AFRICA NERA
I MISTERI DI UN MONDO SELVAGGIO

Che cosa è oggi per l’uomo moderno l’Africa? Un continente ancora per buona parte inesplorato quanto stupefacente oppure solo un angolo di mondo segnato dai tanti problemi? Per molti, l’Africa delle civiltà antiche fa direttamente richiamo alla grande civiltà dell’Egitto, la sola e unica grande civiltà di questo misterioso universo. Tuttavia, volgendo lo sguardo di fronte a quel stupendo spaccato che è l’Africa Nera e subsharaina, la mente si ferma e avverte che anche in questi luoghi civiltà potenti e raffinate si sono affermate rivelando un mondo culturale imponente quanto misterioso e affascinante. Andiamo quindi a introdurre i tesori dell’Africa nascosta, di quell’Africa che porta ancora il marchio di un antico e perduto paradiso.
Forse nessun continente riesce a catturarci come quello africano, dove solo i suoi stupendi tramonti sono testimoni delle molteplici sensazioni che si avvertono attraversando questo mondo.

IL LEONE D’ORIENTE: LE CIVILTÀ DELL’AFRICA ORIENTALE

Non molto distante dall’Egitto, tra le dune del grande Sahara del Sudan settentrionale, si sviluppò attorno al 1000 a.C. la civiltà dell’antica Nubia, rivale del grande Egitto al quale impose sul suo trono diversi faraoni conosciuti come la “dinastia dei faraoni neri”. L’etnia che presiedette a questo regno fu quella di Kush, che per stile, iconografia e architettura può essere per certi aspetti simili all’Egitto. Da conquistatori i Kush dovettero fronteggiare gli attacchi degli Assiri e per questo furono costretti a trasferire la capitale da Napata a Meroe, la quale offrì indubbi vantaggi, visto che, essendo la città situata in una zona tropicale, permise ai coltivatori di estendere le colture al di là del Nilo. Tuttavia, i Nubiani non devono essere ricordati solo per le conquiste sull’Egitto, per la costruzioni di piccole piramidi o per le coltivazioni: prima e dopo l’invasione degli Assiri, i Kush furono abili commercianti, produttori di ferro e grandi guerrieri che, come abbiamo detto, tennero testa all’Egitto riuscendo a regnare per circa sessant’anni. Il loro regno probabilmente finì perché l’intenso uso di alberi, per alimentare i forni che producevano ferro, portò all’erosione del terreno che non permise più di coltivare e, nel momento di maggior debolezza, il regno fu travolto da Ezma, re di Aksum in Etiopia. L’Etiopia costituisce infine l’altro polo insieme a Egitto e Nubia dell’Africa Orientale, un altro stupendo mondo che ebbe modo di confrontarsi con l’Egitto. Padroni di un regno grande e potente, gli Etiopi furono i primi a creare un carattere di scrittura e a coniare le monete in tutta l’area dell’Africa subshariana: la loro capitale fu abbellita da diversi palazzi di tre piani ciascuno, e da circa 140 obelischi. Così come quella di Kush, questa popolazione soffrì a causa di un drastico mutamento climatico. La pioggia penetrò nel terreno deforestato e rovinò i raccolti, nonostante avesse procurato all’inizio un certo benessere materiale.
Le testimonianze scritte ci dicono che il regno di Saba si troverebbe nello Yemen e non in Etiopia e, al di là di tutto, anche la sua presunta relazione con il re degli Israeliti, Salomone, apparirebbe strana, vista la distanza geografica che divideva i due monarchi. Altre leggende vedono proprio il re Salomone essere stato il monarca del famoso e grande Zimbawe. Qui vi sarebbero ancora nascoste diverse pietre preziose e indescrivibili quantità d’oro. Non sappiamo se questa leggenda sia vera. Le prove archeologiche e storiche sono insufficienti e non ci danno una chiara idea di che cosa accadde veramente.

IL LEONE D’OCCIDENTE: LE CIVILTÀ DELL’AFRICA OCCIDENTALE

Sebbene isolato dall’area egizio-nubiana l’occidente d’Africa fu molto civilizzato e nelle sue aree nacquero potenti dinastie di cui purtroppo ci rimane ben poco. Il primo nucleo storicamente riconosciuto sembrerebbe essere quello dei Nok, che ne 500 a.C. circa dieder il via a una civiltà. Non si sa tanto di questa popolazione però pare che si estinse per ragioni climatiche. La loro cultura non venne spazzata via definitivamente, tant’è che riuscì a influenzare altre tribù giunte in seguito, tra cui l’impero del Ghana, il quale basò quasi completamente la sua economia sul commercio dell’oro. Esso declinò verso il 1200 e fu assorbito dal grande impero del Mali, il più grande di tutta l’Africa. Costituito dall’etnia malinke e islamizzato verso il 1000 d.C. trasse benessere dal commercio dell’oro, ma poté basare la sua forza anche su un potente esercito. Sfortunatamente, come ogni altro impero, fu sconfitto dai potenti stati di Timbuctù e Shonghai. Si sa poco anche di quest’ultimo. Infine, gira in queste zone la leggenda di una misteriosa città di origine sconosciuta sepolta nel cuore della giungla, ricca d’oro e di gemme preziose, spazzata via dalla furia della natura, poiché troppo corrotta. Da dove giunsero le genti che fondarono Shonghai? Che ne fu degli abitanti? Si unirono a qualche altro gruppo? Emigrarono? L’archeologia non può venirci in aiuto, se non in maniera ridotta.

IL GRANDE ZIMBABWE: IL LEONE NERO

Spostandoci nell’Africa del Sud, troviamo Zimbabwe, una volta noto come Rodeshia del Sud, ex colonia dell’impero Britannico. Qui sorse una civiltà molto particolare conosciuta come “il Grande Zimbabwe”, fondata dalla stirpe degli Shona, anch’essa caratterizzata da un forte legame con l’oro. Il nome significa “grande recinto”, perché al centro della città principale di questo popolo vi era una sorta di fortezza circolare, alta, dove nel mezzo si poneva un’enigmatica torre vista ora come tempio ora come luogo di iniziazione. La fine di questa civiltà fu determinata dal fatto che, aprendosi ai commerci con gli arabi che in quel periodo imponevano la loro supremazia su l’Oceano Indiano, le miniere d’oro furono sfruttate e si esaurirono. Quando gli Europei arrivarono in queste zone e trovarono le rovine, pensarono che si trattasse del regno della regina di Saba, delle famose miniere di re Salomone o anche di una colonia fenicia. Come vediamo, dall’Etiopia al Zimbabwe, la regina di Saba fa un salto di diversi chilometri e diventa padrona di queste terre.
E Salomone, come poté giungere da Israele all’Africa? Decise forse di stabilire lì le sue grandi ricchezze, come ad esempio l’Arca dell’Alleanza? Non sappiamo cosa veramente successe, un pugno di leggende è l’unica cosa che possediamo.

I PRIMITIVI D’AFRICA

In tutta l’Africa, quella nera e subshariana in particolare, si riscontra la presenza di numerose etnie che vivono ancora allo stato primitivo, come quelle dei Dogon, i Masai, gli Zande, i Pigmei, i cosiddetti gruppi Nilotici (dal fiume Nilo), comprendenti i Shilluk, i Turcana, i Mecan e tanti altri. Potremmo citare anche i popoli del deserto del Sahara, i cosiddetti Tuaregh, e ancora, quelli che vivono nel deserto, come i nomadi Berberi. Tuttavia, sono un gruppo in via d’estinzione. Che origini hanno queste genti? È perché mentre il mondo avanza loro vivono ancora in una fase primitiva? L’Antropologia ci ha dato alcune risposte, ma vi è ancora tanto da scoprire.

ASTRONAVI NELL’AFRICA PREISTORICA

La cosmogonia Dogon è ricca di riferimenti alla costellazione di Sirio. Secondo il folklore locale giunsero da lì esseri anfibi a portare la conoscenza in un remoto passato. Interessanti a tal riguardo sono gli scritti di Robert Temple. Possiamo avanzare l’ipotesi di sbarchi di alieni nel passato dell’Africa? Se i racconti dei Dogon hanno un fondamento storico, se davvero gli E.T. condizionarono la nostra evoluzione, potrebbero averlo fatto realmente in Africa, definita dagli studiosi, infatti, culla dell’uomo. Forse, civiltà come quella degli Egizi, dei Nok, dei Nubiani e del Zimbabwe, furono influenzate dalla presenza sulla Terra di esseri di altri mondi. Se così fosse, parte del sapere dell’umanità deriverebbe proprio da questi esseri stellari.

AFRICA: PARADISE LOST

A ben vedere sembra che l’Africa nasconda più misteri di quanto potremmo aspettarci; civiltà e città perdute nella memoria e nel tempo, racconti, miti e leggende che ci fanno sognare. Chissà quanti tesori da scoprire, quante storie ancora da imparare! Una storia parallela e quasi del tutto dimenticata domina i racconti degli indigeni, di quegli ultimi ancora presenti nelle giungle e nelle immense vallate che caratterizzano questo stupendo luogo del mondo. Il progresso e la civiltà globalizzante forse un giorno dominerà su di loro e anche questi ultimi ricordi andranno perduti per sempre.

PASQUALE ARCIUOLO

BIBLIOGRAFIA:

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Davidson, Lost cities of Africa, Revised Edition.
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George Frideric Handel, Solomon, 1749.
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