FISIOLOGIA NELLO SPAZIO

Lo scopo di questo piccolo articolo, è quello di studiare cosa accade all’organismo umano in assenza d’atmosfera e di forza di gravità. Esistono precise variazioni nella fisiologia umana causate dall’assenza, continuata nel tempo, di peso e di forza di gravità. Sarebbe interessante studiare i presunti abdotti in tal senso, per verificare e paragonare la situazione biochimica del soggetto presunto rapito e condotto nello spazio.
I problemi che deve affrontare il corpo umano, possono essere schematizzati in:

• Accelerazione \ decelerazione
• Riassetto pressorio cardio\circolatorio
• Problemi vestibolo-cocleari
• Alterazioni biochimiche
• Alterazioni muscolo-scheletriche

Accelerazione-decellerazione: il corpo umano è in grado di gestire forze di accelerazione e decelerazioni entro determinati limiti. È più tollerata una velocità costante di un’accelerazione di “pochi” g. in questo momento tutti noi stiamo girando sull’asse terrestre a più di 1500 Km\h e neanche ce ne accorgiamo. Nelle presunte abduzioni aliene, il malcapitato non riferisce di sentire una sorta d’accelerazione o decelerazione il che farebbe presumere o che quando il soggetto diviene cosciente l’astronave sia ferma, o che gli alieni posseggano una tecnologia tale da vanificare l’effetto accelerazione durante la navigazione anche se, molti avvistamenti concordano con il fatto che le astronavi si muovano a velocità impressionanti.
Questo non c’è dato sapere, ma sono ben noti i limiti di resistenza umana durante fenomeni accelerativi. Nella centrifuga, a 2g si avverte un senso di pesantezza, a 3g è impossibile restare in piedi; a 4,5g si diviene ciechi per diminuzione della vascolarizzazione retinica , ma si è capaci di pensare ed udire oltre i 12g , dopo aver perso i sensi si rischia la morte per blocco cardio-respiratorio. Le virate delle presunte navicelle spaziali cosi strette e rapide, creano sicuramente accelerazioni di molti g; il limite di studio dei presunti rapiti, è nel fatto che fisiologicamente e biologicamente non resta traccia dell’effetto accelleratorio e decelleratorio sul corpo umano.

Riassetto pressorio cardio\circolatorio: sulla terra, la forza di gravità attrae tutto verso il centro del pianeta, questo si traduce nell’uomo in posizione eretta, ad un carico emo-linfatico e liquido in generale, diretto sugli arti inferiori. Non appena si “esce” da campo gravitazionale. Il volume dei liquidi si sposta verso il centro e verso la testa con effetti molto fastidiosi, tra cui la sensazione che gli occhi escano dalle orbite, le vene del collo si gonfiano, il viso si arrossa, c’è presenza di cefalea e segni lipotimici vari. Il senso dell’olfatto e dell’udito è alterato e ci si sente come nell’avere un brutto raffreddore. Al contrario negli arti inferiori, si assiste ad una diminuzione della circonferenza delle gambe, le quali vengono avvertite come leggerissime. Dopo pochi giorni, grazie alla regolazione renale i fluidi corporei si ri-stabilizzano, con una diminuzione della volemia per eliminazione di liquidi in eccesso. L’emocromo citometrico, individua una diminuzione della produzione di eritrociti(globuli rossi), ma probabilmente il fenomeno è dovuto ad una atmosfera artificiale ricca di O2, cosicché il rene diminuisca la produzione di EPO, diminuendo a sua volta quella eritrocitaria.

Alterazioni vestibolo\cocleari: l’effetto sul sistema dell’equilibrio, in assenza di gravità, risulta molto fastidioso. Si ha come l’effetto di un forte mal di mare. Tra i sintomi del “mal di spazio” si annotano: cefalee, nausea, inappetenza, vertigini, astenia, brividi di freddo, irascibilità e vomito. In particolare quello che manca nello spazio è l’assenza di percezione del sopra e sotto! Il corpo non riesce a “capire” in che posizione si trova nello spazio inteso come area intorno ad esso.
Il problema in fisiologia nasce dall’improvvisa liberta di fluttuazione in cui vengono a trovarsi i liquidi (endolinfa) siti all’interno dei canalicoli semicircolari auricolari in aggiunta ad un’incapacità del sistema propriocettivo muscolo\artro\scheletrico di comprendere la posizione corporea.
Brevemente si può accennare al fatto che l’uomo possieda due organi d’equilibrio siti nelle orecchie, che interagiscono sia con l’encefalo, sia con il resto del “soma”. L’orecchio interno è costituito da una coclea, un otricolo e tre canalicoli semicircolari in cui c’è un liquido.
Le accelerazioni angolari vengono percepite dai canalicoli, con il movimento dell’endolinfa. La rilevazione della gravità viene assicurata nell’otricolo, da un sistema di cellule ciliate, e da dei granelli di carbonato di calcio chiamati otoliti. Per aiutare la comprensione, posto un esempio classico, quando si gira su se stessi, ed ad un certo punto ci si ferma, si avverte la sensazione di continuare a girare, questo perché l’endolinfa non si arresta improvvisamente, ma come la fisica insegna continua per un certo periodo la sua corsa; questo movimento viene percepito dal sistema vestibolo-cocleare come un “continuare a girare”.

A livello osseo, si assiste ad un aumento dell’altezza proporzionale al tempo di permanenza nello spazio, per diminuzione dell’effetto compressorio delle articolazioni in generale e del carico sui dischi intervertebrali della colonna in maggioranza.
In particolare, gli studi su astronauti con permanenza nello spazio prolungata hanno messo in evidenza una forte osteoporosi; crescente esponenzialmente in base al tempo di permanenza in assenza di gravità. Questo poiché nello spazio, i muscoli antigravitari, non vengono stimolati , ed il carico di lavoro muscolare prodotto dalla movimentazione manuale dei carichi, non da effetto in termini di lavoro muscolare. La semplice deambulazione, che sulla terra è un ottimo esercizio di tonificazione degli arti inferiori, ma anche del resto dei distretti muscolari, viene a mancare per assenza di gravità. Da qui, alcune stazioni spaziali, in cui si progettano permanenze più lunge, sono attrezzate con delle palestre e dei tapis roulant in cui l’astronauta si lega con delle cinghie per non sfuggire letteralmente via durante l’esecuzione dell’esercizio.
La perdita del tono muscolare, e della densità ossea, vengono pagate come”scotto” dopo il rientro sulla terra. Esse non alterano assolutamente il rendimento degli astronauti, quando sono in assenza di gravità, ma sono deleterie sulla terra a tal punto da necessitare di adeguate terapie e fisioterapie con richiesta di tempo uguale al tempo di permanenza nello spazio.

Alterazioni biochimiche: appena cessa l’effetto della gravità, il sangue presente nell’organismo (4,5-5 litri) diviene eccessivo, si gonfia il viso, s’ispessisce la cute della faccia, si assottigliano le gambe; questo a causa della forte pressione con cui il cuore continua a battere, secondo “esso” contro la forza di gravità... Il sistema Renina-angiotensina, percepisce questo aumento pressorio, e fa si che si perdano liquidi sino anche a 2 litri. D’altra parte, per non rendere eccessivamente denso il sangue, vengono distrutti i globuli rossi, fino allo stabilirsi del nuovo equilibrio. parallelamente inizia la demineralizzazione delle ossa…
Il tutto si traduce con un aumento del calcio ematico, con rischio di calcolosi renale, un aumento iniziale della bilirubina, poliuria. Possibile aumento degli enzimi di distruzione del tessuto muscolare,seguito da aumento dei leucociti ideopatico.

In sintesi:
Sarebbe molto importante studiare ed analizzare un soggetto dopo una presunta abduzione, per rilevare caratteristiche biochimiche e fisiologiche che in qualche modo, possono dare fondamento alla sua esperienza. In particolare controllare se il soggetto presenti anemia, sia disidratato, altresì una valutazione dello stato neurologico dell’abdotto e per esperienze prolungate, lo stato di densità ossea e del gap anionico.

DOTT. MARCO GARBATI

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