Categoria: PARANORMALE

FANTASMI, PARANORMALE, PSICOLOGIA E PARAPSICOLOGIA, SOPRANNATURALE

FANTASMI

CLASSIFICAZIONI SPETTRI E GHOST HUNTER a cura di CIPRIANI DANIELE PRIMA TIPOLOGIA: SPIRITI Sono le anime delle persone morte che tornano nei loro luoghi di origine per mettersi in contatto con i viventi. Per comunicare con gli spiriti si è soliti riunirsi in sedute medianiche. Famosa è la storia delle due sorelle Fox che affermarono in passato di poter comunicare con loro tramite “l’alfabeto dei colpi”. SECONDA TIPOLOGIA: INFESTAZIONI In inglese “hauntings” dal verbo “to haunt”, ossessionare. Lo spettro infestatore è strettamente legato e vincolato ad un luogo o ad un oggetto. Le infestazioni possono essere di carattere maligno oppure innocue, il più delle volte è proprio quest’ultima a manifestarsi. Il loro modo di agire è conscio del fatto che convivono con esseri viventi. Famosi sono i casi delle dame bianche o dei monaci. Non si manifestano solo in luoghi chiusi ma anche in campi di battaglia, acquedotti e luoghi aperti. TERZA TIPOLOGIA: FAMILIARI Per i tedeschi “Banshee” sono legati ad una determinata famiglia. Le apparizioni risultano inquietanti per via dei loro lamenti notturni. Sono uditi solo dai componenti della famiglia e predicono un lutto imminente. GHOST HUNTER L’indagine di un ghost hunter non è un uscita serale in un luogo dove dicono di aver visto un fantasma. L’operazione si divide in 3 fasi importantissime e indivisibili se pur diverse tra loro. FASE 1: ATTIVITA’ D’UFFICIO Per prima cosa bisogna indagare sul luogo ove andare ad indagare successivamente. Documentarsi sulla storia del posto, conoscere le storie dei precedenti o attuali proprietari. Se il luogo è una casa allora sarebbe utile avere il progetto originale, indicazioni, cambiamenti e ristrutturazioni; nonché più notizie possibili. FASE 2: INDAGINE SUL POSTO Dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni del caso per accedere al luogo. Si eviti qualunque tipo di intervento esterno o burla che possa interferire con l’indagine. Solitamente le attività si svolgono in orari notturni ma una visita nel luogo di giorno è consigliabile per avere un po’ di conoscenza e per muoversi meglio. Prima di iniziare a tirar fuori le attrezzature necessarie bisogna attendere la prima apparizione e qui basterà una macchina fotografica per scattare una o due foto del luogo (Da considerare molto attentamente la suggestione e di conseguenza si stia attenti a non farsi ingannare da fruscii del vento rumori del tutto normali e così via). Quando si è riusciti a capire qual è il luogo dove è più probabile che avvenga l’apparizione si mira ad indagare proprio nel suddetto luogo. Si inizi a girare misurando temperatura,pressione con contatori Gauss ed EMF attivi pronti a cogliere cambiamenti di radiazioni e campi elettro-magnetici rilevanti; il tutto con i strumenti di registrazioni pronti ad essere attivati. Se si avvista un fenomeno paranormale si inizi a compilare la scheda tecnica di avvistamento. Si continuino a scattare foto, a spargere del talco per eventuali impronte e si proceda a scandagliare il posto con i raggi UV. Al termine della serata importane è sigillare porte e finestre per evitare l’intervento di estranei. Si torni la sera successiva e così via per una serie di sere a priori stabilite. FASE 3: ATTIVITÀ DI LABORATORIO Si tratta di analizzare tutte le prove ed i rilevamenti prelevati in loco. Analisi digitale di fotografie,audio e video. Si vedano i valori registrati da i contatori Gauss ed EMF per vedere se sono o meno nella norma. Dopo aver eseguito le sopraindicate fasi si archivi il tutto e se ne discuta con persone del campo; elaborare una teoria del fenomeno.   EQUIPAGGIAMENTO DI UN GHOST HUNTER BLOCK NOTES: utile per schizzi del luogo e per scrivere idee sul momento; REGISTRATORE PORTATILE: se si hanno sensazioni di rumori, è sempre bene registrare i suoni dell’ambiente per riascoltarli in seguito; TORCIA: essenziale per visite ed indagini notturne; TALCO: per rilevamento impronte; TERMOMETRO BAROMETRO IDROMETRO: per verificare cambiamenti di pressione temperatura ed umidità nel luogo (buoni identificatori di fenomeni paranormali); CRONOMETRO: per misurare la durata del fenomeno; EMF: “Electro magnetic field detector”, rilevatore di campi elettromagnetici; MACCHINA FOTOGRAFICA: per foto a colori o in bianco e nero; MACCHINA PER FOTOGRAFIE INFRAROSSE E UV: le foto normali difficilmente rilevano alcunché, più importanti quindi i negativi le foto UV e nell’infrarosso (fotografano la luce che non si vede con gli occhi); LAMPADA UV (Ultravioletta): certe tracce come il sangue rappreso si notano solo con lampade UV; WALKIE TALKIE: se si va in gruppo è un ottimo metodo di comunicazione; DANIELE CIPRIANI

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VITA, MORTE E REINCARNAZIONE

COSA C’È DOPO LA MORTE? Fin dall’antichità l’uomo si è posto la domanda di cosa ci sia dopo la morte. C’è il nulla, come sostenevano gli Epicurei? Marx esalta Epicureo come «il più grande illuminista greco», sottolineando il suo tentativo di liberare l’uomo dalla servitù degli dei. Epicureo riprende il materialismo atomista di Democrito. Tutto è composto di elementi indivisibili (gli atomi), eterni. Secondo lui, la vera conoscenza ci libera dalle nostre paure, in special modo da quella della morte: “finché ci siamo noi essa non è, quando è lei noi non ci siamo più”. Per cui, secondo gli Epicurei, la morte non deve preoccupare l’uomo, perché quando si muore non si è più nulla, quindi non si hanno più né paure, né preoccupazioni di alcun tipo. Tuttavia, altri hanno sentito il bisogno di credere in qualcosa dopo la morte. Questa ci spaventa, proprio perché ci è oscura. E immaginarsi cosa ci potrebbe essere dopo ci aiuta, in un certo senso, anche ad affrontarla più sereni. Per questo, ma anche per volontà di conoscenza, si sono scritti centinaia di libri su cosa ci può essere dopo la morte. Esistono anche varie testimonianze di quei pochi che sono “ritornati indietro”. Infatti, in certi casi, è capitato che persone morissero per qualche attimo e poi venissero riportate in vita dai medici, oppure abbiamo casi di persone che si risvegliano da un coma e raccontano storie molto suggestive. Queste, nella maggior parte dei casi, ci hanno raccontato di una sorta di “vita oltre la morte”, di un mondo parallelo al nostro, dove è possibile rincontrare i nostri cari defunti e vivere senza problemi in mezzo a loro. Ogni popolo e cultura ha il suo “paradiso” (e il suo “inferno”). Nell’antico Egitto, ogni persona si pensava fosse composta da cinque elementi diversi: l’ombra, l’ankh, il ba, il ka e nome. * L’ombra non altri che l’involucro materiale dell’ “anima” del defunto e veniva identificata con il cadavere; * l’ankh è la “chiave della vita”, cioè la chiave che metaforicamente consente al defunto l’accesso nell’aldilà; * il ba è la personalità del defunto, l’essenza posseduta in vita e a cui è permesso visitare la terra. Infatti è raffigurato come un falco dalla testa umana; * poi, c’era il ka. Gli Egizi pensavano che il ka fosse creato contemporaneamente al corpo di cui era un doppione; * il nome permetteva, se rievocato, al defunto di sopravvivere in eterno (nei ricordi delle persone). Senza il nome l’essere non può esistere. Per questo, in certi casi, quando qualcuno subiva la “damnatio memorie” di quei tempi, si usava cancellarne il nome dai vari monumenti che lo ricordavano. Il rito funebre è composto da varie fasi che vengono eseguite dai sacerdoti che seguono le indicazioni scritte nel Libro dei Morti. Una sorta di cartina per potersi orientare nell’aldilà egizio. Il corpo del defunto seguiva una via, l’anima un’altra: il corpo veniva mummificato dai sacerdoti, in tal modo si otteneva il mantenimento della forma fisica del morto, così come l’aveva avuta in vita. Si iniziava con l’asportare il cervello con dei ferri attraverso le narici, poi si procedeva con lo “svuotare” l’addome e i quattro organi più importanti (fegato, polmoni, stomaco e intestino) venivano deposti nei vasi canopi. Poi, il corpo veniva trattato con il nitron, e veniva riempito di aromi e sostanze che ne garantivano la conservazione. L’anima del defunto invece doveva essere giudicata da un tribunale divino. Ritroviamo tale scena (detta psicostasìa) numerose volte sui papiri egizi. Essa si ritrovava di fronte ad una bilancia, su cui piatti venivano posti, una piuma (simbolo di Maat, la dea della verità) e il cuore del defunto, che se era puro, pesava quanto la piuma. In caso contrario, il defunto non poteva accedere all’aldilà e non gli era concesso di congiungersi con Ra, così veniva dannato e divorato dalla “Divoratrice”, un essere metà coccodrillo, metà ippopotamo. Invece, nei miti scandinavi, troviamo il Walhalla, una stanza fantastica dell’Asgard, dalle pareti d’oro e bronzo, attraverso cui si giungeva passando cinquecentoquaranta porte dorate. Era il luogo in cui si ritrovavano gli eroi morti in battaglia, portati lì dalle Valkirie, dopo essere stati giudicati dal dio Wotan (Odino). Gli eroi defunti, detti anche Einherii, passano il tempo banchettando e allenandosi in visione della battaglia finale, che avverrà nel giorno del Crepuscolo degli dei. Sia i Greci che i Romani credevano fermamente che l’anima del defunto sopravvivesse e che vegliasse su di loro aiutandoli nei momenti di bisogno. In questo modo veneravano i loro defunti considerandoli come divinità protettrici delle loro case. Essi potevano essere consultati da chiunque, attraverso la divinazione, ovvero l’interpretazione dei “segni” che di volta in volta potevano manifestarsi. I romani avevano ripreso buona parte della mitologia greca, così come la tradizione che dovesse esistere un paradiso ed un inferno. Il regno degli inferi veniva collocato a seconda, nelle terre dei Cimmeri, in Campania presso il lago di Averno, in Sicilia, o in Arcadia. Di esso facevano parte i Campi Elisi (di cui parlò Virgilio), dimora ultraterrena degli eletti. Agli empi invece era riservato il Tartaro quale luogo di pena. L’Elisio viene localizzato da Omero all’estremità del mondo, e da Esiodo, col nome di Isole dei Beati (Avalon? Atlantide?), presso le correnti dell’oceano. Gli induisti invece credono nella reincarnazione, ovvero nella trasmigrazione dell’anima da un corpo ad un altro nel momento della morte (o da lì a poco). Un uomo può reincarnarsi in un altro uomo, in una donna, ma anche in un qualche animale. Nelle sue vite precedenti Buddha era stato ad esempio una tartaruga, una scimmia, un elefante e una lepre. A queste bestie, perciò, viene portato rispetto, ma anche a tutte le altre che pure, per successive reincarnazioni, possono raggiungere il “Nirvana”. Il Nirvana è il “paradiso” degli induisti. Rappresenta la pace dei sensi, la pace assoluta che l’anima del defunto può trovare alla fine del suo ciclo di reincarnazioni. La chiave di tutto è il Karma. Ognuno di noi ha il suo Karma, cioè lo scopo finale che si dovrà raggiungere passando attraverso diverse reincarnazioni, diverse vite in cui la persona troverà sempre più la perfezione e la pace, avvicinandosi sempre più alla sua meta. Il Karma è una legge di causa-effetto, ad ogni azione corrisponde una reazione. Per cui è un percorso soggettivo e non è fatto solo di conquiste, ma anche di retrocessioni (in seguito ad errori commessi durante la propria vita). Così, la vita attuale di ognuno di noi è il risultato delle esperienze e delle azioni accumulate in tutte le vite precedenti, e ciò che faremo in questa vita, ci servirà nella prossima. I Musulmani, così come gli Ebrei e i Cristiani, credono che la vita presente sia solo “una prova” in attesa della vita dopo la morte, che sarà “la vera vita”. La vita terrena è una sorta di preparazione e di processo in visione della vera vita ultraterrena. I punti fondamentali della fede comprendono: il Giorno del Giudizio, la Resurrezione, il Paradiso e l’Inferno. Quando un Musulmano muore, viene lavato, di solito da un familiare, avvolto in un lenzuolo candido e sepolto con una semplice preghiera, di preferenza lo stesso giorno del decesso. Durante tale cerimonia la brevità della vita del defunto viene ricordata e celebrata. Secondo il Profeta sono tre le cose che aiutano il defunto anche dopo la morte: la carità che ha svolto durante il suo “passaggio” sulla terra, la conoscenza che ha trasmesso e le preghiere a lui rivolte da parte di un figlio giusto. Giorgio Pastore   REINCARNAZIONE Chi eravamo nelle nostre vite passate? Gli induisti, ma non soltanto loro, credono nella reincarnazione, ovvero nella trasmigrazione dell’anima da un corpo ad un altro nel momento della morte (o da lì a poco). Un uomo può reincarnarsi in un altro uomo, in una donna, ma anche in un qualche animale. Nelle sue vite precedenti Buddha era stato ad esempio una tartaruga, una scimmia, un elefante e una lepre. A queste bestie, perciò, viene portato rispetto, ma anche a tutte le altre che pure, per successive reincarnazioni, possono raggiungere il “Nirvana”. Il Nirvana è il “paradiso” degli induisti. Rappresenta la pace dei sensi, la pace assoluta che l’anima del defunto può trovare alla fine del suo ciclo di reincarnazioni. La chiave di tutto è il Karma. Ognuno di noi ha il suo Karma, cioè lo scopo finale che si dovrà raggiungere passando attraverso diverse reincarnazioni, diverse vite in cui la persona troverà sempre più la perfezione e la pace, avvicinandosi sempre più alla sua meta. Il Karma è una legge di causa-effetto, ad ogni azione corrisponde una reazione. Per cui è un percorso soggettivo e non è fatto solo di conquiste, ma anche di retrocessioni (in seguito ad errori commessi durante la propria vita). Così, la vita attuale di ognuno di noi è il risultato delle esperienze e delle azioni accumulate in tutte le vite precedenti, e ciò che faremo in questa vita, ci servirà nella prossima. Anche i primi cristiani credevano in una sorta di reincarnazione. Il cristianesimo nacque in un periodo storico in cui una parte del mondo greco-romano aveva accettato, sulla scia dell’orfismo, del pitagorismo e soprattutto del platonismo, una dottrina secondo cui le anime sono soggette a successive reincarnazioni (metempsicosi = passaggio delle anime). Col tempo, la Chiesa ha definito meglio il dogma secondo cui i cristiani, in base alle azioni che compiono in vita, devono raggiungere il Paradiso oppure l’Inferno. Nel Purgatorio invece sostano coloro di cui il giudizio è incerto, in attesa del verdetto finale. “La reincarnazione non è un fenomeno a sé stante, non avviene da solo, indipendentemente. Utilizzando una metafora, forse riuscirò a spiegare meglio il concetto. Provate ad immaginare che la reincarnazione sia simile a uno specchio: ecco, può avvenire soltanto se c’è qualcosa che si riflette nello specchio stesso. Lo specchio da solo non ha nessuna utilità. L’immagine che vediamo nello specchio è certamente il riflesso di qualcosa che si trova altrove (…) A questo punto, proviamo a sostituire lo specchio con qualcos’altro. Al posto dello specchio, poniamo le persone che desiderano e che hanno bisogno di questa reincarnazione. La reincarnazione è la conseguenza diretta dei desideri, del karma e del contesto sociale delle persone fra le quali la reincarnazione si manifesta. Per semplificare, possiamo tranquillamente dire che il karma e la reincarnazione sono strettamente collegati fra loro. Non possono manifestarsi da soli (…) Il Dalai Lama non è importante soltanto perché è una reincarnazione di una serie di precedenti Dalai Lama. Prima di lui, ce ne sono stati altri tredici, alcuni dei quali anche molto famosi e popolari in Tibet. Il Dalai Lama ha sue proprie eccelse qualità. Egli è un esempio incomparabile d’intelligenza e di compassione (…) [Ven. Gedun Tharchin, Geshe Lharampa]. Esistono casi evidenti di reincarnazione. Ad esempio, celebre è il caso di quel bambino di cinque anni che portato dai genitori tra le vie di una città a lui straniera e che vedeva per la prima volta, ad un certo punto, iniziò a “ricordare” di essere già stato lì precedentemente, corse via, i genitori lo inseguirono, finché il bambino non si fermò di fronte alla porta di una casa dicendo: “io abito qui”. Naturalmente non era così, tuttavia, visto l’insistenza del bambino, che non voleva più andarsene via da quel posto, i genitori furono costretti a bussare alla porta. I proprietari della casa si dimostrarono ospitali e lasciarono che il bambino andasse per la casa in giro per le stanze. Il fatto strano fu che sembrava proprio averla già vista quella casa, sapeva bene dov’era la camera da letto, il bagno, la cucina e… quando entrò in un’altra buia stanza disse: “questa è la mia stanza”, “questi sono i miei giocattoli”. Le persone che vivevano lì confermarono di aver avuto un bambino, che era morto guarda caso poco più di cinque anni prima. Allora chiesero al bambino come si chiamasse, e lui rispose con un nome che non era il suo. Era il nome del bambino defunto, che un tempo aveva davvero abitato lì. E lui non avrebbe dovuto saperlo.Continue reading

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TRATTATO DI PARAPSICOLOGIA

a cura di Daniele Cipriani INTRODUZIONE La parapsicologia è quella branza della scienza che studia i Fenomeni Psi. “Psi” è la XXXII lettera dell’alfabeto greco e della prima lettera della parola Psiche. Il termine è ben accetto perché è più semplice trovare consenso su una parola che su di una sigla; ad esempio le parole “meta”psichico, “para”normale,”sopra”normale si richiamano comunemente alla magia o all’occultismo, branche che non corrispondono allo studio parapsicologico. Si usa dire, ed è accertato in quasi tutte le branche del sapere, che un uomo può venire a conoscenza di informazioni a lui ignote solo tramite l’uso dei 5 sensi: Vista, udito, olfatto, gusto e tatto; talvolta tramite la logica. L’uomo non può venire a conoscenza di un fatto, logicamente e/o statisticamente imprevedibile, prima che lo stesso sia avvenuto. Affinché si possa quindi sviluppare una teoria sui fenomeni Psi si dovranno ricercare vie di interazione tra gli esseri viventi e l’ambiente. FENOMENI PSI I fenomeni Psi si dividono in fenomeni psicognitivi e psicinetici. I primi sono frutto di un interazione per ora ignota tra l’uomo e l’ambiente che porta all’acquisizione di una conoscenza o informazione. Comprendono la Telepatia, la Chiaroveggenza e la Precognizione. I fenomeni Psicinetici sono frutto di un interazione per ora ignota tra l’uomo e l’ambiente che portano a produrre un azione sul mondo esterno, e sono costituiti dai Fenomeni Pk e Psicocinetici. Passiamo ora alla definizione dei primi tre fenomeni sopraindicati. TELEPATIA È quel fenomeno psicognitivo per cui si ipotizza che un uomo possa acquisire una conoscenza interagendo con la mente di un altro uomo per vie ancora sconosciute. CHIAROVEGGENZA È quel fenomeno psicognitivo per cui si ipotizza che un uomo possa acquisire una conoscenza interagendo con il mondo fisico a lui esterno per vie ancora sconosciute. PRECOGNIZIONE È quel fenomeno psicognitivo per cui un uomo acquisisce una conoscenza di un avvenimento che deve ancora accadere e che è logicamente e statisticamente imprevedibile. La precognizione, affinché si consideri davvero avvenuta grazie all’intervento di un fenomeno psi, bisogna che soddisfi tali requisiti: ­ I fatti devono essere comunicati per iscritto prima dell’avverarsi della precognizione; ­ I fatti debbono esser descritti minuziosamente con particolari che escludano coincidenze fortuite o interpretazioni di comodo o logiche; ­ La loro realizzazione non deve dipendere da chi esegue la precognizione; Un caso particolarissimo è la retrocognizione o Psicometria; fenomeno che implica che il soggetto o paragnosta, messo a contatto con un oggetto, ne racconti la storia (ovviamente per avallare la sopracitata teoria si ha bisogno di un oggetto del quale il paragnosta non sia venuto a conoscenza della storia tramite fonti reperibili a qualsivoglia persona). LA PSI, PRINCIPIO UNIFICATORE Telepatia, chiaroveggenza e precognizione sono tre manifestazioni del Bios (essere vivente), ossia capacità ancora ignote per le quali l’essere vivente stesso viene a contatto con eventi oggettivi e soggettivi del passato, del presente e del futuro acquisendone conoscenza. Anche al di fuori del limite dello spazio. Passiamo ora alla definizione dei rimanenti fenomeni: PK e Psicocinetici. PSICOCINESI È quel fenomeno per cui l’uomo può interagire con l’ambiente che lo circonda per vie ancora sconosciute (agendo a livelli Microscopici), da non confondere con la TELEPATIA che può agire anche a livelli Macroscopici. Un esempio di Psicocinesi spontanea è il POLTEGAIST. Viene chiamato anche sindrome RSPK (Recurrent Spontaneus Psychokynesis). Si tratta di un fenomeno legato alla presenza di una persona, per cui, in un certo ambiente, gli oggetti inizino a muoversi senza essere toccati. È doveroso distinguere i fenomeni in 3 classi, ove la prima rientra negli studi parapsicologici mentre le altre due, seppur associate da qualche scettico ignorante alla parapsicologia, non ne rientrano affatto. Prima Classe Esperienze fuori da corpo O.B.E. (Out of Body experience): Presuppongono l’esistenza di un corpo sottile o astrale capace di staccarsi dal corpo fisico e di proiettarsi anche in luoghi lontani. Fenomeni olfattivi,acustici e termici: Compaiono soprattutto durante le sedute medianiche, la loro denominazione è sufficiente a far capire di cosa si tratta. Psicofonia (o Metafonia): Si tratta di registrazioni su nastro di voci di origine sconosciuta dette anche “Voci dall’aldilà”. Materializzazioni e Smaterializzazzioni: Si verificano prevalentemente durante le sedute medianiche. Consistono nell’apparizione e scomparsa di parti del corpo o tutto il corpo intero del medium, talvolta anche di vegetali. (Anche chiamata “telepastia”). Apporti ed Asporti: Si identifica con questo termine la comparsa o scomparsa in un ambiente di norma chiuso di qualcosa che prima non c’era o rispettivamente c’era. Bilocazione ed Obe: Nella bilocazione a differenza del viaggio in astrale la persona proiettata fuori dal corpo viene percepita materialmente da altre persone distanti e potrebbe anche essere rivelata da strumentazione adatta. Levitazione (Modificazione di Peso): Si indica con il sopraccitato termine il sollevarsi in aria di un oggetto o di una persona contro le leggi di gravità finora conosciute. Ectoplastia: Termine che indica una sostanza amorfa e luminosa che fuoriesce dagli orifizi del medium durante una seduta medianica assumendo forme varie. Voce Diretta: Il fenomeno si verifica con voci più o meno chiare che provengono da parti della stanza ove è in attuazione una seduta medianica (in passato è famoso l’uso delle trombe di cartone attaccate ai muri). Pittura Diretta: La creazione di disegni senza l’uso di pennelli o strumenti allo scopo disegnati. Scrittura Diretta: il fenomeno avviene quando una penna, un gesso, una matita iniziano a scrivere senza essere toccate. Musica Diretta: Suono di strumenti senza che gli stessi vengano toccati. Xenoglossia: Il fenomeno si manifesta quando in trance il soggetto parla lingue a lui sconosciute, è uno dei fenomeni più sconvolgenti tra i fenomeni Psi. Azione su crescita di semi e piante: Molte piante crescono più o meno velocemente in posti o zone differenti e secondo molti è proprio l’azione dell’imporre le mani vicino alla pianta in ausilio alla volontà di farla crescere che fa sì che avvenga tale crescita (Bio-Psicocinesi). Seconda Classe (non rientrano del tutto nel campo parapsicologico). Fachirismo: Fenomeno per cui, persone, attraverso pratiche di concentrazione ed esercizi spirituali, raggiungono il dominio del proprio corpo restando inermi a dolori, digiuni, fatica e trafiggendosi o dormendo su letti di chiodi. Mummificazione (Carne, Uova,Oggetti): Fenomeno per cui certe sostanze soggette a putrefazione o decomposizione al contrario non subiscono i normali processi di deterioramento. Visione Dermoottica: Si tratta della capacità che hanno in paricolare dei bambini di leggere lettere o addirittura frasi o ancora distinguere colori tramite l’uso di polpastrelli, palmi, naso, orecchie o lobi. Incombustibilità: Fenomeno per il quale persone riescono ad entrare in contatto con forti fonti di calore rimanendone illesi. Terza Classe (Si trovano fenomeni con campi di ricerca a se stanti). Qui è sufficiente l’elenco ricordando che a dispetto di molti giornalisti o pseudo-scienziati questi fenomeni non hanno nulla a che fare con la parapsicologia. Astrologia, Alchimia, Magia, Demonologia, Possessione Diabolica, Stigmate, Yoga, Ipnotismo, Personalità alternanti. DANIELE CIPRIANI

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PARAPSICOLOGIA: Introduzione

Fin dall’antichità l’uomo ha voluto capire se ci fosse, e cosa ci fosse, dopo la morte. Gli stessi Egizi davano molta importanza all’anima, come dimostrano le numerose pitture trovate nelle loro tombe. D’altronde, i corredi funebri ci dicono tanto, non solo dal punto di vista archeologico, ma anche antropologico e spirituale. Se l’uomo del passato non avesse creduto nella sopravvivenza di un’anima dopo la morte del corpo, non avrebbe disposto nelle tombe oggetti personali del defunto, utili allo stesso nell’Aldilà. Così, presto si cercò di immaginare un Aldilà ideale, che assunse nomi diversi e, se un tempo si chiamava Paradiso, poi si chiamò Wallhalla o Eliseo. Ma perché l’uomo, ad un certo punto della sua storia, inizia a credere nella vita oltre la morte? Forse per arrivare a quel momento con meno paura. O forse perché già allora si capì che qualcosa di vero poteva esserci, che la morte non voleva dire “fine assoluta”. In epoca moderna, quando ormai la scienza stava facendo passi da gigante, ci furono perone che cercarono di razionalizzare scientificamente l’idea di una vita oltre la morte corporale, così nacque lo “Spiritismo”. Ciò avvenne specialmente in seguito alla comparsa in America di strani fatti che, a quanto pare, sembravano opera di entità defunte. Lo Spiritismo si diffuse presto in tutto il mondo, si formarono gruppi di studiosi e nacquero società e centri di Spiritismo. A seconda poi del diverso modo di procedere nella ricerca, lo Spiritismo di distinse in due diversi orientamenti: – Spiritismo scientifico; – Spiritismo (o spiritualismo) a sfondo esoterico e religioso; Il massimo esponente di quest’ultimo orientamento fu il francese A. Kardec (1804/1869), i cui scritti fanno testo tutt’oggi (nel 1875 pubblica il suo “Les livres des esprits”). Nei primi del ‘900, si pensava che certi strani fenomeni fossero dipendenti da forze sconosciute ma proprie dell’uomo (fenomeni di tipo animico) mentre altri fossero dipendenti dall’azione esterna di una qualche entità ¨fenomeni di tipo spiritico). Richet, per differenziare tali fenomeni, coniò il termine “Metapscichica”, e dal 1953 (anno del Congresso Internazionale di Parapsicologia di Utrecht, in Olanda) si affiancò a tale termine quello di “Parapsicologia”, parola coniata dal filosofo tedesco M. Dessoir (1867/1947). Studiare la Parapsicologia non è facile, perché non c’è più grande mistero della mente umana, intesa sia come mente fisica che come coscienza, quindi anima, magari in grado di sopravvivere anche alla morte fisica. In fondo, se pensiamo che l’anima è µna qualche forma di energia, dovrebbe essere normale per noi sapere che nessuna cosa si crea e nessuna si può distruggere, ma tutto si trasforma, liberando energia. Ogni giorno, in diverse parti del mondo, si compiono esperimenti con lo scopo di provare scientificamente la consistenza dello Spiritismo, l’esistenza di un qualcosa d’altro oltre la morte; l’esistenza dell’anima e la sua immortalità. Ma ciò non è facile, perché spesso i fenomeni Parapsicologici sono irripetibili, quindi non studiabili in laboratorio. Ma gli studiosi non si arrendono e ci provano lo stesso, magari derisi da altri loro colleghi perché, come Cristoforo Colombo, credono in un sogno e lottano per raggiungerlo, pur non immaginando dove arriveranno. Dott. Giorgio Pastore CLASSIFICAZIONE DEI FENOMENI PSI: I fenomeni detti PSI (cioè parapsicologici) si distinguono in due grandi campi: – FENOMENI PSICOGNITIVI (Interessano fenomeni di carattere mentale, detti anche “puri”, e prendono in considerazione quindi la TELEPATIA PURA e la CHIAROVEGGIENZA. Questo vuol dire che ciò che avviene riguarda solo la mente del medium, interiormente, senza alcun interferenza col mondo esterno); – FENOMENI PARAFISICI (Interessano fenomeni cui effetti si notano a livello fisico e non solo mentale, per cui rientrano in questo campo i fenomeni di TELECINESI, PSICOCINESI, LEVITAZIONE, SCRITTURA DIRETTA, POLTERGEIST, RAPS, VOCE DIRETTA, MUSICA MEDIANICA, GLOBI LUMINOSI, LAMPEGGIAMENTI, SCINTILLII, AURA e AUREOLE, PSICOFONIA, PSICOVISIONE, FOTOGRAFIA SPIRITICA, PSICOGRAFIA, GUARIGIONI PARANORMALI, STIGMATE, INCOMBUSTIBILIT, FACHIRISMO, MUMMIFICAZIONE, SMATERIALIZZAZIONE, COMPENETRAZIONE e FENOMENI DI TELEPLASTIA. Cioè, tutti quei fenomeni in cui un medium interagisce con l’ambiente circostante o in cui un fenomeno avvenga da solo e i cui effetti siano riscontrabili a un qualsiasi livello sensoriale). Per avere più informazioni a riguardo, consiglio: “INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA” di Enrico Marabini. CLASSIFICAZIONE DEI FENOMENI ESP: – la telepatia, la capacità di leggere nel pensiero e di comunicare attraverso di esso; – la telecinesi, la capacità di influire sulla realtà ¦isica con il pensiero; – la teleillusione, la capacità ¤i ingannare i sensi altrui; – la telecoercizione, la capacità di costringere altri individui a fare ciò che si desidera (diverso dall’ipnosi in quanto puì ¡ quanto sembra, superare anche l’istinto di conservazione del soggetto); – la telemetria, la capacità di conoscere il passato di un oggetto o di una persona venendo a contatto con essa. Dott. Giorgio Pastore  

PARANORMALE, SOPRANNATURALE

IL SEGRETO DELLE PIANTE

Il mondo del mistero da sempre affascina l’uomo. Fin dalla notte dei tempi ha sempre desiderato dare una spiegazione razionale a ciò che di razionale aveva ben poco. Nel XX secolo la caccia al mistero con tutte le sue sfaccettature ha attirato un pubblico di appassionati e di curiosi sempre maggiore con centinaia di libri e di riviste dedicati a queste tematiche. Parlare del mistero non si concentra soltanto sul dato antropocentrico in sé quanto piuttosto sui meccanismi “ignoti” della natura. Cosa provoca determinati fenomeni atmosferici? Perché si parla di universi paralleli? Come sono nati realmente la vita e l’universo? Gli animali hanno qualche particolare percezione che li guida durante la vita? Venne il turno dei vegetali come protagonisti del mistero e del mondo del paranormale, un caso decisamente singolare anche se decisamente poco conosciuto. Sebbene la teoria che i vegetali, le piante avessero qualche barlume di coscienza ci giunge già da Aristotele e soprattutto dall’Oriente come proiezione della vita e dell’universo (il concetto di giardino zen) è solo negli anni sessanta del XX secolo che si scopre come le piante hanno una percezione sottile e possono reagire con l’ambiente circostante tramite segnali. Nel 1966 un certo Backster dell’FBI newyorkese, massimo esperto all’epoca della macchina della verità, decise di applicare gli elettrodi dell’oggetto alla pianta presente nel suo ufficio, la Dracaena massangeana, per vedere cosa sarebbe successo nel momento in cui uno stimolo esterno avesse investito la pianta. Versando qualche goccia d’acqua sulle foglie notò come il galvanometro della macchina registrò un segnale. Non c’era dubbio la pianta aveva reagito allo stimolo esterno e se ciò era possibile allora significava che le piante avevano qualche sorta di personalità e quindi che fossero in un certo senso animate anche se non nel senso ortodosso del termine. Il fenomeno sorprese l’agente in questione incredulo di fronte all’evento a dir poco straordinario. Si spinse più in là e decise di vedere cosa sarebbe successo nel momento in cui sulla piante si fosse riversato un altro stimolo esterno questa volta negativo. La scelta cadde sulla bruciatura delle foglie; non fece neanche in tempo a tornare dall’altra stanza con i fiammiferi nelle mano che subito la pianta reagì di nuovo. Lo stimolo esterno non era stato ancora prodotto, come era possibile pertanto che questa avesse reagito? Backster ne dedusse che la pianta oltre ad avere una percezione che la portasse a rispondere a un fattore esterno avesse qualche capacità di leggere nel pensiero delle persone. Non c’era dubbio il campo della botanica si stava rivoluzionando e ulteriori esperimenti confermarono quanto Backster con quel semplice gesto quotidiano, il dare l’acqua alla pianta, sospettava. L’agente dell’Fbi fece del proprio ufficio un vero e proprio laboratorio di sperimentazione avanzata scoprendo come le piante fossero sensibili a qualsiasi gesto loro fatto sia negativo sia positivo. Non solo erano sensibili a questi gesti ma con ulteriori esperimenti si scoprì come le piante (senza escludere frutti commestibili) erano sensibili a tanti fenomeni fisici quali elettromagnetismo, fenomeni atmosferici, corrente elettrica e numerosi altri. Era l’interazione umana tuttavia che interessava di più, infatti le piante erano capaci di entrare in simbiosi con gli esseri umani e addirittura di leggerli nel pensiero, capacità non certo secondarie per esseri considerati fino a poco tempo prima come animati. Le piante furono usate anche per le stesse indagini dell’Fbi; infatti sospettando di un delitto compiuto in un certo luogo dove era situata una pianta si decise di applicarle gli elettrodi sperando così di incastrare uno dei tanti sospettati facendoli entrare a turno nel locale dove era proprio situato il vegetale. Con stupore la pianta reagì di fronte al reale colpevole segno quindi di una percezione abile nonché di una notevole capacità di memorizzare gli avvenimenti accaduti nel passato. Come possiamo spiegare tutti questi fenomeni, si saranno domandati stupiti gli scienziati? In effetti aspettarsi cotanto da esseri animati era qualche cosa di sicuramente straordinario e inimmaginabile. E’ da pensare tuttavia che gli scienziati scoprirono semplicemente quello che da millenni esisteva in natura ovvero una personalità quanto mai intrigante ed evoluta del mondo vegetale. Quanto detto potrebbe spiegare certi fenomeni osservati dai botanici come le piante carnivore con i loro abili trucchi per catturare gli insetti nonché le strategie delle piante rampicanti per trovare spazio dove collocarsi senza dimenticare l’elaborata tecnica della fotosintesi clorofiliana. Le piante hanno una personalità e sono persone, giungono a dire Peter Tompkins e Christopher Bird nel loro La vita segreta delle piante, libro che ha lanciato l’argomento della possibile percezione delle piante con tutte le sfaccettature scoperte in alcuni anni con elaborati esperimenti. Una tale capacità di reagire con gli uomini spiegherebbe il perché dell’esistenza di tante percezioni positive sull’animo umano che possono accadere tanto come in una gita in campagna quanto nelle meditazioni trascendentali che spesso, come anche nel passato e come fece Siddharta, prendono piede nei boschi. Se ci rivolgiamo correttamente alle piante, basandoci sugli esperimenti fatti, possiamo trarne percezioni positive come l’effetto benessere che avvertiamo quando siamo a contatto con la natura, se ci rivolgiamo negativamente le piante lo mostreranno; come la caduta delle foglie dei Bonsai giapponesi a seguito, come ci dicono numerosi orientali, di una trascuratezza da parte dell’uomo. Piante sempre più umane e sempre più vive quindi capaci di entrare in contatto per vie indirette con gli umani il che spiegherebbe anche perché nella magia se ne faccia massicciamente uso dove ogni pianta e ogni erba ha la sua proprietà benefica per un individuo. Le piante possono comunicare con l’universo e con esseri di altri mondi? E’ la domanda che si posero alcuni scienziati californiani alcuni anni dopo la scoperta delle percezione delle piante. Il Dott. George Lawrence dell’Ecola Institute di San Bernardino sulla scia di quanto stava succedendo a New York, durante un esperimento sulle piante del deserto californiano, avvertì come queste ultime erano capaci di captare segnali dall’universo persino meglio di quanto comuni radar potessero fare. Il fatto che ci fossero segnali da parti dell’universo non solo poneva la probabilità che ci fossero altri esseri là fuori ma che le piante avessero una maggiore capacità di comunicare con loro. Le piante quindi mostravano una capacità reattiva e comunicativa molto al di là di quanto fino a pochi decenni prima si sospettava. Echi di presunti esperimenti sulle piante con risultati entusiasmanti ci giungono anche dal passato, esattamente dal Medio Oriente. In alcune tradizioni arabe si parla infatti di alberi a più teste, il che rimanda non solo a precisi processi di ingegneria genetica ma che queste ebbero risultati eccellenti anche sulle piante. Che gli antichi abbiano capito ben prima di Backster le proprietà delle piante? Gli Egizi sembrano essere andati oltre, si nota infatti in un disegno egizio una quercia (o almeno qualche cosa che gli somiglia) allattare un uomo adulto (anche se il fatto potrebbe essere preso per via simbolica). Viene tanto da sospettare che gli Egizi, le cui capacità scientifiche sembrano essere state molto avanzate, abbiano trovato un mezzo per rendere addirittura le piante animate e quindi capaci di reagire con le persone più di quanto non facciano oggi per via indiretta. Vige la teoria infatti, tuttavia in alcuni tratti fantascientifica, che in un antico passato possa essere esistita una civiltà di piante animate e che su altri pianeti si possa essere sviluppata una sorta di regno di piante vive con capacità ancora maggiori di quelle terrestri. Astrobiologi ed esobiologi hanno posto la condizione infatti che in qualche pianeta lontano si possa sviluppare una civiltà di piante con caratteristiche e percezioni diverse influenzate dall’ambiente e dall’atmosfera. Benché non ci siano ancora prove dell’esistenza di una flora extraterrestre non è escluso che simili forme di vita stiamo prendendo vita o prenderanno vita in un futuro. Una natura sempre più viva quindi che alla volte ci sembra dire quello che sente e quello che vorremmo noi facessimo per lei. Se le piante sono vive anche tutto il mondo lo è, ci dicono i sostenitori della teoria Gaia, iniziata da un certo James Lovelock, che vuole la terra come un automa con tanto di coscienza e sensibile al continuo inquinamento da parte dell’uomo che distrugge, senza rendersene conto, i cicli che stanno alla base e quindi gli stessi ecosistemi, dove la fitomassa ovvero la biomassa vegetale, gioca un ruolo importante. La natura, secondo la teoria Gaia, reagirebbe a queste ferite provocando inondazioni, maremoti, cicloni e tutti i disastri naturali che caratterizzano la nostra esistenza. Soltanto una teoria pseudo ambientalista? Non diremmo, poiché se è stato ampiamente dimostrato che le piante hanno una percezione anche la natura di cui le piante fanno parte ne possiede una e così il mondo che contiene la natura. Nonostante le numerose politiche ambientali, l’utilizzo di fonti di energia alternativa ,la costruzione di case ecologiche e l’avvento della bioarchitettura, l’uomo continua ad inquinare e a distruggere la natura senza rendersi conto che questa è viva e che sembra quasi gridare come le piante le cui foglie vengono strappate o come un bonsai a cui non si dà retta. Impariamo pertanto a rispettare la natura e a creare un ambiente confortevole in cui vivere poiché come abbiamo imparato le piante e la natura possono regalarci favolose sensazioni. Noi esseri umani dobbiamo imparare a capirle e a canalizzare quanto meglio possiamo queste energie, così da avere una vita migliore, in armonia con la natura e con lo stesso universo. PASQUALE ARCIUOLO Bibliografia: Peter Tompkins e Christopher Bird, Vita segrete delle piante, Net; Pérez de la Hiz Carmen, Potere segreto delle piante, Hobby and Work; Francé, Raoul Heinrich, Germs of Mind in plants, Charles H.Kerr & Co., Chicago 1972; Arditti,Joseph and Arnold Dunn, Experiment Plant Physiology: Experiments in Cellular and Plant Physiology, Rinehart & Winston, New York, 1969; Darwin, Charles R., The power of movement in Plants, Da capo Press, New York, 1966; De la Warr, George, Do plants feel emotions? 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Le mucche sono anche più predisposte a riunirsi nella stalla quando suona della musica. Negli ambienti e laboratori scientifici vengono spesso osservati i risultati di esperimenti compiuti su piante e animali, quando gli effettiContinue reading