MISTERI DELLA BASILICATA

 
Petrolla

Il Castello di Valsinni (Matera)

 

Il Castello di Valsinni (Matera)

- Breve Storia:

          In questo castello visse la nobile Isabella Morra poetessa e donna molto dolce. Proprio questa sua personalità sensibile e sempre in cerca d'amore la portava ad "odiare" il castello dove risiedeva che a parer suo gli appariva buio e troppo isolato.
Passava molto del suo tempo sola fra le sale tetre del maniero, mentre i fratelli si dividevano tre caccia nei boschi e banchetti ed il caro padre costretto all'esilio in Francia. Una persona del luogo la descrisse come "Lettrice assidua di poeti, grande sognatrice di gloria, chiusa tra gente rozza, in quel luogo selvatico." Purtroppo qualcosa di tragico accadde nella sua camera, durante la notte nel 1546. I barbari fratelli infatti a colpi di pugnale, posero fine ai suoi miseri giorni. Ancora non è chiaro con esattezza il movente, forse il fatto che i fratelli avessero intuito l'intenzione della donna di scappare da quel posto assieme ad un tale chiamato Diego Sandoval de Castro, con il quale intraprese una fitta corrispondenza.

- Fenomeni di interesse:
          Si dice in paese che da quel giorno Isabella vaghi infelice nel maniero.

- Esperienze dirette/indirette:
          Mio cugino di Matera raccolse alcune testimonianze tra coloro che ebbero un contatto "diretto" con lo spirito della donna. Queste sono le parole di un abitante del luogo, in una testimonianza del 1994: "Erano circa le 11.30 mi trovavo con mia nipote a fare un giro nel castello di Valsinni. Quando ad un certo punto in prossimità di un corridoio ci accorgemmo che qualcosa stava avanzando verso di noi; sembrava una forma scura avvolta in un ampio mantello, col cappuccio calato verso la fronte in modo da coprire il viso. Sembrava una di quelle statue di religiose scolpite nei monasteri. Pensavamo si trattasse di una illusione ottica dovuta alla lunga attesa ed al caldo invece la "forma" continuò lentamente ad avanzare, fino a giungere a pochi passi da noi. Quando alzò il capo e finalmente il cappuccio scivolò via dalla fronte, potemmo scorgere un volto femminile dall'espressione molto triste. Ci osservò qualche secondo e poi proseguì, svanendo nell'oscurità..."

ANGELO "WES"

L'esperienza di una nostra lettrice:

        Isabella Morra era figlia del Barone Gian Michele Morra, anch'egli poeta e uomo di lettere, che fu costretto all'esilio in Francia, alla corte di Francesco I, per via dell'inimicizia con il principe di Sanseverino di cui era vassallo. Rimasta nel maniero di Favale, Isabella era riuscita, nonostante fosse una donna, a continuare la sua educazione alle arti letterarie, e dal suo "isolamento" a intessere amicizie con vari poeti, artisti e nobili del sud Italia, tanto che già prima della sua morte, alcune sue canzoni furono pubblicate da un importante editore napoletano. Un enorme risultato per una donna se si pensa al tempo e al luogo, ma ben poca cosa per un animo che anelava alla completa libertà intellettuale ed al riconoscimento più alto delle grandi corti europee. Tra le sue amicizie vi era quella di Diego Sandoval de Castro, un nobile spagnolo sposato ad una nobildonna italiana, che amministrava le terre di Bollita, sulla costa jonica. La leggenda vuole che i due portassero avanti una relazione amorosa, che una volta scoperta da uno zio ed i fratelli della poetessa ne causò l'ira (nella logica del tempo essendo Isabella sorella di nobili filo-francesi, aveva disonorato l'intera famiglia intessendo una relazione con uno spagnolo), da lì la decisione di lavare l'affronto nel sangue. Fu ucciso prima il pedagogo di Isabella, reo dell'aver fatto da tramite tra i due "amanti", poi la giovane Isabella, ed infine, ad un anno di distanza, lo spagnolo Diego Sandoval de Castro che fu preso in un'imboscata nelle terre di Noepoli. 

        Il castello, lungi dall'essere luogo tetro, pare sia infestato da fantasmi silenziosi che durante l'anno camminano ancora tra le mura quasi millenarie. Io stessa una volta ho visto la sagoma luminosa di una donna mentre di notte salivo le scale che portano al maniero; e, recentemente, quella di un uomo seduto in un angolo della sala d'armi (aperta al pubblico). Nel corso degli anni gli avvistamenti sono stati numerosi, sempre un uomo (a volte con una tuba in testa, a volte senza) ed una donna, che mai però hanno turbato la quiete del luogo.
Si racconta anche che nei tardi anni sessanta in una notte particolarmente ventosa, un ospite del castello si alzò dal letto per chiudere le imposte del balcone che sbattevano fastidiosamente e, guardando verso il portone, vide distintamente una donna vestita di bianco salire le scale ed attraversare il portone chiuso. L'ospite ne rimase così impressionato da lasciare il castello la mattina seguente, per mai farvi ritorno. 
In anni recenti, una guida turistica, accompagnando un gruppo a visitare il castello e credendo di trovarvi i proprietari, ha suonato al citofono, una voce femminile ha risposto e mentre la guida diceva che sarebbe entrata con della gente si è accorta che il portone era chiuso con un catenaccio dall'esterno: nessuno quindi poteva essere nel castello.

        Mentre queste testimonianze sono certe perché accadute a me e gente a me vicina, la storia da voi riportata non mi risulta essere mai accaduta. Distinti saluti,

C.

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