AMERICA
NON PROPRIO
UN NUOVO MONDO

Al suono della parola America gli occhi brillano e la fantasia vola. Questa è la sensazione quando si parla dell’America: un grande e ricco paese, patria di tutti e di nessuno. Riferendoci all’America come agli Stati Uniti si viene a conoscenza di come diversi popoli in più di tre secoli abbiano trovato fissa dimora in questa nazione, migliorando la propria vita, spesso disagiata nella patria d’origine. Accanto al benestante ceppo dei Wasp, White Anglo-Saxon Protestant, ovvero gli Americani di origine Inglese, Scozzese e Gallese troviamo americani di origine irlandese (benché spesso questo gruppo etnico venga associato a volte ai Wasp), tedesca, italiana, francese, scandinava, russa, africana, asiatica, sudamericana, indiana, oceanica e in misura ridotta medio orientale. Eppure, per quanto possa sembrare anacronistico, sembra, stando a ricerche epigrafiche, etnologiche e paleolinguistiche, che tutte queste etnie possano essere arrivate in questo paese ben prima del 1492. Si parlerebbe addirittura di secoli e secoli prima del celebre genovese. In questo viaggio che ci prepariamo ad affrontare noteremo come popoli, cancellati ormai dal tempo, siano arrivati negli odierni Stati Uniti.

Le etnie che si mossero verso il Nuovo Mondo non sono le stesse che si sono mossero tra il XIX sec. e il XX sec. perché all’epoca numerose di esse non esistevano, ma anche perché se erano in vita avevano nomi completamenti diversi, nomi che portano il marchio delle antiche civiltà!

Il primo popolo che sembra aver toccato i lidi nordamericani sembra essere stato il popolo dei Celti! Ovunque nel territorio degli Stati Uniti sono stati ritrovati insediamenti, a volte confondibili con quelli dei costruttori di tumuli, del tutto simili a certi altri ritrovati tra Germania e Inghilterra, il che farebbe pensare che un’unica razza si sia mossa da un unico continente perduto confluendo sia verso l'Europa sia verso l'America.

L’analogia poi con i costruttori di tumuli suggerirebbe l’idea che questi ultimi sarebbero gli eredi dei Celti, giunti per chissà quale via in Nord America. Particolare la scoperta, tra Vermont e New Hampshire, di rocce con caratteri della lingua Ogam: pare un antico dialetto delle popolazioni Celtiche. Secondo il professor Bell sembra che queste scritte risalgano all’ottavo e al terzo secolo prima di Cristo; lo studioso avanza inoltre l’ipotesi che tali genti si possano essere unite in seguito alle tribù Pellerossa.

Elementi mitologici e religiosi, tra cui la storia dei Campi Elisi e della mitica Avalon ci fanno pensare che effettivamente i Celti abbiano raggiunto qualche terra paradisiaca assimilabile al continente sommerso di Atlantide, quanto al New England! Effettivamente Atlantide e America tendono a confondersi quando si tratta della teoria dei paelocontatti transoceanici; più precisamente, non si sa se tutte le popolazioni siano arrivate a quelle isole che costituivano un tempo Atlantide oppure siano arrivate in Nord/Sud America, conosciuto come forse al tempo come Atlantide, oppure si siano trasferite lì in un secondo momento, come vuole Kolosimo a proposito di Quetzacoatl, comunque dopo un lungo soggiorno nella vecchia Atlantide.

Le ipotesi sono molteplici tuttavia l’idea che Atlantide possa essersi sviluppata lungo tutto il continente americano lasciando testimonianze archeologiche è suggestiva e tende a prendere piega! Infatti, se scontata in Sud America lo risulta essere meno in Nord America, un territorio così poco archeologico all’apparenza, ma rivelatosi ricco di testimonianze antiche e misteriose. Basandoci su disegni che ricostruiscono un ipotetico villaggio di costruttori di tumuli nord americani, possiamo immaginarci città avanzate, templi, strade, case, palazzi reali un tempo esistenti tra gli sterminati territori del Nord America. Possiamo pensare che fossero di origine Atlantidea? A seguito di un cataclisma di portata mondiale alcuni Atlantidei si rifugiano nel Nord America costruendo città belle e avanzate, distrutte poi in seguito a un nuovo avvicinamento della Luna alla Terra. I costruttori di Tumuli sono i loro diretti discendenti i quali, involontariamente, realizzano strutture in tutto e per tutto uguali a quelle dei cugini europei.

Ci si chiede a volte se effettivamente queste teorie siano vere o no; le analogie sono talmente tante e confuse da disorientare lo studioso che vi si approccia! Proseguendo, citiamo il caso dei Vichinghi, anche loro abili navigatori per nulla secondari ai Celti; anzi, ritenuti forse più dei loro vicini stessi, ufficiali scopritori del continente americano. Al di là dell’avventura di Erik il Rosso, principe Norvegese trasferitosi prima in Islanda, mossosi poi verso la Groelandia e poi in direzione di Terranova, all'incirca nell’982, citiamo il caso dei scopritori Bjarni Heriolfson e Leif Erichsson. Il primo "scpprì" l’America solo qualche anno dopo Erik il Rosso; si parlerebbe del 986 d.C. Il secondo, intorno al 1002 avrebbe raggiunto una terra verde che chiamò Vinland. Secondi alcunim Vinland starebbe ad indicare l’odierno Massachusetts(USA). I Vichinghi giunsero in Nord America. Sono state trovate prove archeologiche in una zona che va dall’East Coast fino alle prime pianure aride dell’Ovest americano. Basti pensare all'L'Anse aux Meadows, area archeologica scoperta dai coniugi Ingstad negli anni '60. Qui, in Terranova, venne ritrovato un villaggio vichingo di cui ancora possiamo vederne i resti, prova inconfutabile del passaggio di un gruppo di Vichinghi in America.
Intrigante traccia inoltre sembra quella conosciuta come la pietra di Kingston, recante segni runici: i segni che costituivano l’antico alfabeto degli antichi popoli germanici e scandinavi. La roccia con i caratteri sarebbe stata ritrovata nel 1898 tra le radici di un pioppo situato in una zona a Est del Lago Superiore. Ancora più particolare è il ritrovamento di caratteri runici, abilmente incisi, nella zona dell’Uruguay. Potremmo allacciare questo ritrovamento con le leggende centro- sudamericane che vogliono biondi dèi dalle lunghe chiome e dalle barbe folte giungere dal mare a portare la civiltà.

Sopra:
Anse aux Meadows, sito vichingo scoperto
in Nord America dai coniugi Ingstad
.

Del resto anche il famoso Quetzacoatl potrebbe essere stato un valoroso vichingo giunto a portare la cultura. Paragonando il livello di civiltà e la poca predisposizione alla corruzione da parte dei moderni Scandinavi con la bontà, che secondo le leggende, dimostrò il famoso serpente piumato quando ebbe rapporti con i Toltechi, possiamo pensare che sia stato un medesimo popolo a compiere questi viaggi transoceanici.

Anche i Fenici "scoprirono" l'America. In questo caso sono state ritrovate numerose prove paleolinguistiche che confermano uno sbarco di queste genti nel continente. La scoperta risalirebbe a più di un secolo fa, quando il Professor Ladislao Netto scoprì un'incisione con caratteri di scrittura fenicia che riportavano il seguente racconto:

“Siamo figli della Terra di Canaan. Su noi pesano la sventura e la maledizione. Abbiamo invocato invano i nostri dèi: essi ci hanno abbandonati e presto moriremo disperati. Oggi è il decimo anniversario del giorno infausto in cui siamo giunte su queste rive. Il caldo è atroce, l’acqua è fetida, l’aria piena di schifosi insetti. I nostri corpi sono coperti di piaghe. O dèi, aiutateci. Tiro, Sidone, Baal”.

Potremmo dire che prova più chiara di così non si cia. La prima frase che dichiara l’esatta provenienza delle genti e l’invocazione dei loro dèi, tipici del Pantheon fenicio, non fanno che seppellire tutti i dubbi circa un ipotetico sbarco in America. Se storicamente sappiamo che i Fenici circumnavigarono l’Africa e si procuravano senza troppi problemi lo stagno dalle coste della Cornovaglia, un'avventura verso il lidi americani non ci sorprende più di tanto.

Una prova ancor più convincente sarebbe il ritrovamento di stele recanti segni di lingua libic nel Quebec:

"La spedizione ha attraversato (il mare) al servizio del signore Hiram, che ha conquistato questo territorio”.

Secondo alcuni studiosi, i Fenici avrebbe inciso questi blocchi dopo lo sbarco presso le coste canadesi, risalendo poi il fiume San Francesco, un'affluente del San Lorenzo.

Rimanendo nell’ambito dei popoli della Mezza luna fertile, citiamo il caso degli Egizi. Oltre che il ritrovamento di monete con chiari segni egizi e di una piramide in tutto e per tutto uguale a quelle della valle di Giza in Australia e in diverse altre parti del mondo, nel continente americano sono stati ritrovate numerose prove della presenza di questo popolo. A partire da piramidi in Nord America a stele con caratteri egizi. Nel Nord America abbiamo i mounds, colline di forma piramidale che ricordano molto i monumenti egizi, specialmente se ne trovano a sud dei grandi laghi, lungo il Mississipi.

Un altro popolo molto importante che sembra essere arrivato in America è quello romano. Oltre alla presenza di quelle che sembrano strade o muri di chiara origine romana in Arizona, è stato ritrovato, in Venezuela, un tesoro di monete fatte coniare da imperatori romani fino alla metà del IV secolo d.C.
Pare che, sempre in Sud America, sia stato ritrovato quello che sembra un gladium romano o, per lo meno, qualcosa di simile. Aggiungiamo che i Romani avrebbero potuto raggiungere il lato dell’America Meridionale che si affaccia sul Pacifico;
lo confermerebbe il ritrovamento di una mappa bizantina, ma romana di origine, che mostrerebbe le coste di quello che pare il Cile o il Perù.

Citiamo infine gli ultimi due casi dell’ambito strettamente europeo, relativi ai Greci e agli Spagnoli. Secondo alcune opere dell’antichità greca, alcune terre americane e artiche furono abilmente conquistate da navigatori ellenici. Per quanto riguarda gli Spagnoli, molti secoli prima che conquistassero le terre che portano i loro nomi più tipici, sarebbero giunti in America Settentrionale. Lo confermerebbero i ritrovamento di incisioni di pietre tombali in Virginia e nell’Ohio, realizzate da genti provenienti dall’Andalusia, oltre che il ritrovamento di circa quattrocento pietre incise nella valle del Susquelhanna, una zona della Pennsylvania, la cui traduzione avrebbe delle forti affinità col moderno basco. Secondo gli studiosi lo sbarco avvenne circa 6000 o 8000 anni prima della nascita di Cristo, in piena età del bronzo.

Spostandoci in un ambiento geografico prettamente esotico, vediamo come vi sia stata anche la presenza di navigatori di colore verso il continente americano ben prima di essere portati lì dai coloni europei come schiavi. Sarebbero stati ritrovati infatti teschi senza denti, rituale tipico dei neri d’Africa, tra le Antille, il Texas e Golfo del Messico. In questo caso i teschi avrebbero una forma che ricorda molto quelli delle attuali tribù dell’Africa nera.

Infine abbiamo i Mesopotamici, gli Arabi e gli Indiani. Per quanto riguarda i primi il ritrovamento di certi tesori nell’Equador, una mappa di pietra in particolare che mostrerebbe una linea che congiunge questo luogo con il luogo di origine dei Mesopotamici, suggerirebbe che Assiri, Sumeri, Babilonesi e Persiani siano giunti in questi posti secoli or sono. Per quanto riguarda gli Indiani, sarebbe stata trovata in Perù un’iscrizione risalente a circa il 2238-2176 a.C.:

“Terra del crepuscolo... sotto la guida di Gin-Ti, con l’accompagnamento del fuco Men, dalla colonia dell’Indo”.

Infine gli Arabi, la quale avventura non sorprende più di tanto data la loro presenza nell’Oceano Indiano a scopo di commercio, avrebbero raggiunto il Brasile. Un oggetto di ceramica, infatti, ritrovato in questi posti, recherebbe la seguente iscrizione araba: "Sakad Bahar", traducibile con "fiume-mare", che è il nome indigeno del Rio delle Amazzoni. È possibile pensare che anche questo popolo, così chiuso nelle proprie tradizioni, sia giunto fino in America.

Per ultimo, citiamo il non meno importante caso dei Cinesi, i quali più di altri sono convinti scopritori del continente americano. Oltre che la teoria che vorrebbe questi giungere lì nel 1421, vi è quella sostenuta dallo storico cinese Chen Hua–Hsin, il quale asserisce che gli antichi cinesi giunsero secoli e secoli prima di Colombo in America. Effettivamente forti analogie di tipo religioso, culturale, artistico, statuario e raffigurativo vi sarebbero tra i popoli precolombiani e asiatici. Non sappiamo se questi ritrovamenti paleolinguistici debbano essere intesi come un reale approdo in America oppure si tratterebbe soltanto di analogie comuni data la comune origine di tutti i popoli da un grande mondo prediluviano che porta il più delle volte il nome di Atlantide. È anche vero che certi caratteri non devono essere intesi per forza come l’approdo di tutti i popoli in America: magari i popoli precolombiani potrebbero essersi mossi verso l’Europa e l’Asia importando poi la scrittura, l’arte, l’architettura e la scienza di certi popoli. Un esempio può essere la storia che i Pellerossa possano essere arrivati in quella che era la Gallia romana. Il governatore dell’epoca, Quinto Cecilio Metello Celere, racconta di una delegazione germanica che avrebbe portato tra i tanti doni gente dalla pelle appunto rossastra. Infine si pensa che anche gli Etruschi, uno dei più misteriosi popoli della Terra, siano giunti dal Sud America dopo aver fatto parte delle civiltà più misteriose di quella zona. Certe analogie tra le città etrusche e quelle americane e analogie linguistiche lo confermerebbero con sicurezza.

Concludendo, ci chiediamo: è possibile che popoli di tutto il mondo siano giunti in America prima di Colombo? Forse, la presenza di Atlantidei, in fuga da un mondo in rovina, resero questa zona tanto ricca da poter essere un punto di attrazione per numerosi popoli? Magari questi arrivarono lì quando gli Atlantidei in America erano già scomparsi da tempo; non possiamo saperlo. Come abbiamo detto all’inizio, quel poco che rimase di Atlantide, geograficamente parlando, divenne un "porto di scalo", poiché i suoi abitanti si erano già da tempo trasferiti in America, costruendo da nord a sud città avanzate atte ad ospitare i sopravvissuti del cataclisma da cui erano fuggiti. Le mappe di Piri Reis e tante altre mappe che mostrano coste sconosciute, potrebbero dirci qualcosa in merito a questi spostamenti transoceanici?
Purtroppo non possiamo sapere come sono andate veramente le cose. L’America, oggi punto di riferimento per moltim popoli, continua a sorprenderci con i suoi misteri millenari e oscuri.

PASQUALE ARCIUOLO

Foto:
http://rst.gsfc.nasa.gov/Sect6/Sect6_10.html

Bibliografia:
Peter Kolosimo, Italia mistero cosmico, Sugarco Edizioni
Frank Joseph, Discovering the Mysteries of Ancient America, Lost History and Legends
T.J. O'Brien, Fair Gods and Feathered Serpents
Gavin Menzies, The Year China Discovered America
W.J. Perry, Children of the Sun, The - The Egyptian Settlement of the Pacific
Eugene R. Fingerhut, Experts Argue - About Who First Discovered America_
Leif K. Karlsen, Secrets of the Viking Navigators
Frank Joseph, Survivors of Atlantis - Their Impact on World Culture
Charles H. Hapgood, Maps of the Ancient Sea Kings
R. A. Jairazbhoy, Ancient Egyptians and Chineses in America
G. Prior, D. Harden, I Fenici, Il Saggiatore - Mondadori
N. Rosi de Tariffi, America cuarta dimension, Monte Avila Editores

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