ASSASSINIO SUL LAGO BODOM

 

 
LA VICENDA LA LEGGENDA
 

La Vicenda

Bodom è un piccolo lago in Finlandia, a circa 20 Km da Helsinki. All'incirca nel 1963 questo lago fu il luogo dell’orribile omicidio. I quattro ragazzi che erano accampati sulla riva del lago, furono presi  tutti d’assalto da una figura misteriosa che li massacrò a colpi d'ascia. Un solo ragazzo si salvò riuscendo incredibilmente a fingersi morto così che l’assassino non lo terminò, successivamente impazzì ed è ancora in trattamento psichiatrico. Dopo qualche anno un vecchio si dichiarò colpevole dell'assassinio al lago Bodom, ma la polizia disse che non poteva essere stato lui. Quindi il mistero è ancora irrisolto.

Racconto di Alexi Laiho (cantante/chitarrista della band "Children of Bodom" ndr) sul fatto tratto da un'intervista:

"Un'estate alla fine degli anni sessanta 4 ragazzi quindicenni decisero di trascorrere una notte delle loro vacanze accampati lungo le rive del lago in questione, con il benestare dei loro genitori ovviamente. Credo non immaginassero che solo uno di loro avrebbe fatto ritorno a casa, tra l'altro in condizioni pietose. Ciò che si sa della faccenda è che mentre i ragazzi dormivano qualcuno ha squarciato la loro tenda con un coltello, dopodiché si è avventato come una furia sui corpi dei quattro facendo una carneficina e infierendo in maniera orribile sui cadaveri. L'unico sopravvissuto, gravemente ferito e traumatizzato, s'è finto morto per ore, nell'attesa che il killer finisse di fare i suoi "comodi". Non mi stupisco che non sia stato in grado di fornire alcun particolare utile alla soluzione del caso, una volta tratto in salvo dalle forze dell'ordine. Io credo che al suo posto sarei morto d'infarto, ma "fortunatamente" al suo posto non c'ero! Una vicenda come questa non avrebbe mai potuto lasciarmi indifferente: ho cercato d'incanalare il dolore e la rabbia che mi provocava il pensiero di quei poco più che bambini innocenti ammazzati da un bastardo e di tradurli in musica. Il risultato è stato :"Something Wild"."

La leggenda

Era una giornata magnifica, il sole dorato risplendeva nel cielo privo di nuvole. Il caldo era tremendo e l'afa incombeva sulla città deserta, gli unici esseri che si avventuravano per le strade cittadine erano lucertole e formiche. Gli uccelli cinguettavano allegramente e in lontananza si udivano il verso della civetta e il fischio di un treno inesistente, che forse alla fine sarebbe arrivato a prendere qualcuno. Sembrava che nulla potesse rovinare quella calma, quasi spettrale, improvvisamente la terra si mosse, il vento acquistò velocità il cielo si ricoprì di terrificanti nuvoloni neri, e un terribile temporale scaturì sulla magnifica cittadina........ La gente uscì dalle case, il panico mischiato allo stupore stava facendo impazzire l'intera popolazione, il rispetto per gli altri ormai era morto e le persone si schiacciavano, si spingevano le une contro le altre, pur di fuggire da lì. Forse era solo una premonizione di ciò che sarebbe accaduto, o forse era la dura realtà di un mondo ormai privo di ideali e distrutto dalla cattiveria e dal menefreghismo. Un uomo incappucciato, stava attraversando l'interminabile campo di grano, spinto dal vento si avvicinava sempre più ad una bambina vestita di bianco in piedi davanti all'immensa distesa, che lo fissava, come ipnotizzata da quella lunga tunica rossa fatta da un materiale simile a seta, ma molto più bello, che l'essere indossava, le pieghe del vestito assumevano secondo la luce una tonalità di rosso più o meno scura.

La mano dell'uomo si tendeva, le sue unghie gialle, lunghe e affilate sembravano pronte a conficcarsi nella pelle pallida della bambina, che rimaneva ferma, come se non si stesse accorgendo di nulla, o forse era solo immobilizzata dal terrore. L'uomo si avvicinava sempre di più, ma perché la gente non faceva nulla? Non vedevano l'uomo? No, forse no, probabilmente quell'immagine era creata dalla mente turbata della bambina dai lunghi capelli corvini. Ed ecco che il mostro arrivò alla bimba, la sfiorò, cambiò strada e conficcò le sue lunghe unghie adunche nel collo del piccolo bambino accanto alla fanciulla, lei continuò ad essere impassibile a ciò che stava accadendo, almeno in apparenza, perché osservando attentamente il suo viso, si poteva scorgere una brillante lacrima scorrere sulla sua bianca pelle per poi finire nel nulla.. Ad un tratto la bimba si girò verso l'uomo incappucciato, il suo sguardo per alcuni secondi divenne ricolmo d'odio, diventò l'espressione del disprezzo. La bambina rimasta silenziosa fino a quel momento emise un urlo di disperazione e stupore, si scagliò contro il mostro che voltandosi a guardarla scomparve nel nulla accompagnato da una risata malefica. La bambina cadde a terra e iniziò a piangere, non poteva sopportare che il suo amico fosse stato ucciso senza motivo, non sopportava che quell'uomo fosse così malefico, ma specialmente era ancora scioccata per aver visto la specie di faccia di quell'uomo, infatti, non era esattamente un viso, ma un insieme di ombre con due luci rosse che gli brillavano all'altezza degli occhi. Ma la bambina, non poteva abbattersi, alzò gli occhi, li rivolse verso il cadavere del suo amico, ma il corpo del bambino era sparito e la bambina gridò "maledetto, ridammi ciò che mi appartiene!" poi riabbassò il capo e iniziò a rialzarsi, lentamente, come se nulla avesse importanza, come se la sua vita fosse ormai senza significato. La fanciulla si girò e con il viso ancora pieno di disperazione si diresse verso la strada, ma il suo cammino fu fermato da una donna vestita di luce, che sedeva sopra un drago argentato, che dopo averla bloccata con una lunga lancia dorata le disse:

  "..... fermati! La strada che stai per prendere è quella sbagliata, tu vuoi riprenderti il corpo del tuo amico, o almeno questo è quello che mi dice il tuo cuore, quindi non abbatterti, continua a lottare, quest'esperienza ti servirà per crescere, ora vai attraversa il campo e libera tutte le anime che il malvagio ha catturato, ma ricorda di ascoltare ed apprendere, sono sicura che saprai riconoscere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato!"
E così dicendo, volò nel cielo e con lei se ne andarono anche il vento e le nuvole, ma il sole stava calando, e le tenebre facevano più paura di ogni altra cosa. Ma nemmeno questa sua paura riuscì ad allontanarla dallo scopo che si era ormai prefissata, infondendosi coraggio si incamminò alla fioca luce di quella bellissima luna, decisa ad attraversare l'interminabile campo di grano da cui poco tempo prima era arrivato l'uomo vestito di rosso. Passo dopo passo la paura nell'animo della bambina si dileguava e lasciava spazio all'odio e alla violenza, ma anche se lei non se ne rendeva ancora conto era sbagliato e la faceva procedere come se fosse una marionetta guidata da una forza sconosciuta, che voleva privarla di una delle virtù più importanti dell'uomo ovvero la ragione. Ad un certo punto tornò il vento, ma questa volta era più leggiadro, più dolce, e portava con se parole dette con una suono gentile, amorevole, come la voce di una madre che augura la buonanotte al proprio pargolo. Il vento sussurrava alla bambina "Ti prego giovane fanciulla, fermati non riuscirai ad avanzare nella giusta direzione se non saprai liberarti dall'odio e riuscire a recuperare la tranquillità e la saggezza! Mi raccomando usa la ragione o andrai incontro a morte certa!" e così dicendo si disperse nell'aria. .... Si fermò e per la prima volta dall'inizio di quel viaggio si mise a riflettere mettendo da parte i sentimenti di odio e vendetta, pensando a ciò che stava facendo, al perché era lì, chiedendosi perché esisteva tutto quel male che la circondava e per quale motivo era così decisa a conoscere la verità, a rivedere la "faccia" di quell'uomo tremendo che l'aveva riempita di così tanto terrore.

Riprese a camminare, ma questa volta si sentiva più leggera, più libera, come se i fili si fossero spezzati e nessuno potesse più guidarla nel luogo della perdizione e del dolore eterno. Anche il paesaggio accanto a lei era cambiato completamente, era tutto meno spaventoso, la luce della luna le infondeva coraggio e tranquillità, le spighe sembravano pronte a proteggerla dalle malignità delle tenebre. La notte stava per finire, ma la cosa non sarebbe servita a molto, poiché dove si stava recando ..... Non esisteva il giorno ed esisteva una sola luce fioca quella dell'oscurità, la luce emessa dalle anime infernali. Era ormai arrivata, ma prima di mettere un piede fuori dal campo ed entrare nel mondo delle tenebre si fermò, poiché non riusciva a reggersi sulle tremanti gambe per via della paura, si sedette sul campo, e guardò il terribile spettacolo che si trovava davanti ai suoi occhi: alla fine del campo c'era una ripida discesa di color rosso, sembrava di lava, ma non lo era perché era gelida, alla fine di questa scesa, c'era un lago nero con delle piccole macchie blu, tutto intorno al lago erano situati i salici piangenti e sulla riva opposta a quella dove stava lei un bosco di alberi morti si estendeva per tutto il pendio, ma di quell'uomo malvagio non c'era traccia. La bambina si sentiva terribilmente impaurita e incapace di affrontare quella discesa, si stava per abbattere, quando comparvero due omini, che si rivolsero a lei dicendo " io sono Matos, sono colui che ti guiderà per questo regno nel modo più giusto e più consapevole che possa esistere e ti aiuterò ad impadronirtene per farne ciò che vorrai, anche un mondo di sogni, dove tutti dovranno ubbidirti." "io invece sono Nemesi e ti consiglio di non ascoltarlo, se vuoi sopravvivere, e se vuoi prendere la strada giusta vieni con me che andremo ad attuare la nostra vendetta", .... che era ancora una bambina, stava per seguire Nemesi che le sembrava più simpatico, ma poi si ricordò delle parole della brezza e si fermò dicendo " vattene, tu vuoi che io rinizi a provare sentimenti negativi come l'odio e la violenza, ma io non voglio."Matos stava già esultando quando dalla voce esile della bimba uscirono altre parole "Matos, vattene anche tu, tu mi prometti un regno che io non voglio, io sono solo venuta per portare giustizia." I due omuncoli se n'andarono borbottando tra loro e la bambina si fermò e vedendo un piccolo esserino orribile gli si avvicino e gli chiese " e tu chi sei?", l'essere rispose con una timidezza incredibile "io sono Daphne, sono qui per aiutarti a vincere la paura e per evitare che tu commetta errori irreparabili, ma ho visto che sebbene il tuo corpo sia giovane, la tua mente è saggia e sarò felice di esserti compagna nel viaggio di liberazione, in ogni modo sta a te scegliere se portarmi o no." La bambina ci pensò e poi disse: "Ti sarò molto grata se vorrai guidarmi nel mondo dell'oblio che da sola non sarei in grado di affrontare e ti sarò riconoscente anche se vorrai consigliarmi nei momenti in cui ne avrò bisogno". Così dicendo iniziarono a discendere nella valle. Il sentiero era difficile, pieno d'inganni, il terreno gelido stava congelando i piedi della bambina, ma la fatina che le stava accanto, le infondeva quella sicurezza, quel calore che le permettevano di continuare in pace il suo viaggio. Il vento soffiava sempre più forte e i capelli corvini seguivano insieme alle pieghe del vestito il suo gelido soffio. Arrivate alla fine della discesa, le avventuriere si fermarono per contemplare ciò che le circondava. Una volta osservato con attenzione ogni singolo filo d'erba ripresero a camminare verso il lago. Quell'erba, se così si poteva denominare, prendeva fuoco al passaggio della fanciulla e della sua simpatica amica, girandosi si poteva scorgere l'orribile spettacolo che si stava formando dietro di loro, quei fuochi improvvisi e poi la cenere cospergeva il terreno, e si innalzava in un nuvolone che portato dal vento si depositava sull'area ancora verde facendola seccare, Ovunque guardassero trovavano immagini di morte e distruzione. Lo spettacolo che si celava dietro a loro, non le scoraggiò, anzi fece in modo che si spingessero sempre più avanti fino a quell'immenso lago che intralciava il loro cammino. Come potevano attraversarlo? Come potevano raggiungere la caverna che si intravedeva sulla sponda opposta? La bambina quasi piangendo disse: "Daphne, come possiamo superare questo specchio, come possiamo pretendere di portare a termine la nostra missione se ci facciamo fermare da una maledettissima pozza d'acqua?" La fatina rispose: "Non domandare, non chiedere agli altri di rispondere a ciò che tu già conosci, è sintomo d'insicurezza, ed in questo momento l'insicurezza è tua nemica, però ricorda che qui siamo nel mondo del male e non tutto è ciò che sembra, questa è una terra d'inganni." ..... replicò: "Grazie, ho compreso ciò che mi vuoi insegnare, e sarò felice di seguire il tuo consiglio, e di usare la ragione, per superare quest'ostacolo. Benché il gelido soffio del vento sia forte io non ho ancora visto l'acqua muoversi, quindi ciò significa che il lago è una finzione, creata per fermare il nostro cammino, perciò andiamo."La bimba non era per nulla convinta della sua affermazione così prima di incamminarsi si abbassò per toccare il lago, rimase allibita quando scoprì che il lago era vero, ma questo non la scoraggiava, ormai era determinata ad arrivare fino in fondo e per far questo era anche disposta a nuotare fino all'altra riva, pur di raggiungere la grotta. Con grande decisione, mosse un piede all'interno dell'acqua e rimase stupefatta quando si accorse che sotto di lei giaceva un ponte ricoperto dalle acque. Improvvisamente il lago divenne nero, dall'acqua uscirono prima dei capelli, poi delle facce, dei corpi, erano dei bambini che o con sguardo di odio o di disperazione stavano uscendo dall'acqua con le mani tese verso le due avventuriere in segno di aiuto. Tendevano le mani sempre più avanti e lentamente si avvicinavano alla fanciulla che vedendo il loro viso pallido, i loro vestiti candidi e i loro capelli bagnati e quegli occhi, che luccicavano di una luce rossastra e sentì il mormorio confuso di quelle voci dell'oltretomba si impaurì così tanto da correre via verso la grotta, ma un senso di pietà si fece largo in lei che una volta arrivata alla fine del ponte gridò insieme ad Daphne: "Non disperate, vi salveremo, ma solo nel momento che riterremo più opportuno." Ed eccola finalmente, davanti a lei, tra due maestosi alberi neri si trovava l'entrata della grotta che era l'unica cosa che non veniva illuminata dalla luce rossastra delle anime infernali. Il buio, il silenzio, un bagliore improvviso e poi nuovamente l'oscurità. Delle voci rimbombanti, dei corpi in movimento, pianti disperati di bambini, risate diaboliche, la paura, il terrore nell'aria.

Un urlo, un grido di disperazione, una luce lontana, che però non scomparve, anzi si avvicinò, con lei una bambina dai capelli corvini, la salvezza e la gioventù persa di migliaia di bambini avanzavano verso l'interno della grotta. La luce che inizialmente era solamente Daphne circondata da luce iniziò a mutare, fino a diventare una stupenda fata dai lunghi capelli biondi, la stessa che ......aveva visto quando ancora era solo una bambina qualsiasi, quando ancora aveva il cuore pieno di disperazione, quella magnifica fata vestita di luce che l'aveva spinta a cercare nel profondo del suo cuore. La fanciulla, non parve stupirsi per la trasformazione subita dalla sua amica, anzi si girò, le sorrise e disse: "bentornata, è questo il momento! Vero? Ora ho ritrovato l'identità che avevo perduto e posso finalmente portare a termine la missione." La fata rispose: "Certo, questo è il momento, tu sei pronta?" la risposta della bambina fu un si detto con assoluta certezza.

 Di nuovo una luce, un bagliore, e anche ….mutò, divenne una magnifica ragazza anch'essa vestita di luce e con i lunghi capelli neri che brillavano e oscillavano nell'aria. Le due principesse si presero per mano e avanzando con un passo leggiadro si inoltrarono verso il centro della caverna, arrivarono in una stanza più grossa e ciò che videro fu qualcosa di spaventoso, indescrivibile, una luce rossastra fioca e poi una più forte, l'uomo incappucciato era apparso davanti a loro, era seduto su un trono formato da ossa, presumibilmente di bambini, intorno a lui c'erano delle anime che vagavano, si disperavano, piangevano, cercavano un po' di pace. Dal cunicolo che stava alla loro sinistra provenivano risate diaboliche, le stesse che avevano sentito entrando, e urla di terrore. Improvvisamente il silenzio, il demone aveva fatto scivolare le sue unghie sulle ossa che teneva in grembo provocando così un rumore straziante che fece ammutolire tutti e poi disse: "Come avete osato spingervi fino a questo punto? Vi conviene andarvene se non volete che vi uccida, è l'ultima possibilità che vi do!" Le due ragazze non si fecero intimorire dalle sue parole ed al posto di indietreggiare avanzarono verso il centro della stanza, e poi prendendosi entrambi le mani iniziarono a dire frasi incomprensibili, e l'essere dopo aver ordinato loro più volte di tacere iniziò a spazientirsi e dopo essersi alzato tendendo la mano si avvicino alle ragazze, ma la luce che emanavano era per lui impenetrabile ed accecante, così raccolse tutte le sue forze e si gettò verso di loro, ma questo non servì, infatti, fu respinto con una forza incredibile e mano a mano che le ragazze continuavano il loro discorso le anime dei bambini venivano trascinate da una starna forza al di fuori della grotta e poi in cielo, ed insieme ai bambini anche i poteri dell'essere incappucciato se ne andavano. Un scoppio, un fumo grigiastro, grida lamenti. ….si svegliò ancora impaurita, ma nella sua mente rimbombavano ancora quelle grida e il suo cuore si domandava se era stato solo un sogno o se era accaduto realmente e specialmente se era riuscita a salvare tutti i bambini del Lago di Bodom o se l'uomo era ancora vivo, rintanato in qualche posto, aspettando il momento opportuno per attuare la sua vendetta.

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