ARCHEOLOGIA

 
INTRODUZIONE LA METODOLOGIA  
BREVE STORIA DELL'ARCHEOLOGIA LE FONTI
LE GRANDI SCOPERTE DELL'ARCHEOLOGIA STORIA DEL MONDO ANTICO
 

INTRODUZIONE

La parola “Archeologia” trova origine nel mondo greco. Tucidide fu il primo ad usarla come titolo della sua opera storica, col significato di “discorso su ciò che è antico”. Insieme ad Erodoto, fu uno dei primi e massimi storici dell’antichità. Tucidide, in particolare, fu il primo a scrivere un resoconto storico attendibile del passato, basato quindi su fatti reali, osservati da lui dal vivo. Questo “vedere coi propri occhi” era detto “autopsia”. A Tucidide si deve l’importantissimo resoconto sulla guerra del Peloponneso, combattuta tra le città greche nel V/IV secolo a.C.

Al contrario, Erodoto si basava più su racconti indiretti che su fatti visti di persona, che farciva con pensieri soggettivi e idee che davano al racconto un fascino quasi surreale. Inoltre, il suo racconto era più basato sui caratteri etnografici dei popoli, sulle loro tradizioni e abitudini, più che sul resoconto storico solamente. Dopo di loro ci furono altri autori che continuarono la loro opera. L’interesse per la storia fu una caratteristica del mondo greco, che poi si trasmise al mondo romano. Il più grande storico romano fu Tito Livio che scrisse un’importante “Storia di Roma” in molti libri.

 

Giorgio Pastore

BREVE STORIA DELL'ARCHEOLOGIA

        I primi ad interessarsi al recupero di oggetti antichi furono gli umanisti del Rinascimento, anche se ancora non c’era un vero e proprio metodo di scavo, di conservazione e di ricerca. Si trattava piuttosto di una ricerca dell’”oggetto” prezioso e particolare da esporre in musei privati e nelle case dei più ricchi, nei salotti dell’aristocrazia. Non c’era ancora una consapevolezza di ciò che si aveva tra le mani e le opere si ammiravano solo da un punto di vista estetico.

Negli anni trenta del ‘700, Maria Amalia Cristina, moglie di Carlo di Borbone, affascinata dai reperti presenti a corte, convinse in consorte a scavare nei pressi del Vesuvio. Così, anno dopo anno, rividero la luce molti reperti, tracce di ciò che un tempo erano state le città di Ercolano e Pompei, distrutte dalla furia del vulcano nel 79 d.C.

A questi reperti s’interessò colui che potremmo definire il primo archeologo propriamente detto, Johann Joachim Winckelmann (+ 1768), ma questi dava più importanza all'estetica che alla storia dell'opera d'arte, ritenendo il periodo classico (che trattava la storia dell'arte greca dal 490 al 323 a.C. circa, cioè dalle guerre contro i Persiani alla morte di Alessandro Magno) l'apice e il periodo di massima maturazione dell'arte nella storia dell'uomo. Dopo questo periodo, secondo l'archeologo, iniziò una lunga decadenza. Tuttavia, Winckelmann sbagliò nel non considerare l'opera d'arte dal punto di vista storico, ma solo estetico, in quanto non si deve prendere il periodo classico come esemplare nell'arte, perché ogni periodo storico ha prodotto una sua peculiare tipologia artistica, espressione degli ideali, della cultura, della volontà artistica degli uomini che vissero in quel determinato periodo storico. Non si può escludere un'opera solo perché meno bella di un'altra, in quanto comunque espressione di un'era. Un'altra interessante curiosità? Winckelmann non vide mai una scultura originale greca. Studiò l'arte greca avendo solo a disposizione copie d'età romana, che pensò fossero originali e tuttavia scrisse un volume di storia dell'arte greca. Questo, perché al suo tempo non erano ancora state scavate le città della Grecia antica e non si avevano pezzi originali, cosa che avvenne solo nei decenni successivi.

Un uomo dello stesso calibro di Winkelmann fu Heinrich Schliemann. Questi, nel 1873 trova la leggendaria città di Troia e con essa il favoloso tesoro di Priamo.

Dello stesso calibro furono Belzoni (che fu il primo scavatore in Egitto nel 1815/20), detto “il grande raccoglitore”. Lepsius, il fondatore dell’Egittologia, detto “il grande ordinatore”, Botta, che scavò in Mesopotamia e trovò i resti della città di Ninive nel 1843. Layard, che tra il 1845 ed il 1849 trova ciò che rimane della città assira di Nimrud e la grandiosa biblioteca di Assurbanipal, vicino Kujundshik. Koldeway, che trova i resti dei giardini pensili di Babilonia e della Torre di Babele nel 1899. Sir Arthur Evans, che nel 1900 scava a Cnosso. Lord Carnarvon e Howard Carter, che trovarono la “ricca” tomba del giovane faraone Tut-ench-amun nel 1922. Champollion, che nel 1816 trova la chiave d’interpretazione della scrittura geroglifica. Grotefend, che nel 1802 è il primo a tradurre correttamente il cuneiforme. Sono questi i veri fondatori dell’archeologia, grazie ai quali questa scienza è nata e si è sviluppata, fino ai giorni nostri.

Giorgio Pastore

LE GRANDI SCOPERTE DELL'ARCHEOLOGIA

 

-     Nel Rinascimento, gli umanisti incominciano ad interessarsi all’arte antica, ma solo come opera d’arte, fuori da ogni contesto storico.

 

-         INIZI dell’Archeologia: Dal Rinascimento ai Borboni a Pompei (metà del ‘700), ed Ercolano; Si inizia a riportare alla luce le due grandiose città sommerse dalle ceneri del Vesuvio nel 79 d.C.

 

-         Sulle loro orme, Johann Joachim Winckelmann (+ 1768).

 

-         1798: Spedizione di Napoleone in Egitto. Scoperta la Stele di Rosetta, che avrebbe permesso a J. F. Champollion di decifrare i geroglifici.

 

-         1802: Georg Friedrich Grotefend scrive i “Contributi all’interpretazione della scrittura cuneiforme di Persepoli”. Fu il primo a decifrare il cuneiforme.

 

-         1810 ca. : esce “La Descrizione dell’Egitto” di Francois Jomard, basata sul materiale raccolto durante la campagna napoleonica da Vivant Denon.

 

-         1816: Jean-Francois Champollion decifra i geroglifici.

 

-         1815/20: Spedizione in Egitto di Giovanni Battista Belzoni, il “grande raccoglitore”.

 

-         1843: Richard Lepsius viene mandato in Egitto da Federico Guglielmo IV. Lepsius è il “grande ordinatore”. Fondò l’Egittologia.

 

-         1843/46: Paul-Emile Botta scava in Mesopotamia e trova Nìnive. 

 

-         1845: Austen Henry Layard scava a Nimrud, città assira.

 

-         1849: Layard scava a Kujundshik e trova un altro palazzo di Ninive e la biblioteca di Assurbanipal, 30.000 volumi in tavolette d’argilla. Lì, trova parte dell’epopea di Gilgamesh. Gorge Smith trova il resto nel 1872.

 

-         1873: Einrich Schliemann scava a Troia inseguendo un sogno che aveva fin da bambino, riportando alla luce il tesoro di Priamo. poi, scava a Micene. La leggendaria città di Troia, distrutta intorno al 1200 a.C. ora non era più una leggenda, ma una verità storica.

 

-         Fine ‘800: Bruno Meissner pubblica “I re di Babilonia e di Assiria”.

 

-          1899: Robert Koldeway inizia a scavare a Babele. Trova i resti dei giardini pensili di Babilonia e le fondamenta di Etemenanki, la torre di Babele.

 

-         1900: Sir Arthur Evans scava a Creta, riportando alla luce il famoso palazzo di Cnosso, anch'esso ritenuto una leggenda.

 

-         1914: Leonard Wolley trova nei pressi di Ur, un’iscrizione su un tempio che confermò l’esistenza storica di uno dei leggendari e millenari re di Sumer e di Akkad. Ora, la storia dell'umanità poteva retrodatarsi fino al 2400 a.C.

 

-         1922: Lord Carnarvon e Howard Carter scoprono la tomba di Tut-ench-Amun.

Giorgio Pastore

LA METODOLOGIA

           Nel Rinascimento, non esisteva ancora una scienza archeologica, quindi nemmeno una metodologia di scavo e di archiviazione. Ancora nell’800, il papa attingeva materiale dall’obsoleto Colosseo per costruire i palazzi della sua città. E questo era un comportamento comune un po’ ovunque, purtroppo. Non esisteva ancora una consapevolezza del valore dell’antichità in quanto tale. Alla fine dell’800, la scienza antropologica inventa il metodo stratigrafico di scavo, grazie al quale è possibile datare meglio i reperti rinvenuti. Esso presenta il vantaggio di leggere in profondità le vicende di un sito o di un monumento nella successione ordinata degli avvenimenti che ne costituiscono la storia , dalla nascita alle diverse fasi di vita fino all’abbandono ed alla distruzione. Il primo a ricorrere a questo metodo fu il britannico Pitt Rivers, un generale con il pallino della paleontologia. Egli fu anche il primo ad aver ricorso a metodi quali la ricognizione, la documentazione grafica e fotografica, trasferendo alla ricerca archeologica la propria esperienza militare. La stratigrafia rappresenta senza dubbio la conquista più importante dell’archeologia. Fondata sui principi della geologia, secondo i quali l’azione degli agenti naturali, mediante processi di erosione e di accumulo, determina la formazione di strati nel terreno e nelle rocce, essa parte dalla constatazione che l’uomo, nel corso della propria storia, ha provocato effetti analoghi, ma assai più complessi, mediante interventi artificiali sull’ambiente. Al piccolo scavo oggi si preferisce quello per grandi aree, escogitato e codificato nei suoi fondamenti teorici da Edward Harris. Secondo i principi dello scavo, componenti fondamentali della stratificazione archeologica sono le unità stratigrafiche, positive o negative che siano. Le positive rappresentano la testimonianza concreta di un processo di accumulo o di costruzione (un muro, un tetto, etc.); le negative sono formate dall’uso e dalla distruzione. 

         Compito di chi scava è stabilire l’esatta sequenza della stratificazione accumulatasi nel tempo, prima distinguendo fra loro le varie unità, poi ponendole in relazione le une con le altre. Si tratta di una ricostruzione a ritroso della storia (dallo strato più superficiale, a quello più profondo, che è il più antico). Ogni strato, deve essere asportato solo dopo essere stato accuratamente registrato, documentato, fotografato, riprodotto su carta. Alla fase analitica di documentazione, di asportazione e di raccolta, fa seguito quella sintetica. A tal scopo ci è utile il diagramma stratigrafico di Harris (detto Matrix). Le singole unità verranno considerate nella loro relazione fisica (sovrapposizione, correlazione o non rapporto) e temporale (anteriorità, contemporaneità e posteriorità). Il diagramma serve a visualizzare in forma schematica la sequenza stratigrafica. Ciascuna unità equivale ad un singola azione e una serie di azioni coordinate tra loro corrisponde ad un’attività. Più unità solidali tra loro verranno raggruppate in attività, stabilendo così una cronologia assoluta, partendo da quella relativa dei singoli strati. Poi quindi si passerà ad una sintesi delle attività, anche con l’aiuto di altre fonti, utile alla ricostruzione completa degli eventi succedutisi nel sito.

Ancor oggi, si scava in questo modo. Seguendo l’esempio di Pitt ed il diagramma di Harris, che dalla paleontologia è divenuto patrimonio di tutta l’archeologia. Quindi le operazioni, che di solito vengono fatte in equipe (e non più da singoli ricercatori), saranno le seguenti:

-Documentazione storica e ricerca di possibili siti;

-Sopralluogo compiuto dall’equipe (eventuale ricognizione aerea o tramite metal detector…);

-Impostazione del campo di scavo per quadranti, settori rettangolari di solito;

-Inizio dello scavo vero e proprio;

-Catalogazione dei reperti, creazione di una documentazione fotografica o su carta;

-Datazione dei reperti;

-Se si tratta di corpi di defunti, possono essere riposti nei loro sepolcri originali;

-Trasporto nei musei;

-Eventuale restauro ed esposizione;  

-Pubblicazione su riviste scientifiche specializzate delle ricerche compiute.

Giorgio Pastore

LE FONTI

        Le fonti sono quei materiali, quegli scritti (su papiro, pietra e pergamena…) che ci permettono di poter scrivere la storia, partendo da scarsi indizi. Esistono le:

-Fonti Archeologiche (propriamente dette), vale a dire gli indizi “muti”, reperti e tracce lasciateci dagli uomini del passato involontariamente, come i resti di abitazioni, di statue, di strade, etc.

-Fonti Papirologiche, in altre parole le testimonianze scritte su papiri;

-Fonti Numismatiche, in pratica le monete coniate nel passato, utili per la datazione dei reperti;

-Fonti Epigrafiche, o meglio, le epigrafi, greche e romane, numerose nel mondo antico.

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Sopra: un dettaglio del rilievo della Colonna Traiana,
importante fonte per quanto riguarda la storia di Roma.

Dott. Giorgio Pastore

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