DOTTRINA DEL BUONSENSISMO
(La Mia Filosofia - di Giorgio Pastore)

 

        La ricerca interiore di un uomo non ha mai fine. Penso che siano poche le persone al mondo convinte della religione che hanno scelto di seguire. Perfino la maggior parte dei cattolici dice di esserlo, ma poi non vanno in chiesa o bestemmiano per poi confessarsi. Magari uccidono o rubano e poi pregano il loro Dio. Questo non è il cattolicesimo, ma una loro religione di comodo. C’è molta confusione nell’aria, specialmente da trent’anni a questa parte. C’è chi dice di essere cattolico praticante. Non ha senso però. Non esiste e non è mai esistita una distinzione tra praticanti e non. O si è cattolici o non lo si è. E chi va in chiesa saltuariamente o non ci va, e bestemmia e pecca, non potrà mai esserlo. Quindi farebbe meglio a dirsi ateo piuttosto. O a trovarsi un’altra religione. Io non parlo in questo modo perché contrario al cattolicesimo. Come già spiegato diverse volte, io stimo i veri cattolici, così come stimo chi fa una scelta nella sua vita e rimane coerente con essa fino alla fine, qualsiasi essa sia. Ogni religione può fare del bene. L’importante è credere in qualcosa. Non perché ne abbiamo bisogno. L’uomo sarebbe capace di vivere senza un Dio se lo volesse. Alcuni hanno abbastanza forza di volontà per farlo. Tuttavia, credere in qualcosa, ci aiuta a scegliere una via, qualunque essa sia; a fare una scelta, buona o sbagliata. In ogni caso, a prendere una posizione. Perché se non si ha una posizione, allora è come non esistere. Non si può credere in qualcosa solo perché ci crede un nostro amico, o un amico del nostro amico. 

È importante farci un’idea propria dell’universo. Un'idea. Perché la verità, nessuno potrà saperla, almeno per ora. Un’idea è una tendenza. È il prendere parte di uno schieramento intellettuale. E non perché dobbiamo conformarci al pensiero di altre persone, cosa sbagliata, ma per avvicinarci sempre di più alla verità. Una persona può avere un credo, sbagliato o no che sia, ma nulla gli vieta di rinnegarlo per accettarne un altro. E di sicuro, ogni qualvolta si cambierà credo, sarà un “crescere” del nostro animo. Perché la ricerca di per sé è sempre sintomo di volontà, di miglioramento. E se si tende a migliorare vuol dire che vogliamo bene al nostro spirito, vuol dire che vogliamo avvicinarci alla verità, vuol dire che non eravamo soddisfatti del nostro stato d’essere. E insoddisfazione vuol dire consapevolezza di non stare bene con noi stessi. Voler cambiare vuol dire voler trovare qualcosa di meglio. L’uomo di natura tende sempre al meglio. 

Quindi seguire questo stimolo, significa seguire il proprio istinto. Magari detto così sembra anche una cosa ovvia, ma non lo è. Sono molte le persone rassegnate, che preferiscono stagnare nel loro insoddisfacente credo, pur di non mutare il loro essere. Perché per molti, mutare, vuol dire rischiare di trovare qualcosa di peggio. Ma questi, non si accorgono che non è così. Ogni mutamento, qualsiasi esso sia, è in ogni caso positivo. Dov’è scritto che un uomo deve rimanere tale da quando nasce a quando muore? Non è forse bello andare in vacanza in estate in posti diversi dai soliti? Non è bello forse cambiare posto di lavoro o ufficio, o sede universitaria? Non è forse bello cambiare abito ogni tanto, comprarsi scarpe e vestiti nuovi, o cambiare look, o colore dei capelli, etc.? Questo, perché, come dicevo prima, gli uomini di natura tendono, anche se non se ne accorgono, al continuo cambiamento, al continuo evolversi. E ciò avviene anche spiritualmente (per alcuni soprattutto, cioè per chi trova il coraggio di farlo) e culturalmente (questo evolversi ci è imposto dalla nostra stessa società, mediante le scuole, i libri, ed altre forme di divulgazione scientifica e culturale). Anch’io ho cercato di evolvermi, anche se in fatto di religione, sono sempre stato come un naufrago, che approdava senza volerlo veramente a diverse tendenze, senza mai trovare però un’ “isola” che facesse per lui.

Prima di tutto: io posso dire di non essere cattolico. Io non credo che a Dio importi molto se un suo credente va o no in chiesa. Ha forse bisogno di dimostrazioni questo Dio? Non si fida? Non riesce nemmeno ad indagare nei profondi abissi delle nostre anime? Allora che Dio è se non ci riesce? Forse è lo stesso Dio della Bibbia. Umanizzato. Vendicativo. Capace di distruggere città con persone innocenti ancora tra le sue mura (perché non voglio credere che in una popolazione di migliaia di persone, tutti possano pensarla allo stesso modo. Di sicuro ci saranno stati degli innocenti a Sodoma, Gomorra, Gerico, Babele, o tra gli egiziani di Ramsess che inseguirono gli ebrei di Mosè nel deserto e che perirono tutti nel Mar Rosso). E non erano forse innocenti i primogeniti uccisi dall’angelo del Signore e lo stesso figlio del faraone? Erano solo bambini… l’unico loro problema era che non erano ebrei. Che Dio mai potrebbe compiere simili nefandezze? Di certo non il mio. Gesù, al contrario, fu un vero rivoluzionario. Cambiò il modo di pensare delle persone. Introdusse certi insegnamenti che rimasero vivi nel cuore umano fino ai nostri giorni. 

L’unico suo problema fu quello di venire associato al Dio della Bibbia. Il cristianesimo sarebbe stato una cosa perfetta, se non fosse stato per la Chiesa di Roma. Il papato per secoli non pensò ad altro che arricchirsi alle spalle dei suoi fedeli. Il papa arrivò perfino a vendere le indulgenze, cioè a vendere, proprio come un commerciante al mercato, il perdono divino dei peccati umani! E quanti roghi innalzò la chiesa? Quante persone innocenti morirono solo perché innovative, anticonformiste o diverse? Se non ci fosse mai stata l’inquisizione, oggigiorno probabilmente saremmo già arrivati su Plutone! Altro che pianeta rosso… E perché accadde tutto questo? Per l’ignoranza dell’uomo. La paura del diverso. La paura di conoscere cose scomode, contrarie (anche se migliori) al proprio credo (anche se imperfetto. Ma redditizio…!). Ma soprattutto, a causa del fanatismo. Il fanatismo è il male dell’uomo. Dove c’è fanatismo, c’è anche ignoranza, testardaggine, attaccamento spropositato a cose e persone, a idee. Feticismo. Pazzia. Follia. Per fanatismo nei confronti del cattolicesimo, sono morti migliaia di protestanti in epoca moderna. Per fanatismo politico si sono fatte guerre. Quanti innocenti sono morti nelle guerre? Quanti ebrei sono morti per colpa del fanatismo nazista? Ancor oggi esistono molte forme di fanatismo. Pensiamo solo a quello sport chiamato calcio: pensiamo agli "ultras", o solo semplicemente ai tifosi accaniti che, se vince la loro squadra del cuore, vanno in giro a strombazzare come dei pazzi! O pensiamo al marito in pantofole che seduto in poltrona davanti alla televisione per assistere ad un incontro di calcio, si innervosisce se la moglie si avvicina per dargli una carezza. Ci rendiamo conto dove siamo arrivati? Una partita di calcio è più importante di una carezza? O della vita di poveri innocenti? Quante volte è capitato vedere morire qualcuno allo stadio, colpito da un oggetto vagante o da un motorino lanciato dagli spalti (è capitato!). Queste sono forme di fanatismo sportivo. 

Ma quello religioso provoca le stesse vittime. Testimonianza ad esempio ne è la novella di Verga, “Guerra di Santi”, contenuta nella raccolta “Vita dei campi”, in cui in un paesino della Sicilia si scontravano ripetutamente i fedeli di due santi diversi. Questo è solo un esempio, anche se romanzato, ma queste cose accadono ancora, specialmente in sud Italia, dove si è ancora più attaccati alla religione. Ad esempio, papa Giovanni Paolo II è un buon papa. Non c’è niente da dire. Viaggia molto, va in molti paesi poveri a dare conforto, quando invece potrebbe fregarsene, come molti altri papi prima di lui han fatto. Per questo è da stimare. Inoltre, di recente ha fatto una cosa molto nobile: ha chiesto perdono per tutti i peccati e le ingiustizie commesse dalla chiesa negli anni passati. È un grande atto di sottomissione. A chi? Di fronte alla verità. Per la prima volta la Chiesa ha ammesso che sbagliava. Ciò che c’è di negativo ancor oggi nella chiesa è l’ostentazione delle sue ricchezze. Le chiese sono tutte maestose e ricche di argento e oro. I preti hanno quasi tutti belle macchine e privilegi. Quando parla il papa nelle piazze, capita che alzino un mega-crocifisso alto almeno cinquanta metri, tutto dorato. Io mi chiedo: ma con tutti i soldi che sprecano per questi inutili lussi, quanti bambini africani si potrebbero salvare? Forse non milioni, ma migliaia o centinaia, e allora? Perché son pochi non meritano di essere salvati? Inoltre, provo una gran rabbia quando sento che i più ricchi paesi del mondo non possono salvare il terzo mondo, perché a loro fa comodo che esista un terzo mondo. Allora potrebbero farlo! Potrebbero davvero salvare milioni di vite? E non lo fanno, solo a causa dei loro sporchi interessi! E qui penso… tutta colpa dei soldi! Se i soldi non esistessero, non esisterebbero gli sfruttamenti, le guerre, la povertà! Eppure esistono… ma dove? Nel mondo più esteriore. In quello più facilmente visibile.

Voglio dire, l’uomo si è creato un suo proprio percorso. Ha creato i soldi, il lavoro, il commercio, gli scambi commerciali tra i diversi paesi, ha deciso cosa è più conveniente e cosa meno, ha creato la guerra con lo scopo di impadronirsi con la forza degli affari migliori, etc. Ad esempio, per anni ed anni, Francia e Prussia (attuale Germania) si sono combattute. E non per questioni ideologiche, ma commerciali. La Francia aveva il ferro e la Prussia aveva il carbone. Nessuna dei due paesi poteva quindi produrre l’acciaio (composto di ferro e carbone), indispensabile per costruire armamenti, per l’edilizia, etc. E in quegli anni di guerra, molte persone sono morte, credendo di morire per il loro paese, per dei nobili ideali. In realtà, questi innocenti morirono solo per questioni economiche. Dovevano per forza morire? Non potevano arrivare ad un accordo più rapidamente di come fu (perché alla fine ad un accordo si arrivò. Ma nella storia è sempre stato così. Le guerre sono inutili. Alla fine ad un compromesso si arriverebbe comunque).

Ora, immaginiamo un mondo senza soldi. Senza soldi, non ci sarebbe la disoccupazione e senza disoccupazione, non ci sarebbe la delinquenza. Perché in Italia, i delinquenti sono per la maggior parte stranieri? Perché sono loro che arrivano qua per cercare lavoro, e spesso non lo trovano per vari motivi (paura dello straniero, diffidenza, forme di razzismo silenzioso, paura di togliere posti di lavoro agli italiani…), così, visto che anche loro devono vivere, si trovano a faccia a faccia con la miseria, la fame, la povertà. Da ciò nasce invidia per l’uomo benestante, disperazione… e da qui, sorge la necessità di rubare, di divenire delinquenti. Non è una scelta, ma una necessità. Se il governo aiutasse queste persone, invece di reprimerle, cacciarle con la forza o arrestarle, probabilmente, ci sarebbe meno delinquenza. Ma i governi di destra non lo vogliono capire, fermi nei loro ideali autoritari e razzisti. Mentre i governi di sinistra sono stati spesso menefreghisti, o opportunisti. 

Infatti, l’opportunismo è la qualità tipica del “buon” politico. D’altronde, sono poche le persone al mondo che fanno gli interessi di tutta la comunità. Sono poche le persone veramente buone e altruiste. E queste poche persone sono quelle più facilmente scavalcabili e reprimibili (proprio a causa della loro bontà, della loro incapacità di difendersi, di fare ad altri ciò che viene fatto a loro). E chi arriva in vetta, è sempre il più ambizioso, il più spietato, il più egoista, il più arrogante. Ma ciò è risaputo, ed è inutile ripeterlo in questa sede.

Un mondo senza soldi…! Perché no? Per molti secoli gli uomini primitivi vissero senza una monetazione. Allora perché non si può rifare? È sbagliato credere che sistema monetario sia sinonimo di civiltà. La civiltà per me è quello stadio di vita più elevata possibile, tendente sempre più alla perfezione. E per me, i soldi non portano alla perfezione, ma alla rovina dell’uomo. L’uomo si uccide per i soldi. Già questa affermazione (che è fondata) basta a legittimare il mio pensiero. Secondo me è fattibile. Un mondo senza soldi... pensateci per un momento. Mettiamo il caso, ho bisogno di un giornale? Lo vado a prendere ed il giornalaio me lo da gratis. E ciò sarebbe possibile perché a lui stesso gli è stato dato gratis, senza nessun corrispettivo monetario in cambio. Poi, il giornalaio va a prendere il pane e lo prende gratis, il panettiere ha bisogno di un vestito nuovo e lo va a prendere gratis, e così via. Non servono i soldi se tutto diventa gratuito. E non ci sarebbero più guerre, né povertà, perché ognuno di noi avrebbe ciò che gli serve. 

         Ogni religione del mondo è vincolata da regole e dogmi, mentre io penso che una religione debba essere una cosa interiore e libera. Prendiamo come esempio i dieci comandamenti che il Dio dei cristiani diede a Mosè sul monte Sinai.

“Io sono il signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori che me.”

        È un Dio geloso, questo Dio. Vuole l’esclusiva? Non s’accontenta di essere amato sulla fiducia, vuole tutte le attenzioni per se. Ma Dio non dovrebbe pensare prima di tutto ai suoi figli? Agli uomini? Se un uomo per stare bene avesse bisogno di pregare più dei?

E poi, dire: “Non avrai altro Dio all’infuori che me” è come dire “so che altri dei esistono, ma tu devi pregare solo me”. È strano pensare che Dio possa ammettere l’esistenza di altri dei. 

Il vero comandamento di un Dio unico sarebbe dovuto essere “Io sono Dio, prega me perché sono l’unico Dio” al massimo, o giù di lì. Questo comandamento però non sarebbe potuto essere altrimenti, perché fu scritto in un periodo in cui ancora molte religioni sulla Terra erano politeiste, in un periodo in cui il cristianesimo era ancora un embrione di ciò che è ora. E fu scritto da un popolo che voleva imporre la propria religione su altre, di altri popoli. In un epoca in cui non c’era tolleranza religiosa e non c’era libertà di fare quello che si vuole. Il Dio descritto dalla Bibbia è un Dio vanitoso, che si arrabbia quando scopre che i suoi fedeli, stanchi di aspettare il ritorno di Mosè, si sono messi ad adorare un idolo fatto d’oro. Perché? Ognuno di noi non è forse libero di fare ciò che vuole? Di adorare il Dio che vuole? Al tempo, di sicuro c’era meno libertà di adesso. Ma non è tutto. Perché al tempo di Mosè, Dio si scomodava per “così poco”, mentre ora, nel nostro presente, è molto assente, anche se ogni giorno se ne sentono di tutti i colori? Si è forse rassegnato? Si arrabbiò per un piccolo idolo d’oro, ma allora perché di fronte a tutte le religioni attuali non muove un dito? È forse diventato più tollerante? Non c’è più? È morto, come disse Nietzsche? Chi lo sa!

Continuiamo coi comandamenti.

“Onora il padre e la madre.”

Niente da dire. È un comandamento giustissimo.

“Non desiderare la donna d’altri.”

Solo la donna? Nel comandamento precedente erano indicati entrambi i sessi, il padre e la madre. Questo mi fa supporre che sia intenzionale, in questo caso, l’omissione della parole “uomo”. Questo significa che, secondo questo comandamento, l’uomo è costretto a rimanere fedele alla propria donna, mentre, a quanto pare, la donna può benissimo desiderare tutti gli uomini di questo mondo. Eppure sappiamo benissimo che non è così. Le donne di facili costumi sono viste come peccatrici oggigiorno. 

È allora? Come si spiega questa cosa? Forse nel passato era ammesso che una donna desiderasse l’uomo di qualche altra donna? Forse dobbiamo compiere un esame filologico. Cioè, intendere questo comandamento riportandoci però al tempo in cui è stato scritto. Un tempo in cui la donna era inferiore all’uomo e mai le sarebbe stato concesso di agire di sua volontà. Era impensabile che una donna potesse anche solo desiderare un uomo all’infuori di suo marito. L’uomo invece, a quanto pare, poteva, altrimenti Dio non avrebbe dato a Mosè questo comandamento. Una legge viene scritta quando si vuole cancellare una cattiva abitudine, altrimenti non ci sarebbe bisogno di scriverla. E questo vale anche per gli altri comandamenti. Dio disse “non rubare” perché a quel tempo (come anche oggi) si rubava. “Non commettere atti impuri” perché al tempo si commettevano. “Non desiderare la donna d’altri” perché appunto, gli uomini le desideravano e non solo. 

Ma qui, arriviamo al punto. L’uomo poteva. La donna no. Non c’era parità. Non c’era uguaglianza tra i due sessi. Oggi giorno sì. Quindi sarebbe utile che qualcuno correggesse, al massimo, il comandamento, trasformandolo in: “Non desiderare la donna o l’uomo altrui”. Perché altrimenti tutte le donne d’oggi potrebbero non ritenersi peccatrici ne farlo.

Comunque, la cosa su cui voglio rivolgere l’attenzione, è proprio la disparità sessuale. Il cristianesimo non è più al pari coi tempi. È una religione creata da e per un mondo in cui l’uomo era il dominatore, la donna la sua schiava. Lo dimostra lo stesso fatto che si parla di un “Dio” maschio, e non di una “Dea” femmina o comunque ermafrodita. Non esiste una duplicità divina ricalcante l’intero universo sessuale umano. Perché, inoltre, i preti hanno certi privilegi che le suore non hanno? Questa è disparità sessuale. Ma di fronte a Dio, non eravamo tutti uguali? O ricordo male io? Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza. Questo significa che Dio è un uomo. È un sillogismo. Se A è uguale a B, e B è uguale a C, allora A è per forza uguale a C. Ovvero: se Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, e l’uomo è di sesso maschile, allora Dio è di sesso maschile. Ma ciò, per quanto mi riguarda, è una cosa assurda. È una cosa assurda se parliamo di religione. Perché altrimenti, se stessimo parlando di fatti realmente accaduti, allora potrei accettarlo. 

Ovvero, se leggiamo la Bibbia da un punto di vista morale e simbolico, allora non posso accettare che l’unico Dio sia solo uomo e non uomo e donna contemporaneamente. Se invece leggessi la Bibbia, come un libro di storia dell’umanità, allora potrei pensare che fu effettivamente un uomo a creare un altro uomo. Ma che uomo potrebbe mai creare un altro uomo? Chi era Dio allora? Un uomo come noi? Magari una sorta di biologo capace di clonarsi? Se non accettassi questa spiegazione, allora sarei costretto a vedere il Dio della Bibbia come un essere maschilista. Che poi, inoltre, creò la donna “solo” per far compagnia ad Adamo nel paradiso terrestre! Creò una specie di schiava per la comodità dell’uomo. Solo nell’antichità forse poteva pensarsi una cosa del genere. Ma oggigiorno, penso che sia una cosa inaccettabile e inaudita.

E questo vale per tutte le altre religioni. Allah è un dio “uomo”. Zeus è un dio “uomo”. Sono uomini tutti i dei delle religioni monoteiste. Che io sappia, non esiste una religione monoteista che ha per unico dio una dea “donna”. Come si spiega tutto ciò? L’unica spiegazione logica è che da sempre, la donna è stata considerata inferiore all’uomo. Chissà poi perché… È per questo che non mi va bene nessuna religione. Per me Dio dovrebbe essere tutto, maschio e femmina contemporaneamente, altrimenti che senso ha il concetto di onni-essenza proprio di Dio? Allora non è vero che il dio del cristianesimo è onnipotente, altrimenti sarebbe anche donna. E poiché non lo è, perché nella Bibbia è scritto “creò la donna da una costola di Adamo…” e non “creò la donna a sua immagine e somiglianza”, allora devo anche pensare che non è onnipotente come dicono. È un altro sillogismo. Non è onnipotente, ma ciò non esclude comunque che sia potente. Io non so creare un uomo dal nulla, e nemmeno una donna. Di certo, devo ammettere, che chi lo sa fare è potente, comunque più potente di me, se per potenza intendiamo elevata capacità di fare cose. Io, uomo, so fare certe cose. Quel dio, ne sa fare di più. Ma non per questo si può dire onnipotente. Perché se lo fosse, come ho già detto, sarebbe “tutto”, e non solo uomo.  

          Io, di natura, non sono mai stato una persona che sia accontentava della sufficienza. Sono sempre stato un perfezionista, cioè una persona che mira il più possibile al raggiungimento della perfezione. 

La perfezione è una cosa soggettiva. Per una persona può essere perfetta una cosa, per un'altra no. Io parlo di ciò che per me è la perfezione, che comunque, poiché sono sempre stato molto oggettivo, è una perfezione che si avvicina molto alla perfezione oggettiva, quella totale e vera. D'altronde, perché non mirare alla perfezione? Ho conosciuto persone che dicevano: io miro in basso, così al limite, se non riesco, non mi deludo e di sicuro, farò qualcosina in più del minimo, così da non esserne mai deluso. Ma ciò, a mio avviso, è sbagliato. L’umanità deve puntare sempre al massimo, perché solo così potrà ottenere un buon risultato. So bene che la perfezione oggettiva è impossibile da raggiungere, ma puntando ad essa, si spera di arrivarvi comunque molto vicini. È questo il risultato che dobbiamo sperare di ottenere. È illusorio pensare di poter raggiungere la perfezione assoluta, ma è necessario prefiggerci tale meta. Solo così potremo ottenere il massimo dell’ottenibile.

Per cui, io mi prefiggo come obiettivo di teorizzare una religione perfetta. Una religione che vada bene a tutti, fatta apposta per tutta l’umanità. Ora, detto tra noi, non penso dopotutto che sia necessario avere per forza una religione. I più forti di spirito possono dire benissimo di essere atei. E dico “i più forti” perché chi è forte crede solo in se stesso, e non ha bisogno di pensare che possa esistere un essere superiore che lo può aiutare nei momenti di bisogno. Chi è forte spiritualmente di solito si aiuta da sé. Quello che voglio fare io è creare una religione per chi ha bisogno di una religione. Per chi ha bisogno di credere in qualcosa di superiore. Io, personalmente, credo nell’esistenza di qualcosa di superiore, e la prova dell’esistenza di questa cosa, è l’umanità stessa. Più che la natura, direi proprio l’umanità. Perché la natura potrebbe benissimo essere il risultato di un processo biologico, chimico, materiale, organico. Ma penso che l’intelletto umano sia qualcosa di “anomalo” in mezzo a tutta la natura. Magari pensarlo è presunzione, ma credo che la razza umana abbia ricevuto, sotto certi aspetti, un tocco divino. Noi siamo bestie, come lo sono gli altri animali sulla Terra, le scimmie e tutti i mammiferi in generale, i felini, i volatili, i rettili… ma siamo qualcosa in più di tutti gli altri esseri viventi, perché abbiamo quella cosa in più che ci permette di costruire, creare, aspirare sempre di più al meglio. È non è solo una questione di “pollici opponibili” come affermano da sempre gli scienziati. Certo, avere delle mani adatte a certi movimenti, con dita prensili e forti, ha sempre aiutato l’uomo nei suoi intenti, ma non si tratta solo di una questione fisica. La differenza sostanziale tra l’animale e l’uomo è che l’animale è costretto a vivere in un certo habitat per poter sopravvivere (i pinguini al Polo, i leoni in Africa, i koala in Australia, etc.), mentre l’uomo è il solo essere capace di modificare l’ambiente rendendolo abitabile, è il solo essere capace di adattarsi ad ogni ambiente, capace di coprirsi se ha freddo, o di spogliarsi se ha caldo. È il solo essere al mondo capace di costruire case per ripararsi dagli agenti atmosferici, o mezzi utili a vivere al meglio. È il solo essere terrestre che è stato capace di uscire dai suoi limiti terreni e ad arrivare così sulla Luna. Il solo essere. Perché?  

Con questo, non voglio dire che gli animali non sono intelligenti, anzi, in certi casi lo sono molto, ma non come l’uomo, mai come lui. Gli animali vivono la loro vita ogni giorno passivi, nel mondo in cui si trovano, non desiderando altro all’infuori di ciò che già hanno. Le formiche hanno la capacità di costruire formicai, ma non arriveranno mai a costruire delle casette più comode. Non è mai successo in milioni di anni, eppure di sicuro esistono da prima che nascesse l’umanità. Come si spiega tutto ciò? Magari è l’uomo che si sbaglia. Magari ciò che per noi è civiltà per tutti gli altri animali è inutilità, degenerazione… magari, il non costruire, è una loro scelta voluta. Ma non è tanto il fatto di capire se l’uomo sia nel giusto o nel torto. È ovvio che ciò che per noi può essere utile, per un calamaro non lo sarà mai. Il punto è che comunque, se l’uomo è nel torto, è l’unico essere terrestre ad esserlo. È relativo. In ogni caso si crea una netta linea di demarcazione tra il mondo animale e quello umano. 

Poi, il discorso se sia giusto o no pensare che civiltà sia costruire palazzi dove prima c’era una foresta, è un discorso etico e morale. Importante ma non utile in questa sede. Quello che voglio chiarire è appunto il fatto che uomini e animali sono diversi. Chi sia meglio non lo so, so solo che sono diversi. E questo è l’importante ora.

Da dove viene questa diversità? Questo è il punto ora da chiarire.

Di sicuro è difficile poter dare una risposta a questa domanda. Per ora di sicuro l’umanità non può dare risposte, ma solo formulare ipotesi. E a tal riguardo, ognuno è libero di formulare la teoria che vuole. Io esprimerò la mia. Se l’uomo e gli animali sono diversi, dev’essere perché qualcosa o qualcuno ha interferito col normale evolversi della razza umana. Il famoso tocco divino a cui ho accennato prima. Interferito, nel senso che quel qualcosa ha aiutato l’uomo ad evolversi più delle sue normali possibilità, rendendo simile a sé, ciò intelligente. Secondo me, è con questa chiave di lettura che dobbiamo leggere quel passo della Bibbia che dice: “Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza.” Ma, e qui ritorna il discorso di prima, quale Dio creò l’uomo? Se prendiamo alla lettera la Bibbia e la leggiamo come se stessimo leggendo un libro di storia, apprendiamo che un essere superiore “creò” l’uomo, ma non dal nulla. Sì, con quell’atto, nacque l’uomo come noi lo conosciamo ora, ma prima di nascere, era qualcos’altro, ovvero, una sorta di scimmia, un ominide primitivo. Questo spiega perché l’uomo e la scimmia, pur avendo lo stesso progenitore, hanno avuto due destini completamente diversi. Se non fosse accaduta una cosa del genere, probabilmente, a quest’ora il mondo sarebbe ancora un’immensa foresta e noi abiteremmo ancora sugli alberi. Ma non fu così. Arrivò un Dio, cioè un essere superiore, che prese un gruppo di scimmie e le modificò geneticamente, creando così l’uomo come noi lo conosciamo adesso. In effetti, fu una vera e propria creazione, perché da quel momento un essere umano intelligente abitò il pianeta, ma non fu una creazione dal nulla. Non sarebbe mai stato possibile, ce l’ha insegnato Einstein, quando disse che nell’Universo nulla si crea e nulla si distrugge. Dio non era un mago che creò l’uomo dal nulla non prendendo in considerazione le leggi della fisica, ma un essere superiore che agì su ominidi, su esseri concreti, già esistenti, per “creare” qualcosa di nuovo. Ora, chi fosse questo Dio, è difficile da stabilire. In altre mie opere sostengo che il dio della Bibbia potrebbe essere stato un essere alieno, proveniente cioè da un altro pianeta; egli potrebbe aver creato l’uomo manipolando e unendo il DNA della sua specie con quello degli ominidi terrestri. Raccolsi molte prove a riguardo, ma rimase un punto fondamentale da chiarire: quest’essere potrà avere creato l’uomo, ma chi creò quest’essere, e chi creò l’essere che creò quell’altro essere che creò quell’essere che noi chiamiamo Dio? E così via. Risalendo così a ritroso, arriveremo per forza ad un’origine. Cioè ad un essere supremo che non fu creato da nessuno. Tra l’altro questo è uno dei modi usati dai filosofi medievali per provare l’esistenza di Dio. Ed è un bel dilemma. È difficile credere in qualcosa che “non fu creato da nessuno” ma che comunque esistette (o esiste) e creò altri esseri (tra l’altro, è difficile crederlo anche perché il concetto di creazione in lui doveva essere assente, visto che non ebbe dei “genitori”. Fu un concetto che per forza dovette inventare lui stesso). Ed è difficile crederlo anche perché è difficile credere che un essere possa crearsi dal nulla! Così, all’improvviso, senza agenti esterni. È un mistero enorme che coinvolge tutto l’universo. Probabilmente, come disse Shakespeare “ci sono certamente più cose in cielo e in Terra di quante non ne sogniamo”. Penso che sia molto difficile per un uomo cercare di dare un senso all’universo. Ma certamente, possiamo provare a comprenderlo. E come ho detto prima, se si mira alla vetta, di sicuro potremo avvicinarci alla verità, anche se magari non potremo mai comprenderla in pieno.

IL BUONSENSO  

Non ricercherò nomi particolari perché non ce n’è bisogno. Questa vuole essere una religione adatta a tutti e avrà come nome Buonsensismo, semplicemente derivando etimologicamente dall'espressione "buon senso". Perché soprattutto ci vuole buon senso nella vita. Il buon senso ci aiuta a discernere il meglio dal peggio, il possibile dall’impossibile, il giusto dallo sbagliato, il bene dal male. Non dovrebbe esistere un luogo di culto, ognuno è libero di pregare dove vuole, perché giustamente, la divinità è ovunque, sempre. Il Buonsensismo ammette che il credente sia assolutamente libero, anche di essere buonsensista e magari contemporaneamente buddhista. Non esiste l’intolleranza religiosa. 

“Fai quello che vuoi, ma senza nuocere al prossimo.”

Siamo esseri umani responsabili delle nostre azioni, in quanto tali siamo noi a scegliere cosa fare nella vita. Se si sbaglia, fa niente. Sbagliando s’impara. E si cresce, anche intellettualmente. I cattolici sono furbi, perché peccano ogni giorno e poi vanno a confessarsi, e il prete assolve i loro peccati. Ma se stessimo bene a vedere le effettive norme del cattolicesimo, basta anche solo un peccato per andare all’inferno. Solo che è un controsenso, perché se fosse così, il paradiso sarebbe spopolato, visto che nella vita è più facile peccare che non. Chi non ha mai peccato scagli la prima pietra disse lo stesso Gesù! Fu proprio questo punto che non andò giù a Lutero. Egli nel ‘500 iniziò la Riforma Protestante della Chiesa proprio perché non accettava il fatto che bastasse solo un peccato per andare all’inferno. Egli, pensò che Dio sa e vede tutto, quindi sa già in precedenza chi andrà all’inferno. Non serve peccare per andare all’inferno; ci si va se si è predestinati, diceva Lutero, in quanto Dio sa chi è buono o cattivo in natura. Questa sua dottrina la chiamò “giustificazione per fede”, ovvero, parafrasando, chi ha fede non va all’inferno! E a me sembra una cosa abbastanza accettabile, anche se non credo nell'esistenza di un paradiso o di un inferno. Tanto meno di un purgatorio, visto che storicamente parlando si tratta di un'invenzione dela Chiesa medievale! Poi, comunque, se si è un cattolico, è troppo facile peccare: basta essere invidiosi, golosi, bugiardi (anche se si mente a fin di bene)… Chi non ha mai detto una bugia nella vita? Questa è una prova che Lutero aveva ragione: se una persona è buona e dice una bugia a fin di bene, per la Chiesa cattolica, va comunque all’inferno, invece per i protestanti, visto che in fondo è buono, va in paradiso. E a me sembra più sensata quest’ultima possibilità. I dieci comandamenti, come ho già detto prima sono molto restrittivi e non sono più al passo coi tempi. Ci vuole buon senso nelle cose. Per questo, la legge del Buonsensismo mi sembra accettabile. “Fai tutto quello che vuoi…”, in quanto si è maturi e responsabili delle proprie azioni (almeno, si dovrebbe esserlo), “…ma senza nuocere a nessuno”, perché altrimenti torneremmo nel medioevo, tra i barbari. Invece dobbiamo comportarci da persone civili. Essere altruisti e pensare sempre che se fai qualcosa ad un altro, quest’altro un giorno potrebbe farla a te. E bisogna sempre pensare che la vita è sacra, la vita è il Dio e la Dea stessi, e non va offesa in alcun modo. 

Dico Dio e Dea per sottolineare la duplicità sessuale della Divinità, in quanto come ho già detto è necessariamente sia maschio che femmina (e se esistessero altri esseri viventi nell’universo di sesso ancora diverso da questi due, sarebbe pure questo). Ma allora, se un buonsensista “pecca”, magari uccidendo un’altra persona, dove va, se non c’è l’inferno? L'inferno, il purgatorio e il paradiso sono invenzioni della Chiesa, e sono da intendersi come metafore di uno stato fisico reale e terrestre. Chi fa del male, detto in parole povere, vivrà una vita d'inferno, nel rimorso e nella disperazione. Chi fa del bene riceverà del bene, per una questione karmica. Stiamo parlando di equilibrio di energie. In natura queste tendono sempre a raggiungere un certo equilibrio. In questa vita o nel corso di più vite. Potrei pensare che esista la possibilità che l’anima e il corpo siano due cose separate e che l’anima debba potersi reincarnare in un nuovo corpo alla morte fisica del precedente. Questo, perché l’anima penso che sia una sorta di energia, un’energia vitale, e siccome Einstein ci ha insegnato che nulla al mondo si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, allora se il corpo si trasforma divenendo polvere, atomi e poi nuova materia, l’anima, anch’essa deve per forza rimanere energia e riabitare un nuovo corpo. In molti casi si è riuscito a fotografare l’aura di una persona, cioè quel velo energetico che in determinate condizioni è possibile vedere attorno al nostro corpo. Io stesso ho conosciuto più persone le quali in diverse occasioni hanno provato a vedere l'aura. Un’altra prova a sostegno dell’esistenza dell’anima in quanto energia, potrebbe essere il fatto che quando ci togliamo un maglione di lana sentiamo a volte una scarica elettrica, di energia statica. 

È dimostrato che noi siamo fatti anche di energia, ma è ancora un mistero di che tipo di energia si tratti. Io penso che l’anima sia questa energia. Nell’anima rimarrebbe contenuta parte della memoria della nostra vita (l’altra parte resterebbe nella parte fisica che muore insieme al corpo, cioè nel cervello, magari la maggior parte dei ricordi, come un hard disc del computer). Per questo, quando un anima si reincarna in un nuovo corpo, è possibile recuperare parte dei ricordi della vita precedente. Ma quali? Perché certi ricordi rimangono impressi nel cervello, che muore, e pochi altri nell’anima? Perché solo pochi in quest’ultima? Perché, a mio avviso, l’anima è come una lastra fotografica, che memorizza solo i ricordi più emozionanti, toccanti, drammatici… come la luce che “impressiona” la lastra fotografica (mentre le zone più buie –la vita comune- non rimangono impresse in essa). Infatti, chi è sottoposto a sedute ipnotiche regressive, nella maggior parte dei casi ricorda il momento della sua morte nella vita passata, il momento della sua nascita, avvenimenti in particolar modo drammatici o emozionanti. È per questo che a volte ci capita di vedere una persona e pensare che ci è familiare. Perché magari abbiamo già avuto a che fare con la sua anima in un’altra occasione, in una delle vite passate. È una specie di sensazione che abbiamo quando fissiamo gli occhi una persona, perché sono gli occhi lo specchio dell’anima. Arriviamo al punto. Esiste o no l’inferno? In senso lato, sì. Ma non è l’inferno di fuoco e fiamme che conosciamo. E non troviamo nemmeno il diavolo, tipica figura cristiana. L’inferno sarebbe la stessa vita sulla Terra. Ma non è un inferno negativo, è solo un modo per raggiungere la perfezione. L’uomo, vivendo diverse vite, cresce. Ogni vita è una prova, una sfida, e se non si superano queste prove, si è costretti a reincarnarsi. Solo arrivando alla perfezione (cioè all’annullamento di tutte le nostre paure e rancori), si riesce ad uscire da questo circolo vizioso ed a raggiungere il “paradiso”, il luogo in cui si è perfetti.  

La vita va rispettata, in tutte le sue forme. In quanto noi stessi siamo la vita. Noi eravamo un tempo alberi, piante, poi animali e poi uomini. Quando uccidiamo una zanzara, uccidiamo un altro essere vivente. Se questo essere alla sua morte avrà raggiunto dei risultati, magari si reincarnerà ad uno stadio più evoluto, magari in un uccello, altrimenti, sarà ancora una volta una zanzara. Ma chi siamo noi per interrompere il ciclo di rinascite di un altro essere vivente? Non dovremmo infatti, anche perché la legge “Fai ciò che vuoi, ma nel rispetto degli altri”, vuol dire “anche nel rispetto di alberi, animali, insetti, etc.”. Un'altra cosa che non sopporto del cristianesimo sono le reliquie dei santi. Che senso ha tenere dei corpi di persone ritenute sante nelle chiese o parte dei loro corpi, mani, ossa, capelli… Non ha senso. Questo è solo feticismo. Attaccamento alla materia, al corpo, al materiale. La religione si interessa dell’anima, non del corpo materiale. 

Non dobbiamo confondere le cose. Noi, la nostra vera essenza, rinasce dopo la morte, in un altro corpo. Per cui, è inutile attaccarci al materiale. La materia si consuma e poi rinasce. Trattenendola, non facciamo altro che impedire questo processo di morte, trasformazione e rinascita. Il corpo del santo, non potrà più contribuire alla vita, trasformandosi in un nuovo corpo, ma rimarrà per sempre rinchiuso in qualche nicchia dentro una chiesa. Questo è ingiusto e innaturale. Pure qui ci vuole del buonsenso! Dio se vuole fare un miracolo di certo lo fa anche senza corpo del santo. Sembra quasi che i cristiani siano più attaccati al corpo che allo spirito. Un’altra prova di questo? La croce. Il simbolo dei cristiani. Senza di essa, il cristiano si sente nudo. E penso che ciò debba essere inammissibile! Essa è solo un simbolo, è una croce, di legno o di metallo, ma solo una croce. È un simbolo scelto dall’uomo, non da Dio. Che se ne fa Dio di una croce? Che tra l’altro (se proprio dessimo credito ai cristiani) è l’oggetto di morte su cui morì suo figlio Gesù. È come se io fucilassi un tizio e poi i suoi seguaci adottassero un piccolo fucile come simbolo del loro credo! Se fossi io, il tizio ucciso, mi offenderei di vedere appeso al collo dei miei fedeli, l’arma che mi ha dato la morte! Ma evidentemente, a loro serviva un simbolo e si vede che non ne hanno trovati altri. Forse sarebbe stata migliore la corona di spine, piuttosto! Comunque, ormai, quel che è fatto è fatto… E sì, i cristiani sono proprio feticisti! Adorano la croce, la sindone, la lancia di Longino, ma sono anche incoerenti. 

Che vuol dire ricercare tutti questi oggetti, se poi mancano le basi del loro credere? Bestemmiano contro il loro Dio, non vanno in chiesa, dicono bugie a iosa, desiderano in continuazione la donna d’altri… e non solo. Tanto poi, vanno in chiesa a confessarsi, azzerano il loro conta-peccati, così possono ritornare a peccare di nuovo. Questo, non è credere in un Dio, ma prenderlo in giro. Ed il bello è che non solo i laici seguono questa filosofia, ma anche i clerici. Conoscevo il parroco di una importante città che è morto proprio… durante un rapporto sessuale. Ma è una cosa che la cittadinanza ha tenuto segreta, altrimenti sarebbe scoppiato uno scandalo. Eppure i preti cattolici non dovrebbero mantenere una certa castità? 

Molti han detto, “sono pur sempre uomini…” Allora, io dico: hanno scelto loro di essere preti! E una scelta va rispettata. Nessuno impedisce loro di vivere una vita normale, ma se hanno fatto quella determinata scelta, ora la devono rispettare. Altrimenti, ingannano i credenti e loro stessi soprattutto. Ma d’altronde si sa… la carne è debole! Un detto inventato dai cristiani per giustificare i loro peccati! Nietzsche aveva ragione: Dio è morto (il Dio dei cristiani), ma di crepacuore, dopo aver visto tutto quello che si sono inventati nei secoli i suoi credenti. È il bello e che per loro è un gioco. In fondo non penso che prendano la cosa sul serio. Altrimenti sarebbero molto più rispettosi e praticanti. Un’altra sciocchezza è dire: “Ma io non sono praticante! Io credo e basta…” Ma dove sta scritto che tu puoi solo credere senza praticare? Te lo sei inventato tu! Se sei credente cristiano, devi comportarti totalmente da credente cristiano! Ed è la norma cristiana che un cristiano frequenti la Chiesa, la casa di Dio. Non ci può essere una via di mezzo… Questa è una comodità inventata da chi non ha tempo di andare in chiesa o simili.  

Tante incongruenze che hanno fatto del cattolicesimo e del cristianesimo più in generale una religione di comodo. Un’isola sicura per i preti e un passatempo per i credenti. Ma tutto ciò è sbagliato. “Prima o poi il cattolicesimo è destinato a cedere…”. Le ultime generazioni, a mio avviso, sono le prime a percepire un certo mutamento spirituale. Penso che la ragione di questa svolta sia da ricercare nella rivoluzione culturale che investì quasi tutto il globo proprio in quegli anni, dopo il ’68. L’uomo, in linea coi propositi del Buonsensismo (anche senza saperlo) ha incominciato a capire cos’era più importante e giusto e cosa meno, in contrapposizione al pensiero dei loro padri e della cultura tradizionale. È stata una sorta di nuovo illuminismo, una sorta di ritorno alla ragione, intesa come ritorno al buonsenso. 

ISTRUZIONI PER L’USO  

         Il mio proposito, come ho già detto prima, è quello di fondare una nuova filosofia, giusta e generale, che vada bene a più persone possibili. È inutile pregare, perché la Divinità è in noi e conosce da sempre i nostri pensieri. Sa cosa vogliamo, cosa siamo, cosa siamo stati e cosa saremo. Pregare è sinonimo di presunzione. È come se noi pensassimo di sapere più cose di quante ne sa la Divinità. Per la Divinità, il nostro animo è come un libro aperto, senza segreti. Mettiamo il caso che una persona a noi cara stia male. Un cristiano pregherebbe Dio per far guarire questa persona, ma un buonsensista no. Pregare Dio? È quasi un insulto alla Divinità. Essa non è sorda o cieca. Pregare Dio vuol dire pensare che se non lo facciamo, Dio non fa niente, o non sa quanto bene vogliamo alla persona che sta male. Invece la Divinità è già in noi e sa in partenza cosa vogliamo, cosa speriamo, chi amiamo, etc. È davvero onniscente e onnipresente. Anche i cristiani dicono lo stesso del loro Dio, ma mentono. Se fosse vero, non esisterebbero le chiese, i luoghi di culto, le preghiere, le messe…

Invece esistono. È per questo che i cristiani bestemmiano per strada, perché sanno di non essere visti dal loro Dio. Poi, vanno da lui in chiesa e gli chiedono perdono.

Un credente buonsensista sa che la Divinità è ovunque, perché ovunque è la Vita e la Natura. Egli stesso è la Divinità, perché è vivo. La Divinità è in tutti noi, sempre. Tutto vede e tutto sa. Sempre. Perciò, non esistono altari o chiese nel Buonsensismo. Ogni persona è un altare. Ogni persona è una chiesa. E non esistono preghiere, messe o invocazioni nel Buonsensismo. Perché la Divinità è nei nostri cuori e nella nostra mente e sa in partenza i nostri desideri e le nostre paure. Questa è la Divinità perfetta. L’unica che può essere quella vera. Ma il buonsensista è anche tollerante. Come già detto, ognuno al mondo è libero di fare quello che vuole (nel rispetto degli altri), quindi è ovvio che anche i cristiani e i buddisti sono liberi di credere in ciò che vogliono. Anche perché nessuno (nemmeno io) può dire di avere ragione in assoluto. Ho già detto che spero di avvicinarmi il più possibile alla verità (usando il buonsenso), ma la verità nessuno potrà mai sapere quale sia.

Ora, per meglio chiarire cosa sia il Buonsensismo, seguiranno delle domande con le relative risposte, in modo da semplificare e riassumere il tutto, e da avere una sorta di manuale di istruzioni facile da consultare in ogni momento:

- Dio esiste?

Sì. La Divinità esiste perché è la vita stessa, la natura, ed è ovunque.

- Esistono il paradiso e l’inferno?

No come li intendono i cristiani. I buonsensisti vedono l’inferno e il paradiso come due stati reali e esistenti sulla terra. Chi si comporta male vivrà un inferno nel corso della sua vita, o in quelle successive, perché esiste una "giustizia divina", per così dire, un karma, un equilibrio energetico. Così come chi fa del bene riceverà del bene.

- Esistono luoghi di culto per i buonsensisti?

No. Ogni essere vivente è un altare e una chiesa, sia che sia un essere umano, un animale o una pianta.

- Esistono leggi da seguire nel Buonsensismo?

Solo una. “Fai ciò che vuoi, ma nel rispetto degli altri.”

- È più importante il corpo materiale o l’anima?

Entrambi hanno una certa importanza. Ma il corpo deve agire a favore dello spirito, perché il corpo è solo il mezzo che ci permette di raggiungere la perfezione divina, ed è sempre diverso in ogni vita, mentre l’anima è la vera essenza divina, che dura in eterno, il nostro vero io.  

- Esiste un simbolo caratterizzante il Buonsensismo?

Tutto ciò che indica la vita è un simbolo per il Buonsensismo. Quindi non una croce (che era uno strumento di tortura), piuttosto, un fiore, un sole, un viso, etc.

Non esiste un simbolo definito perché l’attaccamento ad esso esalterebbe un carattere materiale che non è proprio di questa religione. Invece la varietà, ne esalta la libertà espressiva.

- È meglio essere buoni nella vita? Oppure non fa differenza visto che non c’è il paradiso?

Certo che è meglio essere buoni, perché se si è cattivi si infrange la legge principale “Fai ciò che vuoi, ma nel rispetto degli altri.” Se si è cattivi, non si rispettano gli altri. Invece è importante il rispetto, perché se rispetti un'altra persona rispetti la stessa vita, quindi la Divinità. E se si è cattivi con un altro essere vivente, si è cattivi contro la stessa Divinità.

- Cosa bisogna fare esattamente per raggiungere la Divinità?

Imparare che nella vita contano poco le cose materiali. Noi siamo prima di tutto un’anima. Tali cose materiali molto spesso sono causa di sofferenza. Finché si inseguiranno falsi obiettivi, non si potrà aspirare alla Divinità.  

- Come si fa a diventare buonsensista?

Basta volerlo essere. L’importante però è seguire la legge del Buonsensismo e agire in conformità ad essa. Quindi bisogna vivere amando la vita ed il prossimo, sempre. Ed usando il buonsenso.

- Bisogna pregare la Divinità?

Non ce n’è bisogno. La Divinità sa già tutto e legge nell’animo delle persone perché le persone stesse sono la Divinità. Pregare la Divinità, nel Buonsensismo, vuol dire amare la Vita e la Natura più di ogni altra cosa, quindi anche amare se stessi.

 

        Comunque, per chiunque avesse ancora qualche dubbio e volesse ulteriori risposte, basta scrivermi agli indirizzi sotto indicati. Sarò lieto di aiutarvi a conoscere meglio il Buonsensismo e sarò lieto di aiutarvi a conoscere meglio voi stessi. Ulteriori vostre domande verranno aggiunte a quelle sopra elencate, perciò, non abbiate timore di chiedere. Ogni domanda avrà sicuramente la sua risposta.

Grazie per l’attenzione.

GIORGIO PASTORE      

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