. Nei successivi incontri con Stevens, nel 1978, Meyer si sottopose e superò i test al “lie detector” e i suoi materiali furono affidati all’analisi del fisico Neil Davis, dirigente del “Design Tecnology”, specializzato in studi ottici, che concluse: “Dai risultati delle analisi effettuate è lecito ritenere che gli oggetti un questione non possono essere che corpi di grosse dimensioni posti ad una certa distanza dalla fotocamera”. Quattro fotografie furono inoltre sottoposte, in presenza dello stesso Stevens, all’esame del Dr. Robert Nathan del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, a Pasadena in California usando le attrezzature impiegate per analizzare le immagini inviate dalle sonde spaziali della NASA, arrivando alla conclusione della assoluta autenticità delle foto. Anche l’astronomo Michael Manin, specializzato in analisi ottiche e progettista della fotocamera della sonda “Mars Observer”, rimase sbalordito per l’assenza di indizi di falsificazione, analisi effettuate mediante computer all’avanguardia: “Per quanto mi è stato possibile vedere, posso dire che non siamo in presenza di un trucco fotografivo… Ritengo pertanto che le fotografie in questione sono autentiche… Alla storia del contadino che entra a tu per tu in contatto con una dozzina di extraterrestri, e dai quali riceve periodicamente visite non posso assolutamente credere, ma queste immagini sono più che attendibili. Esse rappresentano una indiscutibile prova dell’esistenza di qualcosa di concreto, sulla cui natura non sono in grado di pronunciarmi”. Questo secondo pezzo del caso Meyer ci mostra come le foto scattate da Meyer fossero vere e non false. Ma la prova più straordinaria dell’intera faccenda furono quattro piccoli frammenti metallici che lo svizzero consegnò a Stevens il 5 aprile 1978, asserendo che essi rappresentavano “tre dei sette componenti di cui le navi a raggio sono costituite”. Uno dei campioni metallici, composto da sferette di color grigio era in fase di autodissoluzione, fenomeno che Meyer attribuì alle condizioni atmosferiche tipiche della Terra. I campioni vennero analizzati dal prof. Walter Walker, dell’università dell’Arizona il quale scoprì che delle analoghe sferette grigie erano anche all’interno del secondo reperto, incastonate in una massa metallica solida. Quando egli ne staccò un frammento per analizzarlo al microscopio fuoriuscì del gas che frantumò il vetrino sul quale era stato riposto. Un altro frammento si presentava alquanto ossidato e quando si tentò di rimuoverne lo strato con un raschietto d’acciaio, apparvero delle striature rosse nel metallo. I campioni risultarono essere composti di varie leghe d’argento; uno risultò essere una lega estremamente complessa data da argento, alluminio, potassio, calcio, cromo, ferro, zolfo e silicio, con una notevole quantità di tulio (metallo rarissimo di valore superiore al platino), tutti contraddistinti da un elevatissimo grado di purezza. In un piccolo solco del campione, ingrandito 500 volte, furono trovati altri due micro-solchi, paralleli tra loro e uniti da sottilissimi canali che sembrarono artificialmente inseriti nel metallo. Qui si chiude il resoconto della storia sul caso Meyer, ma in esso vi sono quattro elementi che io credo possano collegarsi fra loro in modo da creare una valida ipotesi: Il primo elemento è la frase che la donna aliena di nome Semjase (una pleiadiana) dice a Meyer mentre lo aiuta a sollevarsi da terra”Tu sei un uomo coraggioso, ti abbiamo studiato per molti anni”. Il secondo è il fulcro dell’argomento del primo incontro tra Meyer e Semjase la quale gli rivela la continua presenza di entità extraterrestri che hanno interagito con l’umanità sin da tempi antichissimi, elevandosi a dèi per esercitare potere sugli uomini. Semjase termina questo suo discorso incitando l’uomo a dedicarsi con sempre maggiore impegno alla ricerca e allo studio del Creato, vivendo in perfetta armonia della natura, al fine di evitare il collasso dell’intero pianeta Terra. Il terzo elemento si cela sempre nel fulcro dell’argomento o per meglio dire in una frase “Tuttavia l’uomo, succube delle proprie religioni, ed al tempo stesso di un falso insegnamento, altro non fa che umiliare il suo spirito, sempre di più avvicinandosi ad un abisso senza fine”. Il quarto ed ultimo elemento riguarda due posti nei quali Meyer conobbe il colonnello Wendelle Stevens ed il prof. Walter Walzer. Il primo nel 1948 era stato nominato responsabile di un programma di ricerca USAF in Alaska ed il secondo faceva parte dell’università dell’Arizona. In base a ciò ho sviluppato un’ipotesi che entra molto bene nel campo clipeologico: Come ci dice la clipeologia, esiste la possibilità che gli alieni che sorvolano i nostri cieli siano le divinità delle varie religioni che sin dai tempi remoti controllano il nostro mondo. Quindi il caso Meyer o, meglio, i primi due elementi da me elencati vanno a rafforzare l’ipotesi clipeologica. Ovviamente ci sono altri elementi come ad esempio la classificazione delle razze aliene dove gli angeli della bibbia vengono messi nella categoria beta (troverete i dettagli nel libro DISCHI VOLANTI e ALTRI UFO di Alfredo Lissoni). Il terzo elemento si collega per un altro fattore, ossia al potere della Chiesa, la quale studia il fenomeno degli UFO tramite il radiotelescopio elettronico VATT. La Chiesa ne possiede uno in Arizona e l’altro in Alaska. Essa conoisce verità su di loro e quindi può ingannare il mondo come vuole senza rivelare cosa si nasconde dietro il loro dio o gli dèi. Ovviamente, se il mondo venisse a sapere la verità, tutto il potere della Chiesa crollerebbe (leggete l’aricolo sul Nuovo Ordine Mondiale, che parla del complotto tra Area 51 e Vaticano). Intatti, nella frase riportata Semjase afferma che “l’uomo è succube delle proprie religioni, ed al tempo stesso di un falso insegnamento”. E, quindi, per farla breve, quando dice “succube delle proprie religioni e di un falso insegnamento” intende che noi siamo succubi della Chiesa, che ci espone una verità totalmente diversa da quella reale ossia una falsa verità. Il quarto elemento: non sappiamo se ti tratti di una coincidenza o di una cosa prestabilita, ma due persone coinvolte nel caso Meyer per dimostrare l’autenticità delle foto sono collegate all’Alaska e all’Arizona. Guarda caso, lì dove sono situate le due strutture del VATT. È un caso forse? Non nego che potrebbe benissimo trattarsi di una coincidenza, ma se non fosse così? Il Vaticano e il governo statunitense gestivano la questione già nel 1977? L’ipotesi non è assurda visto che la nascita della scienza ufologica va collocata nel 1947 con il crash di Roswell. Quindi, restando sempre nel campo delle ipotesi, se partiamo dal presupposto che il rapporto tra Vaticano e governo statunitenseContinue reading

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UFO: il fenomeno

UFO, Unidentified Flying Objects. In italiano, OVNI, Oggetti Volanti Non Identificati, anche conosciuti come “dischi volanti”, per via della forma discoidale appunto di alcuni di essi. Come dicono questi stessi acronimi, si tratta di tutti quegli oggetti volanti, avvistati in cielo, non identificati, quindi non assimilabili ad alcun mezzo di trasporto a noi noto. Il termine venne coniato dall’aviazione statunitense nel 1952 in seguito all’avviamento di alcuni strani veicoli effettuato dal pilota Kenneth Arnold il 24 giugno 1947. Esattamente, egli segnalò la presenza di nove insoliti oggetti volanti in formazione mentre sorvolava lo spazio aereo nelle vicinanze del Monte Rainer, nello stato di Washington. Tali veicoli viaggiavano come sassolini lanciati sulla superficie di un lago, con moto irregolare. Da qui, il termine “flying saucers” (letteralmente “piattini volanti”). Il pilota li descrisse piatti, sottili, a malapena visibili e di due tipi: alcuni erano simili a dei tondi tagliati sul retro, altri erano simili a delle mezzelune, curve nella parte anteriore e appuntiti sul retro. Questo fatto suscitò l’interesse dei mass media, i quali iniziarono a trattare più seriamente il fenomeno UFO. Infatti, quello di Arnold non fu di certo il primo avvistamento della storia. Il fenomeno era già noto da anni, se non da secoli. Nel 1933 precipitò un aeromobile sconosciuto nei pressi di Milano. Il caso venne subito seguito dall’OVRA, la polizia segreta fascista, che insabbiò tutto. Risale al 1947 il presunto ufocrash di Roswell, New Mexico. Tuttavia, già nell’antichità vennero visti più volte oggetti volanti di origine sconosciuta. Gli antichi romani li chiamavano clipei ardenti (era chiamato “clipeo” lo scudo dei soldati romani; tali oggetti volanti rassomigliavano quindi ai loro scudi). Alcuni artisti li raffigurarono persino nei loro quadri in epoca medievale (anche se, secondo alcuni scettici, si tratterebbe solo di macchie e scarabocchi da non riconnettere al fenomeno UFO). Ricordiamo la Natività del Maestro del Tondo Miller, risalente al XV secolo e conservato a Palazzo Vecchio a Firenze, in cui si vede uno strano oggetto nel cielo dipinto dell’artista. Potrebbe sembrare solo una semplice macchia, se non fosse per il fatto che nel quadro, in secondo piano sullo sfondo, sono anche rappresentati un uomo e un cane intenti a guardare il cielo, proprio come se stessero osservando l’insolito oggetto volante. Ad ogni modo, esistono anche numerosi falsi e presunti avvistamenti, del tutto spiegabili. Specialmente oggi, nell’era del digitale. Spesso, vengono scambiati per UFO anche banalissimi aerei, lampade cinesi, palloni sonda, droni e aerei militari di ultima generazione. La domanda che dovremmo porci è: qual è la natura di questi oggetti? Quando si è riusciti a escludere che si tratti di oggetti spiegabili, cosa dovremmo pensare? La stragrande maggioranza delle persone crede che gli UFO provengano da altri pianeti, esterni al sistema solare. Se così fosse, ci troveremmo di fronte a extraterrestri molto evoluti, capaci di viaggiare nel cosmo, probabilmente usufruendo di una tecnologia che noi possiamo ancora solo sognare. Altri ipotizzano che questi oggetti volanti provengano da altre dimensioni, come è stato riportato in un rapporto dell’FBI risalente al luglio del 1947, reso pubblico di recente (https://vault.fbi.gov/UFO). Ogni anno, in tutto il mondo, numerosi testimoni, centinaia secondo le stime ufficiali, persone normalissime, affermano di aver visto un UFO. Tuttavia, esisteranno sempre persone scettiche, restie a credere nel fenomeno, e veri fanatici (esistono perfino religioni e sette incentrate sul discorso intelligenze aliene). E voi cosa ne pensate? Avete mai visto un UFO? Giorgio Pastore

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IL MISTERO

“Mistero”: cosa occulta, arcana, incomprensibile alla ragione umana. Gli elementi, gli aspetti di una cosa che non appaiono chiari. Per l’appunto, un mistero è un qualcosa di non chiaro alla ragione umana. Ma quanto importa all’uomo fare chiarezza? Magari nulla? Ne dubito. Da sempre, l’uomo ha avuto necessità di fare chiarezza, ovunque e in ogni caso. La chiarezza sta alla base della cultura, e della realtà. Ovvero, della cultura reale, scientifica, empirica, in linea col pensiero degli umanisti e dei dotti che almeno dal ‘500 iniziarono ad indagare con metodo scientifico i misteri della nostra Terra. Perché con metodo scientifico? Esistono altri metodi (vi chiederete voi)? Certo. Già nel medioevo si indagava la natura delle cose terrene (e non), ma per lo più ci si rifaceva al pensiero dei filosofi greci del passato, mutuato o non dai dotti arabi e spagnoli. Fino al XIII la Spagna era ancora musulmana. È normale che dotti di origine araba siano venuti in contatto con uomini di cultura europea in senso stretto. Questi dotti musulmani portarono in occidente, dall’oriente e dalla Grecia, in particolare, una cultura nuova per gli uomini del medioevo europeo. Portarono nuove tecnologie, scritti in lingua araba e originali in lingua greca. D’altronde, ogni volta che si ha l’incontro tra culture diverse, si ha quasi sempre uno scambio culturale reciproco, la storia ce lo insegna. Basti pensare alla cultura della Grecia arcaica, frutto dell’incontro con il vicino oriente. Oppure ciò che accadde nell’impero romano, unione di popoli molto diversi tra loro. E soprattutto, ciò che accadde dall’incontro tra Roma e i barbari, dal III secolo d.C., da cui poi si originò la civiltà moderna. Ma ci potrebbero essere numerosi altri esempi. Dall’incontro tra filosofi arabi (quali Averroè o Avicenna) e filosofi europei, specialmente francesi e italiani, prese vita la Scolastica, ovvero la scuola dei filosofi medievali del XIII secolo, soprattutto gravitante attorno a Parigi, che imbastirono un proprio sistema filosofico ispirandosi agli scritti di Aristotele, ovvero, alla traduzione araba dei suoi scritti, per questo, tale pensiero fu detto anche “averroismo”, dal nome occidentalizzato del filosofo arabo Abn-al-Rashid, detto appunto Averroè. E l’Aristotelismo, rimase in vigore, come “religione” ufficiale dei dotti dell’epoca, almeno fino al ‘600. Questi, instaurarono una sorta di conservatorismo scientifico, che non voleva sentire ragione. Ciò che aveva detto Aristotele, naturalmente adattato alla religione cristiana, era sacrosanto. Una sacrosanta verità che nessuno poteva permettersi di mettere in dubbio, a meno che non volesse pagare sulla sua pelle tale affronto. Infatti, all’epoca, esisteva l’inquisizione, una sorta di spietata giustizia “divina”, gestita dai domenicani, uno degli ordini mendicanti neo-creati dal papato nel XIII secolo. E con l’inquisizione non si scherzava. O dicevi quello che volevano sentirsi dire, o venivi messo al rogo, affinché le tue carni trovassero la giusta purificazione. Certo, metodi coercitivi di imporre false verità. E dire che, in effetti, non è mai stata abolita! La “Santa Inquisizione” formalmente è ancora in vigore, ma i tempi sono cambiati (per fortuna) e il papa non avrebbe più il coraggio di mandare al rogo chi non la pensa come lui, anche perché sicuramente, si tratterebbe di un numero elevatissimo di persone. Nel medioevo il cristianesimo occupava un posto di primo piano nella società. Oggigiorno, sono molte le persone che si definiscono cristiane, o cattoliche, ma di fatto, pochi rispettano alla lettera i dogmi della chiesa. Frutto delle rivolte del passato, del liberalismo, dei mutamenti sociali del XX secolo, del ’68, dei tempi… Col Rinascimento, l’uomo (per l’appunto) rinasce. In tutte le sue forme. Artistiche e culturali. Da allora, l’uomo ha iniziato a guardare il mondo con altri occhi, e col dubbio che l’aristotelismo potesse non essere una verità assoluta. Furono uomini come Leonardo da Vinci, Galileo Galilei, Newton e Copernico, che condussero per mano l’umanità verso l’empirismo e verso l’illuminismo, l’età della ragione. Empirismo è un termine che indica un concetto simile a quello descritto dal termine scienza. Basarsi su un procedimento empirico, non significa altro che basarsi su prove, fatti, su qualcosa di sperimentabile empiricamente, cioè concretamente. La scienza è tale quando deriva dalla realtà, cioè quando è frutto di esperimenti concreti. Con l’età della ragione, l’uomo capì che non poteva più affidarsi ciecamente agli scritti di Aristotele e simili, ma se voleva indagare la natura del suo pianeta, doveva fare da sé. Magari poteva prendere spunto dagli scritti degli antichi, ma il suo compito maggiore divenne verificare empiricamente ciò che era scritto da secoli. Ora, poteva. L’uomo del XVI secolo incomincia ad avere i mezzi necessari per analizzare e sperimentare tali affermazioni. Così, di esperimento in esperimento, nel corso degli anni, si arrivò a formulare una nuova concezione scientifica dell’umano essere. Basata su prove, fatti reali, non più su ipotesi fantasiose. Nel corso di molti secoli, l’uomo si è impegnato affinché ogni mistero della Terra venisse risolto, e ancor oggi continua questa indagine, magari aiutato dalla tecnologia, dal computer e da altre tecniche avanzate di ricerca, come il carbonio 14, la fotografia aerea e satellitare, o magari con l’aiuto di più discipline insieme (cosa difficile ancora agli inizi del ‘900). Oggigiorno, si tende a colmare definitivamente le distanze presenti tra i diversi campi scientifici, tra le diverse discipline. Perché tutto questo? Perché l’uomo ha sete di conoscenza. E, ad una conoscenza totale ci si può arrivare solo svelando ogni mistero dell’umanità. Molti direbbero “impossibile!”. Può essere, ma io non do mai niente per scontato. Penso che il genio umano ci abbia sorpreso così numerose volte, che ormai potrebbe anche essere possibile sperare un giorno di arrivare ad avere una sapienza universale, magari non domani, magari in centinaia d’anni. Dire il contrario equivale ad affermare l’incapacità umana, cosa che non dovrebbe mai essere fatta. Solo indagando i misteri della Terra, l’uomo arriverà a questa sapienza universale e così facendo, farà in modo, che lo sforzo di tutto il genio del passato non venga mai dimenticato nell’oblio del tempo e dello spazio.