ABDUCTIONS

(RAPITI DAGLI ALIENI)

IL CASO DEI CONIUGI HILL
JOHN MACK
ABDUCTIONS E IMPIANTI ALIENI
CARLA BATISTA, ABDOTTA PORTOGHESE
IL CASO ZANFRETTA


Sopra, Derrel Sims alla conferenza sulle abductions e impianti alieni del 13 ott. 2004 a Seveso (Mi).

IL CASO DEI CONIUGI HILL

Abduction: tutto iniziò con il caso Hill 


Di Federico Dezi ( per gentile concessione di: www.ufoitalia.net )

        Quando il caso dei coniugi Hill divenne di dominio pubblico, nel 1966, nonostante il rapimento fosse avvenuto nel 1961, l'ufologia mondiale lo trattò come un episodio isolato, non troppo attinente con la casistica più tradizionale. Il caso Hill fu invece il primo di una lunga serie. Tutto iniziò, come ormai è risaputo, nel 1961 vicino alla località di Lincoln, nel New Hampshire. Ripercorriamo insieme l'incredibile vicenda. I due coniugi Betty e Barney Hill si trovavano a bordo della loro auto, quando videro delle luci. Sembrava che seguissero proprio la loro vettura. Si fermarono ed entrambi scesero dall'auto per constatare cosa fossero quei misteriosi lumi. Dopo pochi minuti videro 11 individui venire verso di loro con passo sincronizzato. Fu quella particolare camminata, simile a una marcia militare, a spaventare Barney, che poi riferì:" Avevo come l'impressione che volessero catturarci e quindi risalimmo subito in macchina ". L'auto degli Hill si trovava sulla statale, ma d' improvviso, inspiegabilmente, si ritrovarono in una strada laterale. I due coniugi, molto spaventati, fecero ritorno alla loro abitazione, senza riuscire a darsi una spiegazione di quell'assurdo cambiamento di strada. La paura è a volte l'elemento che provoca la perdita di memoria durante i rapimenti; proprio per questo molti studiosi, con nozioni di psicologia, cercano di sensibilizzarci a non avere paura di questi ET.
Le amnesie, che poi consentono ai ricordi di affiorare a poco a poco grazie alle sedute ipnotiche, vengono chiamate missing time "tempo mancante". Questo fattore è presente in quasi tutti i casi di abduction.
Col passare dei giorni, la povera Betty iniziò ad avere degli incubi e a ricordare l'esperienza vissuta attraverso i sogni. Proprio in quel periodo Barney iniziò a soffrire di malesseri gastrici e di attacchi d'ansia. Andarono dal loro medico di fiducia, che gli consiglio di rivolgersi a Benjamin Simon un noto psicologo specialista di Boston. Il dottor B. Simon sottopose entrambi all'ipnosi regressiva ed ecco cosa i due coniugi ipnotizzati dissero durante le sedute:
BARNEY - Guardo attraverso i finestrini dell'auto e vedo una stella. È strano, ma dico: "Betty, è un satellite". Poi mi accosto al bordo della strada, e Betty si precipita fuori con il binocolo... Guardo il cielo... e dico a Betty: "Sbrigati, voglio vedere anch'io". E vedo che non è un satellite. È un aereo. Lo dico a Betty e gli ripasso il binocolo. Sono soddisfatto.
Dr. SIMON - Che tipo di aereo?
BARNEY - Sto guardando. Si trova sulla mia destra. Non va nella direzione che pensavo. Non mi sorpasserà venendo da destra, la mia spalla destra. Passerà lontano verso nord. Mi trovo di fronte all'ovest, e la mia destra è verso nord. Non sta andando verso nord!
Dr. SIMON - Ci sono dei motori?
BARNEY - Non saprei. Ma trovo strano il non sentire il motore... Quell'oggetto che era un aereo non era un aereo. Era... era strano, veniva verso di noi. Guardavo a volte il cielo a volte la strada, e pensavo: "Com'è buio! Che cosa succederebbe se venisse fuori un orso?". Sono tornato alla macchina e ho detto: "Andiamocene, Betty. Non è che un aereo, viene da queste parti. Cambiano rotta. E' senz'altro un Piper Club".
Dr. SIMON - Un Piper Club non avrebbe avuto che uno o due finestrini. Lei ha notato finestrini in quell'aereo?
BARNEY - È quello che ho detto ed è quello che ho visto ritornando alla mia macchina. Un Piper Club... C'incamminiamo, e Betty seguita a guardare. Dice: "Barney, non è un aereo. Ci segue sempre". Mi fermo e lo vedo. In lontananza. Cerco un posto per parcheggiare. Vedo un sentiero a destra della strada. Penso che sia il posto adatto per fermarmi: se altre macchine passano, non mi urteranno. Esco dalla macchina e ancora una volta dico tra di me: "è strano".
Torna alla macchina. Il tono della voce esprime lo stupore.
BARNEY - È ancora lì. Betty dice: "Credo che sia...". Sono furioso, lei cerca di farmi credere che si tratta di un disco volante... lo mi chiedo perché non se ne va. Mi fermo per guardare. Penso: "Quando avrò passato Old Man, c'è un posto da dove si ha una buona visibilità; potrò vedere bene quella cosa".
Dr. SIMON - Crede sempre che si tratti di un Piper Club?
BARNEY - Mi chiedo se quei piloti sono militari. Non dovrebbero volare a quel modo. Girando così potrebbero causare un incidente. Cosa succederà se mi piombano addosso? Dei militari non dovrebbero agire così.
Dr. SIMON - Sta cercando un posto per parcheggiare, e poter meglio osservare. Betty la sta esasperando.
BARNEY - Voglio svegliarmi.
Questa è la reazione normale di un soggetto sul punto di rivivere un avvenimento penoso. Così avvertito, il Dr. Simon sa che il soggetto si trova forse sull'orlo di una violenta reazione emotiva.
Dr. SIMON - Non si sveglierà. E' immerso in un sonno profondo. Si sente bene, è rilassato. Non deve essere inquieto. Andiamo. Adesso si ricorda di tutto.
BARNEY - Si trova proprio sulla mia destra. Signore! Ma che cos'è? (La sua voce incomincia a tremare) Provo a dominarmi. Betty non potrà dire che ho paura. Dio, ho paura!
Dr. SIMON - Molto bene proseguiamo.
BARNEY - (Scoppia in singhiozzi poi urla). Un'arma, voglio un'arma! (Urla di nuovo. I singhiozzi diventano incontrollabili. Che cosa deciderà di fare il Dr. Simon? O imporgli l'amnesia e farlo uscire dalla catalessi o proseguire l'esperimento e applicare la terapia dell'esteriorizzazione: liberarsi dai propri sentimenti come di un peso.)
Dr. SIMON - Dorma. Adesso può dimenticare. Ha dimenticato. E' tranquillo. Si rilassi. E' perfettamente rilassato. Non deve urlare. Ma può ricordarsi. Continui a parlare. Ma può ricordarsi. Continui a ricordare. Sente il bisogno di un'arma?
BARNEY - Sì.

Dr. SIMON - Sente che gli faranno del male?
BARNEY - Sì. Apro il cofano della macchina. Prendo la chiave per smontare i pneumatici. Tomo in macchina.
Viene ripreso dal panico.
Dr. SIMON - Sia ragionevole, conservi la calma.
BARNEY - Tengo la chiave con me. Esco con il binocolo. L'oggetto è lì. Guardo. Proprio nel prato accanto. Penso e ripenso: "Non sono impaurito, non ho paura... Io avrò. Non ho paura!". E attraverso la strada... È lì... proprio davanti a me. Ohh!
Ricomincia a urlare.
Dr. SIMON - L'oggetto è lì. Lo vede. Ma non l'aggredirà.
BARNEY - Perché non se ne va? Guardi là. C'è un uomo dentro! Sarà il comandante? Chi è? Mi... mi guarda!
Dr. SIMON - Descriva l'oggetto.
BARNEY - Assomiglia... a una rossa frittella con dei finestrini, file di finestrini, e luci. No, non sono luci, ma un alone di luce.
Dr. SIMON - File di finestrini? Come un aereo di linea?
BARNEY - File di finestrini. Non come un aereo di linea. Diventano rotonde tutt'intorno a quella rossa frittella. Non è possibile. Sto sognando. Eppure no. L'oggetto è lì. Se almeno potesse venire qualcuno. Se potesse venire qualcuno e dirmi che non c'è. Non può essere, eppure...

Il dottore, pensando che Barney ha potuto sognare tutto ciò, vuole chiarire questo punto.
Dr. SIMON - Ma non aveva sonno?
BARNEY - Mi pizzico il braccio destro...
Dopo aver scambiato qualche frase su quell'argomento, il dottore si è convinto che Barney è realmente sveglio. La conversazione prosegue sullo stesso tono e arriva a conclusione.
Il 29 febbraio Barney si sottopone alla seconda seduta di ipnosi e pro segue col racconto descrivendo com'è stato catturato e portato all'interno dell'oggetto.
BARNEY - Ho visto un gruppo di uomini in mezzo alla strada. Era tutto illuminato come fosse quasi pieno giorno. Ma non era la stessa luce… Sono venuti verso di me. Non pensavo più alla chiave inglese. D'altronde temevo di venire aggredito qualora avessi pensato alla chiave come ad un'arma. Se non l'avessi usata non mi sarebbe stato fatto niente. Sono arrivati e mi hanno fatto uscire dalla macchina: Mi sentivo molto stanco ma non avevo paura. Non ero neanche perplesso. Non mi pongo domande… I mie piedi mi trascinano… Non ho paura. Ho l'impressione di sognare… I miei piedi non vanno a sbattere contro le rocce. È strano. Avevo avuto l'impressione di urtare le rocce con i piedi. Ho paura ad aprire gli occhi perché il mio corpo mi ordina di tenere gli occhi chiusi. Non li apro. Non voglio essere operato… È a quello che sto pensando, ma ho gli occhi chiusi, è una immagine mentale. Non sento male. È soltanto una sensazione. Ho una sensazione di freddo all'inguine.
In seguito, Barney continua a raccontare quello che gli è stato fatto all'interno dell'oggetto e arriva alla conclusione della sua avventura.
Dr. SIMON - E l'oggetto volante? Scomparso?
BARNEY - Sì. Betty mi disse a mo' di scherno: "Allora, adesso ci credi ai dischi volanti?" Risposi: "Betty, non essere ridicola. No, non ci credo". Ed è allora che sentimmo dei suoni come se la nostra macchina emettesse un ronzio ed ho taciuto.
Dr. SIMON - Ha udito dei suoni?
BARNEY - Bip-bip-bip-bip-bip.
Dr. SIMON - Questi bip assomigliavano ai segnali in codice che si utilizzano per radio? O forse ricordavano qualche altro suono?
BARNEY - Bip-bip-bip… Era un suono particolare…
Dr. SIMON - Quegli uomini parlavano bene l'inglese?
BETTY - Uno solo parlava. Aveva un accento straniero. Abbiamo camminato. Siamo arrivati vicino all'oggetto posato la suolo. Credo proprio si trattasse di quello che avevo osservato nel cielo. Mi hanno fatta entrare nell'oggetto… Alzano le maniche del mio vestito e osservano le mie braccia. Me le girano per vedere anche la parte interna. Hanno uno strumento. Assomiglia a un microscopio, un microscopio con una grossa lente. Ho pensato che stessero fotografando la mia pelle. Poi con lo strumento che assomigliava ad un tagliacarte mi hanno grattato il braccio. E così hanno raccolto come delle piccolissime particelle di pelle, sa come quando la pelle è molto secca e si squama e hanno messo quelle particelle in un sacchetto di plastica o di cellophan, che il capo del gruppo ha riposto in un cassetto… Di nuovo sdraiata sulla schiena, mi accorgo che quello che mi fa passare l'esame ha in mano un ago lunghissimo. Gli chiedo cosa abbia intenzione di farne. Quando mi dice di volermelo mettere nell'ombelico, che si tratta di un test, mi metto ad urlare: "No, mi potete ferire, non lo fate". Grido, gli dico: "Fa male, fa male, me lo tolga". Allora il capo si avvicina, mi passa la mano sugli occhi e mi dice che va tutto bene, che non sento nulla… Il dolore scompare. Ma ho un senso di fastidio là dove mi hanno messo l'ago.
Dr. SIMON - Le hanno fatto proposte sessuali?
BETTY - No, quando ho chiesto al capo perché mi metevano un ago nell'ombelico, mi rispose che era un test di gravidanza.
(Nota: All'epoca i test di gravidanza non esistevano).
Dr. SIMON - Bene. Fermiamoci qui.
Così finisce questa conversazione del 7 marzo e la settimana successiva la seduta riparte con una domanda riguardante il famoso ago.
Dr. SIMON - A proposito di quell'ago, l'hanno introdotto molto profondamente?
BETTY - Era un ago lungo. Non so. Non ho guardato, ma doveva misurare 10 cm, forse 15. C'era collegato una specie di tubo. Non me lo hanno lasciato dentro per molto. Un secondo…
Dr. SIMON - Che tipo di dolore ha sentito?
BETTY - L'impressione di un taglio. Ho molto gradito quando il capo ha fatto cessare il dolore. Era la fine del test… Gli dissi che mi sarebbe piaciuto avere una prova. Notai un libro, un libro molto grosso. Potevo tenerlo? Mi disse di guardarci dentro. Lo sfogliai. C'erano delle pagine scritte, ma in modo del tutto particolare: i segni sembravano salire e scendere.
Dr. SIMON - Era inglese o qualche altra lingua conosciuta?
BETTY - No, non era inglese.
Dr. SIMON - Lei conosce tipi di scritture verticali?
BETTY - Non ne conosco, ma potrei riconoscerli, per esempio l giapponese.
Dr. SIMON - Giapponese. Assomigliava al giapponese?
BETTY - No.
Dr. SIMON - Era scritto o stampato?
BETTY - Era diverso… i tratti erano a volte snelli, a volte di grussezza media, a volte molto spessi. C'erano dei punti, delle linee erette, delle curve.
Betty continua a descrivere l'interno del disco e arriva al momento di lasciare l'oggetto. È a questo punto che accade un incidente; il "capo" che le aveva promesso il libro, glielo riprende all'uscita.BETTY - Non dimenticherò! Può riprendersi il libro, ma non mi farete mai dimenticare…! Mi ricorderò, dovesse essere l'ultima cosa che dovessi fare… (il capo) si mise a ridere e mi disse: "Forse si ricorderà ma spero di no. Non le farebbe che del male; Barney, lui, dimenticherà. E sarebbe preferibile che dimenticasse anche lei". Mi trovavo sulla rampa, avevano portato via Barney... Sono tornata alla macchina. Barney vi si trovava già. Aveva l'aria di un automa: gli occhi aperti, agiva normalmente... Ho guardato l'oggetto, diventava sempre più chiaro e brillante, si alza, si allontana... Barney mette in moto. Mi sento felice. Dico a Barney: "Allora prova ancora a dirmi che non credi ai dischi volanti". Mi risponde: "Non essere ridicola!". Credo che stia scherzando e di colpo ecco di nuovo il bip-bip-bip.
Dr. SIMON - È la seconda volta che lo sente?
BETTY - Sì, e ho pensato: "È il loro saluto. Ovunque vadano, se ne sono andati. In quanto a noi, penso che dimenticheremo..." Ho continuato a guardare fuori per tutto il tragitto di ritorno... Credo che avevo voglia di dimenticare. Cos'altro avrei potuto fare? Mi chiedo se mai torneranno... li continuo a cercare.
Dr. SIMON - Betty fa molti sogni? Ha degli incubi?
BARNEY - Sì. Diceva di aver sognato che la portavano via a bordo di un oggetto e nel sogno portavano via anche me.
Dr. SIMON - In che modo gli raccontò tutto ciò?
BARNEY - Generalmente quando c'era gente in casa. Raccontava di essere stata in un disco volante e di aver parlato con il personale di bordo.
Dr. SIMON - Gli raccontò che cosa le è successo mentre stava no esaminando lei?
BARNEY - No. Non me lo disse mai. Ero sdraiato su di un tavolo e sentivo che mi stavano esaminando.
Dr. SIMON - Ciò accadde nel sogno di Betty?
BARNEY - Le sto raccontando ciò che veramente accadde.
(Il 28 marzo il Dr. Simon ha una conversazione con i coniugi Hill ma questa volta a livello cosciente. Barney esprime dei dubbi rispetto alla veridicità del racconto che fece sotto ipnosi: gli è impossibile precisare se si tratta di un sogno o no.)
BARNEY - Non ci posso credere... Sono sconvolto...
Dr. SIMON - Sconvolto da cosa?
BARNEY - Da quello che ricordo dal nostro precedente incontro. L'aver visto un oggetto non identificato, aver avuto dei contatti con i suoi occupanti... tutto ciò eccita la mia immaginazione e il lato incredibile del caso. Le faccio una domanda: ci sono probabilità che si tratti di allucinazioni?
Dr. SIMON - Mi sta chiedendo se credo possibile che si sia sognato tutto? Qual'è la sua idea in proposito?
BARNEY - Per essere sincero se non avessi il timore di sembrare ridicolo, direi che è veramente successo.

Le testimonianze dei coniugi Hill aprirono un nuovo capitolo della ricerca ufologica. Grazie a loro l'ufologia si evolveva ed entrava in un àmbito che neppure Hynek aveva indagato. Oltre gli incontri, i rapimenti. Qualcuno prova sgomento, nel pensare a quanto le entità extraterrestri dissero ai due testimoni ovvero che se avessero voluto ritrovarli, non avrebbero avuto alcuna difficoltà. La deduzione può sembrare ovvia: gli alieni ci controllano e possono disporre di noi a loro piacimento. I casi di abduction successivi, tuttavia, ci inducono a esplorare il fenomeno sotto diverse prospettive e a considerare che fino ad ora gli occupanti degli Ufo non hanno mai manifestato una reale ostilità verso i loro "ospiti". 

di Federico Dezi 
(per gentile concessione di: www.ufoitalia.net)

ADDIO JOHN…

        2005. All’età di 74 anni è venuto a mancare il più grande studioso di abductions degli ultimi anni, psichiatra americano e vincitore del premio Pulitzer  John  Mack. John è morto in Inghilterra travolto da un’auto guidata da un ubriaco. Scrittore di molti libri sul tema come “Rapiti!” e altri titoli ugualmente famosi, era un uomo disponibile e simpatico disposto ad ascoltare varie tesi e opinioni sul fenomeno, ma ugualmente disposto a duri scontri contro scienziati e universitari dai quali usciva spesso e volentieri vincitore. Molti giornali tra cui il “Time” ha riportato il necrologio di Mack, ciò ci fa capire quanto era stimato e apprezzato.

GIACOMO MIRTO

 

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