ANALISI SCIENTIFICA DELLO ZOMBI

        In ogni periodo storico, c’è la presenza di storie sui morti viventi, i cosiddetti “zombi”. Sulla reale presenza o no di questo fenomeno, ci sono più studiosi che hanno provato a dare una spiegazione scientifica di questa possibile situazione di “vita” biologica. In più, la cinematografia, non da meno, ha per anni ricamato sulle condizioni che avrebbero potuto indurre questo stato di “morte-non morte”, in cui i soggetti avrebbero dovuto  trovarsi. È possibile essere “zombizzati” o è solo una mera fantasia?Per tracciare una linea di studio sul fenomeno bisogna risalire il tempo nei secoli:

Torniamo indietro nel tempo, sino alla scoperta, da parte di Cristoforo Colombo, dell’isola di Haiti nel 1492; ed alla successiva, circa due secoli dopo, colonizzazione da parte dei coloni francesi, con importazione di schiavi neri dall’Africa per le piantagioni di cotone. La zombizzazione è legata fortemente alla cultura nera, ai riti voodo che essi celebrano, ed è da qui che si comincia ad indagare. I coloni erano soliti maltrattare gli schiavi con pratiche che rasentavano il barbaro! Erano, poveri loro, iniziati a vere e proprie torture, tant’è che i più coraggiosi si diedero alla fuga, andando a colonizzare le aree più ostili del territorio haitiano, creando dei veri e propri ghetti off limit per i bianchi. Proprio in questi villaggi si sarebbe sviluppato il Voodo e, di conseguenza, il processo di zombizzazione.

Narra la leggenda che, intorno al 1740, uno schiavo di nome Machandal era riuscito a scappare, raggiungendo un villaggio nascosto; qui, iniziò a studiare la particolare arte del veleno. In breve, all’ecatombe di bestiame seguì quello degli oppressori bianchi. La reazione non si fece attendere e il “mago” nero fu catturato ed ucciso.Da questo momento ben definito, gli indigeni iniziarono a praticare il Voodo, che trovava il massimo della espansione con gli Houngan, ovvero, pseudo-sciamani che, a detta di popolo, erano in grado di praticare arti magiche, incluso il processo per rendere zombi un uomo.

Studi più recenti presero in considerazione l’utilizzo di veleno, in maniera più specifica, una neuro tossina “tetrodoxotina” (che blocca i canali del sondio, portando a necrosi la cellula nervosa) estratta dal Bufus marinus, il più velenoso rospo esistente al mondo, per il processo di zombizzazione. Ci sono due casi eclatanti di zombi che presentano rilevazioni scientifiche, operate da Wade Davies in collaborazione con uno psicologo tale dott Nathan Kline. Il primo riguardante un haitiano di circa 50anni, il quale fu ricoverato in ospedale per una febbre altissima che lo condusse a morte dopo due giorni. Diciotto anni dopo, un uomo si presentò alla sorella del defunto, affermando di essere il morto stesso! Dichiarò di essere stato zombizzato per volere del fratello in una lite violenta, di essere stato schiavizzato da quest’ultimo ed essere stato obbligato a lavorare per lui; essendo riuscito a scappare, riuscì a tornare finalmente a casa. Il secondo caso fu quello di un uomo, un latin lover del tempo, che era morto in seguito ad una malattia sconosciuta. Riapparve tre anni dopo in stato confusionale. Il minimo comune denominatore di questi casi, e di altri, è che gli zombi erano diventati così per volere di un’altra persona con cui avevano cattivi rapporti (una possibile giustificazione per essere avvelenati). Gli zombi “studiati” presentavano la clinica di soggetti in demenza, tipicamente associata a neuropatia tossica: afasia di Broca, perdita della cognitività e dello stato d’essere. Erano come lobotomizzati. Senza volontà propria, in molti casi, erano soggetti a chi li aveva ridotti così che, in genere, era la persona a cui avevano fatto torto in vita. La pratica consisteva nel commissionare il processo ad un Houngan che, preparato il veleno, lo somministrava ai soggetti, creandogli una morte apparente; successivamente alla tumulazione della salma, il mago provvedeva alla riesumazione e somministrava un forte antitodo. In più, con l’utilizzo di altre droghe, annullava la coscienza del mal capitato e lo rendeva incapace di intendere e volere! ZOMBI! Tre sono gli agenti tossici possibili in grado di alterare lo stato di vita di relazione apparente, tutti contenenti la tetrodotoxina: uno, come già detto, contenuto nel veleno del Bufus; gli altri due, derivanti dalle neurotossine di due pesci palla (prelibatezza giapponese, se saputo cucinare!). L’aggiunta di altre droghe facilitava il processo di zombizzazione ed annullava la volontà del soggetto, che diventava schiavo!In definitiva, gli zombi come ce li presenti la cinematografia sicuramente non esistono. La spiegazione scientifica è da ricercare indubbiamente nell’utilizzo di miscele di farmaci neuro-tossici, che venivano sapientemente preparati da questi profeti  in aggiunta, sicuramente, alla semplicità delle credenze popolari ed alla facilità con cui si gonfiano le leggende che hanno condotto a situazioni da fantascienza.

dott. MARCO GARBATI

Bibliografia:

Colin e  Damon Wilson, “Misteri irrisolti”.

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