ASTRONAUTI E DISCHI VOLANTI
NEL GIAPPONE ANTICO

La storia del Giappone non finirà mai di stupirci. Il Giappone ha una storia antichissima e originale che ha inizio attorno al 10.000 a.C., con la nascita del primo e più importante nucleo paleolitico, quello Jomon, così denominato dal particolare decoro di un certo tipo di vasi sui quali è possibile ammirare strane cordicelle denominate appunto "Jomon". Sappiamo del ritardo della nascita dell’archeologia nipponica, eppure già dal VIII secolo ci si preoccupava di registrare gli eventi che accadevano in una sorta di annale. Si tratta del famoso Nihongi inizialmente conosciuto come Kojiki, traducibile in italiano con “cronache delle cose antiche”, che riportava fatti vecchi di secoli; è un opera letteraria molto complessa e decisamente affascinante quanto le sue vicende memorabili e fantastiche. Tra clipeologia e paleoastronautica, il Nihongi ci porta verso un mondo sconosciuto, conteso da forze soprannaturali e invisibili. Il libro fa un elenco delle apparizioni di presunti dischi volanti nei cieli del Giappone; il più memorabile resta quello accaduto nel 637:

Nel testo è scritto: "Una grande stella viaggiò da Oriente a Occidente e vi fu un rombo simile a quello del tuono".

Quando si verificò questo fenomeno la gente pensava che si trattasse del rumore di una stella cadente o di un tuono, ma un dotto, un certo monaco Bin, disse che si trattava del "cane celeste" il cui richiamo è come quello di un cane, appjnto. Il noto autore britannico Drake identificò il cane celeste con la stella Sirio anche se all’epoca il dotto monaco di cui abbiamo parlato voleva intendere l’apparizione di un altro cane celeste, come quello intravisto in Cina e registrato sull’antichissimo libro cinese "dei monti e dei mari". In questo antico libro si narra della presenza di qualcosa di misterioso:

"Sui Monti delle Porte Celesti c’è un cane rosso chiamato il cane celeste; il suo splendore vola attraverso il cielo, e quando lo solca diviene una stella lunga parecchie decine di pertiche. Esso è rapido come il vento, e come tuono è la sua voce, come lampo il suo fulgore”.

Analizzando quindi il passo possiamo più facilmente scoprire il segreto che dimora dietro il cane celeste. Alcuni, viste le caratteristiche associate quali tuono, lampo e cielo hanno pensato ad esso come ad un astronave proveniente da un altro mondo e precisamente dalla stella di Sirio visto che comunque per Cane celeste è da identificare la stella Sirio. Quindi nell’antica Cina arrivò a un certo punto un astronave da Sirio? Essa stessa giunse poi presso i giapponesi qualche anno più tardi?
Curioso che numerose popolazioni parlino dell’arrivo in tempi memorabili di esseri giunti da altri mondi, per lo più rettili o anfibi, e proprio da Sirio; curioso che anche le leggende asiatiche, giapponesi anche, parlino dell’arrivo di genti rettiliane pronte per mescolarsi con gli indigeni. Possiamo vedere in tutti questi lontani ricordi un'unica e lontana storia persa nel tempo? Ancora più sensazionale è la leggenda che vuole questi esseri arrivare da un continente sommerso nel Pacifico. Come collegare quindi le cose? Forse questi rettiliani costituirono un potente impero nel Pacifico e da qui si mossero per la conquista del pianeta? Forse giunsero dal continente di Mu, in seguito sommerso dal diluvio?
Non possiamo sapere cosa effettivamente accadde; certo che leggende comuni ci fanno sospettare che qualcosa del genere, sebbene in modo diverso, possa essere avvenuto veramente.

Proseguendo, il Nihongi ci racconta ancora dell’apparizioni di misteriosi oggetti:

640 d.C. “Nel 7° giorno del 2° mese di primavera, una stella entrò nella Luna”;
642 d.C. “In autunno, 9° giorno, 7° mese, durante il regno dell’imperatrice Ame-Toyo-Tokaro-Ikashi-hi-Tarashi-Hime, una stella ospite entrò nella Luna”;
681 d.C. “9° mese, 16° giorno: apparve una cometa. Nel 17° giorno il pianeta Marte entrò nella Luna;
682 d.C. “8 ° mese, 3° giorno…al tramonto, una grande stella passò da Oriente a Occidente”;
692° autunno, 28°mese, regno dell’imperatrice Tokama-No-Ara-Hiro-No-Hime. Il carro imperiale stava tornando al palazzo, nella notte, quando Marte e Giove s’avvicinarono e si ritrassero quattro volte, sino alla distanza d’un passo, risplendendo e scomparendo alternamente”
.

I passi in questione sono molto chiari e andando al di là dei nomi mitologici quali "stella", "fulmine" e "tuono", capiamo come gli antichi giapponesi abbiano probabilmente avvistato strani oggetti celesti, forse astronavi di altri mondi. Singolare che ci siano molti parallelismi con uguali fenomeni in Cina accaduti in tempi remoti: l’avvistamento dei cosiddetti dragoni volanti nel cielo, ad esempio; è anche il caso delle “monarchie celesti”, i più antichi manoscritti cinesi; essi ci narrano di imperatori-dèi vissuti per 18.000 anni, fino ad estinguersi.

Rimanendo in campo clipeologico citiamo la comparsa di misteri soli nel cieli del Giappone del 9 a.C., interpretato dagli adoratori del sole (questo culto era molto popolare anche nelle Americhe, e si rifaceva alla presunta venuta di dèi solari), come un segno di presagio negativo verso la dinastia Yamato, accusata di schiavizzare i suoi sudditi.
Anche nell’antico mondo mediterraneo si parla di qualcosa di simile: un semplice caso?

Dalla clipeologia alla paleoastronautica il passo è breve, ed è chiaro che se dei "signori celesti" ebbero l’ardire di farsi vedere sui propri veicoli è probabile che decisero anche di prendere contatto con i terrestri, fondando colonie, creando famiglie celesti e dinastie reali in quello che era il Giappone più antico e più enigmatico. Il Nihongi ci lascia credere che questi incontri fossero frequenti e connessi con le famiglie più importanti della Nazione.
Il primo racconto è una leggenda diffusa in Hokkaido che parla della discesa dal cielo di Okiku - rumi - kammi a Maiopira a bordo di una "luce shinta": una sorta di veicolo usato da quelle genti. Il racconto prosegue con gli insegnamento del dio agli Anui, la più antica popolazione giapponese, sul giusto modo di vivere. Segue poi l’eliminazione di un demone malvagio. Sembra uno di quei tanti racconti sudamericani che parlano di come fantastiche genti giungessero su "conchiglie di luce" e insegnassero agli indigeni tutta la loro scienza. Ecco come il mito della presenza di esseri extraterrestri torna ancora una volta e come ebbero un ruolo importante nella vita dell’uomo antico. La leggenda, come abbiamo visto, accenna anche a demoni: esseri extraterrestri che già si aggiravano nell’antico Arcipelago.

Vi è poi una leggenda del 667 a.C. che racconta di come l’imperatore Kami-Yamato-Iharo-Biko parlasse con i suo antenati celesti, che sarebbero ritornati poi al loro luogo di residenza a bordo di un oscillante vascello celeste, retrocedendo nel tempo per oltre 1.792.470.
Ricordiamo anche un racconto che si dovrebbe collegare al primo anche se il libro non è molto chiaro in merito. La leggenda dice che:

"Prima che il nipote di Amaterasu, Ninigi-no-Mikoto, discendesse dal cielo sul suo ponte galleggiante, gli si narrò che al crocicchio del cielo si trovava una strana divinità, il cui naso era lungo sette mani e dalla cui bocca, come dalla sua parte posteriore, splendeva una vivide luce. La dea Uzumenhime avvicinò lo straniero, il quale, presentandosi come Saruthe-hiko, le rivelò che anche egli si proponeva di prendere terra in Giappone, e le offrì un "ponte voltante" o un "vascello uccello-celeste".

Sia come sia è chiaro che in tempi antichi il Giappone fu visitato da numerosi esseri celesti, extraterrestri che avrebbero dato il via ad importanti quanto segreti nuclei culturali, portandoli verso un avanzato livello tecnologico, tanto che quanto giunsero altre razze simili si trovarono di fronte ad indigeni con una certa tecnologia, che permise loro di affrontarli.

Quanto detto finora è di un epoca più recente rispetto al Paleolitico Jomon, anch'esso probabilmente segnato dall’arrivo di extraterrestri di altri mondi. Le note statue doju del primo periodo Jomon, che riproducono in tutto e per tutto esseri scafandrati e con tutte spaziali, fanno pensare che veramente già in tempi molto antichi il Giappone sia stato visitato da esseri di altri mondi. E se in questa loro visita questi esseri giunti dalle stelle avessero deciso di modificare geneticamente l’antico abitante del Giappone, magari ibridandolo con i rettiliani, così da creare la stirpe mongola, che non ha affinità con nessun gruppo etnico nel resto del mondo? E se una civiltà con queste specifiche caratteristiche somatiche giunse nel Giappone antico stabilendosi lì per sempre? Con i secoli gli antichi astronauti naturalizzati terrestri avrebbero perso il ricordo della loro provenienza e sarebbero ritornati barbari, uomini primitivi al pari di tanti gruppi nati sulla Terra, forse in seguito a guerre devastanti. C’è tuttavia di più, infatti in tutto l’arcipelago sono state ritrovate misteriose spirali dipinte su rocce, piccole piramidi nel nord del Giappone, enigmatiche tavolette recanti glifi tanto simili a quelli Maya, disegni che mostrano uomini ballare davanti a spirali e soli argentei (dischi volanti?); ricordiamo le leggende della baia di Yatsushiro, che parlano dell’arrivo in tempi memorabili di esseri straordinari su lucenti vascelli; da essi gli indigeni appresero un'infinità di cose. Ricordiamo poi l’improvviso manifestarsi di strane luci nelle acque di Kumamoto, interpretato come segnale extraterrestre atto a celebrare l'antica venuta sulla Terra degli dèi.
Al VI sec. d.C. risale la vicenda di Gran Kamu (noto conquistatore divenuto poi Jimmu Tenno) che invadeva le isole giapponesi guidato niente che poco di meno dal “Corvo del Sole”, inviato dalla dea Amaterasu sulla Terra. Un veicolo cosmico in suo aiuto nelle campagne militari? Tutto è possibile e da qui si capisce come questi antichi dèi giapponesi, in realtà extraterrestri, non solo fondarono un importante centro culturale nel Gippone antico ma furono anche aiutanti nelle decisione quotidiane dai loro discendenti terrestri, semidei forse. Spesso gli imperatori dicevano di discendere dal cielo oppure di essere figli della dea del Sole; visto in chiave moderna il significato non può che avere una sola spiegazione.
Infine, una leggenda ci parla di Hitokotonusi, il dio della saggezza, il quale sarebbe sceso sulla Terra per istruire gli uomini e farsi consegnare tutte le armi. Un altro generoso cosmonauta che si fermò sulla Terra per istruire gli uomini, portandoli in questo caso alla non violenza. La leggenda in questione può essere paragonata a tanti altri casi simili della storia antica. Che dire poi degli dèi del pantheon schinthoista e dei numerosi demoni protagonisti delle fiabe giapponesi, forse anch'essi di origine extraplanetaria. È possibile, stando ancora al fatto che ebbero un legame con le dinastie locali, che decidessero di aiutare gli antichi abitanti del Giappone a vivere meglio divenendo loro governanti.

È possibile anche che arcipelago giapponese facesse parte di antichi imperi scomparsi (ammettendo sempre la loro esistenza); tracce di questi sarebbero dei simboli ricorrenti, quali la piramide e la spirale. Inoltre, ritroviamo qui la presenza di un'antica popolazione dagli occhi chiari e dal colorito biondo che adorava l’orso e il serpente: gli Anui. Come giustificare l'esistenza di questa popolazione ariana nelle isole giapponesi? Drake ci parla di biondi lemuriani giungere in questo paese e diventare re: si tratta forse delle stesse genti imbarbaritesi in seguito ad attacchi cosmici, a tal punto da diventare poi i moderni Anui? Di questi si dice che usassero caratteri simili all’antico sumerico e di come utilizzassero un linguaggio pre-anui introdotto secondo alcuni da visitatori cosmici.

Combinando gli elementi in nostro possesso ne ricaviamo un quadro decisamente interessante:
"Questi antichi e biondi signori in fuga dal mondo di Mu, che avevano precedentemente abitato, si rifugiarono in Giappone dando vita a un forte impero testimoniato da simboli quali la piramide e la spirale; il Giappone, così simile ad altre terre da loro colonizzate. Si mescolarono poi alla gente locale, visto che Drake ci dice che si imposero agli Anui, trasmettendo loro nozioni culturali. Una volta estintisi gli antichi padroni, gli Anui dovettero rimanere gli ultimi rappresentati di una razza antica, che con il tempo perse valore fino a rifugiarsi nelle zone più aspre, sotto l’invasione di altre dinastie precedentemente fondate da altri dèi giapponesi. Nella loro antica cultura tuttavia gli Anui continuano a disegnare i simboli dei loro antichi signori e a raccontare dell’età dell'oro in cui gli dèi solari vivevano sulle loro terre".

Abbiamo detto diverse volte che questi imperi perduti potrebbero essere stati popolati da una razza di giganti supertecnologici e di come a un certo punto essi sarebbero potuti arrivare alle periferie del mondo costruendo misteriosi megaliti. Anche nel Giappone si parla di un'antica razza di giganti e anche qui sono stati ritrovati misteriosi megaliti. Leggende locali ci parlano chiaramente di uomini colossali che si diedero la briga di innalzarli. Quello che successe nel Giappone antico non è che una storia planetaria simile a tante altre. A seguito della scomparsa di questi giganti il ricordo si sarebbe cristallizzato in leggende. Qualche secolo più tardi con l’introduzione del Buddhismo in Giappone si decide di dedicargli un tempio: ed ecco il tempio Todaiji a Nara dove si ergono due minacciosi giganti vestiti di tutto punto e brevemente chiamati "guardiani del tempio", antichi custodi delle tradizioni nipponiche. Il ricordo di questi esseri sopravvisse e fu facile per i giapponesi dell’epoca stilizzare le forme di questi esseri in statue di legno. Rimanendo sempre nel campo delle arti notiamo che sono soliti esseri ritratti dragoni, e in misura minore anche leoni; basandoci sul fatto che le arti vennero comunque importate dalla Cina e dalla Corea, si nota che antiche leggende cinesi parlano di draghi di fuoco sfrecciare nel cielo in tempi remoti. Cosa videro realmente gli antichi cinesi tanto da poter stilizzare la figura del drago così massicciamente nella loro cultura, esportandolo poi in Giappone? Si tratta di astronavi aliene come il famoso serpente di fuoco delle tradizioni americane? È anche possibile che questi stessi draghi celesti furono visti dagli antichi abitanti del Giappone che, come nel caso dei giganti, stilizzarono tutto in leggende o secondo i canoni culturali dell’epoca. Qualche secolo dopo, gli artisti nipponici, basandosi forse sulle leggende dei loro villaggi, decisero di ritrarli in appositi quadri. Rappresentarono antiche astronavi occultate nella figura del dragone?
Cosa ha ancora da svelarci il Giappone, cosa ci possono ancora dire i testi antichi e religiosi e cosa ci possono svelare gli antichi monaci del buddhismo zen, anche loro così connessi per mezzo del loro culto con probabili esseri di altri mondi?
La storia del Giappone come abbiamo detto all’inizio non finirà mai di stupirci: leggende, misteri e anacronismi favolosi continuano a sorprenderci e a farci immaginare tempi immemorabili e imperi contesi da forze soprannaturali, sorprendenti, dèi persi nel tempo, nei ricordi e nella storia.

PASQUALE ARCIUOLO

Fonti:

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Blumrich Joseph F., E il cielo si aprì, MEB, Torino, 1976;
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Shuichi Kato, Storia della letteratura giapponese, Marsilio;
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G. J. Groot, The Prehistory of Japan, New Yoek 1951;
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I. Yoshikawa, Major Themes in Japanese Art, Wheterhill/Heinbonsha, Tokyo-New York 1976;
S. Kadowa, A pictorial Enciclopedia of the Oriental Arts: Japan;
K. Suzuki, Early Buddhist Architecture in Japan;
M. N. Parent, The roof in Japanese Buddhist Architecture, John Wheatherhill Inc., New York – Tokyo 1983;
Gernet, J., La Cina antica. Dalle origini all'impero, Luni, Milano 1994;
Sickman, L.; Soper, A. L'arte e l'architettura cinese, Einaudi, Torino 1969;
Jacques Ndrè Lvier, Medicina cinese Medicina totale;
Harry L. Shapiro, L’uomo di Pechino;

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