I RACCONTI DI AMMONIO

Il Percorso
La Scatola

IL PERCORSO

        Quando bevevo una birra di troppo, iniziavo a parlar male della Chiesa e dei preti. Fu allora che uno sconosciuto mi dette l’indirizzo del sito, dicendomi che avrei trovato ciò che cercavo. In effetti io andavo cercando qualcosa.  Qualcosa di ben preciso. Osservando il sito, a tinte nero-scure e pieno di simboli satanici, notai che sulla destra in  basso vi era un interessante invito: “LAVORA PER NOI, FAI IL PERCORSO”. Mandai una e-mail chiedendo delucidazioni, e  quasi immediatamente mi arrivò la risposta che voleva sapere cosa chiedessi in cambio per fare il percorso. Chiedevo  qualcosa molto particolare, e in una seconda risposta mi dissero che erano ben disposti a darmela, purché facessi bene  il lavoro. Nella terza mail, una volta deciso l’accordo, mi chiesero un numero di cellulare per contattarmi  direttamente; ebbi un attimo di timore, ma mi feci coraggio e mandai una ultima mail. A quel punto il contatto via Web  era terminato. Passarono tre giorni prima di essere contattato, poi all’imbrunire di un caldo giorno di primavera,  squillò il cellulare. Sul display apparve la voce “anonimo”. Una voce di donna, dal caratteristico accento filippino, mi  dette appuntamento in un caffè del centro. Per farmi riconoscere avrei dovuto indossare qualcosa di vistosamente verde.  A piazza S. Eustacchio, presso il celebre caffè, una gentile minuta signorina filippina mi consegnò una busta, di cui  riporto qui sotto il contenuto integrale:

Fare bene il percorso è fondamentale per la riuscita dell’intento. I tempi sono calcolati al minuto, ed è importante non  parlare né fermarsi mai durante il tragitto.

Venerdì 16 maggio alle ore 6.30 dovrai trovarti alla chiesa di San Carlo ai catinari e assistere alla messa dalla quale  prenderai l’ostia consacrata e la metterai nel contenitore che trovi nella busta. Così alle 8.00 in punto farai la  stessa cosa presso la chiesa di S. Salvatore in Lauro; alle 9.00 presso la chiesa di San Marcello al corso, alle 10.30  alla Chiesa Nuova e a mezzogiorno ti troverai alla chiesa di Santa Maria in Via dove ti approprierai della quinta ostia  e sigillerai il contenitore. Ti rimarrà solo di tornare alla chiesa di S. Carlo ai catinari dove troverai la stessa  ragazza di oggi che in cambio ti darà ciò che hai chiesto. Ricorda è importante non fermarsi e non parlare ad alcuna  persona, rimani profondamente concentrato.

Eseguii le istruzioni con attenzione. Fare il percorso non fu poi così difficile, solo mi accorsi che mentre procedevo  da una chiesa all’altra, le mie forze fisiche diminuivano notevolmente. Quando, ormai stremato, incontrai la filippina,  ebbi in cambio ciò che avevo chiesto: un fungo allucinogeno sudamericano. La ragazza entrò in una lussuosa macchina nera  e andò via, notai lì per lì come un ritorno di forze, ma forse era solo il sollievo per aver concluso il percorso. Bevvi  due birre ad un bar lì vicino e la mia mente ripercorse tutta la mattinata: le messe tutte uguali, le ostie prese con le  mani e falsamente portate alla bocca, i profumi, i volti dei fedeli. Un senso di profonda inquietudine si impossessò di  me, iniziai a sentire delle presenze ostili e mi accorsi che l’unica maniera per sfuggire queste sgradevoli sensazioni  era...camminare.

Ma non potevo scegliere io la direzione, ero come pilotato verso un altro percorso che mano a mano iniziai a capire.  Stavo procedendo all’inverso della mattinata, trovando, stranamente per quell’ora, le chiese tutte aperte. Più camminavo  e più le forze sembravano tornarmi. Quando da via del Corso dove era la chiesa di San Marcello, iniziai a percorrere le  stradine che portavano verso via dei Coronari, per raggiungere S. Salvatore in Lauro, delle strane chiesastiche melodie invasero piacevolmente la mia mente. Volevo fermarmi per bere di nuovo, ma non potevo: quelle odiose ostili presenze si  sarebbero ripresentate, per cui dovevo necessariamente ultimare il percorso per rimediare a questa magia negativa. Ad  ogni chiesa rientravo per un attimo, guardavo l’altare centrale che ospitava il tabernacolo e pronunciavo delle  preghiere, poi mi segnavo con l’acqua santa e continuavo il cammino. Ogni volta, stranamente, trovavo le chiese aperte  ma completamente deserte, ad eccezione di S.Carlo, il punto di ritorno, dove c’era un sacerdote ad aspettarmi. La cosa  che più mi colpì non fu la stranezza degli avvenimenti, avevo ormai capito di essere in balia di una sorta di fattura o cose simili , ma il fatto che il prete era un bel giovane filippino dal sorriso identico a quello della ragazza. Quando  le mie mani toccarono le sue, sentii che la magia era finita. Potei quindi capire, una volta raccontata tutta la storia al sacerdote, cosa fosse realmente accaduto. Il percorso della mattina disegnava, collegando i punti geografici delle chiese, una stella a cinque punte col vertice rivolto in basso: il simbolo di Satana. Così facendo, forte dell’energia delle ostie consacrate, stavo a mia insaputa operando un terribile rituale di magia nera. Cosa o chi fosse ad avermi pilotato non lo saprò mai, ma il ripercorrere al contrario l’itinerario aveva interrotto e vanificato il rituale, riportando un equilibrio che avrebbe salvaguardato il destino di tutta quella zona. Il sacerdote mi confessò e mi benedì, ma ancora avverto lo sgomento di quando, il giorno dopo, lessi che proprio nel tardo pomeriggio una lussuosa macchina nera aveva preso inspiegabilmente fuoco uccidendo i passeggeri tra cui una ragazza di origine filippina. Anche il fungo non l’ho più trovato.

AMMONIO

La Scatola

Prologo 

        Sono ricoverato presso il reparto psichiatrico dell'ospedale Sant'Eugenio in Roma. Ci sono stato portato dopo che mi hanno trovato in stato confusionale sulla via Ardeatina, non lontano dal Santuario del Divino Amore. Solo dopo dieci giorni di cure ho potuto ricordare quanto accaduto, e ancora non riesco a capire se tutta questa brutta storia sia finita, oppure continuerò a sperimentare situazioni a dir poco terrificanti. Mi chiamo Attilio de Marzi, ho 34 anni e sono da due anni sposato con Carmen che è un po' più giovane. Abitiamo presso il quartiere Salario, in un bell'appartamento dono del padre di Carmen per il nostro matrimonio. Tutto è andato sempre bene e siamo stati assai felici, prima che iniziasse questa storia che mi appresto a raccontare. 

capitolo 1 

        Tutto iniziò per via del rubinetto che perdeva. Il signore del piano di sopra, spesso all'estero per lavoro -mi sembra faccia il giornalista- non si era accorto che un suo rubinetto, esattamente quello della cucina, perdeva acqua. Ma me ne accorsi io vedendo le macchie di umido sul soffitto. Fortunatamente il portiere aveva le chiavi, e dopo aver rintracciato il proprietario del piano superiore, ebbi carta bianca per chiamare l'idraulico e far riparare il tutto. Ora, lo confesso, non seppi resistere alla tentazione di curiosare nel suo appartamento, perché appena entrato nella casa avvertii una strana curiosa sensazione, come quando ti portano in quei luoghi storici dove è accaduto qualcosa di importante. Non feci fatica ad accorgermi che candelabri, libri, ceri e quant'altro, indicavano una chiara propensione del mio sconosciuto vicino a praticare riti di magia. C'era anche il teschio sul tavolino e credo fosse autentico. In un bel salone arredato, spiccavano quadri che non ritraevano persone o paesaggi, ma disegni e diagrammi particolari che avevano a che fare con simboli astrologici e richiami a questa corrente culturale che chiamiamo new age. Per terra tappeti di prestigio, tutti intonanti il rosso e posizionati come a formare un simbolo ben preciso. In una cameretta vicina, uno studio attrezzato con tecnologia direi avanzata. Ben due computer erano posti sopra un tavolo ampio che ospitava le relative tastiere e poi lo scanner, la stampante, un masterizzatore esterno e più appresso tre videocamere digitali. Da una partiva un cavo destinato a posizionarsi in uno dei due processori ma lasciato disinserito, oppure forse era stato appena usato. L'idraulico non sarebbe arrivato prima di due giorni, ed ero d'accordo col portiere che potevo tenere le chiavi: inutile chiederle in continuazione. Ora non potevo sostare troppo, anche perché mia moglie mi stava aspettando per la cena, ma era chiaro che ci sarei tornato e stavolta per starci più tempo. Fortuna volle che la mamma di mia moglie telefonò chiedendole di vederla il giorno dopo, ed io misi una scusa per non seguirla, così avrei potuto agire in tranquillità...e perfetto anonimato. Senza che nessuno si accorgesse, mi intrufolai nell'appartamento, dopo aver indossato scarpe di gomma e aver messo il silenziatore al cellulare ed iniziai ad ispezionare tutta la casa. Ancora oggi, dopo tutto quello che è successo, non riesco ancora a capire quale curiosità mi spingesse a tanto, ma ricordo che mi divertivo come un ragazzino e che la situazione era a dir poco eccitante. In effetti, eccetto qualche strano manoscritto per altro in francese -"grammaire " era il titolo - ritrovato nella stanza da letto, le uniche due stanze interessanti erano il salone e lo studio. Nel salone vi era una suggestiva biblioteca. Molti libri appartenevano alla società Teosofica, altri alla metapsichica e molti ancora trattavano di occultismo. Stavo per toccarli, ma, forse suggestionato dai films, mi resi conto che non avevo guanti e stavo lasciando tracce dappertutto. Senza pensarci troppo mi misi quelli da cucina, presi in prestito all'amico, o più probabilmente alla sua domestica, e iniziai a sfogliare i libri cercando di fare in modo che non ci si accorgesse dell'intrusione. Un libro in particolare mi impressionò, trattava di immagini che non ho difficoltà a definire horror, tutte senza luce e dai toni decisamente gotici. Non posso dire il titolo, perché era scritto in caratteri ebraici che certo non capisco, mi colpiva però quel colore viola-nero della copertina su cui erano impressi a color argento. I soggetti sembravano rappresentare demoni femminili e simboli e pentacoli erano ad ogni pagina. Ebbi una illuminazione. Mi resi conto che anche i tappeti formavano un disegno che ricordava il pentacolo. Provai ad alzarne uno, ma non trovai alcun segno nascosto, solo polvere che mi dette un fastidio enorme. Rialzando il capo mi accorsi che le candele, per metà consumate, erano anch'esse viola e che alla base di ogni candelabro vi era un bordo rosso con le solite lettere ebraiche. Sembrava che il teschio mi stesse osservando, ma non era lui che temevo, bensì la netta sensazione che veramente qualcosa o qualcuno stesse realmente spiando le mie mosse. Rimasi immobile un paio di minuti, poi ripresi l'ispezione, stavolta nello studio. Ora non ebbi difficoltà ad entrare nel primo computer, dove per altro trovai le solite cartelle con l'elenco degli articoli, la rubrica degli indirizzi e pochi altri files di nessun interesse. Aveva un disco rigido di appena 2 giga e non presentava programmi di video-editing, questo mi fece capire che quello importante era l'altro, ma l'altro non poteva aprirsi senza password. Pensai allora di "prendere a prestito" qualche cassetta mini-video, ma mi sembrava di stare osando troppo e desistetti dall'idea. Tornai nel mio appartamento e subito iniziai una ricerca in internet per saperne un po' di più su magia nera e simili. Quando mia moglie tornò mi chiese perché non avevo risposto alla sua telefonata. Ricordai di non aver più tolto il silenziatore e subito mi accinsi a farlo. Con mio stupore trovai un sms, spedito da un numero sconosciuto e non italiano, con una unica parola EXDEUSCIBRO. Ricordo ancora l'inquietudine di quel momento e di quello che accadde poi. L'amico giornalista mi aveva detto di stare in Spagna, a Toledo, e su internet scoprii che il prefisso del numero da cui proveniva il messaggio, apparteneva ad una società telefonica spagnola, la Miratel-iberica. Mi sembrava così inverosimile, ma non potei che pensare che il termine menzionato nel messaggio poteva essere la password per aprire il secondo computer. La notte stessa, mentre tutto il palazzo dormiva, tornai nell'appartamento di sopra. Un misto di terrore ed eccitazione guidava i miei passi, anche il salone sembrava avere un aspetto sinistro, ma io mi limitai ad accendere il secondo computer. Questo era senz'altro migliore del primo, dalle icone della desktop mi resi conto dei programmi di editing per lavorare ai filmati digitali e che si trattava del sistema operativo più innovativo. Ciò significava anche che la password era esatta ! Cosa stava succedendo ?! L'unica spiegazione, che poi si rivelò azzeccata, era che c'era da qualche parte una telecamera nascosta. La trovai infatti dietro una coppia di vasi e da essa partiva un filo che la collegava ad un portatile acceso a sua volta collegato ad un modem. Il tutto nascosto ad arte. Quindi a mia insaputa potevo essere in mondovisione su internet. Tornato a letto non dimenticai di controllare il cellulare: stavolta il messaggio diceva “signor de marzi ho bisogno della sua collaborazione - attenda mie notizie” . La mia risposta fu quella di chiedere umilmente scusa dell'intrusione, di fare ammenda e di promettere che in futuro non sarebbe mai più accaduta una cosa analoga. Non ebbi replica e presi sonno. Per qualche giorno non accadde più nulla. Provai a telefonare al numero spagnolo, ad inviare sms, ma sembrava come disattivato. Venne l'idraulico, riparò il guasto e il portiere riprese le chiavi. Del mio vicino, il signor Augusto Giancalone nessuna traccia, tutto sembrava essere tornato alla normalità. Invece circa dieci giorni dopo trovai la ricevuta per andare a ritirare un pacco alla posta. Non dissi nulla a mia moglie, non dissi nulla a nessuno, ci andai e basta. Il pacco conteneva una scatola ed una lettera. Riporto qui il contenuto: gentile signor de marzi, non si preoccupi del mio giudizio. Lì per lì me l'ero presa a male, ma poi ho pensato che invece l'accaduto poteva venire a mio vantaggio. Ed anche a vantaggio suo, mi creda. Esistono dimensioni che non appartengono al quotidiano banale, che esulano dal solito tram tram. Forse il destino ha voluto che anche lei ne venisse a contatto, doveva vedere che faccia interessata aveva quando visionava i miei computer, vuol dire che è pronto ad accedere al modo dell'occulto. Ora, caro de marzi, può riscattarsi facendomi questa cortesia. Consegni all'indirizzo riportato la scatola e mi raccomando: non l'apra. Per nessuna ragione apra mai questa scatola, ne va della sua stessa vita. Grazie Augusto L'indirizzo indicava una strada che si trovava presso il quartiere chiamato Coppedè, nella zona parioli-salario. L'avessi consegnata e basta forse non sarebbe accaduto questo disastro, ma io non seppi resistere alla tentazione di sapere cosa vi fosse dentro. Stavolta però non volevo operare da solo. Non potevo dirlo a quella puritana di mia moglie e quindi mi rivolsi ad Eugenio una sorta di amico del cuore. Inizialmente credeva che scherzassi, ma quando si rese conto che dicevo il vero mi propose di andare presso una libreria esoterica di suo conoscenza. Il libraio, giovane come noi, prima di decidere di aprire la scatola accese degli incensi a mò di circolo, chiuse gli occhi e disse delle frasi incomprensibili. La scatola sembrò muoversi ed io mi impressionai non poco, poi disse: -"portate immediatamente questa scatola dove dovete e non apritela per nessun motivo. Se per qualche ragione non riuscite a recapitarla, lasciatela davanti la Sinagoga in una busta nera."- Ce ne andammo alquanto disorientati. Se da una parte ero impaurito, dall'altra non potevo resistere alla curiosità. Eugenio invece, credendo alle parole dell'amico, mi salutò e mi chiese di non cercarlo per un po' di tempo e comunque non prima della consegna del misterioso pacco. Rimasi così solo a gestire una situazione che non riuscivo più a capire. Cosa c'era di così inquietante ? Forse qualche oggetto magico capace di provocare la morte o una maledizione ? 

capitolo2 

Quella stessa notte, come preso da un raptus aprii la scatola. Era evidente che lo avrei fatto, nel pomeriggio ero passato in cartoleria a comprare tutto il necessario per riconfezionarla. Da subito mi insospettì il fatto che, una volta scartata, la scatola era di un cupo color nero. Aperta vi trovai una specie di talismano: una medaglia in bronzo dal diametro di 10 centimetri raffigurante un triangolo all’interno di cinque cerchi concentrici. Nel triangolo vi erano disegnati un braciere infuocato alla cui base vi era un cerchio con dentro scritto “first circle” quindi ancora più in basso e sinistra e destra altri due contenenti il termine “Ass”. Dal cerchio di sinistra partiva un messaggio fuoriuscente da un triangolo e indicante la scritta “way to treasure” . Ai lati del triangolo due candelabri accesi e sotto la base tre lettere che sembravano essere J H Y con due croci ai lati. Fuori l’ultima circonferenza, quella che delimitava la fine del disegno, erano posizionate delle lettere. Una A maiuscola a nord, una A minuscola a sud, una E a ovest e una J ad est. Tutto qui. Al di là del significato simbolico che la medaglia poteva avere, e del quale non possedevo alcuna conoscenza, l’oggetto non esercitava alcun fascino e a me, in particolare, dava quasi un senso di irritazione. Mi domandavo della sua eventuale importanza e ancor più del suo scopo. Alquanto deluso riconfezionai il tutto, deciso l’indomani a riconsegnarlo all’indirizzo indicato. Durante il sonno ebbi incubi mostruosi: parenti defunti che ammonivano il mio operato, ambienti infernali dove avrei patito chissà quali pene e in ultimo mia moglie che ribadiva quanto fossi imbecille. La mattina trascorse normalmente, solo alcuni condomini, incontrandomi nel palazzo, notarono un certo pallore ed una espressione strana nel mio volto. Feci colazione al bar e mi avviai a piedi verso la zona dove avrei recapitato il pacco. Non era lontano, si trattava di tre o massimo quattro fermate di autobus, ma stranamente avvertii una insolita stanchezza tanto da costringere ad aspettarne uno. Qui accadde la prima volta un fenomeno angoscioso che sarebbe apparso in seguito. Ora, dopo le cure di questo reparto, spero che non accada più, sarebbe infatti per me uno stress assai dolente. Appena salito sul bus avvertii una sensazione di freddo intenso e le persone che erano nel mezzo pubblico mostravano una sconvolgente immobilità. Erano tutti come congelati, fermi immobili nelle loro attonite espressioni, gli occhi vitrei e non si avvertiva più il rumore del motore, né quello del traffico. Io stesso, mi resi conto, permanevo in quella condizione. Eravamo tutti immobilizzati in una situazione dove non esisteva tempo né movimento. Ma per quanto immobile, in questa specie di fotogramma congelato, la mia mente funzionava benissimo, terrorizzata dalla sensazione di impotenza. Quanto sarebbe durato? Forse per sempre? O forse stavo ancora dormendo e questo era un incubo? Continua con altre suggestioni.
Preannunciato dal ritorno del calore, tutto tornò a normalizzarsi, le persone ripresero a muoversi e i rumori riempirono l’abitacolo. Il senso di sollievo fu enorme, malgrado la mia spossatezza che continuava a persistere. Raggiunsi infine l’indirizzo e lasciai il pacco al portiere, salutandolo con un sorriso liberatorio. Avevo rispettato il volere del Signor Augusto, e visto che la confezione era pressoché identica (difatti in cartoleria acquistai una carta assai somigliante all’originale, ed adoperai lo stesso tipo di nastro adesivo) ero convinto che nessuno si sarebbe accorto di nulla. Sulla via del ritorno, notando un certo miglioramento delle condizioni fisiche, rimuginavo le parole del libraio, sul fatto di lasciare il pacco davanti la sinagoga in una busta nera. Non trovavo nessuna attinenza, visto che la simbologia del medaglione faceva pensare a qualcosa di cristiano, con le croci e le lettere, e poi, quando mai avrei potuto lasciare un pacco davanti l’edificio più controllato di Roma? Ma per fortuna non avevo più questo tipo di problema, e credetti che tutto fosse ormai finito.
Passarono tre giorni. La mattina Carmen sosteneva che mi agitavo durante il sonno, ma a me non risultavano né incubi né cattivi pensieri, solo ripensavo con preoccupazione a quella brutta esperienza dell’autobus, sperando che si trattasse di un episodio del tutto isolato. Prima di consegnarla, avevo fedelmente riprodotto su carta il disegno del medaglione e nascosto il foglio in un libro riposto all’ultimo scaffale della libreria. In quella posizione sarebbe stato destinato all’oblio se gli eventi successivi non mi avessero obbligato a ristudiarlo.

capitolo 3 



Ad un settimana esatta dal giorno della consegna, Carmen mi informò che la domenica appresso avremmo partecipato al battesimo della figlia di una sua cugina che a stento ricordavo. Quella fu una mattinata drammatica. Già accompagnai Carmen di malavoglia – a me dava fastidio vedere i miei parenti, figuriamoci quelli degli altri- e la chiesa che avrebbe ospitato la funzione era fredda e brutta, una di queste moderne con dei quadri decisamente orrendi. I parenti di Carmen non mi si ricordavano, almeno non tutti, molti mi ignorarono ed altri mi guardavano con aria interrogativa. Uno sgradevolissimo suono di organo accompagnò l’entrata del sacerdote e tutti si ammutolirono e si alzarono. Neanche cinque minuti dopo, una signora, che poi seppi essere una zia di Carmen, si gettò a terra e come in trance iniziò ad urlare parole terribili. Disse che il male era nella chiesa, che il Demonio in persona era presente, che il sacramento andava rimandato perché immondo e che tutti si doveva scacciare la maledizione in atto, pena gravissime conseguenza per tutti i presenti. Non pensavo di entrarci qualcosa con questa faccenda, ma dovetti ricredermi quando mi riprese lo strano fenomeno dell’autobus. Ora erano tutti lì, fermi e congelati come in una fotografia, con le loro sorprese e preoccupate espressioni. Forse il volto del sacerdote sembrava essere un po’ più vivo, ma no, anche lui partecipava della stessa immobilità. Stavolta parve durare parecchio. Ripensai alla macchia di umido sul soffitto, ai computer del Signor Augusto, alla medaglia e a tutto quel che succedeva, sentendomi terribilmente responsabile di tutto. Nel freddo totale della circostanza, in un tremendo complesso di colpa, considerai che gli ammonimenti di mia moglie erano giustificati e che il mio comportamento si dimostrava irresponsabile e da persona immatura. Poi, osservando il volto fisso di Carmen, mi domandai se pure lei provasse le mie stesse sensazioni o se in qualche modo soffrisse. Quindi, costatando di stare in una chiesa, mi venne in mente di pregare e questo ottenne il risultato che il freddo sparì ed io tornai alla normalità. Mi ritrovai circondato ed osservato, con Carmen che strillava preoccupatissima chiedendomi come stavo. La signora della sceneggiata era stata portata fuori, il sacerdote seduto su una panca, si reggeva sconsolato il mento. Una volta sincerato tutti delle mie condizioni, seppi che immediatamente dopo che la signora era caduta in trance mi era presa una forma di catalessi e sembrava quasi non respirassi. Il fenomeno non era durato poi così a lungo sebbene a me sembrasse assai più duraturo, ma fu sufficiente ad interrompere la funzione e creare non pochi imbarazzi. Don Alboino –questo il nome del sacerdote- disse che intendeva ultimare la celebrazione e ci sottopose ad una omelia di 45 minuti dove sottolineò l’esistenza del male, le azioni del demonio, l’importanza dei sacramenti. Partecipammo poi ad un rinfresco nelle sale della chiesa stessa, e mi sembrò che tutti in vero parlassero dell’accaduto ritenendomi in qualche modo responsabile. Dovetti insistere non poco per convincere mia moglie a prendere un taxi e tornare a casa. Purtroppo l’episodio ebbe un seguito, perché il giorno dopo Don Alboino si presentò a casa chiedendoci di ascoltarlo. Dopo aver illustrato per una buona mezzora le subdole manovre del diavolo, la forza salvifica della fede e argomenti affini, mi chiese se ero intenzionato a confessarmi. Alla mia negazione non insistette, ma prima di congedarsi mi chiese di accettare un piccolo vangelo tascabile ed un rosario che a suo dire era benedetto. Appena uscito il sacerdote, ci pensò Carmen a farmi il terzo grado. Stavo per raccontargli ogni cosa, quando la solita, inevitabile, ma in quel frangente provvidenziale telefonata della madre mi tolse d’impaccio. Mi rintanai nello studio chiudendo la porta la porta a chiave e ripresi il foglio dove avevo riprodotto il medaglione. Lo osservai con meticolosa attenzione, ma non trovai niente,assolutamente niente che potesse spiegarmi cosa accadeva, anzi mi sembrava in vero così banale e privo di significato –almeno lo era per me- che quasi mi venne il desiderio di stracciarlo. Avrei dovuto rivolgermi a qualcuno che ne sapesse più di me e nel frattempo possedevo due elementi in più al mio attivo: un vangelo tascabile e un rosario di plastica. 

capitolo 4 

Lo strano fenomeno si ripeté ancora durante i giorni a seguire. Una volta per strada davanti il parco Nemorense, una volta dal barbiere –ma credo che non se ne accorse nessuno- e un’altra volta in una chiesetta che in quei giorni era stranamente aperta mentre in passato era stata sempre chiusa. Un giorno invece accadde per ben due volte. Lo ricordo ancora con sgomento. Visto che su internet non riuscii a trovare notizie sulla magia (ma si trattava poi di magia?), decisi di andare ad investigare presso la libreria della stazione che era assai fornita. Dapprima mi raggelai di fronte ai libri di informatica, che sono la mia passione. Appena rinormalizzato ritrovai il solito drappello di curiosi che dovetti rassicurare e spiegare che non era niente di grave e che neanche i medici sapevano bene come curarmi. Quindi mi posizionai davanti gli scaffali del settore “ESOTERISMO”, davvero fornito, tanto che non sapevo da dove iniziare. Tra i diversi titoli spiccava l’imperioso cofanetto dell’occulta filosofia di un certo Cornelio Agrippa. Poi altri come il Picatrix , l'apprendista stregone di W.E. Butler, l'iniziazione all'alta Magia del Sabellicus, la Magia della stella d'oro di Ripel e l'insegnamento iniziatico di Atena.Quando i miei occhi si posarono su i titoli di Elifax Levi, mi fissai di nuovo. Stavolta, congelato in un fotogramma da libreria, mi trovavo come obbligato a vedere quei titoli e sentivo che essi rappresentavano per me qualcosa di importante, come se fossero i testi che cercavo per risolvere l’enigma del medaglione. Ricordo ancora nitidamente i titoli:I Misteri della Cabala, Il Dogma dell'Alta Magia,Il Grande Arcano.Quando mi ripresi ritrovai i soliti curiosi, ma stavolta oltre l’imbarazzo, dovetti fare i conti con l’arrivo di una autoambulanza che era stata chiamata e in fretta e furia scappai dalla libreria senza poter acquistare o visionare alcun libro. Il problema delle fissazioni stava diventando assai serio. E se mi fossi fissato in casa davanti a Carmen? E se il fenomeno rischiava di diventare ripetitivo e ancor più incontrollabile? Telefonai subito ad Eugenio, spiegandogli alla meno peggio la situazione. L’amico era in partenza per lavoro proprio l’indomani e questo fatto mi dette l’idea di orchestrare una fuga. Raccontai a Carmen che un mio carissimo amico di infanzia si trovava in gravissime difficoltà e voleva il mio conforto e la mia presenza per qualche giorno. L’espressione di mia moglie a tale notizia fu quantomeno perplessa, io insistetti sostenendo che l’amico era uno di quelli che ogni tanto alzavano il gomito, che la compagna lo aveva abbandonato e che versava in condizioni disperate. Vista la riluttanza di Carmen ad accettare la situazione, d’accordo con Eugenio che sarebbe partito nel cuore della notte, mi feci telefonare alle quattro del mattino inscenando un melodramma che convinse mia moglie. Così feci la valigia e me ne andai a casa di Eugenio che nel frattempo l’aveva fumigata con ogni tipo di incenso. Mi aveva anche lasciato un appunto sul da farsi, tra cui l’esortazione a ricontattare l’amico libraio. Un brivido percorse la mia schiena, quando giratomi improvvisamente scorsi la presenza di tutti i libri di Elifax Levi. Dopo aver fatto scorta di viveri, mi immersi nella lettura, chiamando Carmen di tanto in tanto. Dalla sua voce capivo che non si sentiva tranquilla, non che pensasse che la tradissi, ma di certo soffriva assai della mia mancanza. Io facevo di tutto per tranquillizzarla, dicendole che presto sarei tornato e che l'amico era davvero un caso disperato.Fu durante una di queste serate di approfondimento che il mio cellulare venne raggiunto da un inquietante sms: 
l’avevamo avvertita non doveva aprire la scatola. E’ in grave pericolo venga a trovarci non dica niente a nessuno
Il messaggio non veniva dal un cellulare, ma direttamente da internet. Ero sgomento, arrabbiato con me stesso per essermi messo in un guaio simile e mi imbottii di valeriana e camomilla per non pensare e limitare l’ansia. La mattina dopo tornai dal libraio che Eugenio mi aveva presentato, speranzoso che potesse aiutarmi, i suoi occhi luminosi e buoni ascoltarono le mie disgrazie e accadde pure che per alcuni attimi mi fissassi davanti a lui ma –mi disse poi- che il fenomeno era stato appena percettibile. Prima di darmi risposte si arrotolò una sigaretta, quindi mi chiese di disegnare a memoria il simbolo del medaglione, cosa che feci all’istante e dettagliatamente tanto l’avevo impresso nella memoria. Dopo aver visionato attentamente il simbolo, si diresse verso uno scaffale da dove ricavò un libro scritto in inglese e che solo lui poteva capire. Riseduto iniziò a girare le pagine, finché notai un disegno che, se pur non proprio uguale, ricalcava in modo approssimativo quello che conoscevo. Vi erano in esso il triangolo e tre –invece che cinque- cerchi concentrici, non aveva lettere ai lati e all’interno conteneva croci e lettere che ora non rammento più. Dopo aver chiuso il libro, mi fissò con aria preoccupata chiedendomi se fossi credente e se frequentassi la chiesa. Alla mia negazione mi suggerì di andare presso la chiesa di San Bartolomeo all’isola Tiberina e chiedere di un certo Padre Luigi, di portare appresso sempre un rosario, di confessarmi e comunicarmi almeno una volta la giorno. Questo, mi disse, avrebbe interrotto i fenomeni di fissazione e ricondotto ad una vita normale.

CAPITOLO 5 

Approdai alla chiesa di San Bartolomeo una mattina piovosa. Dovetti aspettare più di un'ora per parlare con Padre Luigi, un sacerdote alto con i capelli bianchi che indossava un elegante clergyman. Con squisita gentilezza mi fece accomodare in un angolo della chiesa, bella e suggestiva, ma decisamente fredda, e mi chiese quale fosse il motivo della visita. Una volta ascoltata la mia storia, mi chiese di confessarmi, solo così -mi spiegò- avrebbe potuto praticare una preghiera-esorcismo e ammantarmi di un alone protettivo capace di difendermi da influenze esterne. Il suo fu un discorso che mi turbò non poco. Mi spiegò che, esattamente come sono intorno a noi onde elettromagnetiche delle quali non percepiamo la presenza, così si aggirano sotto forma di energie, di pensieri e di presenze invisibili, influenze che possono essere buone o cattive. Tutto dipende dai nostri comportamenti, le nostre azioni e - in particolar modo- i nostri pensieri. A seconda di essi noi attiriamo influenze della stessa natura, attiriamo presenze di defunti che "si alimentano" dei nostri stessi pensieri e delle emozioni di cui godiamo. Noi non ce ne accorgiamo, ma talvolta indugiando nelle passioni e nei vizi, essi prendono possesso di noi ed ecco che diventiamo schiavi di situazioni che non possiamo più controllare. Si chiamano anche "VAMPIRI ASTRALI" e ci tormentano più spesso durante il sonno fino a determinare quella che i medici chiamano depressione. Questo mondo fondato sul materialismo e sul denaro, ha allontanato le coscienze da queste verità spirituali, ma i vampiri continuano tranquillamente a fare il loro lavoro per la gioia delle case farmaceutiche e degli antidepressivi. L'unica vera garanzia contro questo pericolo era una vita vissuta alla luce dell'insegnamento cristiano e dei sacramenti, vivere in grazia di Dio e lontano dal peccato ed ecco che nessuna medaglia o scatola avrebbe potuto alcunché. Mi confessai, ricevetti la benedizione e l'esorcismo, promisi di fare quanto prima la comunione e mi congedai da Padre Luigi un po' più sollevato. Il giorno dopo tornai da Carmen sentendomi quasi una sorta di figliuol prodigo, e per qualche giorno feci vita da chierichetto. In effetti il fenomeno non si presentò più ed io mi sentii assai sicuro. Quando tornò Eugenio gli raccontai il tutto e lui si divertì a prendermi in giro. Iniziò a chiamarmi "don Attilio" e non mancò una occasione per deridermi, ma io, vista la situazione, non me la presi più di tanto. Prima di salutarmi Eugenio mi suggerì di visionare un sito su internet, l'URL era www.spaziarancio.com . Disse che là sopra avrei trovato tutte le risposte e che era passato un secolo da quando Einstein aveva scritto i tre saggi sulla relatività e che a parer suo bisognava dirlo anche a "don Luigi". Non lo ascoltai e tornai alla vita di sempre, alla mia bella Carmen che mi amava e che ero entusiasta di aver sposato. La normalità mi fece dimenticare la vita spirituale, e col tempo trascurai del tutto la messa e la comunione. Poi un giorno accadde un antipaticissimo incontro. Stavo al parco Nemorense a leggere un quotidiano sportivo, quando una signora avanti con gli anni mi si avvicinò. Guardandomi fisso negli occhi, in modo del tutto risoluto mi chiese se avessi conservato qualcosa della scatola o se avendo copiato il simbolo ne conservassi una copia. Il sangue mi si gelò, sentii il mio respiro affannarsi e la paura impossessarsi di me. La situazione precipitò quando la signora mi fece vedere un foulard di Carmen che io stesso le avevo regalato durante il viaggio a Venezia. Mi disse che potevamo avere delle spiacevolissime conseguenze e mi propose una sorta di baratto: io avrei restituito qualsiasi cosa avessi conservato della scatola e lei mi avrebbe restituito il foulard che altrimenti poteva diventare un'arma pericolosa in sua mano. Sgomento e terrorizzato giurai di non aver conservato nulla della scatola, ma la signora con fermezza smascherò la mia menzogna -infatti conservavo la copia disegnata- dicendomi che le loro pratiche magiche erano fallite e che questo era dovuto alla perdita di potere del simbolo del talismano che sicuramente era stato copiato altrove, come pure, durante una seduta medianica, era stato confermato. Sudando in modo eccessivo e in preda al panico, mi alzai di scatto e fuggii dalla signora che mi gridò dietro che ci saremmo rivisti. A partire dal giorno successivo ripresi le pratiche spirituali e presi l'impegno con i parrocchiani di fare il pellegrinaggio al Santuario del Divino Amore, ogni sabato sera per ben sette volte -dicevano che così avrei ottenuto una particolare benedizione dalla Madonna-.

capitolo 6 

Adesso ricordo bene, esattamente tutto quello che è accaduto. Carmen mi disse di aver perso il foulard al mercato una mattina, ma di non aver dato valore alla cosa visto lo scarso valore. Per quanto frequentassi ogni mattina la chiesa e mi comunicassi, dovetti sostituire il numero del telefonino perché quasi quotidianamente mi pervenivano messaggi dei satanisti che volevano la restituzione del disegno. Un giorno, all'uscita dalla chiesa, un signore alto e robusto mi fermò e mi dette l'ultimatum: o riconsegnavo il simbolo o Carmen avrebbe passato un brutto quarto d'ora. Allora mi decisi. Mi feci accompagnare dal tipo fino a casa, facendolo passare per un signore della parrocchia e gli consegnai il disegno. Appena avutolo in mano, il losco individuo lo bruciò con un accendino, quindi mi dette un ultimo sguardo pieno di disprezzo e se ne andò senza salutare nessuno. Adesso cosa dissi a Carmen non lo rammento, certo le promisi che mai avrei riportato in casa tipi simili. Quando mi distesi sul divano per rilassarmi, la testa cominciò a girarmi vorticosamente. Intensi dolori sconvolsero il mio corpo e ad un tratto iniziò a mancarmi il respiro. Presi a pregare, e gradualmente tornai alla normalità, ma fu una breve tregua. Mi rifissai la sera davanti alla Tv, per fortuna Carmen stava in camera da letto al telefono con la madre. Mi rifissai la mattina in chiesa e provai a spiegare sommariamente ai parrocchiani la mia storia, ma modificandola per l'occasione e blaterando di una sorta di fattura. Fui allora fatto oggetto di premurose attenzioni e di preghiere comunitarie, fino all'ultimo sabato del pellegrinaggio, quello dopo il quale venni ricoverato. Le fissazioni si erano interrotte e partecipai al pellegrinaggio pieno di devozione e di speranza. Ora riporto qui i miei ricordi, ma non posso garantire che essi siano veritieri, né posso confermare che altri abbiano vissuto le mie stesse circostanze. Durante il pellegrinaggio è prevista una sosta, più o meno a metà percorso, per permettere di rifocillarsi e liberarsi dai bisogni. Ora avevo imparato ad appartarmi in una specie di boschetto buio ed isolato, non lontano dal punto di sosta, dove fare le mie cose in santa pace. Fu in questa occasione che mi fissai, spero per l'ultimissima volta. E forse la fissazione durò molto a lungo, perché quando mi ripresi non trovai più nessuno dei pellegrini. Inoltre mi sembrava di trovarmi in un luogo diverso dalla via Ardeatina, e non riuscivo a ritrovare la strada giusta. Saranno state le due o forse anche le tre di notte. Malgrado l'orario mi ricordavo dalle camminate precedenti, di un via vai di macchine, ma quella sera non vedevo né macchine né case. La sola luce a guidarmi era quella della luna, ma non riuscivo a capire dove fossi e brancolavo letteralmente nel buio. Iniziai poi a sentire intorno a me presenze inquietanti ed una voce -o forse l'impressione di una voce- che mi ammoniva e minacciava di una meritevole punizione. Da parte mia, stanco piagnucoloso e impaurito non facevo altro che pregare. Infine vidi quello strano orribile chiarore verde che sembrava venirmi innanzi. Mi fermai col sangue gelato ad osservare la verde luce che diventava sempre più vivida fino a disegnare il simbolo del talismano maledetto e sentii strani rumori e voci intorno a me. Infine fui avvolto da questa luce e mi riparai il volto con un braccio, stringendo nel pugno il rosario che Don Alboino mi aveva dato. Il terrore fu tale che svenni. Ora sono qui al reparto di psichiatria del dottor Ruggeri che ha voluto tenermi in osservazione, completamente disinteressato alla mia storia, e speranzoso nell'azione dei farmaci. Ecco questo è quello che è accaduto ed ho paura che la storia non sia ancora finita, perché giusto cinque minuti fa Carmen mi ha detto che il signor Augusto, l'inquilino del piano di sopra, è tornato ed ha deciso di farmi visita. Sembra che mi abbia portato una scatola dalla Spagna. Sì...una scatola.

AMMONIO

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